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Discussione: Protesta In Municipio

  1. #1
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    Predefinito Protesta In Municipio

    Incatenamenti...a pagina 27...

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  2. #2
    RibelleSano
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    Non riesco a leggere... Cosa c'é scritto?

  3. #3
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    SCHIO: EX RSI RICORDANO ECCIDIO DEL 1945
    (AGI) - Schio (Vicenza), 8 lug. - Dopo il divieto di manifestare formulato dai ministeri degli Interni e della Difesa, su pressione dei parlamentari di maggioranza, in particolare della senatrice Tiziana Valpiana di Rifondazione comunista, hanno dovuto cercarsi un luogo privato disposto ad ospitarli, ex militanti della R.S.I. e militanti dell’estrema destra che oggi ricorderanno l’eccidio di Schio. Nella notte tra il 6 e 7 luglio 1945, a guerra finita, un commando fece irruzione nelle allora carceri mandamentali di via Baratto - dove ora ha sede la biblioteca civica - e uccise 54 persone che li’ erano detenute, in attesa di accertamenti. Tre le vittime vi furono quindici donne e cinque minorenni. L’eccidio ha diviso per decenni la comunita’ sclendense, dove ancora oggi convivono i discendenti delle vittime e degli assassini. Nel 2005, per iniziativa del comune, si e’ svolta una cerimonia di riconciliazione: rappresentanti delle associazioni partigiane e dei familiari delle vittime si sono stretti la mano, segnando l’inizio di un percorso di ripacificazione. Ma nonostante i passi avanti, i fatti del 1945 hanno continuato ad essere motivo di divisione e di scontro politico: lo scorso anno si tenne a Schio una sfilata di ex repubblichini e militanti di estrema destra, con tanto di saluti romani e slogan inneggianti al duce. Una cinquantina di persone furono denunciate per manifestazione non autorizzata, un’altra decina per resistenza. A stoppare l’iniziativa annunciata quest’anno da ‘Continuita’ Ideale’, la formazione di estrema destra di Schio che rivendica la ‘continuita’ con la Repubblica Sociale, sono arrivati i divieti dei ministri dell’Interno e della Difesa. Contro il divieto ieri mattina il portavoce di ‘Continuita’ Ideale’ Alex Cioni si e’ incatenato per circa un’ora ai cancelli del Municipio. Oggi e’ in programma una cerimonia in un’area privata, un albergo della zona industriale. Alcuni militanti hanno comunque annunciato che porteranno corone di fiori dinanzi all’ex carcere che fu teatro dell’eccidio. (AGI)
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  4. #4
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    Domenica, 8 Luglio 2007


    Non si placano le polemiche di Continuità ideale che ha inscenato la protesta disturbando anche la festa di matrimonio della figlia del comunista Simini. Il raduno dell’estrema destra si terrà all’hotel Noris
    Eccidio di Schio, Cioni si incatena al municipio
    Ha manifestato contro il divieto ai simpatizzanti della Repubblica sociale di sfilare in corteo. «Non avevamo chiesto la luna»

    Incatenato alla cancellata interna del municipio di Schio, quella che dal pianterreno porta ai piani superiori. Ieri mattina, per una quarantina di minuti, dalle 11.15 alle 11.55, Alex Cioni, da portavoce dell'associazione culturale Continuità Ideale, si è incatenato all'interno di palazzo Garbin, con un gesto simbolico, ma carico di significato. Una protesta silenziosa contro il sindaco di Schio Luigi Dalla Via e il governo Prodi, per il divieto di raduno e sfilata imposto dai ministeri dell'Interno e della Difesa ai reduci della Rsi, intenzionati a ricordare le 54 vittime dell'Eccidio partigiano del 7 luglio '45. Come negli ultimi cinque anni, con la deposizione di un fascio di fiori sul luogo dell'Eccidio (ora biblioteca civica) e una messa al Sacrario militare di Santissima Trinità. L'azione compiuta da Alex Cioni, che non ha violato norme di legge, ha portato un effetto a sorpresa, quasi da "Amici miei". In contemporanea nei piani alti del palazzo si è sposata civilmente la figlia di Ezio Simini, carismatico personaggio del mondo comunista scledense. Sposi, familiari e amici, per non passare davanti ad Alex Cioni incatenato, sono usciti da una porta secondaria, rovinandosi il rito del lancio del riso. La conferenza stampa di Continuità Ideale, annunciata per le 11 al Sacrario militare, è così iniziata a palazzo Garbin, alle 11.30, con l'incatenato portavoce Alex Cioni ad illustrare le sue ragioni. "Il governo Berlusconi non mai ha vietato ad alcuno la possibilità di manifestare, a differenza di quello Prodi che, su pressioni dei politici locali di centrosinistra rappresentati dal sindaco Luigi Dalla Via, ci ha negato la possibilità di celebrare una funzione religiosa al Sacrario e la deposizione di fiori alle ex carceri. Non abbiamo chiesto la luna". Cosa simboleggiano le catene? "La mancanza di libertà. C'è stata negata la possibilità di ricordare dei morti assassinati e quindi nei nostri confronti è stato violato uno dei principi di civiltà. Queste catene denunciano la mancanza di libertà nei nostri confronti. Una libertà toltaci dal governo centrale di Roma, che ha agito per soddisfare la propria parte politica a Schio. In barba al primario principio di libertà di espressione". Continuità Ideale non annullato il raduno, sesta edizione, che si svolgerà oggi in uno spazio privato, all'hotel Noris di viale dell'Industria, dalle 10. "Saremo certamente meno dei 2.500 dello scorso anno, ma per qualche ora ricorderemo comunque con commozione i nostri tanti morti. Senza incorrere a sanzioni per violazioni di legge". Non ha illustrato la scaletta degli appuntamenti per la giornata odierna Alex Cioni, che potrebbe avere in serbo delle sorprese. La consueta messa probabilmente sarà celebrata da don Giulio Tam (presente ieri in municipio) al Noris.Il Gazzettino del Nord Est 8.7.07 Vittorino Bernardi

  5. #5
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    Predefinito Siamo passati anche quest'anno...

    « ALITALIA: PEDRINI, CGIL TACE, PERCHE?SCHIO: EX RSI RICORDANO ECCIDIO DEL 1945

    (AGI) - Vicenza, 8 lug. - C’era una rappresentanza dei combattenti e reduci della Repubblica Sociale, e stendardi e gagliardetti della Decima Mas e del Battaglione Tagliamento. E poi attivisti dell’estrema destra provenienti da tutto il Nord Italia. In tutto circa 200 persone, questo pomeriggio a Schio, hanno sfidato i divieti dei ministri dell’Interno e della Difesa, che avevano vietato ogni manifestazione, e portato 54 rose rosse dinanzi a quello che era il carcere di Schio, dove nella notte tra il 6 e 7 luglio 1945, a guerra finita, un commando legato ad alcune formazioni partigiane fece irruzione e uccise 54 persone che vi erano detenute in attesa di accertamenti. Tra le vittime vi furono quindici donne e cinque minorenni. L’eccidio, ricordato anche da Giampaolo Pansa nel libro ‘Il sangue dei vinti’, ha diviso per anni la comunita’ sclendense dove ancora oggi vivono i discendenti delle vittime e quelli degli autori dell’eccidio. Ed e’, anche negli ultimi anni, divenuto terreno di scontro politico. Stamane i militanti dell’estrema destra si erano trovati in un albergo della zona industriale per ricordare quel fatto di sangue; poi a bordo di due pullman e scortati da un nutrito cordone delle forze dell’ordine circa 200 persone hanno raggiunto il centro della piccola cittadina dell’Alto Vicentino, fino all’edificio di via Baratto dove, nel 1945, c’era il carcere mandamentale, oggi diventato biblioteca civica. Qui i manifestanti hanno deposto 54 rose rosse a ricordo delle vittime della strage.
    Nel pomeriggio si e’ tenuta una manifestazione spontanea del centrosinistra e dei ‘disobbedienti’ in piazza contro la presenza neofascista a Schio.(AGI)

  6. #6
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    Predefinito gdvi

    SCHIO/1. Aggirato il divieto di manifestare, si procede in sordina ma senza tensioni
    Eccidio, sotto il gazebo la messa in latino
    Niente sfilata ma gagliardetti, camicie nere e saluti romani non sono mancati. Soddisfatto il questore Rotondi


    Tanti mazzetti di fiori quante sono state le vittime dell’Eccidio di Schio del 7 luglio 1945. Nonostante il divieto ad utilizzare il sacrario militare di Ss. Trinità e quello, risalente all’anno scorso, di promuovere cortei in centro storico, ieri quasi 300 attivisti di Continuità Ideale, sono giunti da tutto il Nord Italia, in maggioranza giovani in camicia o t shirt nera e testa rasata ma anche qualche ultraottantenne reduce della Repubblica di Salò. Si si sono dati appuntamento davanti all’Hotel Noris, in zona industriale. Sotto la canicola, don Giulio Tam, sacerdote sospeso a divinis per le sue note simpatie fasciste, ha celebrato, con rito lefrevriano in latino, anticipando di fatto l’apertura venuta in questi giorni da Benedetto XVI, ma senza autorizzazione dalla diocesi vicentina, una messa in suffragio delle vittime.
    Il momento di maggiore tensione era accaduto prima, allo scoccare del mezzogiorno, quando un centinaio di neofascisti, circondati da decine fra poliziotti e carabinieri, con in testa il questore Dario Rotondi e il capo della squadra mobile Michele Marchese, a controllare di persona le operazioni, sono saliti su due pullman e su alcune auto, partendo in direzione di via Baratto.
    Davanti al portone dell ex carceri mandamentali, ora entrata laterale della biblioteca civica, don Tam, in tonaca nera e megafono alla bocca, ha scandito i nomi di chi cadde sotto le raffiche del commando partigiano, ognuno seguito dall’urlo “presente” e dal saluto romano. Fra i presenti anche alcuni alcuni parenti delle vittime. Pochi, in verità. L’apposito comitato, da qualche anno, ha preso nettamente le distanze da queste cerimonie, siglando il patto di concordia con le associazioni partigiane e preferendo una messa ufficiale di suffragio in duomo quale occasione di commemorazione e preghiera comunitaria, indipendentemente dall’orientamento politico. Come avvenuto il giorno prima. Poi tutti alla messa, celebrata dal sacerdote sotto un gazebo, attorniato da camicie nere che impugnavano labari e gagliardetti e da striscioni inneggianti la Repubblica sociale, riempiti di slogan fascisti. Il giorno prima Alex Cioni si era incatenato per protesta all’inferriata davanti all’ingresso degli uffici comunali, bloccando all’interno gli invitati di un matrimonio, costretti ad uscire da una porta secondaria. Poteva succedere un incidente politico assai grave, visto che la sposa in questione è la figlia di Ezio Simini, leader storico di Rifondazione Comunista, partito ben rappresentato fra gli invitati. Ma a parte l’intoppo nessun problema. Ieri niente contromanifestazioni ma sia l’area attorno all’hotel che le vie di accesso alle ex carceri sono state presidiate dalle forze dell’ordine. Scatteranno ora altre denunce? Sono sotto inchiesta per il corteo non autorizzato del 2006 ben 63 attivisti di Continuità Ideale, ieri quasi tutti presenti.

    Mauro Sartori - Il Giornale di Vicenza 09.07.2007

  7. #7
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    Predefinito Finale A Sorpresa...

    Schio: Tafferugli dopo la commemorazione dell’eccidio da parte dei reduci di Salò. Il divieto del Ministero non ferma il 6 raduno dei Repubblichini

    STRAPPA LO STRISCIONE DAL DUOMO E RISCHIA IL LINCIAGGIO

    Issato dai giovani della sinistra radicale. Il coordinatore regionale di Azione Sociale salvato dalle forze dell’ordine

    I militanti della sinistra radicale di Libera Zone nel pomeriggio di ieri, dalle 17.20 alle 17.50, hanno animato vivacemente il centro storico, per contestare (a circa mezzora dalla conclusione) il sesto raduno nazionale dei reduci e simpatizzanti della Repubblica sociale di Salò, trascorso senza sussulti, a parte qualche banale episodio d'intolleranza in viale dell'Industria e via Fusinato, con gruppetti di estrema sinistra ad urlare improperi. I divieti di sfilata e di raduno imposti dai Ministeri dell'Interno e della Difesa non hanno fermato il raduno nazionale 2007, promosso dall'associazione culturale Continuità Ideale. Dalle 10 alle 16.30 all'hotel Noris di viale dell'Industria, senza infrangere norme di legge, si sono ritrovate circa 300 persone, con striscioni, bandiere e gagliardetti, in rappresentanza di circoli e associazioni combattentistiche dall'Italia settentrionale, per ricordare con le 54 vittime dell'Eccidio partigiano del 7 luglio '45, i loro caduti, civili e militari degli anni 40 e successivi. Non c'è stata la sfilata dal Sacrario di Ss. Trinità alla biblioteca civica di via Baratto, che tanto ha turbato dal 2002 al 2006 il mondo scledense del centrosinistra, ma non è mancata la deposizione di fiori sul portone del luogo della mattanza partigiana, come la messa celebrata da don Giulio Tam, sacerdote sospeso a divinis. All'hotel Noris, monitorato (come pure via Baratto) da un centinaio di uomini delle forze dell'ordine, reduci e simpatizzanti hanno iniziato a confluire dalle 9, per conversare e partire con una delegazione su due pullman (un centinaio) alle 11.40 verso le ex carceri di via Baratto. Scaricati ad una trentina di metri, in 54 (uno per vittima dell'Eccidio) hanno deposto una rosa rossa sull'appello pronunciato da don Giulio Tam, con molti dei convenuti a rispondere "presente", alzando il braccio destro, nel saluto romano. In silenzio, conclusa la cerimonia, durata una ventina di minuti, sotto gli occhi delle forze dell'ordine, i convenuti sono tornati al Noris, per assistere alle 12.30 alla messa di don Giulio Tam, pranzare e partire nel pomeriggio, per il rientro nelle rispettive case. "Il centrosinistra cittadino se la prenderà con il Questore -l'analisi di Alex Cioni-, che ci ha concesso l'autorizzazione a deporre i fiori alle ex carceri, ma ha poco da prendersela". Perché? "Non voleva il corteo il centrosinistra e il corteo non c'è stato. Abbiamo chiesto di dare un senso alla nostra giornata, di avere la possibilità di depositare un fiore e nulla di più. Per il prossimo anno il centrosinistra cittadino sicuramente si arrampicherà sugli specchi per impedire il settimo raduno al Noris". Ha un messaggio da dare al sindaco? "Sono tre anni che attendo il primo cittadino Luigi Dalla Via ad un dialogo sereno sull'Eccidio. Vedo nel sindaco un rifiuto al dialogo, ed è sbagliato, perché saremo pure una minoranza, ma facciamo comunque parte della comunità scledense, che amministra". Con i repubblichini sulla via del ritorno in piazza Alessandro Rossi è scoppiata, a sorpresa, la bagarre. Una quarantina di giovani di Libera Zone alle 17.20 hanno esposto dalla balaustra del duomo uno striscione con scritto "Mai + fascisti a Schio" e un secondo alle 17.30, in via Baratto, sulle finestre della biblioteca, con scritto "Anche quest'anno fascisti e bugie. Basta!!! Antifasci", con rientro immediato in piazza Rossi, per vedere Alex Cioni scendere dal duomo, dopo avere gettato a terra lo striscione esposto dalla balaustra. L'immediato intervento di polizia e carabinieri ha evitato a Cioni un'aggressione fisica, ma non qualche sputo. Christian Moresco, portavoce di Libera Zone, megafono in mano, ha contestato con toni aspri la presenza in città dei repubblichini e la deposizione dei fiori, effettuata con la scorta delle forze dell'ordine.

    Il Gazzettino del Nord Est 09/07/07 - Vittorino Bernardi

  8. #8
    RibelleSano
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    Complimenti ad Alex Cioni

  9. #9
    Prof. cosa si fa domani sera ?
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    Camerata Cioni.......A NOI !!!!

  10. #10
    Minos Athenienses vicit
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    Ovio!

 

 
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