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  1. #1
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Post Interpellanze G. Atzeri

    INTERPELLANZA ATZERI sull'importazione illegale di animali da macello e la tutela dei prodotti agroalimentari sardi

    Il sottoscritto consigliere,
    premesso che:
    - da tempo denuncia l'intollerabile situazione dell'importazione illegale di animali da macello provenienti da altri paesi: porcetti dall’Olanda, capre e pecore dalla Francia, suini dalla Spagna e agnelli dalla Romania e, più in generale, della necessità che siano compiuti i controlli di legge sul fenomeno, sia a tutela degli operatori sardi, sia a tutela dei consumatori e della complessiva immagine turistica della Regione;
    - frequentemente, sulle più diffuse fonti di informazione, sono riportati episodi di tale fenomeno ed in generale sulle contraffazioni dei prodotti alimentari sardi, della carenza di controlli sanitari e merceologici, secondo logiche e modalità che fanno adombrare persino inadempienze e connivenze degli uffici di controllo a ciò preposti;
    - in tal modo viene arrecato un grave danno economico ai produttori agricoli sardi che svolgono la propria attività con onestà, ingenerando così la sfiducia dei consumatori su tutti i prodotti regionali per la scarsa credibilità dei controlli e delle garanzie sanitarie;
    - la Regione spende ingenti somme per la promozione dei prodotti tipici sardi, ma che per l’inefficienza dei servizi di prevenzione delle ASL e degli altri organismi competenti, si rischia di gettare al vento questo denaro, o ancor peggio, di fare la pubblicità agli imprenditori più truffaldini;
    - appare quanto mai necessario verificare se le carenze dei controlli ASL siano dovuti a imperizia del controllore o a mancanza di ruolo tecnico di chi dirige il servizio;

    ricordato che il 2 maggio 2006 lo scrivente ha presentato una apposita e dettagliata interpellanza sulla importazione di agnelli rumeni spacciati per sardi segnalando fatti, luoghi, persone e circostanze irregolari, indicando persino il nome della ditta che aveva effettuato il trasporto, in tal modo rischiando una esposizione in prima persona e anche ad eventuali ritorsioni da parte dei trasgressori, e che tuttavia, forse per distrazione, non ha ricevuto alcuna risposta attendibile e soprattutto nulla si è fatto per contrastare l’inquietante fenomeno;

    rilevato che il 5 luglio 2007 il titolare della ditta di trasporto bestiame, già segnalato nella succitata interpellanza, è stato arrestato a seguito di un provvedimento del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (CE) nell’ambito di una indagine su un traffico illecito di suini dalla Spagna, in dispregio alle norme fiscali e sanitarie e che ha visto la denuncia di 49 persone e 14 arresti tra imprenditori, veterinari e trasportatori di bestiame, evasione fiscale per 44 milioni di euro, 250 suini sequestrati e distrutti perché affetti da Malattia Vescicolare, ed altri 330 perché privi di documentazione sanitaria, con ciò confermando quanto a suo tempo denunciato circa la estensione del fenomeno;

    chiede di interpellare l'Assessore regionale dell'Igiene, sanità e assistenza sociale per sapere:
    1) cosa è stato fatto, e soprattutto cosa intende fare, per contrastare l'elusione dei controlli sulla normativa vigente in tema di trasporti animali nei macelli coinvolti e ripetutamente segnalati anche dalla stampa, a seguito delle segnalazioni riportate nella interpellanza n°160 del 2 maggio 2006, e nelle ulteriori importazioni di agnelli rumeni avvenute nell’aprile del 2007;
    2) se non ritenga opportuno e urgente, viste le ripetute e circostanziate segnalazioni di irregolarità ampiamente riportate dalla stampa, sollecitare più puntuali controlli da parte dei veterinari ASL nei macelli dove più frequentemente avvengono queste importazioni, e quindi procedere anche all’irrogazione di sanzioni nei casi accertati di condotta illecita;
    3) se non ritenga il caso di sollecitare urgentemente l’intervento dell’ufficio UVAC (ufficio veterinario per gli adempimenti comunitari) di Sassari anche per verificare che i settimanali arrivi dei suini olandesi ai macelli siano regolarmente notificati anche per via telematica con il sistema TRACES/ANIMO;
    4) se non sia ormai improcrastinabile, visto il ripetersi di tali episodi soprattutto nei macelli nel territorio della ASL 8 di Cagliari, chiedere al Direttore Generale di questa ASL la revoca dell’incarico di responsabile di struttura complessa;
    5) se infine, dal combinato disposto degli eventi denunciati negli ultimi anni, non sia configurabile la presenza consolidata di una rete criminale (composta di imprenditori, trasportatori, mercanti di morte, controllori pubblici) che ha evidentemente potuto contare sull’impunità e sul silenzio di chi avrebbe dovuto controllare.

    Cagliari, 16 luglio 2007

  2. #2
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    Predefinito Arpas.

    INTERPELLANZA ATZERI sulla grave situazione relativa allo stato di attuazione dell’ARPAS.


    Il sottoscritto consigliere,

    premesso che:
    - la L.R. 18 maggio 2006, n. 6, istitutiva dell’ARPAS, è stata unanimemente considerata un evento di fondamentale importanza, dato che finalmente anche la Sardegna, ultima tra le Regioni d’Italia, si è dotata di uno strumento indispensabile per la protezione dell’ambiente e delle salute pubblica;
    - in particolare l’art. 1, comma 2, lettera a) delinea lo spirito della legge, finalizzata “al conseguimento della massima efficacia nella previsione, prevenzione e rimozione dei fattori di degrado che hanno o potrebbero avere conseguenze dirette o indirette sulla salute umana e sull’ambiente”;
    - l’ARPAS è stata pensata come strumento finalizzato a razionalizzare il complesso, stratificato e a volte non pienamente efficace di controlli, e che perciò è proprio sull’ottimizzazione di tali funzioni che si deve valutare se si stia tradendo lo spirito della legge istitutiva;

    considerato inoltre che, da informazioni e indagini direttamente assunti dall’interpellante, è legittimo supporre che:
    - si sia tradito lo spirito della legge in quanto la soppressione dei PMP (Presidi Multizonali di Prevenzione), che hanno svolto una funzione essenziale proprio nel campo dei controlli sanitari e ambientali, è stata seguita da decisioni della Direzione Generale volte a orientare verso altre destinazioni le competenze primarie degli stessi PMP;
    - tale orientamento trovi fondamento nella drastica riduzione delle attività di controllo nel settore degli alimenti e delle acque di cui all’art. 1, comma 2, lettera b) della legge istitutiva;
    - la situazione così rappresentata, anche grazie al fatto che parecchie amministrazioni comunali (tra le altre Sarroch, Assemini, Carbonia, Portoscuso) non hanno trovato adeguato sostegno, da parte dell’ARPAS, nell’affrontare le problematiche ambientali specifiche dei loro territori: si lamentano infatti gravi inadempienze da parte dell’ARPAS proprio nel versante dei controlli delicatissimi, e ciò presenta profili inquietanti che devono trovare immediata risoluzione;
    - si profila l’assegnazione a privati dei controlli ambientali sul mare, come previsto dal decreto legislativo 152/1999, per i quali esiste un contratto tra Regione e PMP (ASL), che però di fatto non è onorato perché i PMP non sono stati messi in condizione di operare;
    - mentre la struttura di Direzione Generale centrale deborda, non siano stati individuati i dipartimenti territoriali, con ciò alimentando il legittimo sospetto che si tratti di operazione funzionale al disegno di realizzare, contro lo spirito e la lettera della legge, una ulteriore centralizzazione delle decisioni;
    - siano stati posti in atto atti di programmazione generale senza che si siano preliminarmente individuate competenze, organizzazione e risorse umane;
    - tali atti siano stati posti in essere ad opera di consulenti del tutto avulsi dalla realtà dei problemi locali, ignoranti della complessità del territorio isolano, e più inclini a formulare piani astratti piuttosto che impegnarsi ad organizzare operativamente il funzionamento dell’ARPAS;
    - in particolare, la Direzione Generale abbia affrontato i problemi della revisione dei processi operativi pensati per strutture ancora inesistenti, ripetuta per giunta inutilmente più volte, senza che si sia creata una indispensabile rete di protocolli di lavoro con la ASL, in quanto responsabile e titolare del patrimonio in transito, e anzi, che tra AASSLL interessate e ARPAS non esistano costanti comunicazioni volte a garantire il mantenimento dei servizi e ancora oggi non siano chiare le stesse relative competenze;
    - sia stato pubblicato un bando per la formazione del personale e siano stati aggiudicati a diverse organizzazioni i pacchetti formativi, a fronte di un alto costo sostenuto per formare risorse umane che non sanno ancora come e dove saranno inquadrati, e rispetto alla cui collocazione manca un qualunque atto di organizzazione;
    - la valutazione del personale dirigente superstite, e le conseguenti ipotesi di incarico nell’organizzazione, ancora inesistente, sia stata affidata a grotteschi test psicoattitudinali piuttosto che alla valutazione oggettiva delle competenze tecnico-scientifiche richieste e possedute;
    - la fuga di molti dirigenti prima del transito, avvenuta per scongiurare e porre fine ai molteplici disagi e pressioni ricevute dalla nuova dirigenza, ridurrà le assegnazioni sui costi del personale e, di conseguenza, le strutture tecniche, ridotte al minimo di dotazione organica, legittimeranno il potenziale progetto di cessione ai privati anche del delicato settore dei controlli ambientali e rischieranno di favorire i poteri forti e le lobby legate alle ecomafie;
    - un consulente continentale stia studiando l’ipotesi di modificare illegittimamente il contratto del personale (che, ai sensi dell’art. 17, comma 9, della legge istitutiva, è quello del comparto sanitario) in contratto dei regionali;
    - pertanto, se il disegno andasse in porto, si renderebbe più semplice l’accesso alla Dirigenza;

    chiede di interpellare gli Assessori alla Sanità e all’Ambiente, e per quanto di competenza il Presidente della Regione, per sapere:
    1) quanti e quali controlli siano stati effettuati dall’ARPAS dalla sua istituzione ad oggi, in comparazione con quanto invece avvenuto tra il 2002 e il 2005;
    2) come mai vi sia stata una drastica riduzione nell’attuazione dei controlli nel settore degli alimenti e delle acque, e se non ritengano che ciò comporti gravissimi rischi per la popolazione oltre che un potenziale sistema di illeciti;
    3) se sia fondata la notizia dell’affidamento a privati dei controlli ambientali di cui al citato Decreto Legislativo 152/1999, e in caso affermativo in base a quali determinazioni razionali, attraverso quali procedure e quali siano i costi stimati;
    4) se siano stati individuati i dipartimenti territoriali, e in caso contrario se non ritengano urgente e indifferibile dotare l’Agenzia di tali indispensabili supporti decentrati;
    5) se corrisponda al vero che la Direzione Generale ha affrontato i problemi della revisione dei processi operativi in assenza delle concrete strutture di riferimento, se sia vero che non sia stata ancora creata una rete di protocolli di lavoro con la ASL, e se, in caso affermativo, ciò non costituisca una grave carenza metodologica che deve essere rimossa;
    6) se sia vero che sono state spese risorse pubbliche per formare il personale ancora non inquadrato e in assenza di un indispensabile e preliminare quadro organizzativo analitico, e in caso affermativo se ciò non configuri quanto esposto sub punto 5);
    7) se sia vero che è stato affidato ad un consulente esterno l’incarico di studiare l’ipotesi di modifica del vigente contratto del personale, e in caso affermativo se non ritengano che ciò configuri un illecito in quanto contrastante con la chiara lettera dell’art. 17, comma 9, della legge istitutiva;
    8) se, in generale, non ritengano che un disegno di smantellamento delle strutture esistenti, a fronte di una drastica riduzione dei controlli, non possa contribuire a creare situazioni illecite perseguibili dall’Autorità Giudiziaria;
    9) se il disegno di affidare a privati essenziali funzioni pubbliche di garanzia dell’ambiente e della salute, pensate per impedire che ci si trovi di fronte a gravi conflitti di interessi, non si configuri come un inquietante progetto neoliberistico di sostanziale privatizzazione dell’ARPAS, e se perciò tale situazione, oltre a favorire gravi conflitti di interessi e commistioni tra funzione pubblica e profitti privati, non costituisca anche una pericolosa deriva a svantaggio dei cittadini sardi e del loro diritto alla salute.

    Cagliari, 19 settembre 2007

    Il Consigliere regionale

  3. #3
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    Predefinito Amianto

    INTERPELLANZA ATZERI sulle gravi inadempienze relative alla gestione del programma di interventi per la difesa dai pericoli dell’amianto


    Il sottoscritto Consigliere Regionale,

    premesso che:
    - l’amianto rappresenta, alla luce delle evidenze scientifiche, un gravissimo problema per la salute pubblica;
    - la presenza dell’amianto risulta diffusa in tutto il territorio regionale e pertanto una seria politica realmente rivolta alla tutela della salute deve provvedere non solo a predisporre con metodo le campagne di decontaminazione, smaltimento e bonifica, ma anche a rispettare con scrupolo le tempistiche di legge;
    - la Sardegna, come in altri settori delicatissimi, è stata l’ultima regione d’Italia a dotarsi del necessario strumento normativo con l’approvazione della L.R. 16 dicembre 2005, n. 22;
    - il censimento dei siti contaminati dall’amianto, così come previsto dall’art. 10 della legge 27 marzo 1992, n. 257, è propedeutico all’elaborazione del Piano regionale di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e bonifica ai fini della difesa dai pericoli dell’amianto;

    visti:
    - la L.R. 16 dicembre 2005, n. 22;
    - la Determinazione dell’Assessorato della Sanità n. 1097 del 9 novembre 2006;
    - la Deliberazione della Giunta regionale n. 48/26 del 21 novembre 2006, così come integrata dalla Deliberazione n. 49/39 del 28 novembre 2006;
    - la Nota della Direzione generale della Sanità – Servizio Prevenzione dell’Assessorato della Sanità, n. 34636/4 del 19 dicembre 2006, integrata dalla nota della medesima Direzione generale n. 34836/4 del 21 dicembre 2006, avente ad oggetto “Progetto Censimento – mappatura amianto;
    - il Disciplinare della Convenzione fra ASL 6 di Sanluri e l’ARPA di Reggio Emilia di cui alla nota della medesima Direzione generale n. 0001492 del 29 gennaio 2007;
    - la Nota della citata Direzione generale n. 0002164 del 6 febbraio 2007, avente ad oggetto il programma di formazione degli operatori dei Dipartimenti di Prevenzione della Sardegna;
    - la Nota della ASL 8, Dipartimento di Prevenzione, n. 01/DP del 8 febbraio 2007, avente ad oggetto la costituzione del gruppo di lavoro aziendale amianto;
    - la Nota del medesimo Dipartimento, n. 04/DP del 23 febbraio 2007, avente ad oggetto il corso di formazione del citato gruppo di lavoro;
    - la Determinazione dell’Assessorato della sanità – Direzione generale della Sanità, n. 171 del 17 aprile 2007, avente ad oggetto l’attuazione del progetto per il censimento/mappatura dei siti interessati dalla presenza dell’amianto;
    - la comunicazione del Direttore generale della ASL 8, n. 26943 del 18 maggio 2007;

    chiede di interpellare gli Assessori della Sanità e dell’Ambiente per sapere:
    1) quali urgenti provvedimenti intendano adottare di fronte a un programma di “Censimento e Mappatura dei siti interessati dalla presenza di amianto” , in evidente in ritardo rispetto alle altre Regioni d’Italia, in considerazione del fatto che la prima fase (Censimento e Mappatura degli edifici pubblici o aperti al pubblico) deve essere ultimata entro il mese di Ottobre 2007, e che la seconda fase (Censimento e Mappatura degli impianti industriali attivi e dimessi) non è stata a tutt’oggi avviata, nonostante la scadenza prevista per il mese di Giugno 2007;
    2) se tale situazione, oltre a porsi come fenomeno antigiuridico, non costituisca motivo di apprensione per la tutela della salute pubblica, oltre che circostanza idonea a perdere i finanziamenti ministeriali;
    3) se corrisponda al vero che dei quattro tecnici individuati dalla ASL 8 e formati per lo svolgimento di un preciso programma contro l’amianto, due siano stati sostituiti da altri tre non formati allo scopo;
    4) in caso affermativo, per quali motivi tecnici si sia operato in dispregio delle competenze professionali acquisite e come mai ciò sia potuto avvenire pur in presenza di risorse pubbliche indirizzate a finanziare uno specifico corso di formazione ad alta specializzazione tenutosi a Sanluri dal 26.02. al 03.03 2007;
    5) quali titoli superiori siano posseduti dai tre tecnici succitati;
    6) se sia vero che alcuni tecnici, non adeguatamente titolati in materia di amianto, siano in procinto di frequentare un corso di alta formazione, che si terrà a Roma nel mese di Ottobre, utilizzando i fondi destinati all’Asl 8 e dedicati esclusivamente al progetto mappatura amianto, mentre i tecnici già formati non possono usufruirne;
    7) in caso affermativo, se non ritengano che quanto esposto il caso, oltre a configurare un palese atto discriminatorio, non costituisca anche uno spreco di denaro pubblico oltre che un motivo di pericolo per la salute pubblica, dato che le operazioni di monitoraggio devono essere affidate solo a professionisti di comprovata capacità;
    8) se sia vero che nonostante i tecnici formati a Sanluri siano in grado di effettuare la georeferenziazione (in quanto dotati di idonea strumentazione) siano stati stanziati 300.000 euro (attraverso l’utilizzo dei fondi POR Sardegna 2000-2008 –mappatura e monitoraggio dei siti inquinati da amianto) per affidare a ditta esterna tale attività;
    9) in caso affermativo, quali urgenti provvedimenti intendano prendere al fine di evitare lo spreco di risorse pubbliche;
    10) se non ritengano che in un clima politico, caratterizzato dalla crescente insofferenza dei cittadini nei confronti dello spreco di risorse pubbliche e degli atti che fanno pensare a pratiche clientelari, non sia indifferibile l'esigenza di fare chiarezza in tempi brevi.


    Cagliari, 25 settembre 2007

    Il Consigliere regionale

  4. #4
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    INTERPELLANZA ATZERI sui profili di illegittimità relativi al trattamento del personale della Progemisa e SAR in transito all’ARPAS


    Il sottoscritto consigliere,

    premesso che:
    - da tre anni si assiste ad un attacco senza precedenti nei confronti del personale regionale, attuato sia con la tecnica delle norme intruse nelle varie leggi finanziarie, sia attraverso riforme che mutano lo status giuridico dei dipendenti in violazione non solo delle leggi vigenti, ma anche del principio che nessuna riforma o provvedimento legislativo idoneo ad incidere sullo status dei dipendenti può avvenire senza adeguati e approfonditi processi di concertazione con le parti sociali;
    - tale situazione di incertezza crea nei dipendenti una comprensibile e grave condizione di apprensione che si riverbera inevitabilmente non solo sulla produttività e la motivazione individuali, ma anche sulla stessa P.A., con gravi danni sotto il profilo dell’immagine e della percezione dei cittadini;
    - le riforme si fanno a costo zero per i lavoratori e devono essere tutelati i diritti acquisiti, pena l’incertezza del diritto persino nei confronti dei diritti fondamentali, la conseguente legittimazione dell’arbitrio e della discrezionalità dell’Esecutivo, e la soggezione psicologica dei dipendenti;

    considerato che, in riferimento ai 27 concorsi banditi dall’ARPAS per l’inserimento del personale di Progemisa e SAR:
    - alla Progemisa, che ha sinora operato come struttura al servizio della Regione, è stato riconosciuto, con DPR 123 del 16 giugno 2004, lo stato giuridico di agenzia governativa regionale ai sensi della L.R. 9 dicembre 2002, n. 23, in attuazione del DL 4 dicembre 1993, n. 496;
    - la Progemisa, secondo l’art. 13 del DL 223/2006, così come sostituito dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, non può che “operare esclusivamente con gli enti costituenti”, senza cioè poter svolgere “prestazioni a favore di altri soggetti pubblici o privati”;
    - con ordinanza in data 30 settembre 2002, modificata il 29 dicembre 2004, il Commissario per l’emergenza idrica della Regione Sardegna ha provveduto a dare attuazione a quanto previsto dall’art. 6 della Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3243/2002, stabilendo agli artt. 27 e 28 che sia tutti “i beni mobili e immobili, attrezzature, strutture laboratoristiche, di progettazione di monitoraggio della Progemisa spa”, sia, per quanto oggetto della presente interpellanza, “le dotazioni organiche”, e quindi il personale, fossero provvisoriamente assegnati all’ARPAS;
    - con deliberazione del 30 dicembre 2004 la Giunta regionale ha sostanzialmente ribadito quanto sopra stabilendo una messa in liquidazione di tali enti “finalizzata al trasferimento definitivo di tutte le risorse materiali e umane di tali strutture all’ARPAS per l’espletamento dei suoi compiti istituzionali”;
    - con deliberazione n. 13/4 del 29 marzo 2005 la Giunta regionale ha ribadito l’urgenza di “assicurare una immediata collaborazione dei Direttori di SAR srl e Progemisa spa, e di tutte le competenze professionali e strumentali (…) con il Direttore dell’ARPAS”;
    - tale adempimento è stato poi formalmente ribadito con la L.R. 18 maggio 2006, n. 6, istitutiva dell’ARPAS, secondo la quale è stato previsto il trasferimento all’ARPAS del personale della Progemisa in servizio alla data del 31 dicembre 2004, e infatti, con delibera n. 25/30 del 3 luglio 2007, la Gi unta regionale, in sede di ricognizione del fabbisogno di personale, ha qualificato i dipendenti di Progemisa come “provenienti da risorse interne”;
    - per i dipendenti della SAR si pongono analoghe problematiche, in quanto i dipendenti, valutando il ritardo con cui veniva realizzato l’inquadramento da parte dell’ARPAS e ritenendo di averne diritto, in quanto sono transitati all’ARPAS anche tutti i rapporti in essere della SAR, hanno proposto ricorso al Giudice del lavoro di Sassari il quale, con sentenza 30 marzo 2007 passata in giudicato, ha dichiarato “il diritto dei ricorrenti al passaggio nel ruolo organico dell’ARPAS”;
    - tuttavia, in gravissima violazione di una sentenza, il Direttore generale dell’ARPAS ha di recente adottato un bando di concorso al quale dovrebbero partecipare i dipendenti della Progemisa che, per mantenere il proprio posto di lavoro, dovrebbero superare il concorso medesimo sempre che ritrovino nella categoria a cui partecipano la disponibilità del posto;
    - inoltre si tratterebbe di prova concorsuale strutturata senza alcuna garanzia del mantenimento dei posti di lavoro in quanto gli aventi diritto possono partecipare a più selezioni, con il rischio che da un lato vengano lasciati fuori graduatoria altri colleghi, e dall’altro che non vengano coperti tutti i posti banditi, con grave nocumento sia delle situazioni individuali, sia del funzionamento della macchina amministrativa;
    - infine, il concorso non appare strutturato nella forma del corso-concorso previsto tra l’altro proprio dallo Statuto dell’ARPAS, ma in quella di un concorso per esami e titoli, nel quale però il 70% del punteggio è riservato alle prove d’esame,

    chiede di interpellare gli assessori dell’Ambiente e della Sanità, nonché il Presidente della Regione, per sapere:
    1) se non ritengano un fatto di inaudita gravità che vengano posti in essere atti amministrativi in palese violazione di una sentenza passata in giudicato;
    2) se non costituisca una grave caduta d’immagine per la Regione che anche i dipendenti della Progemisa possano ricorrere al Tribunale di Cagliari per soddisfare una legittima richiesta di essere inquadrati nell’ARPAS;
    3) quali urgenti provvedimenti intendano porre per riportare la situazione nell’alveo della legalità e quindi procedere all’inquadramento nell’ARPAS dei dipendenti Progemisa e SAR;
    4) se, alla luce di quanto esposto, non sia più che giustificata la rimozione del Direttore generale dell’ARPAS per manifesta inadeguatezza;
    5) se tale situazione di palese apprensione, di incertezza del diritto e di legittimazione di comportamenti amministrativi improntati ad una intollerabile discrezionalità, non costituiscano altrettanti motivi di malgoverno delle risorse umane, di scarsa trasparenza della P.A. e di peggioramento della già precaria immagine della Regione da parte dei cittadini.


    Cagliari, settembre 2007

  5. #5
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    INTERPELLANZA ATZERI sui gravi danni conseguenti al trasferimento della Sanità penitenziaria al Sistema Sanitario Nazionale


    Il sottoscritto Consigliere,

    premesso che:
    - l’art. 32 della Costituzione e la Legge 230/1999 si fondano su un alto valore di civiltà giuridica e politica, e perciò consentono di assicurare ai cittadini reclusi le medesime condizioni di assistenza sanitaria garantite al resto della popolazione;
    - tuttavia, recenti scelte politiche appaiono difformi rispetto ai principi costituzionali e legislativi richiamati, soprattutto laddove i detenuti, in quanto privati della libertà personale, non possono accedere liberamente ai servizi offerti dalle AASSLL;
    - la libertà di scelta del medico, cardine fondamentale della Legge 833, non potrebbe di conseguenza essere garantita ai detenuti;
    - per ovviare a tale grave discriminazione, sinora si è aggirato l’ostacolo con una scelta dell’allora Ministro di Grazia e Giustizia, attraverso l’istituzione di un servizio sanitario appositamente pensato per i detenuti;
    - tale scelta si fonda su una oggettiva evidenza, in quanto il servizio sanitario penitenziario, oltre a richiedere specifiche competenze mediche, presuppone una competenza altrettanto specifica sulle modalità di trattamento dei pazienti detenuti;
    - in particolare, il servizio sanitario penitenziario assiste persone affette da gravissime patologie da stress (affettivo, processuale, ambientale), e perciò presentano un vissuto fisiopatologico del tutto peculiare, al punto che il contesto ambientale penitenziario produce l’insorgenza di affetti psicofisici abnormi che spesso di manifestano in quadri clinici non riscontrabili altrove;

    considerato perciò che:
    - finora i detenuti sono stati garantiti nell’effettivo godimento del principio costituzionale richiamato grazie ad un sistema sanitario penitenziario che, gestito autonomamente, si è dimostrato assai meno inefficiente rispetto al modello sanitario gestito dalle AASSLL, al punto che i detenuti hanno sempre avuto almeno una corsia privilegiata nell’accesso ai servizi sanitari sia del sistema penitenziario, sia del servizio sanitario nazionale;
    - gli attuali orientamenti di politica sanitaria stanno rapidamente portando allo smantellamento di un sistema che finora, pur con tutte le difficoltà, ha risposto alle particolari esigenze della popolazione carceraria;
    - l’affidamento della salute dei detenuti unicamente alle AASSLL sarà caratterizzato e gravemente compromesso dalla già intollerabile disorganizzazione del SSN che, come l’esperienza ha ormai dimostrato a sufficienza, produce prevedibili lunghe liste d’attesa, e incertezza in relazione alla disponibilità delle risorse;
    - mentre i normali cittadini hanno quanto meno l’opportunità di rivolgersi ad altre strutture, i detenuti, non potendo contare sulla libertà di scelta, soffriranno di incertezze sulla garanzia e la tutela del diritto costituzionale alla salute;
    - tale situazione si ripercuoterà, con gravi effetti, sullo stato dell’organizzazione e della sicurezza interna degli Istituti di pena;
    - i ricoveri ospedalieri aumenteranno vertiginosamente, e la mancanza di reparti di degenza per detenuti, assieme alla mancata individuazione dei presidi ospedalieri e delle aziende ove saranno ubicati, creerà gravi difficoltà per le direzioni degli Istituti di appartenenza in relazione, tra l’altro, alla necessaria organizzazione dei piantonamenti, attualmente preclusa anche in ragione delle croniche carenze di organico;
    - è facile prevedere conflitti di competenze in materia di ricoveri ospedalieri, con particolare riferimento al pericolo di ingerenza delle UUSSLL nella organizzazione della vita interna degli Istituti penitenziari, dato che all’interno del carcere quasi tutto rientra nella competenza sanitaria;
    - infine, la riforma in atto è progettata con spirito burocratico, dato che il nuovo istituendo carrozzone sarà composto da Comitati tecnici interministeriali, Comitati tecnici regionali, Cabine di regia, Commissione nazionale, Commissione regionale, USL che con il Piano attuativo locale coinvolge i Comuni o la Conferenza dei Sindaci nell’esame e nella definizione della materia;

    chiede di interpellare urgentemente l’Assessore regionale dell’Igiene e Sanità per sapere:
    1) se non ritenga che sia stata sottovalutata la portata delle riforma, con particolare riferimento alla garanzia di cui al principio costituzionale dell’art. 32;
    2) se non ritenga, nell’ambito delle competenze regionali in materia, di dover predisporre semmai un più efficiente servizio di medicina penitenziaria;
    3) quali misure siano state predisposte per garantire che la degenza ospedaliera dei detenuti non comporti gravi problemi organizzativi agli Istituti di pena, con particolare riferimento alla difficoltà di garantire i piantonamenti;
    4) se siano stati predisposti i reparti di degenza per detenuti, e in caso negativo per quali fondamentali motivi;
    5) se siano stati individuati i presidi ospedalieri di riferimento, e in caso negativo per quali fondamentali ragioni;
    6) se sia a conoscenza che tale riforma, se non contrastata tempestivamente, porterà a inevitabili disagi sia alla normale popolazione, sia a conflitti di competenze in relazione alla gestione dei ricoveri ospedalieri, con grave nocumento alla salute dei detenuti;
    7) quali reali vantaggi siano prevedibili in relazione ad un disegno di burocratizzazione e di moltiplicazione delle sedi decisionali e consultive;
    8) quali urgenti misure intenda attuare per risolvere i problemi rappresentati.


    Il Consigliere regionale


    Cagliari, 5 ottobre 2007

  6. #6
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    Predefinito

    INTERPELLANZA ATZERI sui profili di discriminazione nei confronti di candidati alla selezione pubblica di profili giornalistici da parte dell’Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio.


    Il sottoscritto Consigliere,

    premesso che:
    - la Regione ha il dovere di predisporre bandi di selezione improntati all’assoluta trasparenza dei criteri di ammissione al fine di individuare figure professionali all’altezza delle mansioni da affidare;
    - l’etica pubblica impone che in sede di vaglio dei candidati siano rigorosamente rispettati i criteri del bando al triplice fine di garantire l’Amministrazione nella scelta dei candidati, di tutelare la professionalità dei partecipanti alla selezione, e di evitare che la Regione sia sistematicamente protagonista di contenziosi;
    - nella organizzazione di una selezione pubblica è indispensabile che siano analiticamente specificati i criteri di valutazione dei candidati, anche al fine di minimizzare i rischi di arbitrarie e illegittime discriminazioni;

    visti, in particolare:
    - l’Avviso pubblico relativo alla Selezione pubblica per l’affidamento di incarichi di collaborazione coordinata e continuativa per varie figure professionali, così come approvato con Determinazione della Direzione generale dell’Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio, n. 1608 del 01 agosto 2007;
    - la Determinazione della citata Direzione generale n. 17018/1752 del 7 settembre 2007, avente ad oggetto la nomina della Commissione esaminatrice per la figura professionale di Caporedattore;
    - l’Elenco degli ammessi a sostenere il colloquio per la selezione pubblica di Caporedattore, così come rettificato dalla Commissione esaminatrice nella seduta del 14 settembre 2007;
    - la Determinazione n. 1942 del 5 ottobre 2007, relativa alla Graduatoria degli idonei per il conferimento di un incarico di collaborazione coordinata e continuativa per la figura professionale di Caporedattore, alla quale è allegata la graduatoria degli idonei così come adottata dalla Commissione esaminatrice nella seduta del 18 settembre 2007;

    assunte inoltre informazioni dirette e circostanziate in merito alla vicenda di cui trattasi, da cui si evincono gravi profili di arbitrarietà, illegittimità e scarsa trasparenza da parte dell’Amministrazione competente;


    chiede di interpellare l’Assessore del Turismo, Artigianato e Commercio per sapere:
    1) se non ritenga che l’immagine e la credibilità dell’Amministrazione regionale, già vulnerate da gravi recenti episodi oggetto del vaglio della Magistratura, non debbano essere tutelate e garantite con ogni mezzo;
    2) se non sia grave che giovani e valenti professionisti possano anche solo sospettare che la stessa Amministrazione gestisca una selezione pubblica con disinvoltura, dato che in tal modo si legittimerebbe la convinzione che il principio meritocratico possa cedere rispetto a pratiche clientelari;
    3) se sia corretto, anzitutto sotto il profilo giuridico, sostenere che i criteri pubblicati nel bando, e relativi in particolare ai requisiti per ricoprire la figura di Caporedattore, siano solo quelli di cui all’art. 2 del citato Avviso pubblico, vale a dire il diploma di laurea (o titolo equipollente conseguito all’estero), iscrizione all’Albo dei giornalisti – elenco professionisti, ed esperienza professionale almeno triennale di carattere giornalistico;
    4) se, di conseguenza, possa escludere con certezza che più candidati siano stati esclusi per non aver mai svolto incarichi di Caporedattore, nel qual caso, trattandosi di requisito preferenziale, e quindi per essere considerato valido motivo di esclusione, avrebbe dovuto essere chiaramente specificato tra i requisiti del bando;
    5) se non ritenga che, se fosse provato con documenti inoppugnabili che vi siano state palesi discriminazioni, non sia indispensabile e indifferibile riammettere i candidati ingiustamente esclusi senza attendere ricorsi giurisdizionali;
    6) se sia a conoscenza del fatto che almeno un candidato sia stato escluso per mancanza di esperienza professionale triennale, pur avendo prodotto documentazione attestante una esperienza addirittura quadriennale, e in tal caso quali urgenti provvedimenti intenda adottare per sanare una obiettiva ingiusta discriminazione;
    7) in base a quali trasparenti e predeterminati criteri i Commissari abbiano potuto valutare i candidati e attribuire i relativi punteggi, dato che ciò non risulta specificato nell’art. 5 del citato Avviso pubblico;
    8) se ritenga corretta la gestione dei colloqui da parte della Commissione, a cui era affidato il compito di vagliare con prove concrete l’idoneità dei candidati, nell’ipotesi che la stessa Commissione, in alcuni casi, si sia limitata a riepilogare quanto attestato nei curricula di alcuni candidati, e quali provvedimenti urgenti intenda adottare per ripristinare la legalità e la trasparenza nelle procedure;
    9) se, in base a quanto rappresentato, non sarebbe più corretto bandire una nuova selezione pubblica previa predisposizione di un nuovo bando che elenchi analiticamente i criteri e le procedure di selezione.

    Cagliari, 9 ottobre 2007

  7. #7
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    Predefinito Inquinamento radioattivo

    INTERPELLANZA ATZERI sui gravi pericoli di inquinamento radioattivo causato da materiali che rischiano di essere stoccati in Sardegna


    Il sottoscritto Consigliere,

    premesso che:
    - la Sardegna sopporta un altissimo indice di trattamento e stoccaggio di materiali pesanti, tossici e pericolosi per l’ambiente e la salute pubblica;
    - nei programmi dell’attuale maggioranza è posta in primo piano la tutela dell’ambiente nella prospettiva di un radicale ripensamento del modello industriale che si dice di voler indirizzare in senso eco-compatibile;
    - il solo dubbio che in Sardegna possano essere stoccati rifiuti radioattivi, e peggio ancora se in forme surrettizie, costituisce una grave offesa alla sovranità e alla dignità della Nazione sarda oltre che motivo di allarme ed apprensione sociale;
    - i Sardi hanno diritto ad avere una informazione completa in relazione a qualsivoglia procedura di stoccaggio e soprattutto in ordine ai controlli da parte delle istituzioni preposte e ai dispositivi di sicurezza utilizzati;

    ricordato che:
    - l’interpellante si è già occupato di vicende analoghe con le interpellanze 96/A del 21 giugno 2005 e 112/A del 26 agosto 2005, le quali, pur non trattando specificamente di rifiuti radioattivi ponevano problemi in ordine ai pericoli di inquinamento perfettamente compatibili con quanto rappresentato in data odierna;
    - alle medesime interpellanze, secondo un diffuso malcostume politico, non è stata mai data risposta;

    considerate le notizie apparse sulla stampa locale in data odierna, dalle quali si evince che:
    - due camion carichi di polveri contenenti isotopi radioattivi di Cesio 137 stavano per approdare in Sardegna;
    - almeno uno dei carichi pareva diretto agli impianti della Portovesme Srl;
    - non sono state attivate tutte le procedure per la messa in sicurezza del trasporto del carico in oggetto;
    - la Portovesme Srl non tratta materiali radioattivi;
    - il quotidiano “Brescia Oggi” rivela che la magistratura avrebbe imposto la chiusura dell’acciaieria da cui sono partiti i materiali radioattivi;

    preso atto che il Cesio 137:
    - è un isotopo radioattivo di origine artificiale originato sia da incidenti nucleari che da esperimenti militari con armi atomiche;
    - una volta entrato nel ciclo biologico alimentare è causa accertata di leucemie e tumori, oltre che di altri gravi disturbi alla salute pubblica;

    dato per scontato che la Sardegna non intende sopportare, ad alcun titolo e per qualsiasi ragion di Stato, ogni altra forma di servitù e di menomazione del proprio territorio, con particolare riferimento alla possibilità che siano ulteriormente messi a repentaglio gli ecosistemi e la salute dei Sardi;

    chiede di interpellare gli Assessori della Sanità e dell’Ambiente e, per quanto di competenza, il Presidente della Regione, per sapere:
    1) se non ritengano che ormai la misura sia colma, e se perciò non sia opportuno e urgente attivare i canali istituzionali per fare piena luce sulla vicenda ed escludere con assoluta certezza che in Sardegna non saranno mai conferiti a qualsivoglia titolo materiali radioattivi;
    2) quali iniziative urgenti intendano attivare per disinnescare la bomba ecologica e sanitaria causata da quei materiali che sono stati definiti da una infame legge italiana “materia prima secondaria”;
    3) se si possa escludere con certezza che in Sardegna non vengano conferiti impianti di centrali nucleari dimesse nei paesi dell’est europeo;
    4) se sia vero quanto denunciato tre anni fa dal SISDE circa l’approdo in Italia di tali manufatti e materiali radioattivi, e in caso affermativo quali contatti formali sono stati presi dalla Regione con il SISDE, il NOE e altre istituzioni coinvolte per minimizzare i rischi connessi;
    5) quali iniziative istituzionali intendano attivare per protestare nei confronti dell’Unione Europea affinché sia dichiarata urgentemente illegittima la legge 178/2002, la cui definizione di “rifiuti” appare in contrasto con la direttiva comunitaria 75/442 e la pronunzia della Corte Europea di Giustizia dell’11 novembre 2004;
    6) se non ritengano che l’inerzia istituzionale della Regione possa essere interpretata dall’opinione pubblica come atteggiamento volto a favorire industrie il cui oggetto produttivo si pone in contrasto con il modello di sviluppo eco-compatibile;
    7) quali misure di sicurezza sono ad oggi attivate per impedire l’ingresso in Sardegna di materiali radioattivi comunque denominati e giuridicamente definiti;
    8) dove era diretto il carico incriminato, visto che l’unico impianto disponibile, facente capo alla Portovesme Srl, non risulterebbe autorizzato a trattare materiali radioattivi;
    9) se infine siano state informate e coinvolte tutte le amministrazioni locali interessate, e in caso negativo quali urgenti provvedimenti intendano disporre in merito.

    Cagliari, 19 ottobre 2007

    On. Giuseppe Atzeri

 

 

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