IL CARROCCIO E' CAMBIATO
II Carroccio è cambiato Napolitano e Balotelli nel pantheon leghista
L'evoluzione padana: dopo cappello per SuperMario, il quotidiano del partito esalta il capo dello Stato, «comunista maestro di democrazia»
ANDREA SCAGLIA
La Padania, quotidiano dela Lega Nord, addì 9 maggio 2006: «Non sarà mai il presidente di tutti»; occhiello: «Napolitano rispolverò contro la Lega il codice Rocco»; attacco dell'editoriale: «Vale la pena rompere la Casa delle Libertà e il centrodestra per mandare su al Colle Giorgio Napolitano, il comunista in doppiopetto?». Sempre La Padania, però in data 10 marzo 2010, cioè ieri. Titolo: «II comunista elegante che piace ai leghisti»; occhiello: «Breve ritratto di Giorgio Napolitano, maestro di democrazia». E poi certo, questa folgorazione di Bossi e padana compagnia sulla via del Quirinale non è cosa di ieri. Tanto per dire, già un anno fa il Senatùr parlava del capo dello Stato come di un'essenziale «figura di garanzia». E a parte gli ottimi rapporti personali che alcuni esponenti leghisti vantano con il presidente già dai tempi in cui era parlamentare - Giacomo Stucchi, ed è solo un esempio -, il Carroccio è da parecchio che esplicitamente dimostra stima e rispetto per l'uomo. E perfino per l'istituzione, pensa tè, alla quale fino a qualche anno fa - per usare ancora le parole del padano articolo di ieri - «si guardava con criticità e sospetto». Ovvio che ci possa stare anche l'elementare calcolo strategico: la Lega si rende conto che non sarebbe davvero lungimirante aprire un fronte di scontro proprio adesso che è al governo e anche in forte ascesa elettorale, per di più dopo aver dato avvìo al lungo e complicato iter che darà al Paese un assetto federale. As setto che lo stesso Napolitano ha più d'una volta dichiarato di apprezzare, pur fra i tanti distinguo tranquillizzanti che il ruolo – e l'amore per il Sud- gli impone.
AFFINITÀ E STRATEGIA
Resta il fatto che, giusto un paio di giorni fa, sempre il Bossi rimarcava come Napolitano «ogni giorno che passa, vicenda dopo vicenda, si dimostra un ottimo presidente della Repubblica». Giudizio per la verità non sempre condiviso dai suoi alleati di governo, Berlusconi in primis. Ma tant'è: la Lega si sta dimostrando, anche nel corso di questo pasticciacelo di liste bocciate causa improvvisi languori, partito ben più solido e preparato delle due scalcagnate corazzate maggioritarie. E sembra impossibile, ma l'impressione è che quando davvero s'aprirà la lotta di successione al Cavaliere, potrebbe addirittura essere un esponente leghista - o comunque gradito soprattutto al Carroccio - il candidato più credibile. Un premier padano: per ora fantapolitica, ma chissà. D'altro canto, anche quegli altri atteggiamenti a volte francamente insopportabili e al limite del razzismo che, in passato, la Lega aveva strumentalmente esibito di fronte ai suoi ultra più scatenati, ecco, anche quelli sembrano quantomeno in via d'evoluzione. Vero, il tasto de Ila legalità declinato sempre o quasi sulla tonalità del "dagli all'immigrato" nonché sia scomparso, anzi. Epperò i cambiamenti si notano. Solo cinque anni fa, di fronte all'elezione d'un consigliere comunale di colore a Trento, un senegalese cittadino italiano da unici anni, il candidato sindaco leghista aveva dichiarato di sentirsi preoccupato «perché di questo passo l'identità trentina verrà messa sempre più a rischio». Con l'ex corpulento deputato del Carroccio Enzo Boso a rincarare: «Non si può ammettere nelle istituzioni qualcuno di estraneo alla propria cultura, tradizione, colore della pelle». Odiosi.
CANDIDATI DI COLORE
E però, da allora, c'è poi stata l'annunciata candidatura al Senato nelle liste della stessa Lega - candidatura poi tramontata - d'un 52enne marocchino di religione musulmana, che peraltro aveva già fatto il consigliere comunale del Carroccio in un paesino del Padovano. E poi l'elezione, sempre sotto il simbolo di Alberto da Giussano, di una sindachessa di colore a Viggiù, vicino a Varese. E anche a Spirano, nel Bergamasco, i padani vantavano un consigliere. E ancora, a Firenze, l'addetta stampa del Carroccio è una ragazza albanese di 23 anni, il cui papa era inizialmente entrato in Italia da clandestino. Mentre a Pietrasanta, provincia di Massa, il partito di Bossi ha candidato alle Comunali un cinquantenne giordano, e proprio a Massa un pool di avvocati leghisti ha aperto uno sportello di assistenza legale riservato per l'appunto agli stranieri. Operazioni di facciata? Il fatto che queste situazioni facciano notizia dimostra come siano ancora discordanti rispetto all'opinione che del partito si ha generalmente. Percezione che ancora La Padania ha cercato di corteggerò la scorsa settimana, stavolta con toni calcistici. E dunque, ecco l'appello all'allenatore della nazionale azzurra Marcello Lippi affinché convochi il fuoriclasse interista in erba, Mario Balotelli. E la contemporanea esultanza per la brillante prestazione, nell'Italia dei ragazzini under 21, dei tre giocatori di colore, Balotelli per l'appunto, e poi Ogbonna e Okaka. «Sono nati nel nostro Paese, qui hanno studiato, qui hanno imparato i primi rudimenti del calcio. Da decenni, dappertutto, certi pregiudizi sono stati superati». Giusto, persin banale. Ma non scontato, in questi tempi d'ignoranti da stadio.
Libero: 11/03/10
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