



2 febbraio 2002
CARI TURISTI PER CASO IN NEPAL....
Ciao,
leggete qui sotto, ci sembra interessante.
Francamente ribalta tutte le nostre conoscenze sul tema. Se ne sapete qualcosa, fateci sapere. Saremmo contenti.
Sandra e Flavio
Ciao Patrizio (e Susy)
Ti scrivo in merito ultime tre puntate di Turisti per caso, il viaggio in India e Nepal, andate in onda il 14, 21 e 28 gennaio 2002. Ho riscontrato che più volte sia tu che il tuo compagno di viaggio in terra nepalese avete definito il Tibet come "terra occupata, invasa, colonizzata" dalla Cina comunista, all'inizio degli anni '50 o giù di lì, con conseguente fuga nel '59 del Dalai Lama assieme a tutta la classe dirigente tibetana (parole testuali tue e del tuo compagno di viaggio sia nella puntata del 21 che del 28 gennaio). Mi suonava strano, e sono andato a vedere alcuni miei vecchi libri scolastici (sono tuo coetaneo).
Sorpesa: (ri)scopro che la Cina - o meglio l'Impero cinese - dopo alterne vicende in tempi medievali (europei) conquista il Tibet nei primi anni del 1700, quasi 300 anni fa, e che da allora il Tibet è stato considerato internazionalmente e da tutti i successivi governi cinesi, Quomintang compreso, territorio facente parte della Cina.
E (ri)scopro che ad "invadere, colonizzare, occupare" non solo il Tibet ma varie ampie regioni cinesi sono stati - tra gli altri - gli Inglesi, potenza coloniale mondiale che ha mantenuto sotto il suo dominio il Tibet per 45 anni fino alla, questa volta sì, LIBERAZIONE da parte dei cinesi nel '49 (e che nell'occasione fossero cinesi comunisti mi sembra un dettaglio, storia alla mano e a meno di non essere in malafede).
Insomma, da tutta questa STORIA ne viene fuori che richiedere ora l'indipendenza del Tibet su basi storiche e di giustizia geopolitica, dopo 300 anni di appartenenza cinese e altri secoli di contiguità e relazioni strette, sarebbe come restituire Ferrara ai discendenti degli Este, ad Alberto da Giussano il Bergamasco e la Spagna agli Arabi (e agli Ebrei). Pensando al tuo documentario di viaggio mi viene da dire che non conosci la storia, almeno la storia di India, Tibet, Nepal. Certo, potremmo trascurare l'ignoranza o la disinformazione storico-politica: altra cosa sarebbe chiedere, ad esempio, l'indipendenza del Tibet per ragioni socio-cultural- umanitarie (modello Kosovo, per intenderci). E allora seguiamo il tuo documentario e seguiamo anche alcuni testi informativi sulla situazione attuale e pregressa di Tibet e Nepal.
In Nepal tu scopri una situazione di povertà allucinante, conosciuta a livello internazionale magari dall'Onu o da chi si occupa di politica internazionale ma ignota all'opinione pubblica media, un'assenza di scuole, di infrastrutture, di una qualsivoglia base economica su cui lavorare e far lavorare il Nepal in autonomia per risollevarsi dalla povertà - fosse pure al rischio di sacrificarvi qualche brandello della sua "purezza mistica" da te e dal tuo programma tanto ripetutamente decantata. In opposizione a questa situazione scopri perfino la guerriglia che si ribella al governo, e di cui si sta occupando oggi, è notizia di questi giorni, perfino l'amministrazione statunitense (vorrà probabilmente portarvi i suoi aiuti, del solito tipo che conosciamo: Somalia, Nicaragua, Jugoslavia, Colombia, Cile, Afghanistan). E scopri pure il monastero che ospita i profughi dal Tibet, così racconta il documentario.
E nel monastero troviamo pentole in acciaio inox, impianti e lampade elettriche, una cucina tipo mensa ristorante, acqua calda corrente..... Viene da pensare che i pii monaci sappiano amministrare bene le loro povere entrate. Dentro il monastero. Fuori, incontri una sedicenne del luogo cui chiedi "cosa vorrebbe fare da grande", che ti risponde che vorrebbe andarsene, studiare, non essere obbligata a sposarsi, gestirsi la propria vita in indipendenza. Perchè in Nepal non ci sono scuole, lavoro, libertà, futuro. In Nepal, parole di nepalese. Qualcosa non quadra. E qualcosa non quadra nemmeno quando da altre fonti scopro che 50 anni fa il Tibet, come oggi il Nepal, non aveva NESSUNA scuola pubblica, poichè l'istruzione (esclusivamente religiosa) era riservata agli ospiti dei monasteri, riempiti con i figli della nobiltà tibetana (donne "naturalmente" escluse) poi destinati a diventare classe dirigente (quella scappata nel '59 assieme al Dalai Lama), così come non aveva ospedali, medici, strade, industria, amministrazione. E che adesso vi sono presenti 2400 scuole primarie tutte con lingua d'insegnamento tibetana, decine di migliaia di medici, un centinaio di ospedali e centinaia di presidi sanitari minori, industrie, strade, infrastrutture di base. E che gode di un'autonomia politica mai avuta in precedenza, tantomeno sotto il dominio inglese
Myrddin




Sono spesso in contatto con un mio colelga australiano il quale è andato a finire il PhD a Pechino.
Egli è un maoista di quelli duri e puri. Da lui ho appreso la storia della questione Tibetana.
Il Tibet non ha la stessa spinta progressista della Cina intera, ed il motivo è molto semplice.
Non si può cambiare la mentalità di un popolo che è stato abituato a vivere sotto il monastero locale per secoli. A livelli feudali.
Se la Cina porterà dei veri vantaggi, non lo vedremo certo ora, ma forse, tra una generazione.
Ora il Tibet, a detta di questo mio amico, non vede tutta questa grande differenza. Specie se raffrontata alla Cina costiera e metropolitana.
Se raffrontata al Tibet medievale, allora possiamo anche parlare di sviluppo, ma non credo che sia tutto questo grande successo, numero 1, e soprattutto, tutto questo grande sforzo economico, creare qualcosa, quando sostanzialmente non vi era nulla, numero 2.


Il confronto va fatto sui fatti, non sulle idee.
I fatti sono i seguenti
Perchè in Nepal non ci sono scuole, lavoro, libertà, futuro. In Nepal, parole di nepalese. Qualcosa non quadra. E qualcosa non quadra nemmeno quando da altre fonti scopro che 50 anni fa il Tibet, come oggi il Nepal, non aveva NESSUNA scuola pubblica, poichè l'istruzione (esclusivamente religiosa) era riservata agli ospiti dei monasteri, riempiti con i figli della nobiltà tibetana (donne "naturalmente" escluse) poi destinati a diventare classe dirigente (quella scappata nel '59 assieme al Dalai Lama), così come non aveva ospedali, medici, strade, industria, amministrazione. E che adesso vi sono presenti 2400 scuole primarie tutte con lingua d'insegnamento tibetana, decine di migliaia di medici, un centinaio di ospedali e centinaia di presidi sanitari minori, industrie, strade, infrastrutture di base. E che gode di un'autonomia politica mai avuta in precedenza, tantomeno sotto il dominio inglese
Myrddin
E dunque? La Cina entra in Tibet, crea scuole e strade e pensa di aver mutato la situazione di un paese? Ma che siamo, a livelli di Americani che esportano democrazia?
Te l'ho detto, aspettiamo una generazione e vedremo. Aspettiamo che esca la prima trance di laureati, dottori, ingegneri, filosofi e storici. Che gli operai possano lavorare e che i contadini riescano a campare decentemente. E poi analizzeremo tutto quello che c'è da analizzare.
Fino ad allora, trovo propagandistico tutto questo entusiasmo filo-cinese.
A me i monaci stavano e stanno tuttora sulle balle, ma di certo, l'ultima cosa che serve al popolo tibetano e finire dalla padella alla brace.
Il fatto che negli anni '60 la Cina trivellò quelle terre per impossessarsi dell'enorme quantitativo di uranio, oro, litio, minerali attorno al monte Lhasa è un dato di fatto.
Per non parlare degli ingenti residui di scorie nucleari indirizzate da parte della "China Nuclear Industry Corporation" in quelle terre a prezzi super vantaggiosi per l'occidente. (con tanto di denuncia del Dalai Lama nel '92)
Ho sentito parlare di campagne della CIA in Tibet, spie tibetane viste all'epoca come forze anti-russe... possibile ma si sono verificate solo in quel determinato periodo storico.
Oggi vedo solo due blocchi distinti: qualità contro quantità.




Entusiasmo filo cinese? Ma tu misuri i grandi eventi storici sul metro della tua età anagrafica? Io la Cina la apprezzo da 40 anni, non da oggi. La fien del Lamaismo ha più di 50 anni. Sto solo ribadendo fatti storici consolidati, di grann lunga antecedenti la tua attenzione per il Tibet.
Io cito la compianta compagna Collotti Pischel, una delle massime sinologhe italiane. Penso che si dovrebbe replicare ai precisi dati di fatto che ho trascritto,e non uscirsela con slogan consolanti, quanque essi siano.
Anche Bertinotti, quando è andato in Cina, si è ricreduto,e di brutto, su molti pregiudizi anticinesi che aveva.
Myrddin