

Tipo Peter Griffin in "Family Guy"
http://it.youtube.com/watch?v=4wnfChkPDmQ


Dimmi un po, tu l'hai ricevuta l'iniziazione di Tara Verde? Sai qual'è il mantra associato a questa iniziazione? EDimmi qual'è così verifichiamo se parli con cognizione di causa o vendi fumo. E quando lo si recita che cosa si deve fare con la mente?
E l'iniziazione di Amitayus di lunga vita, l'hai ricevuta? Qual'è il mantra? Cosa si deve fare con la mente?
Sono iniziazioni di base, se non sai questo parli a vuoto.
Visualizzare bodhisattva (buddhismo tantrico, ma sai cos'è?) equivale a veder fantasmi, e i mantra sono anche incantesimi magici, venduti qui in occidente come espedienti per concetrare la mente, tanto per abbellire la realtà. Ma tu hai mai parlato con un monaco tibetano? Lo sai che nella medicina tibetana si devono recitare mantra per guarire? E se non è magia questa, come la chiami?
Myrddin




Pechino: autonomia no
Dopo il 1959 il governo cinese spossessò monasteri e aristocratici e "liberò gli schiavi", iniziando una politica di modernizzazione forzosa (vaccinazioni, costruzione di opere pubbliche) e di formazione di una classe dirigente locale, figlia di schiavi, sottoposta a un bombardamento educativo razionalista e anti-religioso.
Furono questi giovani che durante la rivoluzione culturale distrussero templi e monasteri, infliggendo gravi danni a un patrimonio culturale unico e a un'identità certo non abbandonata dalle masse.
Dopo la morte di Mao, i governanti cinesi hanno cercato di ristabilire i rapporti con i tibetani, migliorando le sorti economiche dell'altipiano ma importando anche gran numero di cinesi, non solo militari.
Hanno anche trattato indirettamente con il Dalai Lama, che - politico asiatico molto scaltro - non chiede l'indipendenza, ma una più o meno larga autonomia: Pechino non ha mai tuttavia voluto concedere un reale autogoverno, che aprirebbe rischi di secessione e metterebbe in discussione tutti i rapporti etnici del vasto paese.
Alle spalle del Dalai Lama si è sviluppato, intanto, un vasto insieme di interessi della classe dirigente tibetana che ormai è nata all'estero e vi ha ricevuto una formazione culturale moderna: è questa che chiede un'indipendenza che potrebbe essere ottenuta solo con una guerra spietata alla Cina e potrebbe essere innestata dal reclutamento di giovani guerriglieri in India - segnali "terroristici" in questo senso ci sono già stati.
Erano proprio dissennati i governanti cinesi che ritenevano che l'attacco alla Serbia motivato dalla difesa dei "diritti umani" in Kosovo fosse in effetti la prova generale di un attacco alla Cina?
Il Manifesto" del 9 Gennaio 2000
Myrddin
Mi basta vedere oggi il contrasto di questi due popoli generato nel tempo per sostenere in pieno la causa tibetana:
uno spiritualista, di immensa profondità, legato alle proprie tradizioni e origini antichissime.
L'altro erede di una gloriosa civiltà oggi tramontata. Avvelenata dal denaro, schiavismo e livellazione.


Che cos’era il Tibet quando le armate di Mao-Tse Dun vi misero piedi?
Per saperlo, leggiamo un brano dell’articolo "Tibet: società feudale immutata nei secoli", apparso ne "L’Unità" del 31-3-59 (...):
"Ancora oggi, dopo l’accordo del 1951, questo paese (il Tibet) che si estende per circa un milione di chilometri quadrati sul più elevato altopiano del mondo, è retto autocraticamente dai monaci buddisti. È una società feudale, organizzata rigidamente a piramide, al vertice della quale è il Dalai Lama e alla cui base sono i servi della gleba. Tutto il potere emana dai monaci dei tre grandi monasteri di Drebung, Sera e Ganden, ed è tra essi che vengono scelti sia i membri del Casiag, il governo responsabile verso il Dalai Lama, che i funzionari Lama…La suprema autorità è, come si è detto, il Dalai Lama, il "Grande Oceano", che, per i credenti lamaisti è l’incarnazione di Cerenzi, il signore della Misericordia, dio patrono del Tibet…Esiste tuttavia, un’altra somma incarnazione, quella di Opame, il Budda della Luce smisurata, ed è il Pancen Lama, o comunemente chiamato anche il Figlio, rispetto al Padre che è il Dalai Lama, e divide col Dalai l’autorità spirituale e temporale, quando non è diviso da esso da insanabili contrasti, come è accaduto in più di una occasione nella secolare storia del Tibet".
Dopo averci erudito circa la struttura politica del "misterioso" paese e il fatto che la chiesa lamaica accentra nelle sue mani il potere spirituale e temporale, il governo delle anime e dei corpi, l’"Unità" passa a descrivere le condizioni sociali del paese: "Monaci e proprietari fondiari posseggono tutta la ricchezza del Tibet, se di ricchezza si può parlare, in una società di tribù nomadi ed in perenne guerriglia tra di loro. Una parte dei proventi di allevamento (del bestiame) debbono essere versati ai monasteri, e al governo centrale, e i lamasteri e i notabili sono stati fino a qualche anno fa la sola fonte di credito, dato a tassi di interesse esorbitanti, per i contadini e i pastori…Il contadino tibetano è press’a poco al livello di tredici secoli fa, quando il contatto con la Cina della dinastia Tang gli insegnò ad usare i primi strumenti agricoli. Il suo aratro è ancora quello, rudimentale, di legno a chiodo, così leggero da poter essere portato a spalla".
Myrddin