Pagina 9 di 40 PrimaPrima ... 891019 ... UltimaUltima
Risultati da 81 a 90 di 398

Discussione: Tibet

  1. #81
    Comunista democratico
    Data Registrazione
    02 Dec 2004
    Località
    Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo (Gramsci)
    Messaggi
    5,720
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    Chiedilo a chi, appunto, la vede non in questione politico-geografica, ma economico-ideologica C'è chi giustifica i massacri in Tibet nel nome del "superiore" sistema politico economico-cinese: per me un massacro resta un massacro, a prescindere dal colore. Lo sostengo per i campi palestinesi e l'Olocausto, come lo sostengo per le foibe, le vendette post guerra mondiale e l'invasione del Tibet.
    Ma quali massacri. Non scrivere cazzate, che oggi in Tibet ci vanno tutti, e non c'è nessun masssacro.
    Alla fine degli anni 50 ci fu qualche scaramuccia militare con contras finanziati dalla Cia, m ascontri da poco. Che fai, l'agenzia stampa del dipartimento di stato Usa?
    Myrddin

  2. #82
    Nessun vincitore crede al caso
    Data Registrazione
    12 Apr 2006
    Località
    Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam
    Messaggi
    2,278
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    http://www.lbhbtt.altervista.org/etn...betproblem.htm

    Sebbene il sito sia chiaramente di parte, si possono notare affermazioni interessanti.

    Nel Marzo 1959, il tentativo di Pechino di rapire il Dalai Lama, fece scoppiare una violenta rivolta a Lhasa (la capitale del Tibet), appoggiata dalla C.I.A., che finì in un autentico bagno di sangue con 87.000 morti.

    Nella 2a metà degli anni '70 con il successore di Mao, Deng Xiao Ping, cominciò a delinearsi la prospettiva per una nuova stagione in Tibet: la liberazione del Panchen Lama dopo 14 anni di carcere (per aver criticato il comportamento comunista), la riapertura parziale dei monasteri, l'ammissione dei gravi torti subiti dai tibetani e non ultimo la visita di delegazioni del Governo tibetano in esilio.

    Nel 1993 il Dalai Lama individuò in un bambino di 6 anni la reincarnazione del Panchen Lama,tuttavia le autorità cinesi videro in questa nomina un tentativo di prevaricare il loro potere e rapirono il ragazzo mettendo al suo posto un loro candidato. Nel 1996 il vero Panchen Lama (ciòè il bimbo di 6 anni)fu messo in carcere e ad oggi risulta il più giovane prigioniero politico del mondo.

  3. #83
    are(a)zione
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Niccolò Visualizza Messaggio
    http://www.lbhbtt.altervista.org/etn...betproblem.htm

    Sebbene il sito sia chiaramente di parte, si possono notare affermazioni interessanti.

    Nel Marzo 1959, il tentativo di Pechino di rapire il Dalai Lama, fece scoppiare una violenta rivolta a Lhasa (la capitale del Tibet), appoggiata dalla C.I.A., che finì in un autentico bagno di sangue con 87.000 morti.

    Nella 2a metà degli anni '70 con il successore di Mao, Deng Xiao Ping, cominciò a delinearsi la prospettiva per una nuova stagione in Tibet: la liberazione del Panchen Lama dopo 14 anni di carcere (per aver criticato il comportamento comunista), la riapertura parziale dei monasteri, l'ammissione dei gravi torti subiti dai tibetani e non ultimo la visita di delegazioni del Governo tibetano in esilio.

    Nel 1993 il Dalai Lama individuò in un bambino di 6 anni la reincarnazione del Panchen Lama,tuttavia le autorità cinesi videro in questa nomina un tentativo di prevaricare il loro potere e rapirono il ragazzo mettendo al suo posto un loro candidato. Nel 1996 il vero Panchen Lama (ciòè il bimbo di 6 anni)fu messo in carcere e ad oggi risulta il più giovane prigioniero politico del mondo.

    Re Salomone in chiave mandarina.

  4. #84
    Komunista Estetizzante
    Data Registrazione
    07 Apr 2005
    Località
    Cavriago-Reggio Emilia
    Messaggi
    12,096
     Likes dati
    136
     Like avuti
    1,190
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    Come ho fatto notare a Merlino: togliamo il sistema feudale monastico e con cosa lo sostituiamo?

    Con il modello politico/economico cinese? Il gioco vale la candela?

    Forse sì, in termini di economia di mercato, con tutto ciò che ne consegue.
    Forse no, in termini di giochi di forza.


    Qualcuno ha chiesto alla popolazione tibetana cosa ne pensa? Senza puntar loro una pistola alla tempia ovviamente.



    Questa tendenza al giocare sempre a Risiko con le vite degli altri non mi piace proprio per niente. E' un metodo (ab)usato durante la Guerra Fredda e che ora sarebbe anche il caso di terminare.
    Come rivoluzionario sei molto educato. Ora per fare la rivoluzione antischivista, antifeudale, e antiteocratica bisogna anche chiedere il permesso.
    credo che per quanto la sanitùà in Cina non sia avanzatissima sia senz'altro più salutare che nutrirsi della sacra merda di Sua Santità (così si fa chiamare il monaco griffato Gucci). Di questa singolare pratica ne parla un libro che tutti hanno visto ma che nessuno ha letto "7 anni in Tibet".

  5. #85
    Komunista Estetizzante
    Data Registrazione
    07 Apr 2005
    Località
    Cavriago-Reggio Emilia
    Messaggi
    12,096
     Likes dati
    136
     Like avuti
    1,190
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    LEGGETEVI QUESTO ARTICOLETTO che fa il punto sul Tibet e quello che pensa una consistente parte dei tibetani. Ci sono stati in Tibet illustri diriginti rivoluzionari che hanno chiesto alla gente il permesso di fare la Rivoluzione.
    Il Tibet ha uno sviluppo del 7-8% l'anno. L'ultimo anno del 10%. Ora è chiaro che siccome l'est si sviluppa ad una media del 12-13%. Il Tibet che era già la parte più povera della Cina sia rimasto indietro, ma è anche chiaro che il Tibet ha avuto in questi anni uno sviluppo maggiore dell'India e mediamente uno sviluppo annuo pari a 3-4 volte superiore a quello Nepal (lo stato confinante).


    Menzogne americane sul Tibet e sul Dalai Lama.
    Media commerciali e ufficiali propongono incessantemente la versione americana del tormento che il Tibet avrebbe subito dall’aggressore e sterminatore cinese. Personalmente ero affascinato anch’io dal buddismo tibetano e dalla santità del Dalai Lama. Ero pure addolorato per l’oppressione subita dai tibetani a causa dell’oppressione cinese. Bhè, come diciamo nel nostro motto, ho cambiato radicalmente idea per accordarla alla verità. Le mie conclusioni sono una profonda avversione per la “causa tibetana” (così come ce la propone Hollywood) e per il Dalai Lama.

    Come di fronte ad ogni versione ufficiale, mi sono mosso alla ricerca di una verità alternativa. Non ero sicuro di trovarne una, ma volevo vedere se il “martirio” del Tibet è così univoco come gli americani vorrebbero far credere. Volevo vedere se i Cinesi possono essere considerati “aggressori” del Tibet come ripetono incessantemente i media legati a Washington e Londra. Questa ricerca è fatta in nome del solo principio che mi caratterizza: la ricerca della verità. E ho trovato delle cose sconcertanti…

    Secoli di aggressioni, stermini, attentati, eccidi, guerre da parte degli occidentali al popolo cinese non fanno parte di questo articolo, ma vale la pena almeno accennarli per puntualizzare che nessun “occidentale” può parlare di aggressione cinese a chicchessia senza prima parlare di torture, umiliazioni, spoliazioni, stermini da parte degli occidentali ai danni dei “musi gialli”. Chiudiamo qui la parentesi su cui magari scriveremo un articolo dedicato.

    L’imperialismo occidentale cerca incessantemente di promuovere la secessione del Tibet dalla Cina. Perfino una certa sinistra in buona fede si fa portavoce (assieme agli organi di informazione dell’Impero) di questa posizione per subalternità o mancanza di conoscenza. E veniamo ai fatti.

    La sovranità cinese sul Tibet ha alle spalle secoli e secoli di storia. Il Tibet è territorio cinese dal tempo in cui in Europa non esistevano ancora gli Stati nazionali. I primi a mettere in discussione la sovranità cinese sul Tibet sono stati i fautori dell’imperialismo britannico. (1)(2)
    Come si legge in un manuale di storia asiatica (uno qualunque), i tentativi di distruggere la sovranità cinese sul Tibet sono la conseguenza di una politica volta allo “smantellamento della Cina”. (3)
    Non sono soltanto i comunisti cinesi a considerare il Tibet parte della Cina. Sun Yat-sen, primo presidente della Repubblica nata dal rovesciamento della dinastia Manciù, ne era convinto. Quando gli inglesi gli chiesero di partecipare attivamente alla Prima Guerra Mondiale per poter recuperare alla Cina i territori che la Germania le aveva strappato, lui rispose: “Voi vorreste strapparci anche il Tibet!”. (4)
    Prima della guerra fredda Washington riconosceva che il Tibet era territori cinese. Ancora nel 1949 il Dipartimento di Stato Americano pubblicò un libro sulle relazioni USA-Cina con una mappa che mostrava tutta la Cina, Tibet incluso dunque. (5)

    Tuttavia, con l’avanzare del Partito Comunista Cinese e quindi con l’avvicinarsi al potere di un chiaro Partito di massa antimperialista, Washington cominciò a manipolare la realtà. Gli inizi di questa manipolazione possono essere rintracciati in una lettera del 13 gennaio 1947 al Presidente americano Truman da parte di Gorge R. Merrel, incaricato d’affari USA a Nuova Dheli. La lettera riguardava la “inestimabile importanza strategica” del Tibet e recitava: “Il Tibet può pertanto essere considerato come un bastione contro l’espansione del comunismo in Asia o almeno come un’isola di conservatorismo in un mare di sconvolgimenti politici”. E aggiunse che “l’altopiano tibetano […] in epoca di guerra missilistica può rivelarsi il territorio più importante di tutta l’Asia”.
    Questi particolari sono tratti da un autore americano per decenni funzionario della CIA. L’Autore evidenzia come il contenuto di questa lettera sia quasi combaciante con la visione imperialistica che aveva a suo tempo l’Inghilterra vittoriana impegnata nel “grande gioco” dell’espansione in Asia. (6)
    Il separatismo tibetano diviene uno strumento dell’imperialismo americano o, meglio, per dirla come il funzionario della CIA, diviene uno strumento degli “interessi geopolitica USA” per costringere il nuovo governo comunista di Mao a disperdere le forze, ponendo quindi le condizioni per un “cambiamento di regime a Pechino”.

    Per portare a compimento questi “interessi geopolitici USA”, vennero addestrati “guerriglieri” nel Colorado e poi paracadutati in Tibet e riforniti per via aerea di armi, munizioni, apparecchiature ricetrasmittenti, ecc. A tali guerriglieri la CIA aggiunge la “collaborazione dei banditi Khampa di vecchio stile”. (7)
    In questo contesto si sviluppa la “rivolta tibetana” del 1959.
    E’ ancora il funzionario della CIA, Knaus, a raccontare i fatti: la rivolta faceva seguito ad un tentativo fallito da parte dei servizi segreti americani di provocare disordini in Cina a partire dalle Filippine; come disse un esponente della CIA, lo scatenamento della rivolta aveva “poco a che fare con l’aiuto ai tibetani”, perché lo scopo era quello di mettere in difficoltà i “comunisti cinesi”. Era la stessa logica che i servizi segreti americani usavano in Indonesia per “aiutare i colonnelli ribelli indonesiani nel loro sforzo di rovesciare Sukarno”, reo di essere troppo tollerante verso i comunisti di quel paese. (8) Come è noto il colpo di Stato verrà portato a termine grazie alla CIA nel 1965, col massacro di centinaia di migliaia di comunisti o di elementi tolleranti verso i comunisti. Sarebbero state meno feroci le forze finanziate e addestrate dalla CIA in Tibet se avesse vinto il separatismo? (9)

    Penso che sia interessante far sapere che fu un agente della CIA a organizzare la fuga del Dalai Lama dal Tibet: questo agente visse più tardi nel Laos “in una casa decorata con una corona di orecchie strappate dalle teste di comunisti morti”, come ci informa un docente americano su una rivista USA. (10)

    Dopo il fallimento in territorio cinese della rivolta tibetana, i servizi segreti americani danno inizio ad una campagna mediatica in occidente.
    Nonostante che il Dalai Lama fosse considerato allo stesso modo dei colonnelli macellai indonesiani, come il capo della rivolta reazionaria anticomunista filo-occidentale, ora viene santificato. Diventa il leader della non violenza. Lo stesso buddismo tibetano diventa una dottrina e una tecnica spirituale sublime. L’industria cinematografica americana si adopera per proporre incessantemente questo falso mito.

    Ma la storia ha dei precedenti. Quando agli inizi del Novecento gli inglesi e la Russia si contendevano il Tibet, regione della Cina, correva voce che lo Zar in persona si fosse convertito al buddismo. (11)

    Oggi, invece, sono la CIA e Hollywood ad essere convertiti al buddismo. Una conversione che ha del miracoloso se si pensa che l’Occidente ha sempre disprezzato il buddismo tibetano come sinonimo di dispotismo orientale, con la sua figura di Dio-Re. Basti ricordare il disprezzo dei padri della cultura occidentale come Rousseau, Herder e Hegel. Fino ai primi anni del 1900 i lama sono considerati una “incarnazione di tutti i vizi e di tutte le corruzioni, non già dei lama defunti”. (12)

    Quando la Gran Bretagna si accinse poi alla conquista del Tibet lo fece in nome della civiltà contro “quest’ultima roccaforte dell’oscurantismo”, per civilizzare “questo piccolo popolo miserabile”. (13)

    Oggi la propaganda americana cerca di rimuovere l’infamia della teocrazia tibetana. Come illustra lo stesso storico Morris, quello che era in carica agli inizi del ‘900 “era uno dei pochi Dalai Lama ad aver raggiunto la maggiore età, dato che la maggior parte di loro veniva eliminata durante la fanciullezza a seconda della convenienza del Consiglio di Reggenza”. (14)

    Stando a quanto affermano Hollywood e la CIA, il buddismo tibetano è divenuto sinonimo di pace e tolleranza, oltre che di elevata spiritualità. Seguendo l’ideologia imperialistica anticomunista occidentale, “i tibetani sono dei superuomini e i cinesi dei subumani”. (15)

    La teocrazia oscurantista tibetana è santificata dai media commerciali americani al servizio degli strateghi militari. La struttura castale si manifesta anche dopo la morte: il corpo di un aristocratico viene cremato o inumato, mentre i corpi della massa vengono dati in pasto agli avvoltoi. Poco tempo fa era l’“International Herald Tribune” che descriveva come durante i funerali di plebei fosse il sacerdote che staccava pezzo per pezzo la carne dalle ossa per facilitare il compito degli avvoltoi.
    La descrizione era minuziosa e seguita da uno studioso che spiegava il tutto in chiave “ecologica”. (16) Lo studioso non chiariva però perché all’equilibrio ecologico doveva contribuire solo il corpo dei plebei.

    Vorrei chiarire la mia posizione: io non condanno queste pratiche disumane perché potrei rimanere vittima della mia cultura italiana; dovrei essere un tibetano per condannarle; ad ognuno la sua cultura. Io condanno il fatto che gli occidentali imperialisti appoggino pratiche così disumane per noi, sostengano movimenti sanguinari come il buddismo tibetano e siano pronti ad inventarsi ogni peggiore frottola (molto meno disumana) su falsi crimini di Cuba, di Saddam, di Pechino e di tutti gli avversari, salvo santificare la reazione più assoluta.

    La Rivoluzione Culturale maoista si era scagliata contro la pratica castale, discriminatrice e violenta. Nel Tibet precedente alla Rivoluzione la teocrazia riduceva in schiavitù o servaggio la stragrande maggioranza della popolazione. Come scrisse uno scrittore radicalmente anticomunista, le riforme realizzate dal 1951 hanno “abolito feudalesimo e servaggio”. (17) La Rivoluzione abolì anche la teocrazia incarnata nel Dio-Re che pretendeva e pretende ancor oggi di essere il Dalai Lama. Fu attuata la separazione tra potere religioso e potere civile.

    La Rivoluzione ha significato per i tibetani l’accesso a diritti umani prima del tutto sconosciuti, un miglioramento del tenore di vita e un sensibile prolungamento della vita media. E ciò è malgrado i media universalmente riconosciuto da tutti gli esperti analisti della regione.
    La Cina di oggi garantisce alla Regione Autonoma Tibetana libertà che non ha mai conosciuto in tutta la sua storia passata e recente. La regione tibetana, oltre ad avere il bilinguismo con prima lingua il tibetano, vede garantiti altri diritti nazionali quali la preferenza a favore dei tibetani e delle altre minoranze nazionali per quanto riguarda l’ammissione all’università, la carriera pubblica, ecc. (18)

    Il santificato Dalai Lama viene insignito del Premio Nobel. Ma cosa chiede questo personaggio che si proclama Dio-Re? “Esige la creazione di un Grande Tibet, il quale includerebbe non solo il territorio che ha costituito il Tibet politico in età contemporanea, ma anche aree tibetane nella Cina occidentale, in larghissima parte perse dal Tibet già nel diciottesimo secolo”. (19) E poi esistono tibetani in Bhutan, Nepal, India. Tutti i loro territori dovrebbero far parte del Grande Tibet. Si tratta della pretesta di Hitler di riunificate nello lo stesso Stato tutti i territori che erano abitati da maggioranza tedesca. Il principio “nazionale” del Dalai Lama è quello di Hitler, con la sola differenza che del nazional-socialismo il Dalai Lama non ha neppure un briciolo di “socialismo”. E’ solo puro nazionalismo esasperato ai massimi livelli.

    Ora, questa santità, Premio Nobel per la Pace, odia profondamente gli uomini che hanno la pelle gialla e parlano il cinese. Un odio viscerale, razzista, tanto che, quando l’India procedette al riarmo nucleare, trovò il suo più fiero sostenitore nel Premio Nobel, il Dalai Lama.
    Ma, ci domandiamo, almeno il multimiliardario Dalai Lama rappresenta il popolo tibetano? Risposta: nemmeno per sogno! E’ perfino il “Libro Nero del Comunismo” a riconoscere che un’elementare analisi storica “distrugge il mito unanimista alimentato dai partigiani del Dalai Lama”. (20)
    Alla liberazione pacifica del Tibet nel 1951, che portò alla caduta del regime teocratico, vi fu una resistenza accanita dei gruppi più reazionari e delle classi dei privilegiati, ma i comunisti poterono contare sull’appoggio della stragrande maggioranza della popolazione civile. Gli autori più anticomunisti e anticinesi del pianeta-Occidente si scagliano così contro la plebe tibetana, colpevole di “essersi collegata subito col regime comunista”; anche i monaci sono dei farabutti che “non esitano ad augurarsi che ‘presto sia liberato’ il Tibet” e che commettono il crimine di fraternizzare con i comunisti e l’esercito Popolare di Liberazione.

    Per questi autori è inconcepibile come il Dalai Lama sia disprezzato non solo dalla maggior parte del popolo, ma anche da ampi settori religiosi tibetani. Ancora nel 1992, nel corso di un suo viaggio a Londra il Dalai Lama è oggetto di manifestazioni ostili da parte della più grande organizzazione buddista in Gran Bretagna, che lo accusa di essere un “dittatore spietato” e un “oppressore della libertà religiosa”. (21)

    Oggi il Dalai Lama continua a sperare in una disintegrazione della Cina come è avvenuto nella tragedia che ha caratterizzato l’URSS. (22)

    Michele – Risiko

    NOTE:
    Le informazioni di questo articolo sono ricavate da Domenico Losurdo, “La sinistra, la Cina e l’imperialismo”, ed. La città del Sole, Napoli.
    La sua opera di informazione è indispensabile sull’argomento.
    (1) Owen Lattimore, 1970, “La frontiera. Popoli e imperialismi alla frontiera tra Cina e Russia”, Einaudi, Torino.
    (2) Jacques Fernet, 1978, “Il mondo cinese. Dalle prime civiltà alla Repubblica Popolare”, Einaudi, Torino.
    (3) Jan Romein, 1969, “Il secolo dell’Asia. Imperialismo occidentale e rivoluzione asiatica nel secolo XX”, Einaudi, Torino.
    (4) Sun Yat-sen, 1976, “L’imperialismo dei bianchi e l’imperialismo dei gialli”, in “I tre principi del popolo”, Einaudi, Torino.
    (5) Herbert Aptheker, 1977, “America Foreign Policy and The Cold War” (1962), Krauss Reprint Millwood, N.Y.
    (6) Jhon Kenneth Knaus, 1999, “Orphans of the Cold War. American and the Tibetan Struggle for Survival”, PublicAffairs, N.Y.
    (7) Come sopra.
    (8) Come sopra.
    (9) Domenico Losurdo, 1999, “La sinistra, la Cina e l’imperialismo”, La città del Sole, Napoli.
    (10) Daniel Wikler, 1999, “The Dalai Lama and the CIA”, in “The New York Review of Books”, 23 settembre.
    (11) James Morris, 1992, “Pax Britannica”, The Folio Society, London.
    (12) Donald S. Lopez Jr., 1998, “Prisoners of Shangri – La. Tibetan Buddhism and the West”, University of Chicago Press, Chicago and London.
    (13) Vedi nota 11.
    (14) Come sopra.
    (15) Vedi nota 12.
    (16) Seth Faison, 1999, “In Tibean ‘Sky Burials’, Vultures Dispose of the Dead”, in “International Herald Tribune, 6 luglio.
    (17) Melvyn C. Goldstein, 1998, “The Dalai Lama’s Dilemma”, il “foreign Affairs”, gennaio-febbraio.
    (18) Seth Faison, 1999, “for Tibetans in Sichuan, Life in the Shadow of Intollerance”, in “International Herald Tribune”, 1 settembre.
    (19) Vedi nota 17.
    (20) Courtois et al., 1998, « Il Libro Nero del Comunismo », Mondaori, Milano.
    (21) Vedi nota 12.
    (22) Vedi nota 17.

  6. #86
    are(a)zione
    Ospite

    Predefinito

    L'appello: il Dalai Lama alla Camera

    La richiesta presentata da 165 deputati. Incerto l'incontro con Prodi. La Cina è contro anche alla visita in Vaticano


    ROMA
    — «Invitiamo il Dalai Lama a parlare davanti all'Assemblea della Camera dei Deputati, nell'Aula di Montecitorio, quando a metà dicembre sarà in visita in Italia». La richiesta è contenuta in una lettera firmata da 165 deputati dell'Intergruppo parlamentare per il Tibet, indirizzata al presidente della Camera, Fausto Bertinotti. L'iniziativa è stata promossa da Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e parlamentare di Forza Italia, e dai deputati Bruno Mellano, della Rosa nel Pugno, coordinatore dell'intergruppo, Zanella (Verdi), Iovene (SD), Motta (Pd), Forlani,(Udc) Zacchera (An), Folena (Rifondazione).
    «Ho pensato che dopo quanto hanno fatto nei mesi scorsi Stati Uniti e Germania per il leader buddista, anche il nostro paese debba dare un chiaro segnale a Pechino. Il presidente Bush gli ha consegnato personalmente la medaglia d'oro del Congresso, la Merkel è stato il primo cancelliere tedesco a riceverlo», spiega Della Vedova. «A pochi mesi dall'arrivo della fiaccola olimpica sulla vetta del-l'Everest, se la visita in Italia del Dalai Lama — continua — dovesse mantenere il consueto cerimoniale, cioè la sola visita ai presidenti di Camera e Senato, l'Italia rimarrebbe indietro rispetto agli altri paesi: bisogna fare molto di più».

    In particolare c'è uno spinoso capitolo Palazzo Chigi. «Il Tibet Bureau di Ginevra — afferma Mellano — ci ha chiesto esplicitamente di richiedere un'udienza al premier Romano Prodi che lo scorso anno non diede seguito alla richiesta e non vide il Dalai Lama. Su internet è partita anche una petizione telematica per sollecitare l'incontro ». Sembra, però, che, anche quest'anno, rimanga la «freddezza» di Prodi, deciso a non incrinare i rapporti con la Cina (che considera il Dalai Lama non un leader spirituale ma un pericoloso separatista).

    Nel 2006 lo ricevettero solo i ministri Bonino e Pecoraro
    e il sottosegretario agli Esteri Vernetti. Infine c'è il delicatissimo aspetto della visita in Vaticano. Su questo punto il riserbo è massimo da parte di tutti gli interlocutori. Perché non più di dieci giorni fa la Cina ha fatto pubbliche pressioni sulla Santa Sede perché non venga confermato l'incontro del leader dei buddisti tibetani con il Pontefice, che dovrebbe avere il carattere di una visita privata. «Ne va delle relazioni bilaterali», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese. E ha aggiunto: «Il Vaticano deve dimostrare sincerità nel migliorare le relazioni con la Cina». Come data, fonti d'Oltretevere avevano parlato del 13 dicembre, ma l'incontro non è stato ancora annunciato ufficialmente. Di recente, il Vaticano ha ammorbidito le sue posizioni verso Pechino, in vista di un miglioramento della condizione dei cattolici nel paese e della questione della nomina dei vescovi.

    Tornando all'Italia, secondo i firmatari della lettera a Bertinotti,
    un gesto significativo potrebbe essere proprio dare la possibilità al Dalai Lama di prendere la parola nell'emiciclo di Montecitorio. Lasciando da parte la storica visita di Giovanni Paolo II (che avvenne a Camere riunite), ci sono alcuni precedenti in proposito: il re di Spagna Juan Carlos, e il leader palestinese Yasser Arafat, che vi tenne un discorso ancora prima di essere insignito del premio Nobel per la Pace. Riconoscimento che il Dalai Lama ha ricevuto nel 1989 e che è il motivo per cui il mese prossimo viene a Roma, dal momento che in Campidoglio parteciperà al settimo summit mondiale dei premi Nobel per la Pace.


    M.Antonietta Calabrò
    22 novembre 2007


    http://www.corriere.it/esteri/07_nov...ba99c53b.shtml

  7. #87
    are(a)zione
    Ospite

    Predefinito

    Il grande saggio ci riprova a raccogliere fondi, fondini e fondette per il suo "Tibet migliore".

  8. #88
    Komunista Estetizzante
    Data Registrazione
    07 Apr 2005
    Località
    Cavriago-Reggio Emilia
    Messaggi
    12,096
     Likes dati
    136
     Like avuti
    1,190
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    Il grande saggio ci riprova a raccogliere fondi, fondini e fondette per il suo "Tibet migliore".
    Il monaco modaiolo prova a prenderci per i fond-elli

  9. #89
    email non funzionante
    Data Registrazione
    11 Sep 2007
    Località
    importante è vincere, non partecipare
    Messaggi
    2,213
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    Il grande saggio ci riprova a raccogliere fondi, fondini e fondette per il suo "Tibet migliore".

    A quando un intervento alla Camera anche di Wanna Marchi?
    il suo tronchetto della felicità o lo scioglipancia hanno la stessa valenza ed efficacia delle amenità di questo santone dal sorriso bonario.
    Almeno la Wanna imbrogliava chi voleva essere imbrogliato, il Lama invece vorrebbe reinstaurare un regime feudale

  10. #90
    email non funzionante
    Data Registrazione
    21 May 2010
    Messaggi
    5,561
     Likes dati
    2
     Like avuti
    4
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Niccolò Visualizza Messaggio
    Tranne i due "viva" finali, sui cui farei dei distinguo, quoto tutto.
    E' vergognoso come da noi in Occidente certi media cercano di presentare la "questione tibetana".
    Io invece sottoscrivo anche quelli.

 

 
Pagina 9 di 40 PrimaPrima ... 891019 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Si vive meglio nel Tibet indiano o nel Tibet cinese?
    Di Red Shadow nel forum Politica Estera
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 15-11-08, 02:51
  2. Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 16-04-08, 17:04
  3. le SS in Tibet
    Di Felix (POL) nel forum Esoterismo e Tradizione
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 03-09-04, 10:22

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito