



Gentile Barsanufio,
nel fare l'affermazione relativa alla schiavitù in Egitto mi sono basata sugli studi accettati in ambito universitario, dal momento che ho una figlia egittologa, discreta conoscitrice di questo settore. Oltre a ciò il fatto mi è stato confermato da una cara amica teologa cattolica specializzata in antropologia, secondo la quale tale verità è cosa nota da sempre anche in ambito di studi ecclesiastici, o almeno lo era all'interno della facoltà teologica da lei frequentata a suo tempo.
Non vedo dove stia il problema, se storicamente, e cioè dai documenti acquisiti e dalla conoscenza approfondita delle civiltà dell'epoca, si è giunti a tale precisa conclusione, che è qualcosa di più di un messaggio ambiguo lasciato in segreteria. Se gli egizi non facevano schiavi, e se il popolo ebraico, allora, come altri popoli, viveva alla periferia delle città egiziane, approfittando delle condizioni economiche prospere del popolo che li ospitava, per quale motivo dovremmo contestare tale realtà? E' molto più logico interpretare il testo biblico correttamente, e cioè allegoricamente, come fanno i rabbini kabbalisti, attraverso la ghematria e il simbolo.
E poi, caro Barsanufio, anche per rester su un piano più prosaico, lei si è mai chiesto dove avessero trovato, gli ebrei "in fuga" tutto l'oro necessario alla fusione per edificare il vitello d'oro da adorare?


Scusi EyesOnly, ma temo lei sia commettendo un grave errore di metodo, e cioè giudicare il passato con gli occhi del presente, sistema sempre sbagliato.
Se lei non fosse un uomo di oggi, e fosse nato 2000 anni fa, gli eventi terrifici descritti nei testi le sembrerebbero del tutto normali, e anzi desiderabili, quantomeno in linea assoluta con le linee sulle quali si conformava la civiltà di allora. Tra un migliaio di anni, o di più, o di meno, gli eventi di oggi potranno apparire, a un nostro postero, orribili, o primitivi, o edificanti, a seconda di come si sarà conformata la civiltà di allora.
Se poi lei, come molti, ritiene di vivere nel migliore e più evoluto dei mondi possibili, allora temo stiamo viaggiando su due parallele che non possono incontrarsi.


e a cosa dovrebbe ridursi? ad aspetti metafisici cm anche etica ed estetica secondo il positivismo logico, o a pseudoscienza che si smarca dalla scienza secondo il criterio di falsificabilità di Popper? oppure ad altro? perchè in gioco non è la fede ma la verità, e la verità una volta dimostrata non ha bisogno della fede.
Il problema sta non dico nella dimostrazione (dato che nella fisica moderna questo termine perde ormai di significato) ma quantomeno in uno straccio di induzione all'osservazione di un fenomeno e alla deduzione successiva funzionale ad una sua spiegazione.
Se non si è in grado di ridurre a ciò questa grande filosofia sistematica che è la teologia stiamo semplicemente parlando di un argomento che non compete a nessuno, proprio cm direbbe Kant.


Cara Papessa,
io ho molto rispetto per gli egittologi, per il loro genitori, e naturalmente per gli studi accettati. Però mi creda sulla parola: qualcosa - poco - ho leggiucchiato anch'io nella vita, e le conclusioni sulla storia dell'Israele antico non sono così certe. Ho quasi il pudore di far menzione a chi ha generato un'egittologa della famosa stele di Meneptah, conservata nel museo del Cairo e risalente, dicono, al 1230 aC: I principi si sono prosternati dicendo: Pace / Tra i Nove Archi non uno ha alzato la testa /Tehenu è devastata, Hatti è in pace / Canaan è spogliata del suo misfatto / Ascalon è deportata: ci si è impadroniti di Gezer / Ianoam è come se non ci fosse più / Israele è annientato e non ha più seme / Haru è vedova davanti all'Egitto / Tutti i popoli sono pacificati. Non è solo il fatto che si nomina Israele a rendere la stele interessante: anche il modo di pacificare i popoli da parte dell'Egitto presenta una sua rilevanza (e anche una sua certa attualità).
Come sempre c'è un vasto spettro di possibilità, che va dall'assolutamente non-storico all'assolutamente storico. Riconosco che il primo estremo tiene scientificamente di più del secondo. Ma penso che un nucleo duro di fatti - naturalmente minimo - vi sia. Da questo minimo fuocherello fattuale si è acceso l'immenso falò dell'interpretazione. Penso che anche Liverani potrebbe concordare su questo :- )
Quanto al vitello d'oro, mi scusi, ma spero che stia scherzando. Potrei risponderle che si trattava dell'oro preso agli egiziani secondo Es 11,2 (spolia aegyptorum), ma sarebbe un ridicolo muoversi all'interno del testo. Sto parlando di nucleo storico minimo e duro e non di precisione del dettaglio.
Grazie, B.










"perchè in gioco non è la fede ma la verità, e la verità una volta dimostrata non ha bisogno della fede."
In gioco qui e' la vita amico mio, e la verita' che interessa a me, non la si "dimostra" come vorrebbero in tanti. Questo e' un inganno.
"le conclusioni sulla storia dell'Israele antico non sono così certe."
Questo e' poco ma sicuro, e lo stesso Weber (autore che ho imparato ad apprezzare), nel suo volume "Giudaismo antico" conferma questa verita'.
Per cui cara Papessa, provi a riparlare di nuovo con la figlia egittologa e con l'amica teologa riguardo alla storia delle tribu' "israeliane" nel periodo preesilico.
Ha ragione Barsanufio, al di la' della lettura allegorica piu' o meno radicale, qui abbiamo sempre a che fare con "nucleo storico minimo e duro ", e meno male direi io, meno male.
ps.
continuiamo a sguazzare abbondantemente in OT.
Se a nessuno questo infastidisce, continuiamo pure, io non mi lamento di certo.
Cordialmente
ps.
Dimenticavo...
O Barsanufio, quando qualcuno ti segnala qualche piccolo errorino (concreto e tangibile), in qualche tuo riferimento piu' o meno ironico, ti prego: accettalo.
Credo faccia bene anche a te.
Grazie
Con rispetto