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Discussione: Donne prete

  1. #141
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    Predefinito Perchè continuare il dibattito?

    Perché continuare il dibattito?

    Recentemente il Papa ha emesso un documento in cui si esclude la possibilità di ammettere le donne al sacerdozio, ed ha affermato che la Chiesa non potrà mai cambiare atteggiamento su questo punto, perché esso fa parte della dottrina cattolica ed è insegnato dalla Sacra Scrittura. Poiché non si può pensare che il Papa sia spinto dal desiderio di discriminare le donne, egli parla evidentemente per un senso del dovere. Cosi stando le cose, che senso ha continuare il dibattito sul sacerdozio femminile, prolungando in tal modo un inutile disagio ?
    I teologi di oggi non sono mai soddisfatti e continuano a mettere in questione certe cose, senza far molto conto di ciò che dice la Chiesa. Non è pensabile che il Papa non sia versato in teologia, e certamente non avrebbe fatto un’affermazione del genere se non fosse corroborata da molte prove.
    Per il bene del popolo di Dio, sarebbe più utile che i teologi fossero pronti a difendere le direttive della Santa Sede, invece di discuterle. A che cosa serve il dibattito teologico, se anziché edificare la Chiesa sconcerta i fedeli e li rende irrequieti ?
    Un obiezione come quella riportata qui sopra è piuttosto sconcertante: perfino un teologo animato dalle migliori intenzioni (e ce n’è qualcuno!) avrà l’impressione che gli si faccia lo sgambetto, perché qui non viene messo in questione questo o quell’altro argomento, ma l’attività stessa del teologo, al quale si dice in pratica che non esiste uno spazio per la ricerca, e che la sua unica funzione è quella di difendere le opinioni espresse dalla Santa Sede. E’ come se si accusasse un medico di aggravare il male, anziché curarlo.
    Eppure io penso che tale obiezione debba essere presa sul serio, e proprio per questo sono pronto ad affrontare la questione di fondo che essa solleva.
    E’ vero. che ci sono stati teologi che hanno creato una certa confusione e che parecchie pubblicazioni teologiche hanno fatto più male che bene; i fedeli ne sono giustamente irritati. Poiché un teologo adempie ad una funzione pubblica nella Chiesa, è giusto che possa essere chiamato a.dar conto del suo operato.
    Il punto cruciale sembra questo: i teologi hanno il dovere di mettersi immediatamente in riga, quando Roma pubblica un documento? Più specificamente: esiste uno spazio sufficiente per continuare la discussione sui ministeri femminili, nonostante il documento romano del 27 gennaio 1977 ("Inter Insigniores")? La risposta a queste domande dipende in larga misura dalla funzione che si attribuisce alla ricerca teologica. Se si parte dal. principio che la teologia ha soltanto la funzione di dare una giustificazione intellettuale alla "linea del partito", la risposta è ovvia; se però si ritiene che il suo compito sia quello di cercare la verità, allora le cose cominciano a complicarsi.
    In effetti la teologia è precisamente al servizio della verità; essa e per definizione una riflessione sulla verità rivelata, ed ha il dovere di aderire alla verità in qualsiasi forma si presenti. Il Concilio Vaticano I (1869-70) ha dato un esplicito avallo a questa ricerca della verità, asserendo fiduciosamente che non può esserci.contrasto tra la verità rivelata e quella conosciuta per altre vie. E la ragione è ovvia: poiché Dio è autore di ogni verità, non può contraddirsi; e in quanto la teologia e fedele alla verità, non può mancare di essere: fedele a Dio ed alla sua rivelazione. ( 1 )
    La cosa è semplice in teoria, ma in pratica porta spesso a conflitti o per meglio dire in pratica avviene che si arriva alla verità solo dopo dibattiti teologici molto serrati. I1 magistero dà le direttive in materia di dottrina e di morale, ma se tali direttive non sembrano essere in armonia con la verità così come la vede il teologo, sorge un conflitto. I1 teologo sarà obbligato in coscienza a continuare a cercare la verità, e talvolta egli può non essere d’accordo e anche esprimere il suo dissenso; ciò fa parte della funzione che il teologo svolge nella Chiesa.
    Un conflitto con il Santo Padre?

    E’ spiacevole che le discussioni teologiche entro la Chiesa possano confondere le idee alla gente o dar l’impressione che ‘la comunità ecclesiale stia perdendo la sua unità di fede, dopo la pubblicazione di un documento come quello sopra citato sul sacerdozio femminile, ci sarà chi considererà la discussione su tale argomento come un conflitto tra il Papa da un lato ed alcuni teologi ‘ribelli’ dall’altro, e potrà perfino interpretarla come una sfida ed un rifiuto di sottomettersi al magistero ufficiale. Una pubblicazione come questa potrà addirittura apparirgli come una ribellione alla supremazia del Santo Padre!
    Ma siccome un interpretazione simile sarebbe de tutto errata, vorrei precisare qual è il mio ruolo come teologo cattolico.
    Il Concilio Vaticano II ha cosi. descritto quello che e un atteggiamento corretto verso l’insegnamento del Papa: "Questo religioso rispetto di volontà e di intelligenza lo si deve in modo particolare prestare al magistero autentico del romano pontefice, anche quando non parla ex cathedra; in modo tale cioè che il suo supremo magistero sia con riverenza accettato, e con sincerità si aderisca alle sentenze da lui date, secondo la mente e la volontà da lui manifestata, la quale si palesa specialmente sia dalla natura dei documenti, sia dal frequente riproporre la stessa dottrina, sia dal tenore dell’espressione verbale." (Lumen Gentium, 25)
    Da un punto: di vista strettamente legale, si può osservare che il documento riguardante il sacerdozio femminile è una dichiarazione firmata e pubblicata dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, che aveva avuto l’approvazione di Paolo VI in un udienza del 15 ottobre l976. Secondo l’interpretazione ecclesiastica comune, dichiarazioni dottrinali del genere da parte di questa Congregazione non impediscono ulteriori dibattiti. In almeno due interpretazioni ufficiali fu affermato che tali documenti "non intendono affatto impedire agli studiosi cattolici di approfondire l’argomento e, dopo avere accuratamente valutato le ragioni di entrambe le parti, di aderire all’opinione contraria... " (27 giugno 1927); e che "tali decisioni non precludono in alcun modo uno studio ulteriore, veramente scientifico, della questione" (16 gennaio 1948). Ancor prima del Vaticano II, era generalmente ammesso che questa interpretazione doveva estendersi a tutti i documenti dello stesso tipo i quali, per la loro stessa natura, non escludono ulteriori approfondimenti. ( 2).
    Durante il Concilio Vaticano II la questione della liberta della discussione teologica fu incorporate nelle dichiarazioni conciliari. L’opinione pubblica, che ha come necessario elemento costitutivo la liberta di espressione, svolge una precisa funzione, quella di promuovere il dialogo nella Chiesa. (3) La Costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo si riferisce proprio a ta1e opinione teologica quando dice: "Sia riconosciuta ai fedeli, sia ecclesiastici che laici, la giusta libertà di ricercare, di pensare, di manifestare con umiltà e coraggio la propria opinione nel campo in cui sono competenti. " (Gaudium et Spes, 62). In altre parole, il magistero ordinario non esclude la libertà di espressione. Che ciò sia stato riconosciuto nello stesso Concilio può essere dimostrato dai cambiamenti nella bozza (10 novembre 1962) che conteneva la seguente frase ripresa dall’enciclica Humani Generis: "Se i Sommi Pontefici (nel magistero ordinario) deliberatamente danno un giudizio su una questione fino allora controversa, dovrebbe essere chiaro a tutti che secondo la mente e la volontà dei Papi la questione non più più venire pubblicamente discussa dai teologi". Questa frase però è stata eliminata dal testo finale (4), e l’implicazione è ovvia.
    Nella loro lettera pastorale del 22 settembre 1967 i vescovi tedeschi parlarono a lungo del problema posto da dichiarazioni difficili del magistero ordinario. Essi riconoscono che in tale magistero ordinario ‘la Chiesa può essere soggetta all’errore, e di fatto talvolta ha errato", ed affermano che, a certe condizioni, i singoli fedeli possono trovarsi in disaccordo con questo magistero ordinario, e che "in alcune circostanze si dovrebbe spiegare ai fedeli la natura e l’ambito limitato di questi pronunciamenti provvisori (del magistero)". Le condizioni menzionate dai vescovi tedeschi erano la gravità della materia, le competenza del giudizio ed una prudente applicazione pastorale. (5)
    Dopo essermi indugiato su alcuni degli aspetti legali (forse troppo a lungo, ma ciò era pur necessario), vorrei ora soffermarmi in particolare sullo spirito dell’obbedienza teologica. Quando la Chiesa domanda "un religioso rispetto di volontà e di intelletto" non ci chiede di rinunciare a pensare, ma domanda un servizio ben più prezioso, e cioè l’onesto sforzo di servire la fede con tutte le nostre energie intellettuali. Parlando dell’obbedienza, il Concilio Vaticano II chiede proprio questo impegno totale: " mettano a disposizione tanto le energie della mente e della volontà, quanto i doni di natura e di grazia, nell'esecuzione degli ordini e nel compimento degli uffici loro assegnati" (Perfectae Caritatis, 14). Perciò una lealtà rettamente intesa verso la verità ma anche verso il magistero richiede una disponibilità all’approfondimento, piuttosto che la pura e semplice prontezza nell’esecuzione. Quella che all’inizio poteva apparire come un’opposizione può dimostrarsi in seguito una cooperazione attiva tra il magistero e i teologi, per una migliore formulazione della dottrina. I teologi svolgono un ruolo importante in quella continua riforma "della quale la Chiesa ha sempre bisogno", una riforma che riguarda anche eventuali carenze nel modo in cui l’insegnamento della Chiesa e stato formulato (Unitatis Redintegratio, 6). Anziché parlare di un conflitto tra il magistero ed un’opinione teologica dissenziente, si dovrebbe piuttosto pensarli come elementi di un dialogo vivo, entrambi egualmente necessari per la riforma della Chiesa.
    Il Papa stesso vede in questa luce questa reciproca influenza tra l’autorità del magistero e l’approfondimento teologico. Nell’allocuzione del 1 ottobre 1966 ad un simposio di teologi diceva infatti: I1 magistero ritrae un grande vantaggio da una ricerca teologica fervida ed industriosa e dalla cordiale collaborazione dei teologi... Senza l’ausilio del la teologia il magistero sarebbe certamente in grado di preservare e tramandare la fede, ma giungerebbe solo con difficoltà a quella alta e piena conoscenza che gli e necessaria per svolgere la sua missione; esso è ben consapevole di non godere di una rivelazione o carisma di ispirazione, ma soltanto dell’assistenza dello Spirito. (6) Un episodio interessante su come la teologia e il magistero si influenzino reciprocamente e riportato da G. Baum:
    "L’11 luglio 1966 Paolo VI si rivolse ad un simposio teologico che si teneva a Roma sul tema del peccato originale. Nel suo discorso il Papa ribadiva che i teologi cattolici devono sostenere che il peccato universale in cui nasce l’uomo è conseguenza della disobbedienza di quel singolo uomo che fu Adamo. Essi devono quindi difendere il principio che tutta l’umanità discende da un solo antenato. Secondo quanto riferì la stampa, i teologi presenti fecero osservare al Santo Padre che il simposio aveva per l’appunto approfondito tale questione, e che i dati attualmente disponibili non consentivano,di fare affermazioni categoriche sull’esistenza di un unico antenato, Adamo. Quando l’allocuzione del Papa venne pubblicata dall’Osservatore Romano del 15 luglio, il testo aveva subito modifiche significative: invece di parlare di Adamo come persona singola il testo si riferiva semplicemente ad Adamo, 1asciando spazio ad un’interpretazione più ampia di ciò che questo nome rappresenta.
    Tale episodio e estremamente significativo, e non ne conosco altri analoghi. Si deve essere grati ai teologi che, da "servi fedeli", fecero il loro dovere, e si deve essere altresì grati al Papa per avere riveduto il suo giudizio, dopo avere fatto pubblicamente una diversa affermazione. C’è qui l’introduzione di un dialogo nell’esercizio del magistero. Caso mai ciò che può preoccupare e l’aspetto incidentale dell’episodio: che cosa sarebbe avvenuto se quei teologi fossero stati pavidi? Al giorno d’oggi le questioni teologiche e dottrinali sono diventate cosi complesse che una persona, da sola, non è più in grado di esaminare tutto il materiale che dovrebbe essere studiato. . . " (7)
    La dichiarazione sul sacerdozio femminile e fondamentalmente, un documento redatto da alcuni teologi che il Papa aveva incaricato di studiare la questione. Paolo VI ha approvato le loro conclusioni e ha ordinato che il documento venisse pubblicato con la sua approvazione; perciò esso merita tutto i1 rispetto dovuto a documenti del genere. Se nonostante ciò io ritengo mio dovere esprimere il mio disaccordo sugli argomenti biblici e teologici ivi esposti, non e per oppormi al Santo Padre o minimizzarne l’autorità; ma è perché l’argomento è così importante e ha tali implicazioni pastorali che uno studioso della Sacra Scrittura non può tacere. A me sembra che le conclusioni teologiche del documento siano del tutto inaccettabili, e che quindi nuocciano alla Chiesa; e offro questa mia opinione nello spirito di quella lealtà intellettuale sopra citata.

    Testo originale inglese: Did Christ Rule Out Women Priests? di John Wijngaards, McCrimmons, Great Wakering 1977.
    Edizione indiana, ATC, Bangalore 1978. Edizione olandese, KBS, Brugge 1979.
    Traduzione italiana di E. L. Lanzarini, 1981.

  2. #142
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    Predefinito

    Ciao V.c.

    Avevo piacere di sentire altre campane.

    Posso sapere l'origine di tale testo, ovvero il sito da dove esso è tratto?

    Se permetti ne allego uno anche io. Essendo di provenienza da parte della Chiesa Cattolica, ha maggior ufficialità del tuo.

    Facciamo che a parlare a nome della Chiesa Cattolica, sia la Chiesa stessa?

    Il dibattito Teologico è fondamentale. Diciamo che per sua tendenza di muoversi tra ipotesi "per assurdo" , compito dell'Ortodossia è quello di delimitare un poco di ambiti.

    http://www.patriarcato.venezia.it/pa...97/Sacdonn.htm


    PUBBLICATO DALL’OSSERVATORE ROMANO IL 31.I.97, 8-9



    Congregazione per la Dottrina della Fede (a cura di), “Dall’Inter insigniores all’Ordinatio sacerdotalis”. Documenti e commenti,

    Roma, LEV 1996

    Conferenza stampa presso la Sala della Stampa Vaticana

    24 gennaio 1997



    1.- Il volume, dal titolo “Dall’ Inter insigniores all’ Ordinario sacerdotalis”. Documenti e commenti”, curato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede[1], presenta un articolato itinerario a partire da tre interventi magisteriali. Il primo è costituito dalla “Dichiarazione Inter insigniores circa la questione dell’ammissione delle donne al sacerdozio”[2]; il secondo è la Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II: “Ordinatio sacerdotalis sull’ordinazione sacerdotale da riservarsi soltanto agli uomini”[3] ed il terzo è la: “Risposta al dubbio circa la dottrina della Lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis”[4]. Il testo presenta, inoltre, una doppia serie di commenti. La prima è costituita da tre interventi di presentazione dei tre documenti citati, apparsi senza firma sull’“Osservatore Romano” e segnalati dalla Congregazione. La seconda serie raccoglie due gruppi di articoli (rispettivamente del 1977 e del 1993) a firma di teologi sulla «Inter insigniores».

    Siamo, quindi, in presenza di un volume costruito sui pronunciamenti del magistero circa la non ammissibilità della donna al sacerdozio ministeriale, e nello stesso tempo teso a fornire, attraverso la responsabilità di teologi e studiosi, un approfondimento delle ragioni che hanno spinto il Magistero stesso ad intervenire, per ben tre volte in 18 anni, su questo delicato aspetto della prassi e della dottrina cristiana[5].



    2. La genesi storica dei primi due interventi del Magistero è legata all’iniziativa di altre confessioni cristiane di ammettere, in maniera differenziata, le donne all’esercizio del ministero sacerdotale. Il terzo intende rispondere alla domanda, presente nella letteratura teologica cattolica e non cattolica dopo la pubblicazione di Ordinatio sacerdotalis, se la dottrina ivi proposta sia da tenersi in modo definitivo come appartenente al deposito della fede [6].



    3. In sostanza, che cosa propongono questi interventi magisteriali?

    Asseriscono che la Chiesa non ha il potere di modificare la prassi, ininterrotta da duemila anni, di chiamare al sacerdozio ministeriale solo gli uomini, in quanto essa è voluta direttamente da Gesù. È il nucleo centrale della tesi sostenuta da «Inter insigniores», ribadita da Giovanni Paolo II[7], nonché dal Catechismo della Chiesa cattolica[8], i cui termini sono ripresi, in maniera organica e autorevole, da «Ordinatio sacerdotalis»[9]. In quest’ultima il Santo Padre, in virtù del ministero di confermare i fratelli, con una dichiarazione formale, afferma che la Chiesa cattolica non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale. Questa sentenza non ha un valore meramente disciplinare ma dottrinale e dev’essere tenuta in modo definitivo perché, come precisa la Congregazione per la Dottrina della Fede nella Risposta al dubbio, è proposta infallibilmente dal Magistero ordinario ed universale in quanto fondata nella Parola di Dio scritta e costantemente conservata ed applicata nella tradizione della Chiesa.



    4. Vorrei in questa sede limitarmi a riprendere qualche argomento saliente circa il pronunciamento del Magistero e il suo obiettivo carattere non discriminatorio nei confronti delle donne, contenuti negli studi che fanno parte del volume in esame.

    Mi riferisco agli articoli “Significato per noi, oggi, dell’atteggiamento del Cristo e della prassi degli Apostoli” di A. L. Descamps[10] e quello di Hans Urs von Balthasar intitolato “L’ininterrotta tradizione”[11]. Accenno, soltanto, il loro contenuto, lasciando ad una attenta lettura il percorso delle argomentazioni. Si tratterebbe di approfondire, da una parte, l’interpretazione della decisione di Gesù di scegliere i dodici soltanto tra gli uomini proposta da Descamps, e, dall’altra, la riflessione di von Balthasar sulla imprescindibile dimensione antropologica del nostro tema, a partire dal significato della differenza sessuale. Sono questi i punti salienti cui si rifanno anche quanti, in diverso modo, resistono al pronunciamento del magistero sulla non ammissibilità della donna al sacerdozio ministeriale[12]. Descamps risponde, in modo acuto, alla obiezione secondo cui Gesù - il cui comportamento nei confronti delle donne è unanimemente ritenuto innovativo e controcorrente - col suo atto di chiamare tra i dodeka solo gli uomini non “ha potuto” escludere, in maniera definitiva, le donne dal sacerdozio ministeriale e che, quindi, l’ininterrotta tradizione potrebbe essere mutata senza venir meno alla volontà di Cristo. È difficile in questa sede entrare nel dettaglio dell’argomentazione di Descamps (il suo testo è breve e, benché bisognoso di attenta lettura, chiaro ed accessibile). Egli riconosce che non basta constatare la materialità di un fatto, che in sé non ha bisogno di essere dimostrato, ma è necessario scoprirne il senso. Nel nostro caso si tratta di capire quale senso Gesù ha dato alla decisione di chiamare solo uomini-maschi a costituire il Collegio dei Dodici. In quale misura l’ha voluto, cosa ha veramente voluto? Inoltre, qual’è il significato di questa scelta di Gesù? Secondo Descamps, interpretando accuratamente i fatti e gli indizi in nostro possesso, la scelta di Gesù non può essere compresa opponendo, come in un dilemma, le circostanze da una parte e l’impatto creativo (genio) di Gesù dall’altra. Facendo ricorso ad una distinzione di Guitton tra lo “spirito” (apporto originale di una personalità) e la “mentalità” (attraverso la quale le circostanze incidono ma vengono anche superate dalla creatività dello spirito), Descamps mostra come la verità storica della scelta di Gesù esprime con chiarezza la sua intenzione positiva di riservare il sacerdozio ministeriale agli uomini. Analoghe considerazioni si possono estendere alla decisione degli apostoli prima e della prassi costante della Chiesa d’Occidente e d’Oriente poi.

    Ma come rispondere a chi obietta che tutto ciò non implica necessariamente che l’intendimento di Gesù e dei suoi Apostoli abbia un valore prescrittivo per tutti i tempi? Descamps mostra che tale prassi possiede un carattere dottrinale perché è un elemento che appartiene al costituirsi della Rivelazione. Il disegno di Dio non è un insieme di idee astratte, né è riducibile ad un processo storico in continua evoluzione. E’, invece, un’opera, un intreccio di Evento e di Parola che ha il suo culmine in Gesù Cristo stesso. La scelta di Gesù è pertanto normativa perché costituisce un elemento essenziale della Rivelazione oggettivamente compiutasi con gli Apostoli. La Chiesa ne è ben cosciente a partire dal II secolo.

    Non è d’uopo in questa sede entrare nelle delicate argomentazioni con cui Balthasar si interroga sul significato antropologico dell’uomo-donna e della differenza sessuale[13]. Egli è ben consapevole del fatto che nessuna lettura storicistica della Scrittura può produrre per sé sola una tesi a favore o contro l’ammissione delle donne al sacerdozio. La Scrittura deve essere letta all’interno del soggetto vivente che è la Chiesa, nel rispetto della Tradizione e, quindi, in ultima analisi, mediante l’interpretazione autentica che di essa può farne il Magistero. In quest’ottica, Balthasar accoglie il contenuto centrale di Inter insigniores basato sulla volontà di Gesù Cristo. La sua preoccupazione però è quella di approfondirne la dimensione antropologica. Siamo solo agli inizi di questa riflessione, quindi si capisce molto bene che il magistero fin da «Inter insigniores», pur facendo riferimento e spronando i teologi alla ricerca in questo campo, giustamente affermi che il Suo pronunciamento può essere facilitato nella comprensione da simili indagini, ma non poggia la sua autorevolezza su di esse. Tuttavia il Balthasar fa emergere, a mio parere in maniera profonda e forse, a tutt’oggi, ineguagliata se non dall’originale Magistero di Giovanni Paolo II in questo ambito[14], come il movimento di promozione della donna, per pensare in modo adeguato l’eguaglianza e dare spazio alla pari dignità dell’uomo e della donna, debba pensare fino in fondo la differenza[15]. Perché, come le scienze psicologiche del profondo hanno mostrato, ciò che è difficilmente pensabile e, in ultima analisi, forse, non è del tutto rappresentabile è proprio la differenza sessuale. In modo particolare Balthasar rende conto del fatto che la donna tiene sempre il posto dell’altro e, perciò, sempre e comunque la donna più che l’uomo è segno della presenza di Dio all’interno della famiglia umana. Questo fatto limita il sacerdozio ministeriale, senza sminuirne il valore sacramentale-simbolico, alla funzione di rappresentanza in persona Christi. In questo preciso senso, il sacerdozio ministeriale è obiettivamente vincolato al genere maschile di Gesù. Tuttavia, esiste solo per il popolo di Dio.

    A tutto il popolo santo di Dio appartiene la dimensione femminile, che Balthasar ama chiamare mariano-giovannea. Esso spiega il sacerdozio comune (sacrificium internum) e possiede, alla fine, un primato oggettivo rispetto alla dimensione petrina legata al sacerdozio ministeriale (sacrificium externum), il cui significato è comprensibile, appunto, solo in relazione al popolo di Dio come tale.



    5. La presentazione di questo volume, che costituisce ormai un punto di riferimento obbligato per quanti siano interessati a comprendere un aspetto significativo della dottrina cattolica, può essere l’occasione per fare qualche considerazione sulla questione, oggi più che mai decisiva, della libertà, cui si lega intimamente quella della dignità della persona, dei suoi diritti e dei suoi doveri.

    I Documenti in questione affermano che la Chiesa “non si considera autorizzata ad ammettere le donne all’ordinazione sacerdotale”[16], ovvero che “non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale”[17]. Mai il Magistero ha detto che la Chiesa non vuole compiere questa scelta, ha sempre affermato che non può compierla: essa non ha il potere di compierla se vuol essere fedele a se stessa.

    La Chiesa non ha quindi il potere di ammettere le donne a partecipare al potere proprio del sacerdozio ministeriale. Cosa implica questo dato? Non è forse un invito a considerare attentamente quale sia la vera natura del potere, della sua genesi e del suo esercizio? Nella Chiesa il potere nasce dall’obbedienza a Gesù Cristo, Figlio di Dio, egli stesso fattosi obbediente al Padre, per la potenza dello Spirito, fino alla morte di croce. Per la Chiesa, come per il Suo Signore, il potere implica una libertà la cui radice ultima non è a propria disposizione, non è in proprio potere. A ben vedere siamo qui in presenza di un dato costitutivo della libertà finita, e quindi del potere, in generale. L’uomo e le comunità umane sono veramente liberi solo se abbracciano i dati essenziali, previ ed inalterabili, da cui sono costituiti. La genesi, la natura e l’esercizio della libertà si radicano nella natura dell’uomo e della comunità. Oggi assistiamo ad un fatto paradossale: la libertà è sulla bocca di tutti, in un certo senso essa è enfatizzata come e forse più di quanto lo fosse la parola ragione il secolo scorso, eppure, nello stesso tempo, non si può negare una grave crisi della libertà. Essa è come sospesa, quasi incapace di cogliere l’oggetto che desidera e sceglie. Quanto alla libertà, l’uomo contemporaneo assomiglia ad un atleta di salto in alto che dopo la rincorsa, una volta staccatosi da terra, resti sospeso, per uno strano incantesimo, sopra l’asticella. La libertà oggi sembra sospesa ad una strutturale incapacità, al punto che non pochi filosofi hanno teorizzato la necessità di volere non volere. Questa situazione di stallo della libertà non deriva proprio dal fatto che essa è fatta coincidere con la capacità di scelta, come se il libero arbitrio dell’uomo fosse assoluto, fosse tutta la libertà? Non è questo un modo per negare l’originaria dipendenza dell’uomo dal suo Creatore? Dipendenza inscritta nella sua natura, ma anche nell’obiettiva precedenza della realtà sul nostro io. Dio e realtà sono i fattori che, attraverso il desiderio, inteso in senso pieno (San Tommaso lo chiamava amor naturalis), mettono in moto la libertà. Senza questo livello originario di dipendenza è impossibile parlare di piena libertà! Quanto questi fattori, che la libertà non produce ma incontra come già dati, siano costitutivi del desiderio appare chiaro considerando le patologie dell’autismo o, su altra scala, il rischio di autodistruzione che attanaglia oggi le democrazie liberali.

    Ora, che la Chiesa nell’autocomprensione di se stessa, perché alla fine di questo si tratta nella questione della non ammissibilità delle donne al sacerdozio ministeriale, accetti di autolimitarsi, obbedendo al Suo fondatore, non può essere fecondo per l’uomo e la comunità? Come? Suggerendo la necessità di pensare fino in fondo concetti essenziali come quello di libertà e di potere. Anche questo può essere un elemento da mettere in gioco nell’interessante indagine sul credere e le sue ragioni oggi in atto anche nel mondo “laico”.

    Non poche sono le implicazioni contenute in queste considerazioni. Mi limito ad accennarne solo una. La concezione della libertà appena suggerita porta ad affermare la dignità della persona senza farla dipendere, in ultima analisi, dal potere di compiere o non compiere certi atti, di prendere o di non prendere certe decisioni, in una parola senza vincolarla ad un ruolo. Perché allora non vedere nella fedeltà della Chiesa al Suo Signore quanto alla scelta di soli uomini per il ministero ordinato, un invito a volgersi in altre direzioni per promuovere l’autentica dignità della donna, anche nella Chiesa? Credo che la strada maestra sia rappresentata dall’approfondimento antropologico del vero significato della differenza dell’uomo-donna. È perciò positivo che il dibattito attuale sulla questione femminile si ponga in termini di reciprocità (anche se l’uso di questa parola non è sempre libero da ambiguità), evolvendo rispetto alle anteriori fasi dell’emancipazione e della separatezza[18].



    6. Per concludere si può osservare che il carattere definitivo del pronunciamento del Magistero sulla questione della non ammissibilità della donna al sacerdozio si fonda, a sua volta, sulla natura propria della libertà e del potere nella Chiesa. La proclamazione autorevole e definitiva della verità Le è possibile proprio in forza della sua dipendenza originaria. A ben vedere vi è in questo un grande ed universale insegnamento riguardo alla necessità di una moralità del pensare. Forse è proprio questa moralità del pensare che spesso sfugge a taluni cultori, anche cattolici, delle discipline scientifiche. Dovrebbe invece essere recuperata, in una cultura come quella contemporanea, così sensibile a tutta la gamma di significati della libertà. La solidità del pensiero infatti non è legata soltanto alla forza intuitiva e al rigore logico che rappresentano, in un certo senso, le condizioni intrinseche della sua verità. Essa dipende anche dalla sua capacità di adeguarsi alla realtà, ponendosi, senza illusori progressismi ma anche senza preconcetti disfattismi, al servizio dell’autocoscienza della verità che uomini e popoli possono elaborare nel loro cammino su questa terra.



    + Angelo Scola

    Vescovo Emerito di Grosseto

    Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense



    LA QUESTIONE DELLE DONNE CARDINALI



    La questione è più ampia: può un laico essere cardinale? Non ci sono problemi alla partecipazione dei laici negli organi consultivi del ministero gerarchico della Chiesa (CIC al c. 228). Tuttavia il CIC (al c. 349) afferma che il collegio dei cardinali ha come prima missione “l’elezione del Romano Pontefice”. Questa elezione comporta l’esercizio della sacra potestas, perché implica l’accoglienza autorizzata dell’eletto nella sede di Pietro all’interno della comunione episcopale. Nessun laico può dare ciò che non ha: non possono, quindi, comunicare con efficacia la comunione episcopale. Tranne sostanziale cambiamento dell’attuale identità del cardenalato, un fedele laico non potrà diventare cardinale.

    Due obiezioni storiche:

    - La partecipazione dei laici nell’elezione dei vescovi in passato (cfr privilegi dei re ad esempio), implicava sempre un secondo passo di nomina legittima. Nel caso dell’elezione del papa, questo non succede: l’elezione dei cardinali ha bisogno soltanto dell’accettazione del candidato e della sua ordinazione episcopale, se non è ancora vescovo.

    - Il caso dei cardinali clerici non ordinati, che avevano diritto di elezione del papa, dipende di una mancanza di chiarezza nei confronti dei rapporti tra sacra potestas e giurisdizione. Il Vaticano II, invece, integra questa seconda nell’ambito di un chiaro insegnamento sul ministero episcopale: il successore di Pietro è il vescovo di Roma.



    (Tratto dal voto di Alfonso Carrasco Rouco)

    LA QUESTIONE DEL DIACONATO DELLE DONNE





    Un punto legato al sacerdozio femminile, che per il momento richiede molta attenzione, è la discussione sul diaconato della donna... Basti solo un accenno: introdurre un diaconato sacramentale, non sembra rispettare la profonda differenza fra diaconi e diaconesse. I compiti delle diaconesse e la loro immagine nella Chiesa antica si distinguono essenzialmente da ciò che sappiamo dei diaconi; si guardino, per esempio, le preghiere di consacrazione, abbastanza diverse da quelle dei diaconi. Nella Chiesa greca i diaconi facevano parte della “ierosúne”, della gerarchia sacerdotale, le diaconesse invece no.

    Poi bisogna notare che , secondo la dottrina del Vaticano II, il diaconato fa parte del sacramento dell’ordine, che trova nell’episcopato la sua pienezza; il diaconato sacramentale non può uscire da questo contesto. Introdurre dei “diaconi femminili”, sacramentalmente ordinati, avrebbe lo stesso effetto provocato qualche tempo fa nella Comunione anglicana e nella Chiesa vecchia-cattolica di Germania: sono state l’avanguardia del sacerdozio femminile. Introdurre invece un diaconato “non sacramentale”, analogo al ministero delle diaconesse nella Chiesa antica, condurrebbe non solo ad un anacronismo, ma anche ad una situazione sentita come discriminante: la diaconessa come diacono imperfetto.



    (Tratto da M. HAUKE, Il sacerdozio della femminile nel recente dibattito teologico, Rivista di Teologia di Lugano 1 (1996) 2, 279-280).

    Nota sull’infallibilità del Magistero





    “Dio stesso, dunque, l’assolutamente infallibile, ha voluto dotare il suo Popolo nuovo, che è la Chiesa, di un’infallibilità partecipata, circoscritta alla cose riguardanti la fede e i costumi; essa appunto si verifica quando tutto il Popolo di Dio ritiene senza incertezze qualche punto dottrinale attinente a tali cose...

    Tuttavia, per istituzione divina, ammaestrare i fedeli autenticamente, cioè con l’autorità di Cristo a diverso titolo loro partecipata, è competenza esclusiva di questi Pastori, successori di Pietro e degli altri Apostoli; per questo, i fedeli, lungi dal limitarsi ad ascoltarli semplicemente quali esperti della dottrina cattolica, son tenuti ad aderire al loro insegnamento impartito in nome di Cristo, proporzionatamente all’autorità che possiedono e che intendono esercitare (cfr LG 25)...”



    Mysterium Ecclesiae 2







    “Ma nell’esercizio della loro funzione i Pastori della Chiesa sono convenientemente assistiti dallo Spirito Santo; e questa assistenza raggiunge il vertice, quando ammaestrano il Popolo di Dio in modo tale che, per le promesse di Cristo a Pietro e agli altri Apostoli, il loro insegnamento è necessariamente immune da errore.

    Questo si verifica quando i Vescovi dispersi nel mondo, ma in comunione di magistero col Successore di Pietro, convergono in un’unica sentenza da ritenersi come definitiva (cfr LG 25). Lo stesso avviene ancora in modo più evidente, sia quando i Vescovi con atto collegiale - come nel caso dei Concili ecumenici - unitamente al loro Capo visibile definiscono che una dottrina dev’esser ritenuta, sia quando il Romano Pontefice «parla ex cathedra, quando cioè, nell’adempimento dell’ufficio di pastore e dottore di tutti i cristiani, con la sua suprema potestà apostolica definisce che una dottrina sulla fede o sui costumi dev’esser tenuta dalla Chiesa universale» (cfr Pastor Aeternus 4).

    Secondo la dottrina cattolica, l’infallibilità del Magistero della Chiesa si estende non solo al deposito della fede, ma anche a tutto ciò che è necessario perché esso possa esser custodito od esposto come si deve... «Si devono credere con fede divina e cattolica tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio scritta o trasmessa, e che dalla Chiesa, con solenne giudizio o nel magistero ordinario e universale, sono proposte a credere come divinamente rivelate» (cfr Dei Filius 3)”.

    Mysterium Ecclesiae 3











    ATTENZIONE: SECONDO IL TESTO IL CASO DELL’ORDINATIO SACERDOTALIS SAREBBE IL CASO NORMALE DELL’INFALLIBILITA’



    [1] CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dall’Inter insigniores all’Ordinatio sacerdotalis. Documenti e commenti, Città del Vaticano 1996, 216.

    [2] Pubblicata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 15 ottobre 1976, con l’approvazione e per disposizione di Papa Paolo VI.

    [3] Pubblicata il 22 maggio 1994.

    [4] Resa pubblica, con l’approvazione e per disposizione di Giovanni Paolo II dalla stessa Congregazione per la Dottrina della Fede il 28 ottobre 1995.

    [5] Di utile consultazione per la completezza dell’analisi della letteratura principale sul tema sono:: M. HAUKE, Die Problematik um das Frauenpriestertum vor dem Hintergrund der Schöpfungs -und Erlösungsordung, Paderborn 1986 (trad. inglese: Women in the Priesthood?, San Francisco 1988); ID., Il sacerdozio femminile nel recente dibattito teologico, in Rivista Teologica di Lugano (1996) 2, 257-281.

    [6]Così Paolo VI chiedeva esplicitamente alla Congregazione per la Dottrina della Fede di elaborare quella che poi sarà la Dichiarazione «Inter insigniores», dopo uno scambio epistolare con l’Arcivescovo di Canterbury (Coggan). Questi, in seguito al Sinodo generale della Chiesa anglicana del Canada riunito a Quebec nel 1975, lo informava di come, lentamente ma costantemente, all’interno della comunione anglicana si diffondesse la convinzione che non esistano obiezioni, sul piano dei principi, all’ordinazione sacerdotale delle donne. Analogamente la «Ordinatio sacerdotalis» viene pubblicata da Giovanni Paolo II nella Solennità di Pentecoste come pronunciamento definitivo sulla impossibilità dell’ammissione delle donne al sacerdozio ministeriale, dopo che la comunione anglicana aveva preso la decisione di ammettere le donne al sacerdozio.

    Non possiamo dimenticare, però, come questa problematica dipenda di fatto dalla questione femminista. Sul movimento e le problematiche femministe cfr ad esempio: AA.VV., La donna nella Chiesa e nel mondo, Napoli 1988; M. FARINA, La questione donna: un’istanza critica per la teologia, Ricerche Teologiche 1 (1990) 91-120; inoltre, per la letteratura di lingua inglese F. MARTIN, The feminist question. Feminist theology in the light of christian tradition, Gran Rapids Michigan 1994, con ampia documentazione bibliografica e M. HAUKE, Gott oder Göttin? Feministische Theologie auf dem Prüstand, Aachen 1993, trad. inglese: God or Godess? Feminist Theology: What is it? Where does it lead? San Francisco 1995.

    [7] Cfr Mulieris dignitatem 26.

    [8] Cfr CCC 1577.

    [9] Ordinatio sacerdotalis 2.

    [10] CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dall’Inter insigniores..., op. cit. 98-107.

    [11] Ibid. 108-115.

    [12] Cfr in proposito a titolo esemplificativo: M. ALCALA, Mujer, Iglesia, Sacerdocio, Bilbao 1995; W. BEINERT, Priestertum der Frau. Der Vorhang zu, die Frage offen? in Stimmen der Zeit 212 (1994) 723-738; R. R. GAILLARDETZ, Infallibility and the Ordination of Women, in Louvain Studies 21 (1996) 3-24; G. GRESHAKE, Zur Erklärung der Glaubenskongregation über die im Apostolischen Schreiben Ordinatio sacerdotalis vorgelegte Lehre, in Pastoralblatt 48 (1996) 56; W. GROSS, Frauenordination, München 1996; J. MOINGT, Sur un débat clos, Recherches de Science Religieuse 82/3 (1994) 321-333; tutto il quaderno di Theologische Quartalschrift 3 (1993) 163-253, con articoli di M. Jepsen, E. Schüssler Fiorenza, P. Hünermann, M. Theobald, A. A. Thiermeyer, A. Jensen, D. Mieth; il quaderno di Istina 39 (1994) 113-224; F. A. SULLIVAN, La strada della tradizione, Il Regno 9 (1996) 312ss; P. VALLIN, Les ministères fémminins, in Etudes 382 (1995) 207-218. Come risposte alla critiche teologiche cfr: M. HAUKE, Il sacerdozio feminile nel recente dibattito teologico, in Rivista Teologica di Lugano 1 (1996) 2, 257-281; L. SCHEFFCZYK, Das Responsum der Glaubenskongregation zur Ordinatiosfrage und eine theologische Replik, in Forum Katholische Theologie 2 (1996) 127-133.

    [13] Cfr HANS URS VON BALTHASAR, Solo la differenza produce la vita, in Jesus 1 (1997) 57-58.

    [14] Cfr le catechesi raccolte nel volume Uomo e donna lo creò. Catechesi sull’amore umano, Roma 1985, e Mulieris dignitatem, particolarmente i numeri 6 e 7.

    [15] A questo proposito cfr: G. CHANTRAINE, Uomo e donna, Parma 1986; C. GIULIODORI, Intelligenza teologica del maschile e del femminile, Roma 1991; A. SCOLA, L’imago Dei e la sessualità umana, in Anthropotes 1 (1992) 61-73; ID., La visione antropologica del rapporto uomo-donna: il significato dell’unità dei due, in AA.VV., Dignità e vocazione della donna.. Per una lettura della Mulieris dignitatem, Città del Vaticano 1989, 91-103.

    [16] CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dall’Inter insigniores..., op. cit. 31.

    [17] Cfr Ordinatio sacerdotalis 4.

    [18] Cfr M. FARINA, La questione donna..., art. cit. 111-112.


  3. #143
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    Non per spirito di contraddizione, ma queste considerazioni proprio non dicono niente in MERITO.
    Il fatto che la Chiesa "voglia ma non possa" per fedeltà a se stessa e al Cristo, è un principio ben spiegato e con il quale concordo. Non pienamente. Ma ASSOLUTAMENTE.
    E' proprio questo il punto che non è spiegato in quelle considerazioni: la Chiesa è più fedele a se stessa e al Vangelo di Cristo se estende l'ordine anche alle donne, oppure se lo restringe ai soli uomini?

    Credo di aver ampiamente mostrato che non esistono motivazioni bibliche (che non siano deduzioni di ipotesi) per avere la certezza che Gesù Cristo non solo volle scegliere uomini (indipendentemente dalla cultura), ma anche volle questo principio per sempre.
    E' dimostrato che il gruppo dei Dodici morì insieme agli stessi Dodici, dopo il ripristino del numero. Al loro posto invece ci sono gli apostoli (che includono i Dodici, ma anche i Settanta) con una estensione più ampia.
    La Bibbia stessa testimonia la presenza di diacone, di apostole. San Paolo afferma che in Gesù Cristo non c'è più uomo, nè donna.
    Gesù non dette alcuna chiara indicazione sul un futuro sacerdozio ministeriale che era in via di sviluppo. Ma affidò la Chiesa alla guida dello Spirito Santo, collocandola nel tempo e nella storia, nell'evoluzione della comprensione della Rivelazione immutata.
    La donna è rappresentativa del Cristo, quanto l'uomo. Infatti il Figlio non si fece maschio, si fece essere umano (è questa anche la corretta traduzione del Credo).
    Come la Chiesa ha avuto una comprensione progressiva del sacramento, così lo è dell'ecclesiologia e della stessa cristologia. Non si tratta di sviluppi successivi, ma di una più approfondita comprensione. Non si tratta di nuove dottrine. Allo stesso modo si deve dire per l'estensione del sacerdozio ministeriale alle donne: un servizio e non un potere.

    La Chiesa, si dice non ha il potere di ammettere le donne al sacerdozio ministeriale. Al contrario ha forse il potere e il diritto di impedire alle donne che sotto l'azione dello Spirito Santo ritengono di avere tale vocazione, di servire il Signore e la sua Chiesa in questo particolare modo?

    PAce & bene

  4. #144
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    Citazione Originariamente Scritto da VeteroCatholico Visualizza Messaggio
    Non per spirito di contraddizione, ma queste considerazioni proprio non dicono niente in MERITO.
    Il fatto che la Chiesa "voglia ma non possa" per fedeltà a se stessa e al Cristo, è un principio ben spiegato e con il quale concordo. Non pienamente. Ma ASSOLUTAMENTE.
    E' proprio questo il punto che non è spiegato in quelle considerazioni: la Chiesa è più fedele a se stessa e al Vangelo di Cristo se estende l'ordine anche alle donne, oppure se lo restringe ai soli uomini?

    Credo di aver ampiamente mostrato che non esistono motivazioni bibliche (che non siano deduzioni di ipotesi) per avere la certezza che Gesù Cristo non solo volle scegliere uomini (indipendentemente dalla cultura), ma anche volle questo principio per sempre.
    E' dimostrato che il gruppo dei Dodici morì insieme agli stessi Dodici, dopo il ripristino del numero. Al loro posto invece ci sono gli apostoli (che includono i Dodici, ma anche i Settanta) con una estensione più ampia.
    La Bibbia stessa testimonia la presenza di diacone, di apostole. San Paolo afferma che in Gesù Cristo non c'è più uomo, nè donna.
    Gesù non dette alcuna chiara indicazione sul un futuro sacerdozio ministeriale che era in via di sviluppo. Ma affidò la Chiesa alla guida dello Spirito Santo, collocandola nel tempo e nella storia, nell'evoluzione della comprensione della Rivelazione immutata.
    La donna è rappresentativa del Cristo, quanto l'uomo. Infatti il Figlio non si fece maschio, si fece essere umano (è questa anche la corretta traduzione del Credo).
    Come la Chiesa ha avuto una comprensione progressiva del sacramento, così lo è dell'ecclesiologia e della stessa cristologia. Non si tratta di sviluppi successivi, ma di una più approfondita comprensione. Non si tratta di nuove dottrine. Allo stesso modo si deve dire per l'estensione del sacerdozio ministeriale alle donne: un servizio e non un potere.

    La Chiesa, si dice non ha il potere di ammettere le donne al sacerdozio ministeriale. Al contrario ha forse il potere e il diritto di impedire alle donne che sotto l'azione dello Spirito Santo ritengono di avere tale vocazione, di servire il Signore e la sua Chiesa in questo particolare modo?

    PAce & bene
    No. Abbiamo entrambi dimostrato che non è così semplice dire si o no e motivarla Teologicamente.

    Che nella Bibbia è più facile trovare motivazioni contrarie a tale cosa che favorevole.

    Il discorso è mettersi d'accordo se la parte Sacramentale è Ecclesiologia o Magisteriale/Teologica

    Per la chiesa V.c la prima

    Per la Chiesa Cattolica è la seconda

    Che bisogna capire in che modo ed interpretare come stia operando lo Spirito Santo in questi tempi.

    Che una vocazione in se e per sè non vuol dire per forza Chiamata dello Spirito.
    Già è difficilissimo capire quelle "normali". Figuriamoci quelle eccezionali.

    L'ultimo mio intervento è servito per correggere il tuo penultimo.
    Perchè penso che sullo stato dei lavori in Vaticano è meglio far parlare lo stesso che un qualche persona che non si sa in quale maniera sia informata dei fatti e quindi è costretta giocoforza ad interpretare a suo modo (e a suo comodo, oserei aggiungere) le dichiarazioni dello stesso

    Saluti.

  5. #145
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    Citazione Originariamente Scritto da Miles Visualizza Messaggio
    No. Abbiamo entrambi dimostrato che non è così semplice dire si o no e motivarla Teologicamente.

    Che nella Bibbia è più facile trovare motivazioni contrarie a tale cosa che favorevole.

    Il discorso è mettersi d'accordo se la parte Sacramentale è Ecclesiologia o Magisteriale/Teologica

    Per la chiesa V.c la prima

    Per la Chiesa Cattolica è la seconda

    Che bisogna capire in che modo ed interpretare come stia operando lo Spirito Santo in questi tempi.

    Che una vocazione in se e per sè non vuol dire per forza Chiamata dello Spirito.
    Già è difficilissimo capire quelle "normali". Figuriamoci quelle eccezionali.

    L'ultimo mio intervento è servito per correggere il tuo penultimo.
    Perchè penso che sullo stato dei lavori in Vaticano è meglio far parlare lo stesso che un qualche persona che non si sa in quale maniera sia informata dei fatti e quindi è costretta giocoforza ad interpretare a suo modo (e a suo comodo, oserei aggiungere) le dichiarazioni dello stesso

    Saluti.
    Quello che hai postato sono pensieri di Angelo Scola e altre cose che hanno poco o nulla a che vedere. Poco di ufficiale quindi. Prendi invece la lettera del Papa Giovanni Paolo II. E le motivazioni che venivano date prima. E basiamoci su quelle.
    Angelo Scola non adduce alcuna motivazione. Semplicemente cerca di dimostrare che la Chiesa non ne ha il diritto perchè deve rimanere fede a se stessa. Ma, allora dico io, proprio per questo deve estendere il sacerdozio ministeriale alle donne.

    Quindi si deve andare alla base delle motivazioni vaticane che LI' non erano riportate.

    Certo che la cosa è complessa. I vc ci hanno ragionati per diversi decenni prima di fare questo passo. Però non è vero che la parte sacramentale è questione ecclesiologica per i vc. E neanche che sia solo teologica per i cr. E' vero invece che il sacramento stesso si compone di una forma e di una sostanza. La prima è ecclesiologia, la seconda è teologia.

    Nel caso concreto dell'ordinazione femminile, non si spiega perchè la Chiesa CR lo collochi in una questione dottrinale. Si, posso concordare, per le implicazioni di fondo (cioè il rapporto tra Scritture e Tradizione). Ma la questione in se stessa è solo disciplinare (e neanche Angelo Scola ne spiega il motivo).

    Poi certo che una vocazione non è necessariamente dallo Spirito e allora? Non si potrà mica dire che PER DEFINIZIONE quelle delle donne vengono da Satana? E su quali basi? Perchè contrarie alle decisioni della Chiesa?

    LE motivazioni contrario "più facili" secondo te sono il copia-e-incolla che si deve fare della Tradizione: è sempre stato così, così sarà.
    Falso. Non è dottrina cattolica, ma al limite dell'ortodossia (forse).

    Oppure: Gesù Cristo era maschio quindi...
    Falso. Gesù Cristo si fece essere umano.

    Oppure: Gesù Cristo scelse solo apostoli maschi. Quindi...
    Falso. I Dodici erano maschi. Ma il gruppo dei Dodici si disciolse. Gli apostoli erano i 72 e non ci è dato di conoscere se vi fossero delle donne. Certo è che al seguito di Gesù Cristo c'erano molte donne.

    Oppure: Gesù Cristo volle questa regola per sempre.
    Falso. Gesù non disse niente in proposito. La Chiesa post-apostolica abbandonò progressivamente sia la necessità di essere giudei, sia che la chiesa fosse guidata da 12 persone. La questione dell'essere maschio non fu mai posta, perchè mai messa in dubbio. Si risolve una questione quando viene messa in dubbio e questo non è mai stato fatto... per secoli. Perchè?
    Perchè era nella normale cultura e mentalità che la storia fosse fatta dai maschi. Anche se agli albori del cristianesimo si era partiti diversamente.

    Oppure: Dopo Gesù Cristo la chiesa fu ancora guidata da maschi.
    Falso. Infatti le Scritture stesse testimoniano di diacone, apostole e profetesse.

    Altre possibilità? Esiste qualche concilio ecumenico che abbia sancito questo come dogma immutabile? No.
    Qualche concilio ecumenico che abbia affrontato questa questione? No.

    Alla luce di tutto ciò io non mi sento di dire che è più facile che l'ordinazione femminile sia anti-evangelica. Mi sento di dire esattamene l'opposto: perchè non c'è più uomo nè donna in Cristo Gesù.
    Egli volle certamente una chiesa paritaria, dove non il potere, ma il servizio era al primo posto ("ma tra voi non dovrà essere così! E chi vuole essere il primo sia l'ultimo e servo di tutti"). Una chiesa carismatica, in cui la gerarchia era solo un segno di unità e non di potenza. Una chiesa senza discriminazioni. Una chiesa della libertà (vedi san Paolo) e non del libertinaggio, certamente.

    Tutto questo puoi ancora vederlo nella Chiesa Cattolico-Romana? Oppure ci sono state delle deviazioni irreversibili?

    Una chiesa che essendo nella storia si è evoluta secondo la storia mantenendo inalterato il Vangelo. Una chiesa, che però ora, più che alle origini cristiane, vuole essere fedele al proprio medio-evo. E questo è altro che essere fedeli al Cristo.

    Pace & bene

  6. #146
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    [QUOTE=VeteroCatholico;6419517]Quello che hai postato sono pensieri di Angelo Scola e altre cose che hanno poco o nulla a che vedere. Poco di ufficiale quindi. Prendi invece la lettera del Papa Giovanni Paolo II. E le motivazioni che venivano date prima. E basiamoci su quelle.
    [quote]

    Angelo Scola, non è Tizio Caio. E' un Cardinale della Chiesa Cattolica. Quello che ti volevo dire, è che per assurdo, nemmeno le parole di G.P. II sono vincolanti in senso stretto. E' il magistero in quanto tale a poter parlare.

    Solo volevo farti notare che per parlare di Chiesa Cattolica è meglio prendere materiale di provenienza Cattolico Romana e non il punto di vista protestante o anglicano o Vc. che , a loro dire , ha la Chiesa Cattolica in merito.
    Dato che parlavi dell'avanzamento dei lavori in merito, portando opinioni rispettabili, ma che non avevano vincoli con la confessione in oggetto, se non una polemica strisciante di fondo contro Roma,meglio fornirne altro.

    Noterai che tra l'altro la senteza di G.P. II è definitiva e non definitoria, cosa che permette di parlarne in ambito di Chiesa, senza incorrere in anatemi. Come vedi certi problemi vengono discussi. Sono termini di Diritto Canonico, non prenderli come col significato simile che hanno nella parlata comune.

    Semplicemente cerca di dimostrare che la Chiesa non ne ha il diritto perchè deve rimanere fede a se stessa. Ma, allora dico io, proprio per questo deve estendere il sacerdozio ministeriale alle donne.
    Scusami. Ho seguito i tuoi ragionamenti, forse non li ho colti al 100% La Chiesa per rimanere fedele a se stessa deve dare il Sacerdozio alle donne?
    Se per fedeltà intendi alla Tradizione, beh il punto Diaconesse ,che sono Consacrate ma non Sacerdoti è già stato analizzato. Quello degli Apostoli, ugualmente. Poi , se a similutidine di womenpriest intendi un affresco in cui forse una donna, forse celebra, assolutamente preso fuori da ogni contesto teologico è altra cosa.

    Il discorso viceversa del procedere della Chiesa nella Storia, aggiornandosi, senza mai tradire la sua missione, è giusto in senso ampio, scorretto a mio vedere in un caso di eguaglianza in quanto scimmiottamento dei generi

    Quindi si deve andare alla base delle motivazioni vaticane che LI' non erano riportate.
    Concordo in pieno.
    Se mi permetti, ti lascio un riassunto delle normative Ecclesiastiche in merito (non i testi completi, sorry) ,Ecclesiastiche,di Fede e Teologiche
    http://www.amicidomenicani.it/leggi_...ote.php?id=100

    Nel caso concreto dell'ordinazione femminile, non si spiega perchè la Chiesa CR lo collochi in una questione dottrinale. Si, posso concordare, per le implicazioni di fondo (cioè il rapporto tra Scritture e Tradizione). Ma la questione in se stessa è solo disciplinare (e neanche Angelo Scola ne spiega il motivo).
    Nel momento che coinvolge in primo grado Scrittura e Tradizione, non è più una questione Disciplinare, ma Teologica. La Tradizione in quanto tale è fissa. Il modo in cui la Tradizione si adatta ai tempi è variabile.
    Ti faccio un esempio terra terra. Se per assurdo (e molti ragionamenti teologici, partono dall'assurdo) scoprissimo che San Francesco è una figura Mitologica eventuale soppressione dei Francescani sarebbe un problema Disciplinare. Scoprire che Cristo non è risorto, sarebbe Teologico fondamentale.




    Poi certo che una vocazione non è necessariamente dallo Spirito e allora? Non si potrà mica dire che PER DEFINIZIONE quelle delle donne vengono da Satana? E su quali basi? Perchè contrarie alle decisioni della Chiesa?
    Se una Vocazione va contro la Tradizione e gli insegnamenti della Chiesa, è però cosa particolare.
    Santa Giovanna D'Arco, venne prese per pazza. Ma riuscì a dimostrare di essere genuina al di là del dubbio.
    Perchè queste vocazioni non vengono riconosciute dalla Chiesa Cattolica? Perchè siamo retrogradi? Si è riuscito con l'aiuto dello Spirito a riconoscere la differenza tra San Francesco e Valdo e tra Giovanna d'Arco ed una Fattucchiera.
    Forse queste vocazioni, possono essere al di là del dubbio essere riconosciute come genuine? se ciò avvenisse la Chiesa dimostrerebbe l'Umiltà che ha avuto in passato per i due casi che ti ho citato.

    Perchè se per te (e per me) Sacerdozio è Servizio a Dio e alla Comunità, quelle donne che si fecero ordinare prete su un battello in navigazione da un vescovo scismatico, sapendo che ciò le avrebbe messe fuori dalla Chiesa Cattolica e dagli Uomini, hanno agito come le femministe che con gesto eclatante bruciano i reggisseni piuttosto che agire con obbedienza alla Tradizione Cattolica, sicuramente, anche se non le conosco, posso pensare che non hanno agito in nome di Dio, ma di loro stesse, al di là delle parole e delle interviste che hanno rilasciato.
    Se io avessi la vocazione a farmi Suora (non Frate, Suora) cosa diresti?
    L'ordine Religioso, è diverso da quello presbiteriale, vero. Ma se volessi farmi Suora, qualcosa non tornerebbe ugualmente.
    Il problema è che il XX secolo è stato quello della sovversione dei generi. Non c'è più Uomo o Donna, con i loro pregi e difetti, e con le loro diverse spiritualità. V'è solo un individuo androgino, non ben identificato.

    Questo è il problema. In funzione se ci si sente uomini della Tradizione o meno, si vedono le cose in maniera diversa.

    Non è Ortodossia, in senso Costantinopoliano. E' Ortodossia a Cristo ed ai suoi insegnamenti.

    Perchè è facile dire Cristo ci ha insegnato questo ma i tempi son cambiati allora piego, secondo l'ottica del momento.

    E' più evangelico dire: Cristo ha lasciato degli insegnamenti, pieghiamo il tempo ad i suoi insegnamenti, non il contrario.

    Perchè se questi tempi malati, di non Vita di non Cristianesimo, ci suggeriscono di fare il contentino femminista, io dico, riflettiamoci molto prima.

    Se un concilio ecumenico affrontasse questo problema (e lo bocciasse) semplicemente non lo accetteresti.


    Alla luce di tutto ciò io non mi sento di dire che è più facile che l'ordinazione femminile sia anti-evangelica. Mi sento di dire esattamene l'opposto: perchè non c'è più uomo nè donna in Cristo Gesù.
    Ha poco senso citare Paolo fuori dal contesto. Se lo stesso Paolo assegna a Uomini e Donne, compiti diversi, vuol dire che essi devono avere compiti diversi all'interno della Chiesa.

    Come un Uomo deve essere Padre ed una Donna Madre (e non viceversa) è perchè i ruoli hanno pari dignità, ma non sono sovrapponibili.

    Ed è proprio una questione ontologica nel discorso differenze Uomo/Donna. Senza discriminazioni, ma senza egualitarismi facili contronatura

    Egli volle certamente una chiesa paritaria, dove non il potere, ma il servizio era al primo posto ("ma tra voi non dovrà essere così! E chi vuole essere il primo sia l'ultimo e servo di tutti"). Una chiesa carismatica, in cui la gerarchia era solo un segno di unità e non di potenza. Una chiesa senza discriminazioni. Una chiesa della libertà (vedi san Paolo) e non del libertinaggio, certamente.

    Tutto questo puoi ancora vederlo nella Chiesa Cattolico-Romana? Oppure ci sono state delle deviazioni irreversibili?
    Storture di uomini? a iosa. Siamo tutti peccatori. Lo stesso Pontefice Benedetto XVI, si è presentato come "umile operaio nella vigna del signore"

    Storture di dottrina chiaramente rivista nei tempi? No.

    Una chiesa che essendo nella storia si è evoluta secondo la storia mantenendo inalterato il Vangelo. Una chiesa, che però ora, più che alle origini cristiane, vuole essere fedele al proprio medio-evo. E questo è altro che essere fedeli al Cristo.
    Vedi, proprio perchè non Medievale con lotte CesaroPapiste ma bensì con uno spirito adatto ai tempi, è facile dimostrare che sia stato promulgato il Dogma dell'Infallibilità Papale, proprio perchè, essendo cessato ogni influenza terrena dello Stato Pontificio (o comunque da li a poco sarebbero cessate) si è resi conto che lo Spirito avrebbe guidato il Pontefice.

    Quindi la tua obiezione è rigirabile al contrario.

    Perchè fare il conto coi tempi, vuol dire affrontare problemi nuovi.

    Non si può dire che i problemi nuovi siano affrontabili con armi diverse dalla Tradizione Cristiana.

    Se per esempio, come fanno determinate Chiese Protestanti, si da il via all'aborto perchè la maggioranza dei fedeli (?) lo praticherebbe in ogni caso, non è fedeltà all'insegnamento ma compiacimento alla sua ignavia.

    Se questa modernità vuol togliere il Cristianesimo da ogni dove, un compromesso con essa è solo uccisione del Cristianesimo.

    Sono tempi in cui oltre allo Spirito ci vuole veramente un Buon Padre in terra. Ed un Padre è quello che dice di no ai suoi figli, anche quando essi piangono e strillono, se questo no è per il loro bene.

    Saluti.

  7. #147
    Forumista senior
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    Comunque Vc , per rispetto agli altri utenti, se ritieni il caso, potremmo far si che anche altri possano esprime la loro opinione.
    Perchè la mia e la tua (che sono personali, così come personali,in parte le motivazioni) credo siano note.

  8. #148
    Dubitare Discutere Cooperare
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    Uhm... io ho seguito tutta la discussione ma non sono piu' intervenuto perche' dopo le argomentazioni di VeteroCatholico e Miles, mi vergogno un po' a scrivere qualsiasi cosa...

    Comunque grazie per la preziosa lezione che possiamo ricavare dalla vostra discussione.

  9. #149
    ooooWAGLIONEoooo
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    http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca...lo387907.shtml

    Suore "ribelli" cacciate da vescovo

    Albano, non volevano fare le colf


    Tre suore missionarie di Santa Gemma, impegnate nella parrocchia dei Ss. Pietro e Paolo sono state cacciate per non aver accettato di fare da colf al parroco e al vice-parroco. Il vescovo pretendeva che prestassero servizio "materiale" ai sacerdoti per 800 euro da dividere in tre al mese. Richiesta inaccettabile per la superiora della casa generalizia di Lucca. Così il vescovo le ha allontanate, nonostante una raccolta di 1500 firme dei fedeli.


    Le tre missionarie di Santa Gemma si occupavano dei servizi della catechesi e della pastorale giovanile nella popolosa parrocchia di Albano in provincia di Roma. Poi, al momento del rinnovo della convenzione tra la curia e il loro ordine, il vescovo Semeraro ha deciso di subordinare il rinnovo della convenzione di collaborazione ai servizi ai sacerdoti della parrocchia.

    La decisione ha sollevato la protesta dei parrocchiani che hanno raccolto 1500 firme e scritto una lettera al vescovo per farlo tornare sui propri passi. "Non Le nascondiamo - si legge nella missiva dei fedeli - la nostra amarezza e incredulità, poiché siamo consapevoli che le suore costituiscono una presenza evangelizzatrice importante, di cui la nostra realtà ha potuto beneficiare largamente nel cammino di fede intrapreso negli ultimi anni".

    Interpellati dai parrocchiani, poi, i due sacerdoti, si legge ancora nella lettera "hanno affermato di non aver richiesto il servizio delle suore preferendo la loro condizione attuale e la loro indipendenza".

    I toni pacati ma fermi della lettera, non sono però serviti a far tornare il vescovo sulle sue decisioni. E così, il 21 ottobre, le tre suore hanno dovuto abbandonare la parrocchia.

    A quel punto, la reazione dei parrocchiani di Aprilia si è fatta molto dura. "Le suore sono state ‘cacciate’ - hanno scritto in un comunicato -: è un'affermazione dura e scomoda, che infastidisce l'attuale vescovo di Albano monsignor Semeraro; ma noi sappiamo che è l'unica che descrive esattamente quanto è accaduto ed è inutile affannarsi a dire o ripetere meccanicamente, come fa il vicario foraneo, don Giuseppe Billi, che le suore hanno scelto di andarsene".

    "Abbiamo avuto di fronte una gerarchia ecclesiastica - proseguono i fedeli - che riconosce un ruolo all'interno della Comunità alle donne consacrate nella misura in cui queste prima ‘passano per la casa’ del parroco e fanno le casalinghe; poi possono finalmente permettersi di ‘scendere’ e prestare il loro servizio a favore del popolo di Cristo, in tutte le forme necessarie".

  10. #150
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    Le Donne erano considerate Ritualmente Impure


    Nel corso di gran parte della storia, specialmente in Occidente, le donne sono state considerate ritualmente impure ..
    Secondo la tradizione Ebraica, una donna, durante il flusso mensile ,era regolarmente in uno stato di corrompimento rituale .
    Simili tabù contro le mestruazioni esistevano anche nelle culture pagane Greche e Romane .
    Attraverso la loro sessuofobia , i Padri della Chiesa hanno aggravato la paura della impurità rituale delle donne .
    Coloro che guidavano la Chiesa erano atterriti che l'impurità potesse profanare la santità degli edifici sacri, del santuario e soprattutto dell'altare.
    In un tale clima, ed in modo via via crescente, tutti gli aspetti relativi al sesso ed alla procreazione vennero considerati come contaminati dal peccato,ed i teologi giunsero alla conclusione che ad una 'creatura impura ' come la donna non può essere affidata la cura delle cose sacre a Dio..
    Una lunga serie di proibizioni fondate sul presupposto della ' impurità rituale' delle donne è rimasta nel Codice di Diritto Canonico negli ultimi 700 anni.
    Sulla base di questo scenario, non dobbiamo sorprenderci se scopriamo che la grande maggioranza dei Padri, dei legislatori canonici, dei teologi e dei capi della Chiesa fossero dell'opinione che ad una persona ' ritualmente impura' non potesse essere affidato il ministero dell'Eucarestia .
    Ma è anche chiaro che questo tipo di prevenzione sociale e culturale invalida il loro giudizio sulla opportunità dell'ordinazione delle donne.
    La paura Ebraica della contaminazione col sangue mestruale

    Il testo chiave del Vecchio Testamento sulla contaminazione nei periodi mensili è il Levitico 15,19-30 che contiene le seguenti prescrizioni:
    • “ La donna che al ricorso mensile ha il suo flusso di sangue, sarà segregata per sette giorni.”
    • “Chiunque la toccherà sarà impuro sino a sera.”
    • “ E ciò su cui essa abbia dormito o si sia seduta ne' giorni di quella sua segregazione, sarà impuro.
      Chi toccherà il suo letto si laverà le vesti e la persona con acqua, e sarà impuro sino a sera.
      Chiunque toccherà una cosa qualsiasi sulla quale essa si sia seduta, si laverà le vesti e la persona con acqua, e sarà impuro fino a sera..”
    • “ Se un uomo si sarà congiunto con lei nel tempo del suo flusso mensile, sarà impuro per sette giorni, ed ogni letto ove dormirà diverrà impuro.”
    • “ La donna che fuori del ricorso mensile abbia per più giorni perdite di sangue, o alla quale il sangue non cessi dopo il detto ricorso, sarà impura per la durata di tale incomodo, come durante il flusso mensile.”
    • “ Ogni letto ove avrà dormito, come ogni oggetto sul quale si sarà seduta, sarà impuro.
      Chiunque la toccherà si laverà le vesti e la persona con acqua, e sarà impuro sino a sera.Se il sangue si fermerà, e cesserà di fluire, essa conterà sette giorni dalla sua guarigione.
      Il giorno ottavo, offrirà per sè al sacerdote due tortore o due colombine, all'ingresso del tabernacolo della testimonianza.
      Il sacerdote ne sacrificherà uno per il peccato, e l'altro in olocausto; e pregherà innanzi al Signore per lei e per la sua purificazione..”
    • “ Insegnate dunque ai figli d'Israele a guardarsi dall'impurità acciò non muoiano nella loro impurità, dopo aver macchiato il mio tabernacolo che sta in mezzo a loro..”
    Queste leggi vennero rese ancora più onerose e complicate dalla tradizione rabbinica che seguì. Le conseguenze per le donne erano:
    • Ogni mese, c'erano sette o più giorni duranti i quali erano considerate ritualmente impure.
    • Dovevano purificarsi dopo il parto; Dopo la nascita di un figlio la madre rimaneva impura per 40 giorni, se nasceva invece una bambina, la madre era considerata impura per un periodo doppio, 80 giorni (Levitico 12,1-8).
    Il tabù delle mestruazioni nella cultura Greco-Romana


    Il tabù contro le donne durante la gravidanza e le mestruazioni erano comuni a molte civiltà antiche nei secoli pre-Cristiani. Non solo le donne erano considerate esseri "impuri" durante questi periodi, ma correvano il pericolo di comunicare ad altri la loro impurità .
    “In seguito al contatto con una donna in questo stato, il mosto inacidisce, i semi diventano sterili, gli alberi appassiscono, quelli da frutto si seccano e i loro frutti cadono solo che essa si sieda sotto;..solo che ne venga guardato uno sciame d'api immediatamente morrà, mentre il bronzo e il ferro immediatamente arrugginiranno ..un cane che ne assaggi il sangue, impazzirà ed il suo morso diventerà velenoso come nella rabbia. Inoltre, il bitume che in certi periodi dell'anno si vede galleggiare sulla superficie del lago di Galilea può essere ridotto in pezzi unicamente mediante un filo che sia stato immerso in detta infetta materia. Un filo da un vestito infetto è sufficiente. Il lino,toccato da una donna durante la bollitura o la lavatura in acqua diventa nero.Così magico è il potere delle donne durante i periodi mestruali che la grandine ed i turbini sono trascinati se il sangue mestruale è esposto ai bagliori dei lampi" da Plinio il Vecchio, Storia Naturale , libro 28, cap. 23, 78-80; libro 7, cap. 65.

    "Le viti giovani soffrono irrimediabilmente del contatto con una donna in tale stato, mentre la ruta e l'edera seccano all'istante"

    "Le piante perdono il colore, se toccate da una donna che abbia su di sè lo spurgo mestruale"
    I Padri Latini ed il tabù delle mestruazioni

    Durante i primi cinque secoli dell'era Cristiana, la Chiesa di lingua Greca e Siriaca protesse le donne dagli effetti peggiori del tabù delle mestruazioni . Nel 3° secolo la Didascalia spiega che le donne non sono impure durante questi periodi , che non hanno bisogno di abluzioni rituali e che i loro mariti non dovrebbero abbandonarle. Le Costituzioni Apostoliche hanno ripetuto questo messaggio rassicurante. Nel 601 , Papa Gregorio I accolse questa visione. Le donne mestruate non dovrebbero essere tenute fuori dalla chiesa e allontanate dalla comunione.Ma questo messaggio veramente cristiano fu sfortunatamente travolto da un intensificato pregiudizio nei secoli successivi.
    Furono i Padri Latini che reintrodussero un'isterìa sessuofobica nella morale Cristiana. Cominciò Tertulliano (155-245 ) quando dichiarò che anche il matrimonio legale ‘è contaminato dalla concupiscenza’. San Gerolamo (347-419 ) continuò su questa linea di pensiero , insegnando che la corruzione intacca tutti gli aspetti dei rapporti sessuali , anche nel matrimonio legittimo. Il matrimonio, con tutta la sporcizia del sesso, sarebbe venuto solo dopo la caduta di Eva.Nessuna meraviglia dunque se San Gerolamo ritenga che 'il fluido mestruale' renda le donne impure.
    Sant' Agostino (354-430) non fu da meno. ‘Il piacere’ durante i rapporti viene associato alla concupiscenza , conseguenza del peccato. Nel matrimonio, il sesso è peccato , anche se 'veniale' . Il 'piacere' dei rapporti è, nei fatti, il mezzo attraverso il quale si è manifestato il peccato originale.Perciò il seme umano è corrotto.Anche a lui era chiaro che una donna mestruata non avrebbe mai potuto servire all'altare come sacerdote.
    La prassi nella Chiesa nei secoli successivi

    Già nel 241 Dionisio, Arcivescovo di Alessandria, scriveva: “le donne mestruate non devono venire all'altare ,o toccare il Santo dei Santi, nè venire in chiesa, ma pregare altrove.” Queste erano voci rare nella Chiesa d'oriente ,dove le diaconesse servivano in tutte le diocesi.
    Il vero problema però fu in Occidente, nelle diocesi di lingua Latina ,l' Africa del Nord, l' Italia, la Francia e la Britannia.
    • Il Concilio di Cartagine (concilio locale) nel Nord Africa (nel 345) introdusse severe regole di astinenza per i vescovi ,i sacerdoti ed i diaconi.
    • I Concili locali in Francia: Orange (441) ed Epaon (517 ), decretarono che nella loro regione nessuna donna venisse ordinata diacono. L'ovvia ragione era la paura che le donne mestruate profanassero la chiesa.
    • Papa Gelasio I (494) protestò che le donne servissero all'altare.
    • Il Sinodo diocesano di Auxerre (588) decretò che le donne dovessero coprirsi le mani con un panno nel momento di ricevere la comunione.
    • Il Sinodo di Rouen (650) proibì che i sacerdoti porgessero il calice nelle mani delle donne o che li aiutassero nella distribuzione della comunione.
    • Il vescovo Timoteo di Alessandria (680) stabilì che le coppie si astenessero dai rapporti il sabato e la domenica ed il giorno prima di ricevere la comunione. Stabilì inoltre che le donne mestruate non ricevessero la comunione ,non potessero ricevere il battesimo o visitare la Chiesa nel giorno di Pasqua.
    • Il vescovo Teodoro di Canterbury (690), ignorando la lettera di Papa Gregorio al suo predecessore, proibì che le donne mestruate visitassero la chiesa o ricevessero la santa comunione.Le madri rimanevano impure per quaranta giorni dopo aver dato la vita.
    • Il vescovo Teodolfo di Orléans (820) proibì alle donne di entrare nel santuario. Inoltre: “Le donne dovrebbero ricordare la loro debolezza, e l'inferiorità del loro sesso:e perciò dovrebbero aver paura di toccare qualsiasi cosa sacra che sia nel ministero della Chiesa.”
    I teologi Scolastici e l' impurità rituale delle donne

    La retorica contro la presunta impurità rituale delle donne venne proseguita dai teologi del Medio Evo.
    • “Alle donne non è permesso visitare la chiesa durante le mestruazioni o dopo la nascita di un figlio.Perchè la donna è un animale mestruato.Attraverso il contatto col suo sangue i frutti non matureranno.Il mosto degenera, l'erba si secca e gli alberi perdono i loro frutti anzi tempo. Il ferro arrugginisce e l'aria diventa scura.Quando i cani lo assaggiano , diventano rabbiosi.” Paucapalea, Summa, Dist. 5, p. § 1 v.
    • Una donna non può distribuire la comunione agli infermi e deve rimanere fuori dalla chiesa dopo il parto. Ecco le ragioni: “Quel sangue è così esecrabile ed impuro che, come ha scritto Giulio Solinus nel libro 'i miracoli del mondo', al suo contatto i frutti non maturano, le piante seccano,l'erba muore, gli alberi perdono i loro frutti, l'aria diventa scura, i cani diventano rabbiosi.... Ed i rapporti al tempo del periodo mestruale diventano molto rischiosi. Non solo a causa dell'impurità del sangue devono essere evitati i contatti con una donna mestruata : da tali rapporti vengono generati feti alterati.” Rufinus, Summa Decretorum, passim.
    • Le donne non possono toccare alcun oggetto sacro.La nascita di un bambino porta con sè una duplice maledizione: “C'erano due comandamenti nella Legge( il vecchio Testamento), il primo relativo alla madre che dà la nascita, il secondo a colui che nasce. Riguardo alla madre , se dava alla luce un figlio maschio ,essa doveva guardarsi dall'entrare nel Tempio per quaranta giorni come una persona impura: perchè il feto, concepito nell'impurità , pare che rimanga informe per quaranta giorni.Ma se nasce una femmina , lo spazio di tempo veniva raddoppiato ,per il sangue mestruale, che accompagna la nascita, considerato particolarmente impuro perchè al suo contatto, come afferma Solinus, i frutti e le erbe appassiscono.Ma perchè il tempo per una bambina femmina è stato raddoppiato? Questa è la soluzione: perchè una duplice maledizione grava sulla donna. Perchè su di lei grava la maledizione di Adamo e per la punizione ' tu partorirai con dolore'. O, forse, perchè , come la scienza medica rivela, durante il concepimento le figlie femmine restano informi per un tempo doppio rispetto ai maschi .” Sicardo di Cremona, Mitrale V, cap. 11.
    Il pregiudizio relativo 'all'impurità rituale' delle donne ha determinato una lunga serie di proibizioni nella Legge Ecclesiastica

    La presunta 'impurità rituale ' delle donne entrò nella Legge Ecclesiastica specialmente attraverso il Decretum Gratiani (1140), che divenne legge ufficiale della Chiesa nel 1234 , come parte vitale del Corpus Iuris Canonici che restò in vigore fino al 1916.
    Le proibizioni rituali contro le donne nel Corpus Iuris Canonici (1234 - 1916) possono essere evidenziate con altri esempi :
    La proibizione per le donne di 'cantare in chiesa' venne ripetuta più volte dalla Sacra Congregazione per la Liturgia . 'Le ragazze o le donne non possono essere membri di nessun coro' (decreto 17 settembre.1897). “Le donne non possono essere parte del coro. Cori di donne separati sono assolutamente vietati, eccetto che per particolari motivi e con l'autorizzazione del vescovo” (decreto 22 novembre 1907). “Qualunque tipo di coro misto di uomini e donne , anche se stanno in piedi lontano dall'altare, è totalmente vietato” (decreto 18 dicembre 1908).
    Il Codice di Diritto Canonico, promulgato nel 1917, contiene i seguenti canoni fondati sul presupposto della impurità rituale delle donne:
    L'inversione nel 1983 (?)

    Il nuovo Codice di Diritto Canonico (1983) segna molti miglioramenti nello 'status' delle donne nella Chiesa. Sebbene esso mantenga la proibizione contro l'ordinazione delle donne , e riserva anche il lettorato ed il ministero di acolito ai soli uomini , ha finalmente invertito la posizione della Chiesa per affermare che le donne, 'per delega temporanea',possono compiere questi ministeri in Chiesa.
    • Le donne possono essere lettori delle Sacre Scritture durante le funzioni liturgiche
    • Servire messa;
    • Commentatori durante l'Eucarestia;
    • Predicatori della Parola;
    • Cantori e cantanti, sia come solisti che come membri del coro;
    • Dirigenti dei servizi liturgici;
    • Ministri del battesimo
    • Possono distribuire la comunione.
    Attraverso queste modifiche della Legge Ecclesiastica e della prassi, la Chiesa ufficiale ha finalmente riconosciuto ,con alcune eccezioni, che il suo pregiudizio contro le donne basato sulla 'impurità rituale' era infondato. Perchè le gerarchie della Chiesa non giungono all'ovvia conclusione che il divieto dell'ordinazione delle donne, fondato su questo ed altri pregiudizi, è totalmente nullo?
    Nel passato molti Padri, legislatori canonici, teologi e Capi della Chiesa erano dell'opinione che le donne non potessero essere ordinate sacerdoti perché i loro periodi mestruali le rendevano 'ritualmente impure'.
    Se alle donne non era permesso avvicinarsi all'altare, toccare i paramenti dell'altare o i sacri calici ,se non potevano entrare in una chiesa durante le mestruazioni o dopo il parto, e così via, come si poteva immaginare che le donne potessero presiedere all'Eucaristia sull'altare?
    E' innegabile, perciò, che la loro opposizione al sacerdozio femminile si giustificava, in larga misura, col pregiudizio che le donne rappresentassero un rischio rituale.
    E' chiaro anche questa prevenzione sociale e culturale ha invalidato il loro giudizio sull'opportunità dell'ordinazione delle donne.


    Versione italiana di www.womenpriests.org curata da Francesco Rocca.

 

 
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