Assolutamente favorevole alla flat tax. Comunque se il più riformista delle sinistre (come Rossi) parla così, allora bisogna veramente dare il 51% a Berlusconi per conservare la speranza...
Assolutamente favorevole alla flat tax. Comunque se il più riformista delle sinistre (come Rossi) parla così, allora bisogna veramente dare il 51% a Berlusconi per conservare la speranza...


Ho sempre detto che il sistema previdenziale può essere privatizzato senza particolari problemi anche in Italia. Anzi, la privatizzazione del sistema pensionistico porterebbe anche un po' bel di giustizia sociale, dato che ognuno lavora per pagare la sua pensione e non per pagare anche quella degli altri o delle generazioni passate, che hanno potuto smettere spesso e volentieri di lavorare a 35-40 anni con una pensione quasi identica allo stipendio. La privatizzazione della sanità invece non la vedo di buon'occhio per vari motivi che ho spiegato tempo fa, ma comunque bisogna necessariamente fare in modo che le tasse siano inferiori al 40%, c'è poco da discutere.


ma perché un povero dev'essere tassato al 30% quando ora lo è al 21%? :-o
io lo chiamo ALZARE LE TASSE. E visti i redditi medi, e la loro distribuzione in italia, questi sono la maggior parte.
La flat tax è una truffa per i poveri.


Proletarier: non è vero che oggi si pagano le pensioni di ieri. E nonostante l'INPS venga saccheggiato ogni anno dallo Stato.
Basta dire bugie, casualmente nessuno porta mai i conti inps a dimostrazione di quello che dice.


punto numero 1, la flat tax al 30% è una isolata proposta di Rossi dei DS: generalmente però una riforma del genere prevede aliquote molto più basse: penso al 13% della Russia, o al 20% proposto da Capezzone.Detto questo, nessuno pagherebbe comunque più di quanto faccia oggi, grazie a una no tax area sempre più estesa, deduzioni e detrazioni.
Parla pure di truffa, ma i dati sono chiari: è con la flat tax, che i ricchi partecipano in percentuale maggiore alle entrate fiscali dello stato; con tutti gli altri sistemi, è maggiore l'evasione e quindi il peso che grava sulle fasce con redditi minori.La progressività, se ci tieni davvero, dovrebbe riguardare l'intero sistema, non la singola imposta.


Ancora Rossi, dei DS, che interviene sul tema
«È un errore liquidare frettolosamente la discussione sulla flat-tax, la sinistra deve sforzarsi di capire cosa è contenuto in quel dibattito». Nicola Rossi, deputato diessino, economista riformista e consulente di Massimo D’Alema sin dai tempi di Palazzo Chigi, rilancia una sfida culturale che lui stesso, insieme ad altri economisti, nel 1997 propose al governo Prodi.
La flat-tax è, per antonomasia, l’aliquota unica «inventata» dal padre del liberismo americano Milton Friedman e recentemente entrata nel programma economico di Angela Merkel.
Guardi che è già stata bocciata da tutta la sinistra, Rutelli, Bersani e Letta in prima persona...
«Ho visto, ma ritengo che il problema non sia tanto quello di proporre o meno una flat-tax, il punto da comprendere è un altro: la progressività del sistema fiscale non è data dalla struttura delle aliquote, ma dall’insieme delle stesse aliquote oltre a detrazioni e deduzioni».
Il centrosinistra ha combattuto una battaglia epocale contro le due aliquote di Berlusconi e ora lei ne propone una sola?
«Non ho nessuna intenzione di proporre la flat-tax ma vorrei che la sinistra comprendesse che il principio di progressività affermato dalla Costituzione non lo si ritrova solo nelle aliquote ma nell’intero complesso delle entrate e delle uscite del bilancio dello Stato».
Eppure la Germania e la Grecia ci stanno pensando, mentre quasi tutti i Paesi dell’Est la adottano con successo da molti anni...
«La flat-tax può essere affascinante in quanto il suo grado di semplificazione è straordinario ma non è certo questo che deve guidarci oggi per definire una politica fiscale per l’Italia».
Spieghiamo bene questa cosa della progressività...
«Nella dottrina economica non c’è nessuno che, dal punto di vista teorico, collega le aliquote alla progressività. La sinistra italiana non ha mai compreso bene che la progressività deve essere una proprietà del sistema di entrate e di uscite. In altre parole si può avere, come è adesso, una imposta personale molto progressiva cui si affianca una struttura della spesa molto regressiva. Il risultato finale è che si trasferiscono soldi ai ricchi».
Facciamo un esempio.
«Il caso delle pensioni. Il sistema precedente la riforma Dini avvantaggiava in misura significativa le pensioni di maggiore importo. E’ stato uno spostamento subdolo di risorse verso la parte più abbiente del Paese. Altro esempio è quello dell’Università: il sistema, ieri gratuito oggi largamente sovvenzionato, favorisce chiaramente i ricchi».
La Merkel parla di una aliquota secca del 25% e di abolire tutte le 418 deduzioni e detrazioni.. .
«Abolirle tutte è un nonsenso. Gli effetti redistributivi sarebbero intollerabili. Se, invece, come nel mio lavoro di otto anni fa si riduce l’intero sistema di sussidi di assistenza e di trasferimenti alle famiglie a una sola detrazione mirata alle fasce più deboli, la progressività aumenta. In quel caso era un vero risultato di sinistra».
Nel 1997 lei propose una flat-tax del 35%. Oggi che aliquota vede?
«Con l’attuale struttura dei conti pubblici direi che sarebbe molto difficile andare sotto il 30%».
Quanto costerebbe?
«In teoria potrebbe anche non costare niente. Secondo il nostro studio l’operazione era stata immaginata a costo zero. Ma coinvolgeva una riallocazione delle risorse pari a 80-90 mila miliardi di lire. Una portata molto ampia. In questo momento, dopo un decennio di continui interventi sul fronte fiscale, sociale e del mercato del lavoro, non penso che il Paese debba essere sottoposto a una operazione distributiva di questa portata. Un po’ di tranquillità non farebbe male agli italiani».
Torniamo all’Ulivo. Tutti hanno tuonato contro la flat-tax. Non teme di aprire una discussione infinita proprio in fase di preparazione del programma?
«Come ho detto non ha nessun senso in questa fase proporre la flat-tax. Si può anche dire che è inapplicabile ma, soprattutto in una prospettiva di governo, bisogna riflettere sul fatto che oggi non pochi capitoli di spesa - in primis l’università - avvantaggino i ricchi».
C’è un problema culturale non secondario. La flat-tax è patrimonio dei falchi del liberismo. Come la mettiamo con Bertinotti?
«Se fossi in Bertinotti mi porrei molto seriamente l’equità del bilancio dello Stato nella sua interezza. Avere nove aliquote come nell’Italia di qualche decennio fa e la diseguaglianza più elevata in Europa non dovrebbe piacergli particolarmente».
da Il Corriere della Sera, 2 settembre 2005


tutti discorsi del cazzo : tecnicalita'
La realta' e' che l'Italia ha speso nel 2006 , a meno di spese straordinarie di competena degli esercizi passati , 690,8 miliardi
Tollerando un deficit del 2% bisogna introitare 660 miliardi comunque si giri la frittata.
Invece di perdere tempo nel disquisire come introitali sarebbe piu' costruttivo studiare come ridurre i 690,8 di spesa e darsi da fare perche' ai 660 miliardi contribuiscano tutti.
I 690,8 miliardi sono cosi' composti:
P.A. 283,5 di cui 101,9 per la sanita'
pensioni 207,4 ( parte previdenziali e parte assistenziali )
interessi sul debito 67,1
investimenti 62,7
su questo fronte l'unica notizia positiva e' di adottare per la finanziaria criteri ZBB ( zero base budget )
prestazioni sociali 45,9
altro 24,2
Il problema non è Berlusconi , il problema sono gli italiani!
DISSIDENTE POLITICO IN REGIME DA OPERETTA!
OH CINCILLA' ... OH CINCILLA'!





