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Discussione: "... In Principio..."

  1. #61
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    Citazione Originariamente Scritto da harunabdelnur Visualizza Messaggio
    Vedo che la questione del Male domina in questo 3D invece che nel 3D del Diavolo. Ebbene a mio parere il problema non rientra nella Creazione!Dio non ha creato il Male, ma essendo Dio infinito nei suoi aspetti il Male è uno di questi!
    Ma noi abbiamo un concetto predefinito di Male, in effetti quello che noi definiamo Male è una infinita serie di atteggiamenti che discendono tutti dall'Orgoglio! Shaitan il Male, era l'Angelo più vicino ad Allah e conosceva di Allah Tutto tranne una cosa sola: il Suo Amore! Quando Allah creò l'Uomo (Adamo) fatto a sua immagine e somiglianza chiese a tutti gli Angeli di prosternarsi e di adorare Adamo. Tutti lo fecero tranne uno: Shaitan. Dopo molto tempo di letture, discussioni, alcune meditazioni sono giunto al convincimento che Shaitan è l'Orgoglio di Dio. Nella Bibbia infatti è scritto che Dio, osservata la sua Creazione, ne fù soddisfatto!
    Ho posto la domanda a parecchi Eruditi islamici e quasi tutti mi hanno risposto con un semplice : forse! Ed è comprensibile perchè sarebbero tanti gli esseri umani che si sentirebbero "liberi" di fare il Male avendolo Dio, per così dire creato, ma abbiamo visto che non è così. L'Orgoglio divino porta a dubitare che l'Uomo o Adamo riesca a svolgere il compito che Allah gli ha delegato, quello di essere il Califfo della Creazione, per questo Shaitan attraverso l'Orgoglio umano spinge l'Umanità a ribellarsi ai precetti divini, a non soddisfare il suo mandato di Califfo della Creazione!
    Inutile dire che c'è una Dottrina sottile e nascosta in tutto ciò, ma è l'unica Via per comprender il Male e la sua esistenza!

    L’Anima – dicevo in un precedente intervento – avverte in sé, nel suo intimo, nelle sue profondità, le trafitture del Male, le sperimenta, le paventa, le pre-sente, senza che il loro irrompere sia annunciato da un “perché”. Forse non v’è un perché proprio per via del fatto che il Male è preesistente alla Creazione. Ma la domanda da dove spunti e quale sia l’attimo in cui il Male faccia udire il suo pesante incedere nel Creato, come un eccedere o un trabocco, si è sempre imposta ed appare inevitabile.
    Sempre sulla base dei testi sacri, rileviamo una labile traccia del suo apparire primigenio. E’ noto l’episodio della caduta degli angeli. La Genesi non lo racconta; è marginalmente trattato in altre sezioni dell’Antico Testamento (Isaia 14,12-15). Questo primo Libro parla però dell’esistenza del Tentatore che in foggia di serpente induce Adamo ed Eva alla trasgressione, dannando loro e l’intero Creato. Se il Male fosse da ricondurre alla presenza del serpente, sarebbe chiara la sua diretta derivazione da Dio stesso, per atto creativo volontario, poiché anche il serpente è creatura di Dio. Ma sappiamo che la figura del serpente è solo una mimetizzazione del demonio. Nella cultura ebraica antica, Satan non era identificabile con il diavolo che fa il suo apparire in epoca più recente. Satan, anche nel Libro di Giobbe, non è esterno a Dio, costituendone, invece, l’elemento o l’articolazione della sua essenza posta a presidio dell’azione o attività inquisitrice di Dio.

    Abbiamo due evidenze:

    l’esistere del Male ante-origine mundi, cioè prima che Dio compisse la sua opera;
    l’esistere del Tentatore – il Male – anch’esso precedente alla Creazione. Il loro esistere è in entrambi i casi da porre prima della locuzione <<In principio…>>, che è l’incipit dell’intera Bibbia. La tradizione racconta che Satana e la schiera degli angeli caduti avevano già patito e subito la condanna di Dio. La maledizione che li ha colpiti, che precedette la Creazione, sappiamo essere irredimibile e definitiva: semper et pro semper, senza che sia necessario un ulteriore pronunciamento che la rinnovi. E’ stata pronunciata in origine ab aeternum. Ma nel libro della Genesi, al Capitolo III, è narrato un episodio che, alla luce di quanto appena detto, appare subito alquanto singolare e di per sé significativo.


    A seguito della disubbidienza,
    Dio maledisse la Creazione scacciando l’uomo dall’Eden. La narrazione di questo episodio è quanto mai significativa rappresentando, infatti, la cifra della particolare disposizione di Dio nei confronti della discendenza di Adamo ed Eva. Dio provvide ad entrambi le vesti necessarie per coprirsi, affinché non provassero vergogna per causa della propria nudità. Evidenza – la vergogna - dell’insorgere di una coscienza autonoma. Il gesto del Creatore è segno dell’attenzione rivolta alla creatura, ritenuta pur sempre <<cosa molto buona>>, e ciò malgrado la ribellione. La singolarità di quest’episodio è rilevabile nel fatto che Dio maledisse anche il serpente, cioè Satana, il Tentatore, il principe della schiera degli angeli ribelli, e, qui sta la singolarità, già maledetti prima che la Creazione fosse anche solo iniziata.

    E’ possibile che Dio avvertisse la necessità di rinnovare una maledizione che la tradizione biblica ritiene fosse irrevocabile ed irredimibile, o, evenienza assai più verosimile, il III capitolo della Genesi ci racconta in chiave allegorica il momento preciso in cui Dio compì l’atto deliberativo di definire e marcare il territorio di competenza del Male, fornendo di contenuto e di concreta apparenza ad un qualcosa – una forza – che era costitutiva del suo essere, ipostatizzandola nella figura e persona dell’angelo decaduto: il demonio?


    Egli punì l’uomo scacciandolo dall’Eden e maledisse la terra e quel qualcosa che era parte della sua Numinosa divinità. La Creazione è un atto compiuto solo se si tiene conto anche di questo particolare evento. Dio confinò sulla terra il Male, costitutivo del suo essere, identificandolo e facendolo coincidere con il demonio – rendendolo in forma e persona di diavolo -. Cioè, in definitiva, dal Male si divise (diaballo - colui che separa), se ne separò (facendo sì che divenisse immanente alla Creazione). Delimitò il confine che separa il Bene – cioè il suo volere, le sue prescrizioni (<<Di tutti gli alberi del giardino tu puoi mangiare; ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu te ne ciberai, dovrai certamente morire>>) -, dal Male. Il Bene in questo racconto coincide con l’abbandono mansueto alla volontà di Dio - <<sia fatta la tua, non la mia volontà>>; anche il figlio dell’uomo si abbandona alla volontà del Padre -; il Male è il progressivo o improvviso discostarsi, il suo separarsi, dividersi (diaballo) da questa volontà, per precipitare dentro le spire del peccato e del demonio.


  2. #62
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    Citazione Originariamente Scritto da waglione Visualizza Messaggio
    Pfjodor è la prova tangibile di quanto credere in Dio aiuti nell’aldiqua. In tasca ha già tutte le risposte, la chiave per uscire dal tunnel casomai ci entrerà, forse il biglietto per il paradiso.

    Insomma due stupendi guanciali.
    O Waglione..

    Che la Fede aiuti a vivere nell'aldiqua e' verissimo.
    Invece non capisco questo tuo attacco diretto alla mia persona.
    Io non ho le risposte, credo nell'insegnamento evangelico e biblico, la cosa e' ben diversa mio caro. E poi, sono comunque in cammino, il che implica la perfettibilita' del proprio esserci in questa esistenza. Il cammino implica un' ignoranza come nel bene cosi nel male.

    Difatti, io questiono perche' voglio verificare in cosa credono gli altri (forse e' qui che nasce il tuo malinteso "pfjodor ha le risposte"), anche se spesso e volentieri si scambiano le credenze per fatti scientifici. E' da questa tendenza che cerco di distanziarmi il piu' possibile, perche' altrimenti, si fa un torto enorme alla verita' cristiana.








    Cordialmente



    ps.
    Rimango in fiduciosa attesa del nostro proseguio del dialogo a proposito della teoria mimetica.

  3. #63
    ooooWAGLIONEoooo
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    In effetti l'albero della vita piantato a portata di mano e il serpente che ci gironzola attorno sembrano proprio messi lì per tentare l'uomo.

    Ma se Eva non avesse ceduto, che sarebbe successo?

  4. #64
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    Citazione Originariamente Scritto da harunabdelnur Visualizza Messaggio
    Vedo che la questione del Male domina in questo 3D invece che nel 3D del Diavolo. Ebbene a mio parere il problema non rientra nella Creazione!Dio non ha creato il Male, ma essendo Dio infinito nei suoi aspetti il Male è uno di questi!
    Ma noi abbiamo un concetto predefinito di Male, in effetti quello che noi definiamo Male è una infinita serie di atteggiamenti che discendono tutti dall'Orgoglio! Shaitan il Male, era l'Angelo più vicino ad Allah e conosceva di Allah Tutto tranne una cosa sola: il Suo Amore! Quando Allah creò l'Uomo (Adamo) fatto a sua immagine e somiglianza chiese a tutti gli Angeli di prosternarsi e di adorare Adamo. Tutti lo fecero tranne uno: Shaitan. Dopo molto tempo di letture, discussioni, alcune meditazioni sono giunto al convincimento che Shaitan è l'Orgoglio di Dio. Nella Bibbia infatti è scritto che Dio, osservata la sua Creazione, ne fù soddisfatto!
    Ho posto la domanda a parecchi Eruditi islamici e quasi tutti mi hanno risposto con un semplice : forse! Ed è comprensibile perchè sarebbero tanti gli esseri umani che si sentirebbero "liberi" di fare il Male avendolo Dio, per così dire creato, ma abbiamo visto che non è così. L'Orgoglio divino porta a dubitare che l'Uomo o Adamo riesca a svolgere il compito che Allah gli ha delegato, quello di essere il Califfo della Creazione, per questo Shaitan attraverso l'Orgoglio umano spinge l'Umanità a ribellarsi ai precetti divini, a non soddisfare il suo mandato di Califfo della Creazione!
    Inutile dire che c'è una Dottrina sottile e nascosta in tutto ciò, ma è l'unica Via per comprender il Male e la sua esistenza!
    Dense riflessioni queste.
    Ringrazio caro Harun per questo come per altri suoi contributi.

  5. #65
    ooooWAGLIONEoooo
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    O Waglione..

    Che la Fede aiuti a vivere nell'aldiqua e' verissimo.
    Invece non capisco questo tuo attacco diretto alla mia persona.
    Io non ho le risposte, credo nell'insegnamento evangelico, la cosa e' ben diversa mio caro.
    Difatti, io questiono perche' voglio verificare in cosa credono gli altri (anche se spesso e volentieri si scambiano le credenze per fatti scientifici, e questo non e' caso mio).


    Cordialmente


    ps.
    Rimango in fiduciosa attesa del nostro proseguio del dialogo a proposito della teoria mimetica.

    Non era un attacco, semplicemente mi sembrava che tu minimizzassi le parole di Voyager nei cui post, a mio avviso, c'erano già le risposte alle domande che gli hai fatto dopo (a, b, c etc).

    Su Girard non so molto, l'ho conosciuto solo marginalmente quando leggevo Freud. So che dopo quel post hai approfondito Girard quindi ora si saranno invertite le parti e ne saprai sicuramente più tu di me ! Se poi hai approfondito il Girard religioso (quello che ti aveva colpito all'inizio) e non l'antropologo non potrei proprio seguirti

  6. #66
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    Citazione Originariamente Scritto da Voy_ager Visualizza Messaggio
    Le tracce della genesi del Male e che esso sia parto o elemento costitutivo di Dio sono rinvenibili appunto nel libro della Genesi. Specificatamente nei passaggi ove appare più che chiaro che il Creatore pose nel giardino dell’Eden – metaforico riferimento ad una condizione idilliaca della creazione, forse equiparabile all’Arcadia dei greci – l’albero della conoscenza del bene e del male. Ciò prima che la narrazione sacra registri la caduta di Adamo. Sono altresì rilevabili nella prescrizione divina rivolta alla creatura di non cibarsi dei frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male. Evidentemente si tratta di una prescrizione o un divieto tendente ad impedire che l’uomo e la creazione stessa entrassero in contatto o avessero contezza di un qualcosa che già impregnava la creazione e che doveva essere necessariamente parte della natura di Dio; diversamente Dio avrebbe imposto un’interdizione priva di senso in quanto priva dell’oggetto del conoscere che significava (nel senso di dar significato) la prescrizione stessa.
    Anche l’episodio dell’Albero della Vita, narrato successivamente in Genesi, è alquanto singolare. Dio creò l’uomo immortale. Egli aveva libero accesso a qualunque frutto che maturasse nel Giardino dell’Eden, con la sola esclusione di quelli della conoscenza del bene e del male. Si presume, poiché erano lì presenti ed accessibili e non essendo immaginabile che Dio nulla abbia creato senza un fine o uno scopo, che si cibasse anche di questi frutti… ma a che pro posto che era immortale? Se quei frutti non erano destinati all’uomo, a che pro Dio pose l’Albero della Vita al centro del Giardino dell’Eden?

    Genesi 22,24 << 22 Il Signore Dio disse allora: «Ecco l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!». 23 Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. 24 Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita.>>
    Gentile Voyager, proprio questo suo ultimo intervento mi convince ancor di piu' che Rosenzweig ha pienamente ragione.
    Non essendo io seguace della filosofia idealista, ma a fatica e con timore della rivelazione di Dio nel Nome del Figlio, confermo che per me non ha senso alcuno continuare a parlare di creazione esaurendo il discorso alla sola genesi. Per cui, seguo il saggio consiglio di Rosenzweig e torno alle mie letture.

    Mi stia bene, faccia uno sforzo, provi a pregare.
    Lei crede in Dio, o meglio, alla Parola e al suo Nome?
    Vedo che ne parla ne parla, per cui presumo che crede, ma forse sono io a non aver capito cosa vuole esattamente.
    Forse non lo sa nemmeno lei, senza offesa, e' solo un ipotesi e nient'altro.





    " noi sviluppiamo l'idea di creazione alla luce della rivelazione; gli elementi del Tutto antecedentemente alla rivelazione non possono fare il loro comune ingresso nella chiusura e rivolgersi l'un all'altro; (...) noi possiamo lasciar valere tranquillamente il concetto di creazione come un inizio del sapere, senza portare tutto a conclusione gia' in esso. Noi lo collochiamo nel piu'ampio contesto della rivelazione. Solo se noi facessimo della <<filosofia della religione>>, cioe' se offrissimo una rappresentazione delle religione nell'ambito e secondo i canoni della filosofia, allora soltanto dovremmo strappare la creazione dal suo suolo natio, la terra della rivelazione e dovremmo costruirla in parallelo a queste idee filosofiche. Allora dovremmo davvero contrapporre al concetto filosofico di caos quello di creazione dal nulla. E infatti questo concetto e' sorto, anche storicamente, nella filosofia della religione e non nella scienza che noi qui pratichiamo, la teologia.“




    Difatti, la sua stessa domanda: "il Male lo ha creato Dio"? a me mostra chiaramente che lei in effetti puo' parlare della Creazione (e lo fa), solamente come "creazione dal nulla".
    Se mi sbaglio, mi auguro che trovera' la pazienza necessaria per correggermi.



    Buon proseguimento





    ps.
    A proposito del male, trovo adatto l'esempio del forumista biuly:


    "Forse è come quando un bambino continua a giocare con il fuoco, ed un genitore per farlo smettere definitivamente permette che si scotti. Questo viene fatto affinchè il bambino sia libero ma anche consapevole..."


    Difatti Gesu' stesso come prego'?:


    “.... non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male“.



    E noi invece?
    E noi ecco subito con la nostra sensibilita' "post illuministica" a protestare:
    "ma che razza di Dio e' questo, ....ma che e' sta cosa, ma che schifo un dio che induce in tentazone".



    Misericordia Signore, misericordia nel Nome del risorto.

  7. #67
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    Citazione Originariamente Scritto da waglione Visualizza Messaggio
    Non era un attacco, semplicemente mi sembrava che tu minimizzassi le parole di Voyager nei cui post, a mio avviso, c'erano già le risposte alle domande che gli hai fatto dopo (a, b, c etc).

    Su Girard non so molto, l'ho conosciuto solo marginalmente quando leggevo Freud. So che dopo quel post hai approfondito Girard quindi ora si saranno invertite le parti e ne saprai sicuramente più tu di me ! Se poi hai approfondito il Girard religioso (quello che ti aveva colpito all'inizio) e non l'antropologo non potrei proprio seguirti
    Avevo capito male.
    Scusami.

    ps.

    Ad ogni modo, della teoria mimetica possiamo comunque continuare a parlarne se vuoi.
    Io ci terrei.


    Ciao


    Dimenticavo, piu' sopra mi hai chiesto di spiegare meglio cosa intendesse Rosenzweig con le sue parole.
    Ti prego di pazientare un po', vorrei prima concludere alcune letture, per evitar di dire cose inutili o ridondanti, o semplicemente banali troppo banali del tipo:

    "lo svelarsi del vero Nome di Dio nella carne del Figlio, nostra carne. Ecco il senso della Rivelazione"



    Vorrei evitare questi pseudo aforismi.

    Ariciao

  8. #68
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio

    " noi sviluppiamo l'idea di creazione alla luce della rivelazione; gli elementi del Tutto antecedentemente alla rivelazione non possono fare il loro comune ingresso nella chiusura e rivolgersi l'un all'altro; (...) noi possiamo lasciar valere tranquillamente il concetto di creazione come un inizio del sapere, senza portare tutto a conclusione gia' in esso. Noi lo collochiamo nel piu'ampio contesto della rivelazione. Solo se noi facessimo della <<filosofia della religione>>, cioe' se offrissimo una rappresentazione delle religione nell'ambito e secondo i canoni della filosofia, allora soltanto dovremmo strappare la creazione dal suo suolo natio, la terra della rivelazione e dovremmo costruirla in parallelo a queste idee filosofiche. Allora dovremmo davvero contrapporre al concetto filosofico di caos quello di creazione dal nulla. E infatti questo concetto e' sorto, anche storicamente, nella filosofia della religione e non nella scienza che noi qui pratichiamo, la teologia.“




    Difatti, la sua stessa domanda: "il Male lo ha creato Dio"? a me mostra chiaramente che lei in effetti puo' parlare della Creazione (e lo fa), solamente come "creazione dal nulla".
    Se mi sbaglio, mi auguro che trovera' la pazienza necessaria per correggermi.



    Buon proseguimento



    Io, a differenza di altri utenti, non m’inquieto quando qualcuno per meglio rendere esplicito il proprio pensiero attinge a piene mani dal multiforme universo dell’aforisma o ricorre alle citazioni. Fra l’altro questa è abbastanza attinente al tema, anche se con modestia la ritengo insufficiente a spiegare la genesi del Male, o quantomeno ambigua nel suo pretendere una giustificazione per quanto rilevabile nel primo Libro del Pentateuco. Interpretando si potrebbe inferire che l’intero concetto espresso – da non so chi – tenda a screditare la rivelazione contenuta in Genesi, sminuendone la portata, se non addirittura nell’Antico Testamento, che, mi si darà atto, fra gli altri libri, accoglie nel suo seno ed a pieno titolo testi quale quello di Giobbe – altra pietra miliare indispensabile per inoltrarsi nel percorso tracciato in questo Thread -.
    Cosa si vuole intendere per rivelazione, più specificamente, essendo la rivelazione il complesso “processo storico” attraverso il quale Dio, rendendosi manifesto, si fa conoscere dalla Creazione, è possibile espungere testi quali Esodo, Genesi, Giobbe – solo per citarne alcuni – da questo processo? Ovviamente reputo la risposta negativa. Ma è proprio in Genesi, e in buona misura anche in Giobbe (oltre che in altri testi), che è rinvenibile l’irrompere primigenio del Male. Se si vuol ammonire che questo processo di rivelazione (che in un’accezione meno entusiastica potrebbe suggerirci un concetto affatto diverso da quello comunemente inteso, lasciando trasparire la volontà di Dio di mantenere celati Se stesso e la propria essenza – ri_velazione, cioè velato nuovamente) deve essere letto alla luce del messaggio di salvezza, forse la risposta alle sofferenze del Dio crocifisso, provocatoria ma non priva di una sua sensatezza interiore, può essere reperita in un’altra citazione:<<Più i paradossi su Dio più sono audaci, meglio ne esprimono l'essenza. Perfino le ingiurie gli sono più vicine della teologia o della meditazione filosofica. Rivolte agli uomini sarebbero irrimediabilmente grossolane, o irrilevanti; l'uomo non ha in sé alcuna responsabilità, dato che all'origine dell'errore e del peccato è il suo creatore. La caduta di Adamo è prima di tutto un disastro divino. L'Eterno ha scaricato nell'uomo tutte le proprie imperfezioni, la sua putredine, il suo decadimento. La nostra comparsa sulla terra dovrebbe salvare la perfezione divina. Ciò che nell'Onnipotente era «esistenza », infezione temporale, colpa, si è canalizzato nell'uomo e Dio ha salvato così il proprio nulla. Grazie a noi che gli serviamo da immondezzaio, Egli resta svuotato di tutto.
    ...Ecco perché, quando ingiuriamo il cielo, lo facciamo in virtù del diritto di colui che porta sulle spalle il fardello di un altro. Dio non è all'oscuro di quello che ci succede - e se ha mandato il Figlio, affinché ci tolga una parte delle nostre pene, lo ha fatto non per pietà, ma per rimorso>>.
    Emil Cioran (da Lacrime e santi)>

  9. #69
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    Citazione Originariamente Scritto da biuly Visualizza Messaggio
    Ho letto (non chiedermi dove perchè non ricordo) che se la seconda guerra non fosse stata così atroce, in europa dopo il '45 ci sarebbero state altre 4 - 5 occasioni che potevano sfociare in una guerra mondiale, e dopo il '45 c'erano le atomiche. Ora alla luce di ciò la seconda guerra mondiale è stata un bene o un male per l'umanità ? E come questa quante altre situazioni che noi consideriamo male per noi o per il prossimo magari sono state bene ? Solo che a noi mancavano delle informazioni. Il punto fondamentale credo, è che noi, dotati di libero arbitrio, capiamo gli errori solo quando il male ci tocca da vicino. Forse è come quando un bambino continua a giocare con il fuoco, ed un genitore per farlo smettere definitivamente permette che si scotti. Questo viene fatto affinchè il bambino sia libero ma anche consapevole. L'alternativa sarebbe di stargli sempre addosso e nascondere fuoco e fiammiferi. Cala l'esempio nel genere umano e su scala planetaria. Difficile decidere cosa realmente è bene e cosa realmente è male. Da parte mia vale solo la fiducia che a guidare il genere umano sia Dio e lo faccia per il nostro bene.
    Vedi, comprendo anch’io che il male generatosi per atto e deliberazione cosciente dell’uomo possa essere una colpa, e che spesso non è facile rilevare il limine fra bene e male. Capisco pure l’effetto pedagogico dell’esperienza. Così è che la deflagrazione mondiale del secolo scorso ha probabilmente impedito venti ancor più cruenti, fungendo da calmierante e monito per quanti avevano ed tuttora hanno la possibilità di distruggere il pianeta. Del resto la storia non troppo remota della contrapposizione fra URSS ed Usa – la guerra fredda – ammonisce proprio in tal senso. Non compio dunque sforzi ad accettare la tua impostazione.
    Ma non sempre è così. Scremando fino all’ultimo più atroce spasmo il concetto di dolore e di sofferenza, immagino si possa per il momento tralasciare quella direttamente connessa e conseguente ad azioni più o meno consapevoli dell’uomo; concentriamo, invece, la nostra attenzione su quella riveniente dallo scatenarsi delle forze della Natura. Ovverosia, quando la Creazione si presenta come un ostello inospitale che disabita l’animo umano. Anche se v’è da dire che nell’uno e nell’altro caso il peccato d’origine di quasi tutte le riflessioni è spesso rilevabile nell’attenzione prestata all’atto, all’accadere e non alla vittima che patisce. Perché anche nel primo dei due casi, quello per intenderci il cui patire sortisce fuori e scaturisce dall’agire umano, è rinvenibile un accadere che è fonte di sofferenza non imputabile alla vittima innocente, e noi dobbiamo avere il sentimento per relazionarci con chi soffre ingiustamente e, anche in questo caso, appellare in giudizio la responsabilità di chi, chiunque egli sia, vede e sa e lascia che sia.
    Ma l’altra, quella che trabocca dalla Natura? E’ anch’essa patire, soffrire, è anch’essa dolore, pianto.
    Di questa proviamo a parlarne.

    Nell’infuriare degli elementi non v’è colpa Naturale, non v’è peccato che tenga… la Natura è innocente. Ma la sua innocenza non è sufficiente ad opporre una ‘defensa’, o a sollevare dalle sue responsabilità chi (se v’è un Colui) utilizza l’innocenza naturale per infrangere, stuprare e violare quella della vittima che in essa si annulla. Se una crescita evolutiva collettiva dell’umanità – per quanto utopica essa sia, ma poniamola pure nel conto - potrebbe sollevarla dal peso del patire che l’azione si trascina appresso, come un pedaggio pagato alla libera determinazione umana; viceversa, non v’è Consapevolezza o Centro immobile, o Osservatore o Testimone, o Presenza al proprio vero Sé che possano affrancare la creazione dal patimento che la Natura coltiva nel proprio seno. La Morte di Dio è stata decretata a seguito di un evento naturale terrificante: il terremoto che nel 1755 sconvolse e distrusse Lisbona, cagionando lutti, dolori, pianti, non quindi in conseguenza di un evento cruento il cui accadere fosse attribuibile all’uomo. La malattia stessa, non la morte, è causa d’inenarrabili sofferenze che fiaccano in primis il corpo, distruggendo speranza e anima. L’handicap fisico è anch’esso fattore di sofferenza che incide negativamente tanto sul fisico, quanto sull’anima. In tutto ciò non v’è colpa alcuna che possa essere attribuita al disgraziato di turno. Si tratta di un vero e proprio disequilibrio naturale, o, peggio ancora, di un equilibrio generale ottenuto per compensazione che la Natura si crea a scapito di chi per esso si trova a pagare lo scotto anche per conto degli altri.
    Fermiamoci un attimo solo a riflettere, a guardare negli occhi entrambi, senza finzioni, con animo sgombro da filosofie astrali, e soffermiamoci un attimo solo sul concetto (non certamente astratto, ma più che mai concreto) di sofferenza e di morte.
    Non credo sia in animo di alcuno propendere a favore dell’apostasia della necessità della morte; non può esservi una simile negazione: la morte è una necessità, un evento naturale ineludibile, direi anche indispensabile alla vita. La morte è fattrice di vita, e viceversa. Ma la vita e la coscienza transgenica dell’Oriente che necessità hanno della sofferenza per perpetuarsi? La sofferenza non è un’immagine eidetica che emerge dalle nostre paure, non è neppure un’ipostasi dell’inconsapevolezza o di una coscienza acerba. La sofferenza è un dato che mai nessuna stupidità del mondo potrà negare. Sul concetto di dukkha è stata fondata un’intera filosofia. Un essere che non avvertisse in sé, come punctum dolens, nel proprio costato, l’esistere del dolore, si tradurrebbe in un muscolo che, anestetizzato, si sfibra nello sforzo della negazione del proprio limite fisiologico. La compassione che spesso si narra, assomiglia troppo a quella del medico del pronto soccorso: abitudine alla sofferenza… soprattutto altrui. Ma tutto questo non appartiene alla pura e bellissima tradizione che appartiene all’oriente, fa parte, invece, di una distorta modalità di connessione con il mondo del tutto individuale. La patologia che la civiltà vive è soprattutto patologia del sentimento, del patire con, e al suo espandersi, come grumo tumorale, tanto ha contribuito la malintesa trascrizione in linguaggio moderno o new age di quel che è auctotono per altre forme mentis, ma incivile imbarbarimento del sentimento occidentale. In certe latitudini del pianeta l’Universo non si coniuga in sanscritto, l’esistenza non si declama in poesia, il dolore non è un canto sacro volto al Tutto che, nell’adunare il sovrabbondante cibo che nutre anima e corpo di alcuni, scorda il poco armonioso funesto particolare che in un guizzo affatto simmetrico e tonico erompe da un vulcano, che tracima in pioggia che dilava i terreni, in sole cocente che arde cuore, pelle e genti.
    La Natura è disputa ed è sofferente (Polemos, direbbero i greci), allora, se come c’è stato raccontato "natura naturans est deus", abbiate ed abbiamo compassione di voi e noi stessi… vana pretesa la vostra/nostra cupida utopia.


  10. #70
    Amore vince la morte
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    Dio non è all'oscuro di quello che ci succede - e se ha mandato il Figlio, affinché ci tolga una parte delle nostre pene, lo ha fatto non per pietà, ma per rimorso




    Attenzione: Dio si e' mandato nel Figlio.


    Inoltre, non so quanto bene distingua il sig. Cioran il rimorso dalla misericordia.


    Caro Voyager, insisto, e' nella rivelazione (oltre che nella profezia), che la creazione si manifesta nella sua luce autentica.




    Saluti.

    Grazie a lei

 

 
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