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  1. #1
    lupoDL
    Ospite

    Predefinito Grande Veltroni, ancora

    PARIGI — Altro che resistere: cambiare, cambiare, cambiare. Veltroni sceglie la Francia di Sarkozy per un messaggio alla sinistra, non solo italiana. Dice che «i vecchi schemi non reggono più», che «staccarsi dalle ideologie del passato rende liberi di guardare al futuro», che «non è guardando indietro che troveremo le risposte giuste». E, guardando avanti, Veltroni non si scandalizza «se Sarkozy, eletto dai cittadini, chiama politici della parte avversa. Fa bene lui a chiamarli e loro ad accettare. Prima vengono gli interessi del Paese, poi quelli di parte ». Nel tardo pomeriggio, quando prende la parola al dibattito della fondazione «I Gracchi», Veltroni parla dell'Internazionale Socialista: al di là dei sostantivi, sono i verbi a far capire l'idea. Coniugati al passato. «Ha rappresentato», l'Internazionale socialista. Per il presente c'è bisogno d'altro, di «una profonda innovazione ». Non siamo solo alla teoria, perché Veltroni pensa già — e lo dice, di fronte all'ex primo ministro Michel Rocard, al commissario europeo Peter Mandelson e al professor Antony Giddens —, Veltroni propone, a una platea di socialisti riformisti, «la costruzione di un soggetto la cui denominazione possa essere Internazionale dei democratici e dei socialisti». Che «sia la casa dei democratici americani, del partito del congresso indiano e di tante nuove forze che in Africa, in Asia e in Europa nascono dalle sfide del nuovo millennio». Basta col passato, coi vecchi schemi, bisogna guardare al futuro. E farlo con «coraggio ». La platea applaude, molti sussurrano commenti nell'orecchio del vicino di posto. Giornata di sole primaverile, a Parigi, e di fronte al teatro dove si sono dati appuntamento i Gracchi c'è un tassista che ripete «Sarkozy» e intanto, con gesto plateale, si asciuga lacrime: la sinistra francese è in difficoltà e molti, per una volta, guardano all'Italia con speranza, con fiducia. E Veltroni propone la sua ricetta: «Il nostro continente è andato a destra perché la sinistra è rimasta imprigionata in categorie che l'hanno fatta apparire conservatrice, ideologica e chiusa». E quando parla dei giovani, del precariato, Veltroni spedisce un messaggio destinato ad arrivare forte e chiaro in Italia: «Davvero non capisco come la sinistra e gli stessi sindacati possano non avere come priorità l'affermazione dei loro diritti, la creazione di un efficace sistema di ammortizzatori sociali, di contrappesi sul piano della continuità previdenziale, della formazione nella transizione da un posto all'altro, della solidità delle indennità di disoccupazione». Non nomina mai né la sinistra radicale né la Cgil, ma dice in maniera inequivocabile che «ci sono interessi comuni e delle giovani generazioni che vengono prima degli interessi di parte o dei vantaggi di breve termine di chi, peraltro, dispone di una buona quantità di garanzie». Perché, per Veltroni, «la precarietà oggi si traduce in una condizione di sfruttamento paragonabile a quella in cui si trovavano un tempo gli operai delle grandi fabbriche». E quindi «i giovani, il loro futuro, la lotta alla precarietà. E' questo che deve stare più a cuore a tutte le forze del centrosinistra ». Tutte, nessuna esclusa: cambiare, cambiare, cambiare. Il dibattito parigino s'intitola «Le ragioni della sconfitta, le vie della rifondazione »: e Veltroni è qui per spiegare il punto di vista italiano, la parte che a breve, a meno di sorprese, rappresenterà. «Senza la crescita dell'economia e delle imprese ogni obiettivo di equità sociale si allontana. Se l'economia va male non ci può essere giustizia sociale. Il nostro avversario è la povertà, non la ricchezza». Sulla sicurezza: «Chi viola la legge deve essere trattato con assoluta fermezza». Dice che «importerebbe in Italia il sistema elettorale francese», e annuncia che qualcosa prenderà comunque, a Parigi: «Immagino il Pd come un partito sovranazionale. Se sarò eletto alla segreteria, vorrò il contributo, nell'assemblea costituente, di personalità straniere. Tra queste, posso dire fin d'ora che ci sarà il sindaco Bertrand Delanoe». E oggi, a Parigi, c'è spazio anche per discutere di strategie: «Dobbiamo togliere alla destra la bandiera della libertà. Era una cattiva utopia quella che faceva dell'uguaglianza la nemica delle libertà. Oggi, per noi, le due cose non possono stare che assieme». Perché oggi, non importa se in Italia o in Francia, la via per rifondare la sinistra è, per Veltroni, solamente una. Cambiare, cambiare, cambiare.




    Alessandro Capponi
    Corriere della Sera 27/08/2007

  2. #2
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    si...ma non cambiare in peggio....

  3. #3
    lupoDL
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    Citazione Originariamente Scritto da lucaBI Visualizza Messaggio
    si...ma non cambiare in peggio....
    Mi sembra che le proposte di Veltroni vadano verso un cambiamento in meglio.

  4. #4
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    boh,vedremo

 

 

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