Il Veltroni dell'intervista al Corriere (ieri) merita qualche considerazione. Condividiamo molto di quanto ha detto, ma non tutto. Vediamo di procedere argomento per argomento.
1) Il sindaco di Roma comincia affermando: non sono buono come vengo dipinto. Chi lavora con me sa che sono tosto. Infatti. Noi non abbiamo mai pensato che fosse un bonaccione. Al contrario abbiamo costatato che è cattivissimo, soprattutto quando può esserlo. Semmai è buonista, addirittura l'inventore del buonismo che con gli anni è diventato uno schema politico adatto a raccattare consensi nell'area progressista.
Il buonismo è parente stretto del giustificazionismo, padre di ogni vizio non solo italiano.
Ladri e rapinatori per fare un esempio classico - delinquono perché sono poveri, quindi vanno compresi, bisogna concedere loro delle attenuanti.-
In parte è vero. Ma se il concetto si interpreta in modo estensivo è finita: ogni delitto ha il suo perché, ma rimane un delitto. Il buonismo è una forma evoluta del giustificazionismo. Punta a far sì che si raggiunga comunque un accordo, sempre, con tutti e su qualsiasi problema. Il buonismo è parente stretto anche del consociativismo e della concertazione. Ci si siede intorno a un tavolo e non ci si alza finché non è stata trovata una soluzione. Che di solito non è una soluzione ma un compromesso dagli effetti poco durevoli.
L'Unione non è un'unione né una coalizione, ma un gruppo di aggressione. Ci mettiamo insieme, sullo stesso tassì, e corriamo verso l'obiettivo di mandare a casa Berlusconi e la sua cricca. Poi, una volta al governo, troveremo la maniera per conciliare i nostri interessi contrapposti.
Risultato. Il Cavaliere è stato sì sfrattato. Però il governo non governa se non cedendo alla sinistra massimalista da cui dipende la sopravvivenza della maggioranza. O si fa come diciamo noi comunisti oppure si sbaracca. Gli altri, i riformisti, piuttosto che sbaraccare subiscono il ricatto. Già, sono buonisti e abbastanza restii a riconsegnare il Paese nelle mani del centrodestra che, d'altronde, senza essere buonista, è pieno di grane. Non esiste in Europa una maggioranza in cui siano presenti i comunisti, tranne che in Italia. Vorrà pur dire qualcosa.
Veltroni è talmente buonista che pur sostenendo di voler imprimere un gran cambiamento profittando della nascita del Pd, se ne guarda dal dire con chi intende allearsi alle future elezioni.
Va da sé che non vuole scaricare Rifondazione né i Comunisti italiani né i Verdi.
Ma se non li scarica, in che cosa consiste lo sbandierato cambiamento?
Se la fusione Margherita-Quercia non produce una coalizione diversa dall'attuale, si poteva evitare di farla.
2) Veltroni insiste con Sarkozy. Lo ha preso a modello (e tra l'altro cita Reagan). Ma qualcuno gli ha detto che Sarkozy non è di sinistra, non è buonista e si avvale di un sistema presidenzialista, proprio ciò che il partito di Veltroni non ha mai tollerato?
La contraddizione è palese. Col nostro parlamentarismo immodificabile Sarkozy non potrebbe fare il Sarkozy che piace tanto a Veltroni, cioè prendere decisioni e realizzare in fretta i progetti.
3) Il sindaco di Roma è persuaso che l'alzabandiera nelle scuole proposto da Tremonti vada bene, purché accompagnato dallo studio delle lettere dei condannati a morte della Resistenza. E accusa i giornali di destra (quali?) di aver denigrato la stagione che preparò la rinascita del dopoguerra.
Giusto. Consiglio anch'io caldamente, e non solo agli studenti, di leggere le lettere dei condannati a morte. Sono struggenti e istruttive sul piano morale. Mi spiace che Veltroni, confermando il suo settarismo, non abbia aggiunto che sarebbe opportuno leggere anche il libro di Giampaolo Pansa (autore non certo di destra, è stato vicedirettore de la Repubblica e condirettore dell'Espresso sui quali tuttora scrive) sui massacri nel cosiddetto Triangolo rosso compiuti a guerra terminata dai comunisti, e non dai fascisti. Inoltre non sarebbe male spiegare ai ragazzi, e agli adulti, cosa accadde nelle foibe.
4) Traggo dall'intervista: «Tanti italiani si ribellano all'incapacità della politica di decidere, e ne trovano insopportabili i toni. È paradossale che tra gli schieramenti ci sia più odio oggi di quando si combatteva la guerra fredda».
No caro Veltroni. Non ci siamo. L'odio è stata una specialità del Pci, al quale eri iscritto. Infatti il Pci era stalinista durante la guerra fredda, e stava con l'Unione Sovietica quando l'Italia era (lo è ancora) alleata degli Stati Uniti.
Il Pci era pappa e ciccia con il nemico del nostro Paese. Non è corretto stare col nemico. O sì?
Negli anni Ottanta l'Urss puntò i missili sull'Italia e, a Comiso, l'Italia e gli Usa risposero installando i Cruise. Ovvio.
Ma voi del Pci organizzaste una marcia non contro i missili sovietici bensì contro i nostri. Bravi. Tu eri già un dirigente di Botteghe oscure, ti occupavi di comunicazione. Rammenti? Ci conoscemmo - tu ed io - al festival dell'Unità di Tirrenia. Frequentavi la sala stampa. Tu come addetto ai rapporti coi giornalisti, io come inviato del Corriere della Sera. Non eri un pisquano qualunque.
Contro la politica filosovietica di fatto, non dicesti una parola. Mai. E ora ti stupisci che fra i due schieramenti sia rimasto odio?
Scusa, ma chi nel 1994 organizzò il ribaltone di Berlusconi, democraticamente eletto dagli italiani?
Chi organizzò la campagna denigratoria e di delegittimazione del Cavaliere, descrivendolo come un dittatore minaccioso, un pericolo per le istituzioni? Chi aggredì il vecchio Tatarella dicendo che era indegno di rappresentare l'Italia?
Un passo indietro. Chi applaudiva a Pier Paolo Pasolini che pretendeva di processare la Democrazia cristiana in piazza? Chi - con un guizzo anticipatore del buonismo - riconosceva che i terroristi delle Br erano compagni che sbagliavano? Il tuo Pci. E chi dichiarava che i brigatisti facevano parte dell'album di famiglia? La Rossanda. L'odio arriva da lontano, Walter. È la conseguenza di un clima creato da voi. Battetevi il petto. Non prendetevela con altri.
5) Dici: «Ci si insulta con battute di quart'ordine anche per colpa dei media: i politici sanno che per finire sui giornali basta dare del cretino all'avversario».
I media hanno tante responsabilità, ma non quella di raccontare ciò che accade. Semmai non lo raccontano abbastanza. E se i politici si insultano, i cronisti fanno benone a riferirlo. Siamo pagati per scrivere, non per tacere. O tu preferisci il silenzio? Non mi pare che la Pravda possa ancora fare testo.
6) Affermi solennemente che il programma non deve essere di 280 pagine, bensì di dieci punti, chiari, netti. Sicuro. Ma non è stato Prodi a stilare un programma di 280 cartelle in cui non si capisce nulla?
Tu sei più prolisso di lui. Il tuo discorso a Torino è durato due ore. Era il discorso di candidatura o quello di incoronazione?
Se era quello di candidatura, troppo lungo.
Se era di incoronazione, spiegami a che cosa servono le primarie prossime venture.
7) Prometti da bravo aspirante premier un nuovo patto fra Stato e cittadini perché questi non sopportano più la pressione fiscale. Ben venga.
Sei meravigliato che Umberto Bossi inviti allo sciopero contro le tasse. Che altro potrebbe fare? La gente paga troppo, questa è la verità. Ma paga lo stesso senza avere in cambio alcunché.
Dove finiscono i soldi che vi dà?
Non si vedono opere pubbliche.
I treni fanno ribrezzo e non funzionano.
Gli aerei sono falliti.
Le autostrade... lasciamo perdere.
E le strade sono ferme al 1800.
Il ragionamento è drammaticamente semplice: se io verso a te cento, e tu non mi fornisci servizi adeguati, è fatale che prima o poi non versi più nulla.
8) Sulla sicurezza non ho nulla da obiettare. Ha fatto di più la sinistra in poco tempo che il centrodestra in cinque anni. Tuttavia sottolineo: se la destra parla di tolleranza zero, la sinistra insorge; se la sinistra la applica, la destra non si oppone.
9) Sui pedofili, che vengono dopo gli interessi e l'integrità dei bambini, sfondi con me una porta aperta. Per aver detto sette anni fa su Libero quello che tu dici ora ne ho passate di ogni colore.
Della privacy degli orchi non ci frega nulla; ci stanno a cuore i fanciulli.
10) Apprendo con piacere che non andrai a Palazzo Chigi se non eletto dal popolo. Se sarai di parola, te ne darò pubblicamente atto.
Prevedo elezioni nella tarda primavera prossima. Verificheremo tutti quante cartucce hai.
Un'ultima osservazione.
Da Libero aspettati qualche scapaccione.
Le coltellate nella schiena invece non rientrano nello stile della casa.
Vittorio Feltri
www.libero.it 2007-08-29 pg. 1
saluti




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