Francesco Cossiga per Libero

Caro Direttore, ho appreso dal "nostro" giornale che riportava da una inchiesta dell'Espresso (non leggo questo settimanale "avvelenatore di pozzi" perché non ne ho lo stomaco!) che io sarei coinvolto nello "scandalo" di "Casa Nostra" e che avrei comprato da un ente pubblico a «prezzi stracciati» la casa nella quale abito. Quasi al termine della mia permanenza al Viminale, le autorità di pubblica sicurezza posero il problema della insicurezza dell'abitazione da me presa in locazione in via Cadlolo, difficile da presidiare e per raggiungere la quale dalla sede del mio ufficio dovevo percorrere una strada molto esposta (evidentemente la direttora del settimanale e i suoi redattori ignorano che a quel tempo io ero ministro dell'Interno, "Kossiga" con la "k", cui era stato fatto saltare in aria lo studio privato, o forse ritengono che il "pericolo" fossi io e non le Br o i Nar), e mi invitarono a cambiare abitazione: e questo invito rinnovarono anche quando mi ero già dimesso da ministro, ritenendo che fossi ancora obiettivo dei terroristi.


Il governo mi aiutò a trovare una casa nel quartiere Prati in uno stabile di proprietà dell'allora Assitalia, ad un canone di mercato automaticamente rivalutabile secondo l'indice dei prezzi. L'Assitalia fu poi assorbita dall'Ina, acquistata quindi dalle Generali che a un certo momento mi diedero la disdetta, invitandomi a lasciare libero l'appartamento o a esercitare il diritto di prelazione previsto dal contratto di locazione a prezzo di mercato come accertato dalla stessa società di assicurazione che, al fine di alienare gli immobili di civile abitazione, aveva costituito una società ad hoc denominata Initium; era prevista la riduzione del 30%.

Poiché io non avevo i soldi, non dico per acquistare Tiscali inglese, ma per pagare l'intero richiesto, e non avevo i denari per trasferire la famiglia in una lussuosissima a villa Saint Moritz né avevo l'autorità per chiedere all'allora ministro dell'Interno di intervenire presso il suo amico capo del Dipartimento di Giustizia svizzero per ottenere il permesso di residenza per la sua famiglia né avevo i soldi per acquistarmi una pluralità di case a Roma, giustificata dalla pluralità delle famiglie, non avendo un pacchetto azionario nella società editrice da cui dipendessi da vendere «per amore dei figli», e non avevo neanche messo da parte "tesoretti", trafficando illecitamente con i Paesi dell'Est in dispregio ai divieti della Nato, contando poi sull'«amore patrio» di un ingenuo capo dello Stato e di un ingenuo ministro degli Esteri che lo difesero innanzi all' amministrazione americana che aveva contestato loro il fatto, e che poi si presero solenni tranvate in testa dagli "avvelenatori di pozzi", guidati dall'ex-razzista e monarchico "Voltaire" italiano, ho dovuto fare un mutuo, che si pagheranno i miei figli.


Vedo che l'amico Mastella vuole sporgere querela. Io non la presenterò, perché so bene come i soggetti di "razza padrona", proprietari della societa' editrice, siano gli unici ad essere riusciti a rimanere in galera un giorno solo e anche ad essere assolti e dal giudice istruttore per operazioni che il pm riteneva oblique. Sono in grado di documentare tutto ciò. Lo potrebbero rendere noto anche gli amministratori delle Generali: ma anche loro fanno parte della "razza padrona", e cane non mangia cane.