



Le leggi di discriminazione razziale nel Sud degli USA valevano anche per italiani ed ebrei. Gli italiani in particolare erano assimilati ainegri e furono la seconda etnia tra i linciati dal Ku Klux Klan subito dopo i negri, la terza furono gli ebrei. I linciaggi duraonofino alla seconda guerra mondiale e anche oltre.:
A cura di Jennifer Guglielmo e Salvatore Salerno
Gli italiani sono bianchi?
Come l'America ha costruito la razza
«Questo libro punta diritto al cuore del rapporto tra italiani americani e africani americani. Illuminante. Merita un applauso.»
Spike Lee
«Guinea» li chiamavano e sul documento di identità compariva la dicitura «colore: bianco/carnagione: scura». Quando alla fine dell’Ottocento sbarcarono in America in fuga dalla miseria del Sud Italia, molti nostri connazionali dovettero affrontare un problema a cui non erano preparati: il colore della pelle. Erano davvero bianchi? Già in patria c’era chi ne dubitava. Illustri antropologi avevano sancito con i crismi della scienza la subalternità degli italiani meridionali «di sangue africano inferiore» rispetto a quelli del Nord «di stirpe ariana superiore». Negli Stati Uniti, fondati sulla colonizzazione, sull’espropriazione della terra e sulla schiavitù, dove la società era ordinata secondo rigide gerarchie razziali, la questione diventò centrale. Bianchi di colore ma non di razza, nella nuova patria gli immigrati italiani dovettero dunque reinventare la propria identità: da qui l’impegno all’interno di organizzazioni sindacali e politiche, spesso anarchiche o socialiste, nella lotta per un progressivo riconoscimento da parte della maggioranza bianca. Con la comunità dei neri instaurarono invece un legame ambivalente che a volte fu di solidarietà, più spesso di aspro conflitto, soprattutto nella seconda metà del Novecento. Essere bianchi ma discriminati fece sì che l’integrazione degli italiani non fosse un percorso lineare: nella creazione della loro identità razziale gli italiani di volta in volta affermarono, contestarono, sovvertirono la loro «bianchezza». In queste pagine di storia, sociologia, poesia, cinema e musica affiora un denso spaccato dei conflitti politico-sociali che hanno segnato la società statunitense. Riprende vita una parte della nostra storia che non dovremmo mai dimenticare.
«Tutti gli immigrati italiani sono arrivati negli Stati Uniti senza essere consapevoli dell’esistenza della linea del colore. Ma impararono in fretta che essere bianchi significava riuscire a evitare molte forme di violenza e di umiliazione, assicurarsi, tra gli altri privilegi, l’accesso preferenziale alla cittadinanza, al diritto di proprietà, a un’occupazione soddisfacente, a un salario con cui si poteva vivere, ad abitazioni decorose, al potere politico, allo status sociale e a un’istruzione di buon livello. “Bianco” era sia la categoria nella quale erano più frequentemente collocati, sia una consapevolezza che adottarono e respinsero allo stesso tempo.»
Jennifer Guglielmo insegna Storia presso lo Smith College.
Salvatore Salerno insegna Sociologia presso il Minneapolis Community and Technical College.


Allora , testimonianza per testimonianza. Mia nonna era ebbrea (epperciò lo sarei pure io , se applicassi alla mia umile persona le ignobili leggiacce della razzaccia). Mio nonno, Fascista e squadrista del GUF di Perugia (e piccolo notabile di regime doipo la laurea) . Ciononstante , consentiva alla moglie di tenere in casa Menorah e Chanukkah . Nel 1943 , gli ufficiali della Whermacht frequentavano casa di mamma (allora bimba novenne). Stando ai racconti fattimi da pora mamma (di cui non ho ragione di dubitare) l'unica loro reazione a vedere le robacce per casa fu di dirle :
Tu pella pampina no guarda lampadariacci di mama, ascolta papa kamerata !.
Unica vittima delle persecuzioni razziali fu povero nonno che - stando sempre a quanto riferitomi da mia madre - dal 1945 alla sua morte nel 1952 fu tormentato dalla moglie che gli scassava la minchia dicendogli "per colpa tua e dei fascisti come te tutti noi ebbrei siamo stati sterminati ! " .
Cionondimento, alcuni - più sfortunati - furono deportati a Mauthausen (che chiunque di noi può agevolmente vedere ; sta in Austria, vicino a Linz). Il Tuo amico però non vi è stato mai, posto che blatera di camere a gas, che certamente non vi furono. Ciò non lo dice Mattogno, bensì quel revisionista di ... Simon Wieshentalmerd, nel suo noto articolo kein vergasung in AltReich del 1969, in cui attesta che le gasazioni avvenivano solo in cinque campi della Polonia occupata (allora c'era la cortina di ferro, e si potevano sparare cazzate senza che nessuno potesse andare a controllare ; cosa che in Austria e Germania era invece facile. Ora si può anche lì).
Se ne evince che il Tuo amico 83enne, più che un deporatato , è un cazzaro. Nulla di male ; a un uomo di quell'età, non si può rimproverar nulla.


Le leggi razziali naziste hanno il loro antecedente in USA
Un passo avanti verso il vero e proprio razzismo, inteso come teoria scientifica, si ebbe piuttosto negli Usa, dove nel dibattito infuocato relativo all'abolizione della schiavitù a metà del XIX secolo, uno degli argomenti azzardati dai suoi sostenitori fu che negri (e indiani) non fossero "davvero" esseri umani, ma andassero catalogati in una categoria diversa, alla quale non si potevano applicare la argomentazioni umanitarie proposte dagli abolizionisti. Non essendo i negri uomini, non aveva senso essere "umanitari" con loro.
Tale atteggiamento fu rafforzato dalle guerre indiane, per giustificare il genocidio, protratto per decenni, delle popolazioni indiane per sottrare loro le terre: gli indiani non erano "davvero" esseri umani, e quindi nemmeno a loro si applicavano le considerazioni "umanitarie".
[center] Negli USA
Nell'America coloniale, ancor prima che la schiavitù coloniale divenisse completamente basata su basi razziali, gli schiavi di origine africana erano usati a fianco degli schiavi bianchi, di solito vincolati alla condizione servile da contratti con una scadenza determinata, in gran parte firmati per pagare le spese di trasferimento nel Nuovo Mondo. Alla scadenza di tali contratti gli europei che erano sopravvissuti recuperavano la libertà (non era previsto che i neri potessero recuperare la libertà alla scadenza di un certo periodo di tempo).
A seguito di una serie di rivolte che coinvolsero questo tipo di coloni, però, negli Usa si arrivò a fare a meno degli schiavi bianchi già nel XVIII secolo, riservando la schiavitù alle persone di origine africana, che non potevano contare, a differenza dei bianchi, di solidarietà religiose e etniche da parte di componenti liberi della società bianca dominante. In questo modo, "razza" e condizione sociale vennero a coincidere negli Usa, in modo tale che ancor oggi negli Stati Uniti è difficile separare i due concetti.
Subito dopo l'indipendenza (avvenuta nel 1776) le leggi statunitensi del 1790 sulla naturalizzazione garantivano la cittadinanza solo alle "persone bianche libere", il che significava generalmente che veniva concessa solo a coloro che erano di origine anglosassone.
Quando la popolazione americana divenne culturalmente meno omogenea, verso gli anni ’40 del XIX secolo, con l'aumento dell'immigrazione dall'Europa meridionale e orientale, negli USA si rese necessario chiarire chi fossero i "bianchi". Nacque così una suddivisione di quelli che oggi sono chiamati «caucasici» in una gerarchia di diverse razze, stabilite "scientificamente", e al cui vertice erano gli anglosassoni e i popoli nordici.
Venuta meno l'utilità economica dello schiavismo negli stati industrializzati del Nordamerica, il 1 gennaio 1863 il presidente repubblicano Abraham Lincoln abolì la schiavitù con la Proclamazione di Emancipazione (Emancipation Declaration). Gli stati agricoli del sud si confederarono a difesa della schiavitù dando inizio alla guerra di secessione americana. La schiavitù terminò nell'intera federazione con la sconfitta del sud, infine il 18 dicembre 1865 fu ratificato il tredicesimo emendamento. L'abolizione della istituzione schiavistica tuttavia rafforzò e istituzionalizzò l'ideologia razzista, e a partire dagli anni 1870, con l'affermarsi delle teorie del cosiddetto «razzismo scientifico» moltissimi stati americani introdussero leggi discriminatorie (Black Codes e leggi di Jim Crow), tra cui il reato di miscegenation (mescolanza razziale) a proibizione dei matrimoni e delle unioni interrazziali, ed ebbe inizio il fenomeno della segregazione razziale.
Nella maggior parte degli stati segregazionisti le persone che immigravano da Portogallo, Spagna, da una piccola parte della Francia meridionale (e dalla Liguria), dall'Italia meridionale, dalla Grecia, dal nordafrica e dal medio oriente, furono classificati diversamente dai «bianchi» e il termine «bianco» iniziò a identificare principalmente gli anglosassoni, i germanici e gli scandinavi. L'appartenenza alla razza bianca dei non-nordici (slavi, dinarici ecc.) era spesso messa in discussione. Ma erano soprattutto gli europei del sud, appartenenti alla presunta razza mediterranea, a sottostare alle condizioni peggiori, e in molti stati essi erano legalmente equiparati ai neri e privati, con diverse accentuazioni da stato a stato, dello status e dei diritti riservati ai soli bianchi. Persino gli irlandesi, a cui si attribuivano parziali origini mediterranee, erano oggetto di forte pregiudizio e discriminazione. Va però tenuto presente che in molti casi il preconcetto colpiva non tanto l'origine etnica, quanto la religione cattolica professata dagli immigrati "papisti", verso i quali la società puritana degli Usa conservava una fortissima ostilità.
Ad ogni modo, coloro che negli Usa le trovavano utili ai loro scopi accolsero e diffusero le teorie scientifiche razziste sfornate, nel XIX secolo, dagli scienziati europei per giustificare l'avventura colonialista, che caratterizzò la maggior parte del XIX secolo. Con una differenza, però. Gli europei usavano l'ideologia razzista per conquistare e sottomettere quasi esclusivamente popolazioni non europee (e il tabù in questo senso fu tale che i francesi arrivarono - sia pure dopo infinite polemiche - a decidere che gli ebrei che abitavano l'Algeria da loro conquistata erano da considerare europei, e concessero loro la cittadinanza francese, a differenza di quanto avvenne con gli "indigeni"). Al contrario, il razzismo statunitense, come detto, fu usato soprattutto ai danni di popolazioni abitanti nello stesso continente.
Negli Usa ebbe conseguenze storiche durature, negli anni 1920, la massiccia diffusione delle teorie dell'eugenista Madison Grant che saranno più tardi la principale fonte di ispirazione per le campagne di sterilizzazione forzata ed eutanasia forzata operate dal nazionalsocialismo tedesco.
La campagna ideologica di Grant raggiungerà l'obiettivo di fare chiudere le frontiere tra il 1921 e il 1924, e a partire dal 1924 di far restringere l'immigrazione dai paesi dell'est e del sud Europa, e di ostacolare quella ebraica. Questa decisione avrebbe avuto conseguenza catastrofiche durante la Shoah, nel corso della quale gli Usa respinsero caparbiamente i profughi ebrei, accogliendone per tutta la durata dell'Olocausto meno della sola città cinese di Shanghai (30.000).
A rendere politicamente possibile ciò fu il senatore del Massachusetts Henry Cabot Lodge[1]) che fu tra i più fanatici sostenitori della Immigration Restriction League, che si opponeva all'immigrazione dei popoli di razza mediterranea. Cabot Lodge trovò il modo di aggirare la resistenza di coloro i quali non volevano limitare gli ingressi esplicitamente in base alla razza proponendo un escamotage: vietare l'ingresso agli analfabeti e modificare le quote di ingresso, stabilendo le nuove su quelle registrate oltre trent'anni prima, nel 1890. Con questa retrodatazione la quota complessiva d'ingresso dei mediterranei che avrebbe dovuto essere di diritto pari al 45% dei richiedenti fu ridotta a meno del 15% e tenendo conto che gli italiani erano il popolo più analfabeta d'Europa (con punte massime al sud) la quota riservata agli italiani divenne di molto più esigua. Per contro fu grandemente aumentata la quota consentita dai paesi nordici[1].
Dopo la crisi economica del 1929, con i disordini che ne seguirono e con il diffondersi del «pericolo comunista» la strategia politica cambiò e negli ex stati confederati del sud, si adottarono teorie meno rigide, ispirate in gran parte da quelle europee. Così negli anni 1930, quando in quegli stati era ormai divenuto impossibile continuare a mantenere un così alto numero di immigrati europei fuori dalla élite dei bianchi - con il rischio peraltro di pericolose coalizioni coi neri - i segregazionisti estesero i diritti a tutti i «caucasici», gruppo razziale che includeva anche i mediterranei, e che era suddiviso in «White Caucasian» (caucasica bianca: anglosassoni, scandinavi e germanici) e «Caucasian» (caucasica). Oggi il termine «caucasico» viene esteso ad indicare indistintamente i «bianchi», tuttavia la suddivisione in «white caucasian» e «caucasian» è ancora ufficialmente in vigore nei metodi statistici di catalogazione in uso presso le istituzioni di molti stati americani.
Tutte le altre presunte razze non caucasiche invece rimasero escluse dai diritti civili per altri venti anni. Sarà negli anni 1960, a seguito delle numerose battaglie condotte dai moltissimi movimenti per i diritti civili, all'insurrezionalismo di Malcolm X e alla famosa marcia pacifica di Martin Luther King, che le leggi sulla segregazione razziale dei neri negli stati del sud verranno abolite dal governo federale, a quasi cento anni dalla loro entrata in vigore. Ciò avverrà nel 1964 con l'approvazione del Civil Rights Act e nel 1965 con il Voting Rights Act.
La questione razziale oggi negli Usa
Da allora non esistono più leggi razziali negli Stati Uniti, ma sono comunque frequenti e numerosi gli episodi di razzismo e di discriminazione contro i neri, le cui condizioni per quanto riguarda l'accettazione sociale sono notevolmente migliorate, ma che economicamente continuano a soggiacere a maggiore povertà.
La sproporzione tra il numero di neri detenuti nelle prigioni statunitensi e il loro numero complessivo tra la popolazione, nonché la loro più frequente condanna a morte, è da molti ritenuta un indizio del persistente razzismo nei loro confronti. Il massiccio afflusso quotidiano di immigrati illegali dal confine con il Messico ha invece ingigantito le forme di ostilità razzista contro gli ispanici latino-americani.
A dimostrare quanto l'ideologia razzista abbia fatto presa anche a livello di cultura popolare statunitense, dove spesso ha sostituito il concetto di "classe sociale" nei conflitti sociali, resta ancora oggi una disponibilità per noi inusitata da parte dei cittadini statunitensi a definirsi a vicenda o addirittura autodefinirsi in termini di "razza" o "etnicità". Un atteggiamento peraltro sanzionato dai censimenti, che chiedono espressamente ad ogni cittadino di definire la "razza o etnicità" a cui appartiene.
La persistenza di un "problema razziale" negli Usa è rivelata anche dai bassissimi tassi di matrimoni misti fra bianchi e neri, che dopo un lieve aumento negli anni sessanta sono nuovamente calati. Fa eccezione la comunità latino-americana che, con i suoi tassi di meticciaggio relativamente elevati, dimostra di fare riferimento a un concetto di "razza" diverso da quelli prevalenti nella maggioranza "bianca" della popolazione statunitense.


Cosa succedeva ai negri italiani una volta sbarcati in USA:
Lo stato italiano dovette intervenire diplomaticamente per fare cessare i linciaggi (ma non ci riuscì)L’accettazione già nel 1876 della teoria dell’esistenza di almeno due razze in Italia: la eurasica (padana e «ariana») e la euroafricana (centro-meridionale e afro-semita), contribuì in modo determinante alla nascita di un diffuso razzismo anti-meridionale nel nord Italia e in tutto il mondo. Basandosi sulle dichiarazioni degli scienziati italiani molti Stati degli USA hanno dato luogo a forme esplicite di apartheid nei confronti dei meridionali (in particolare gli stati di Alabama, Georgia, Louisiana). Più in generale gli immigrati italiani venivano separati al loro arrivo a Ellis Island (New York) e computati in due diversi registri: mediterranei da una parte e nordici dall'altra. Divisione ufficialmente avallata dalla Commissione Dillingham del Senato degli Stati Uniti[2] che nel 1911 ribadì la «rilevanza dell'immissione di caratteri genetici negroidi nel popolo napoletano e siciliano, non solo in spiegazione dell'aspetto fisico, ma anche del carattere e delle inclinazioni»[3].
Ai siciliani poi, per via della più recente commistione (nel periodo arabo) con mori e saraceni, spettava nel profondo sud americano un trattamento ancora peggiore ed erano sottoposti ad un vero e proprio apartheid economico, politico e sociale. All’epiteto «dago» riferito agli italiani in generale (forse dal nome spagnolo Diego o più probabilmente da dagger = accoltellatore) veniva loro in più anteposto l’aggettivo «black» (nero) per rimarcare la loro presunta «negritudine». In Louisiana prima della seconda guerra mondiale, anche se nati in America non potevano frequentare le scuole per i soli bianchi ed erano perciò obbligati a frequentare le scuole dei neri[4] [1]. In Alabama erano formalmente soggetti alle leggi anti-miscegenation[1]. La loro paga era generalmente inferiore a quella degli stessi neri, inoltre erano spesso minacciati dal Ku Klux Klan e linciati per futili motivi: documenti locali affermano che gli «italiani» furono il gruppo più numeroso di vittime di linciaggio dopo i neri (e secondo quanto riportarono alcune fonti dell'epoca[1], furono il 90% di tutti i linciati che immigravano dall'Europa).


Persino verso gli irlandesi ci fu razzismo:
"............Ma erano soprattutto gli europei del sud, appartenenti alla presunta razza mediterranea, a sottostare alle condizioni peggiori, e in molti stati essi erano legalmente equiparati ai neri e privati, con diverse accentuazioni da stato a stato, dello status e dei diritti riservati ai soli bianchi. Persino gli irlandesi, a cui si attribuivano parziali origini mediterranee, erano oggetto di forte pregiudizio e discriminazione. Va però tenuto presente che in molti casi il preconcetto colpiva non tanto l'origine etnica, quanto la religione cattolica professata dagli immigrati "papisti", verso i quali la società puritana degli Usa conservava una fortissima ostilità..."


Cito ancora una volta l'intervista immaginaria del grande matematico italiano Oddifreddi ad Adolf Hitler:
Intervista a
ADOLF HITLER
Piergiorgio Odifreddi
Gennaio 2005
Adolf Hitler nacque in Austria il 20 aprile 1889, e dedicò la sua vita alla realizzazione del piano politico esposto nel 1924 nel Mein Kampf, "La mia battaglia'', scritto in prigione dopo un fallito tentativo di colpo di stato. Il suo regno di terrore potè iniziare legalmente nel 1933, grazie al 44% dei voti del Partito Nazionalsocialista, e all'8 % del Partito Nazionalista (20,5 milioni in tutto), ottenuti alle elezioni: a dimostrazione del paradosso che un dittatore può anche arrivare al potere democraticamente.
L'espansione del Terzo Reich iniziò nel 1938 con l'annessione dell'Austria, e raggiunse al suo massimo un'estensione da Capo Nord al Sahara, e dalla Normandia al Caspio. La contrazione iniziò nel 1942 con le sconfitte di Stalingrado e di El Alamein, e si concluse il 9 maggio 1945 con l'entrata dei russi a Berlino. Poco prima, il 30 aprile, Hitler si era ucciso con un colpo di pistola nel suo bunker.
Sessant'anni dopo, mentre nel mondo si sta organizzando un Quarto Reich che va dagli Stati Uniti al Mediterraneo, abbiamo parlato del Terzo col sanguinario vegetariano che l'ha comandato per dodici anni.
Fürer, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale il suo nome è diventato sinonimo del male. Cosa ne pensa?
La storia è sempre stata scritta dai vincitori, e il bene è ciò che sta dalla loro parte. Se avessimo vinto noi, sinonimo del male sarebbe diventati i nomi di Churchill o di Roosevelt.
Non crede che ci siano motivazioni oggettive, oltre alla sconfitta? Stalin la guerra l'ha vinta, eppure anche il suo nome è diventato sinonimo del male.
Milioni di persone non l'hanno pensata così, su Stalin, prima e dopo la guerra: quanti russi hanno pianto, quando è morto? Temo che lei non sappia molto nè dello stalinismo, nè del nazismo, a parte ciò che le ammanniscono i Ministeri della Propaganda, del suo paese e di quello che lo comanda.
Ministeri della Propaganda? E quali sarebbero i nostri Goebbels?
Per parlarle in termini che lei può capire, se il nostro era il totalitarismo inumano del 1984 di Orwell, il vostro è oggi il totalitarismo dal volto umano del Mondo nuovo di Huxley. I suoi Ministeri della Propaganda sono dunque il cinema e la televisione: se vuole trovare i nuovi Goebbels, li cerchi fra gli Spielberg e gli Zeffirelli, o fra i Murdoch e i Berlusconi.
Cosa voleva insinuare, fra l'altro, con quel "paese che ci comanda''? Che l'Italia sarebbe una colonia degli Stati Uniti?
E non lo è, forse? Da quando siete stati occupati, nel 1944, non vi siete più liberati. A tutt'oggi ci sono 125 basi e 35.000 truppe statunitensi in Italia: è indipendenza questa? In Germania, poi, stiamo ancora peggio. Quella che voi chiamate liberazione, fu soltanto la sostituzione di un'occupazione militare a un'altra, meno esibita ma non meno effettiva.
Non vorrà negare, però, che il nazismo si è macchiato di crimini contro l'umanità mai visti prima.
Ah, sì? E quali?
Anzitutto, lo sterminio di sei milioni di ebrei.
Non dica cretinate. Il mio modello per la soluzione del problema ebraico è stato il modo in cui gli Stati Uniti avevano risolto l'analogo problema indiano: un genocidio sistematico e scientifico dei diciotto milioni di nativi che vivevano nell'America del Nord. Quanti indiani rimangono negli Stati Uniti, oggi? Qualche centinaio, mantenuti in riserve come i bisonti. E quanti ebrei rimangono invece, al mondo? Milioni, e hanno addirittura uno stato tutto per loro: il quale, tra l'altro, sta mostrando di aver imparato la nostra lezione sul come trattare le minoranze etniche.
Lei è proprio un senza Dio!
Senza il Dio degli ebrei, magari. Ma avevamo il vostro: non è forse stato Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986, a dire che "tutti gli assassini dell'Olocausto erano cristiani, e il sistema nazista non comparve dal nulla, ma ebbe profonde radici in una tradizione inseparabile dal passato dell'Europa cristiana''? Non senza motivo le mie SS portavano scritto Gott mit uns sulla fibbia della cintura.
La Chiesa non la pensa certo così!
Ma se, da quando Rolf Hochhuth ha rotto l'incantesimo con Il vicario nel 1963, non si fa che parlare del silenzio di Pio XII nei confronti di quello che voi chiamate Olocausto! E poi, lei non ha certo letto il mio Mein Kampf, che immagino non sia facile da trovare nelle vostre librerie: se l'avesse fatto, ricorderebbe però che il progetto per il trionfo del nazismo era modellato sulla tenace adesione ai dogmi e sulla fanatica intolleranza che hanno caratterizzato il passato della Chiesa cattolica.
In ogni caso, basterebbe a condannarvi il disprezzo per la vita umana di civili innocenti che avete dimostrato durante la guerra.
Questa la vada a raccontare agli abitanti di Amburgo e di Dresda, sui quali avete riversato le "tempeste di fuoco'' che ne hanno ucciso un milione. O a quelli di Hiroshima e Nagasaki, trecentomila dei quali sono stati inceneriti da due bombe atomiche: nessuna propaganda può cancellare il fatto che i "cattivi'' nazisti non hanno costruito queste armi di distruzione di massa, mentre i "buoni'' Stati Uniti le hanno non solo costruite, ma usate!
Almeno, non vorrà negare la sua aberrante politica eugenetica.
Perchè mai dovrei negarla? Era un mezzo per ottenere la purezza della razza. Ma non capisco cosa ci trovi di aberrante: la mia legge del 1933, per la prevenzione dei difetti ereditari, era esplicitamente basata sul modello statunitense di Harry Laughlin, al quale noi demmo per questo motivo una laurea ad honorem nel 1936 a Heidelberg. Lo sa, lei, che la prima legge per la sterilizzazione di "criminali, idioti, stupratori e imbecilli'' fu promulgata nel 1907 dall'Indiana? Che fu poi imitata da una trentina di stati americani, e dichiarata costituzionale nel 1927 dalla Corta Suprema? Che negli anni '30 furono sterilizzati 60.000 individui negli Stati Uniti, metà dei quali nella sola California? E che negli anni '50, dopo la guerra, furono castrati 50.000 omosessuali?
Non vorrà dire che gli Stati Uniti, il melting pot, sono un paese razzista!
Lei è proprio un ingenuo! Secondo lei, contro cosa manifestava Martin Luther King, ancora negli anni '60? E chi scrisse Il passaggio della Grande Razza nel 1916?
Chi?
Madison Grant, amico di Theodore Roosevelt. Quando il libro fu tradotto in tedesco, gli mandai una lettera entusiasta, di cui lui fu molto compiaciuto. E a proposito di Roosevelt, non dimentichi che Pierre van der Berghe, studioso della razza, l'ha messo insieme a me e a Hendrik Verwoerd, l'artefice dell'apartheid sudafricano, nella Trinità del Razzismo del Novecento.
Di questo passo, arriverà a dire che gli Stati Uniti furono anche un paese nazista!
Gli Stati Uniti non possono aver seguito il nazismo, perchè l'hanno preceduto e ispirato. In fondo, volevamo entrambi una cosa sola: come cantavano le mie SS, Morgen die ganze Welt. Purtroppo il mondo era quasi tutto nelle mani delle potenze coloniali, e bisognava toglierglielo con la forza. Il "male'' di cui ci hanno accusati era tutto qui: voler fare a loro ciò che essi avevano fatto ad altri. Noi abbiamo fallito, ma gli Stati Uniti stanno portando a termine quello che era il nostro vero progetto: il dominio globale (militare, politico ed economico) del pianeta.
E' questa, dunque, l'eredità del nazismo?
L'ha già dichiarato Otto Dietrich zur Linde, il giorno prima della sua esecuzione, nell'intervista rilasciata all'argentino Borges, poi pubblicata col titolo Deutsches Requiem: il nazismo era un'ideologia così ben congegnata, che l'unico modo per sconfiggerla era di abbracciarla. Noi volevamo che la violenza dominasse il mondo, e il nostro scopo è stato pienamente raggiunto. Non abbiamo vissuto e non siamo morti invano.




Libertà ovviamente si, ca va sans dire .
Benessere, è un discorso complesso. E' inconfutabile che gli operai Tedeschi degli anni '30 godessero di un tenore di vita mgliore di quelli inglesi o francesi o U$A (e infatti si batterono con determinazione molto maggiore di questi). Peraltro, alle odierne condizioni tecnico-scientifiche , il benessaere materiale (inteso come disponibilità di beni) di cui godono gli europei è pieno (cioè, hanno tutto ciò che necessita ; e sono se mai afflitti dall'eccesso, vedi obesità), per cui non sembra migliorabile.
Diverso è il discorso nel campo - però imponderabile - dei beni diversi ; sulla cui disponibilità tutto si può congetturare, e nulla dire. L'unica cosa certa, è che il progresso tecnico-scientifico, tumultuoso nel XIX secolo dell'E.V., e nella prima metà del XX, dopo la disfatta dell'Umanità nel 1945 si è inspiegabilmente ed imprevedibilmente arrestato.

