







Io colgo il tuo senso di disagio verso il militarismoe la giustificazione di pratiche che tutto sommato sono estranee alla cultura e all'educazione del giovane comunista italiano (inteso in senso lato, avrei potuto anche dire "giovane di sinistra").
Solo che la storia degli ultimi 200 anni insegna che le rivoluzioni vanno difese con le armi e che se l'esercito non sta con la rivoluzione, o è persa o bisogna sconfiggere l'esercito creando un esercito più forte.
Solo che chiaramente quando girano le armi entrano in ballo altre logiche che esulano completamente, anzi sono diametricalmente opposte agli ideali di tolleranza, pace e democrazia con cui bene o male siamo cresciuti tutti.
Allora, cosa si fa di fronte a questa (apparente) antinomia? Ci si blocca, si inorridisce e si passa al gandhismo? Oppure si riconosce che non esiste nessuna antinomia e si prende il comunismo per quello che è?
Ovviamente non c'è nessuna rivoluzione neanche lontanamente in vista, qui però il "fronte antifricchettone" sta soltanto ponendo il problema pratico dell'impossibilità totale di portare avanti qualsiasi prospettiva rivoluzionaria con i valori e i modelli con cui si sta selezionando/formando la nuova generazione comunista.
Scusate il pilotto.


ma che scusate e scusate!
qua si devono scusare tutti quelli che hanno fatto del comunismo la scienza del fricchettone, fatta di lacci colorati, sveglie a mezzogiorno, etica del non lavoro, vigliaccheria congenita, hobbysmo dilagante...
Leggere Lenin quando parla del partito: eroismo, abnegazione, disciplina. Non: pace, amore, fantasia.


La battaglia di Lenin contro l'estremismo sarà ripresa con la cosidetta Bolscevizzazione dei partiti del Comintern.
In Italia Sarà Gramsci il principale promotore di questa battaglia con le parole d'ordine: disciplina, saldezza, coesione e accentramento "sottomissione prina e completa alla disciplina dell'Internazionale"...







