Sabato, 6 Ottobre 2007, ore 17,30
Cisterna di Latina, viale Giovane Europa 18
(presso lo studio di Daniele Lembo)
Incontro con lo scrittore e storico
Massimo Filippini
che relazionerà sul tema:
8 SETTEMBRE 1943
L’ECCIDIO DI CEFALONIA TRA LEGGENDA E REALTÀ STORICA
L’8 settembre 1943 la Divisione Acqui, forte di 525 ufficiali e 11.500 soldati, agli ordini del generale Antonio Gandin, presidiava le isole ioniche di Cefalonia e Corfù. Alla notizia dell’Armistizio, la Divisione venne a trovarsi in una situazione di incertezza venendo posta dai tedeschi di fronte all’alternativa di arrendersi e cedere le armi oppure affrontare la resistenza armata. La Storiografia ufficiale narra che il Gen. Gandin, dopo aver consultato i suoi uomini attraverso un referendum decise di resistere, avendo i soldati risposto -all’unanimità- di non voler cedere le armi preferendo la morte piuttosto che subire l’onta del disarmo. Priva di aiuti dall’Italia la Acqui – dopo sette giorni i combattimenti - si dovette arrendere e la vendetta tedesca fu spietata. Alla fine furono massacrati 5.000 soldati e fucilati 446 ufficiali. I 3.000 superstiti, caricati su tre piroscafi con destinazione i lager tedeschi, scomparirono in mare affondati dalle mine. Complessivamente le perdite secondo la 'vulgata' ufficiale furono di 9.640 Caduti.
Massimo Filippini, Orfano di un Ufficiale fucilato per rappresaglia dai tedeschi dopo la resa a Cefalonia del 22 settembre ha scritto tre libri sulla vicenda - fondati su una probante documentazione d’archivio - definendo quello di Cefalonia come un vero e proprio Mito, creato ed alimentato dai vertici del governo Badoglio, fuggito a Brindisi, che volevano ottenere benemerenze dagli Alleati per la partecipazione alla guerra contro i tedeschi. Guerra che, tra l’altro, dichiararono ‘solo’ il 13 ottobre ’43 con il risultato di far attribuire, in base alle Convenzioni Internazionali, ai nostri soldati che avessero resistito ai tedeschi prima di tale data – come avvenne a Cefalonia - la qualifica di ‘partigiani’ o ‘franchi tiratori’ e passibili di fucilazione come in effetti avvenne. La rappresaglia tedesca fu rivolta contro gli Ufficiali ritenuti responsabili della resistenza e non contro la truppa che, pertanto, non subì il massacro di quasi tutti gli effettivi come si continua ancora oggi a sostenere malgrado le prove contrarie addotte da Filippini nel suo ultimo libro “I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO”. La verità raccontata e soprattutto documentata da Filippini, frutto di anni di studio, è completamente differente da quella ufficiale… vale la pena ascoltarlo.
È particolarmente gradita la presenza della S.V.
L’incontro è organizzato da Daniele Lembo
con la collaborazione dell’Associazione Vela tricolore.
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