Credo piuttosto che sia un'iniziativa estremamente intelligente e responsabile per un capo religioso nei confronti di fedeli di un'altra religione.
È proprio per la mancanza di dialogo interreligioso (anche se non necessariamente teologico, che non approderebbe a nulla), che nel secolo scorso e in quelli precedenti le religioni si sono date battaglia a colpi di spade, archibugi e campi di concentramento.
Il dialogo, seppur filosofico, è l'unico strumento che da un lato non tradisce l'identità dei due interlocutori e dall'altro permette una conoscenza che, se appresa solo sui libri, rischia di essere fredda e sterile.
L'incontro e il primo passo per riconoscere l'identità umana dell'altro. L'unico mezzo per evitare, in un futuro vicino o lontano, il ripetersi delle più tristi pagine della nostra storia. E per aprire, forse, spiragli di maggiore rispetto umano reciproco anche fra chi ha visioni teologicamente opposte, nella piena consapevolezza che ciascuno di noi è creatura di Dio.
Scriveva Voltaire nel suo "Trattato sulla Tolleranza":
"Non è necessaria una grande arte, né un’eloquenza ricercata per provare che i cristiani devono tollerarsi gli uni con gli altri.
Mi spingo più lontano: vi dico che bisogna considerare tutti gli uomini come fratelli.
Come! Mio fratello il turco? Mio fratello il cinese? L’ebreo? Il siamese?
Proprio così: non siamo forse tutti figli dello stesso Padre e creature dello stesso Dio?"





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