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Discussione: 11 Settembre 2001

  1. #1
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    Predefinito 11 Settembre 2001



    Alle radici del cambiamento della storia

    di Gaetano Quagliariello da L'Occidentale

    Il tempo storico ha una sua scansione interna che non coincide con quella del tempo cronologico. Il suo scorrere non è uniforme. Vi sono periodi nei quali procede più lentamente, senza accelerazioni né sobbalzi, quasi che si sia raggiunta la fine della storia. All’improvviso, poi, ecco una circostanza, un accadimento, una decisione in grado di cambiare il corso delle cose. L’11 settembre 2001 è uno di questi momenti. E’ una data che ha avuto la forza di provocare una svolta della storia.

    Di fronte a questa affermazione, certamente, vi sarà chi vorrà ricordarci come in realtà quella svolta abbia radici più profonde. E come essa non possa spiegarsi senza riandare alla rivoluzione islamica di Komeini degli anni ’80, alla fine del bipolarismo degli anni ’90 e senza considerare i cambiamenti profondi da questa indotti nella regione mediorientale.

    Queste cose ora le sappiamo anche noi. Ma le abbiamo comprese, assimilate e fatte nostre proprio perché quel giorno di sei anni ebbe la forza tragica di riassumere in sé processi storici che da tempo scorrevano sotto i nostri occhi senza luce. Fummo in tanti che, a partire da quel momento, iniziammo a vedere; a prendere atto di quel che stava accadendo nel mondo senza che noi lo considerassimo.

    Siamo stati in tanti coloro i quali debbono all’11 settembre e alle sue vittime d’aver risolto la cecità. Siamo in tanti, in tutto il mondo, quelli che, da quel momento, si sono messi in cerca mettendo da parte i convincimenti più profondi per provare a capire cosa stesse accadendo nel mondo.

    Non casualmente ogni anno, ogni mese e quasi ogni giorno Magna Carta e l’Occidentale, che certamente non ci sarebbero stati senza l’11 settembre, entrano in contatto con un giornale, una fondazione, un intellettuale o un politico che, in qualche parte della terra, hanno compiuto lo stesso percorso e che ora seguono le stesse orme.

    Per farlo, continuano a riflettere su come sia cambiata la guerra a contatto con la post-modernità, provano a mettere in contatto le ragioni della geo-politica con i motivi più profondi di una civiltà, formulano interrogativi inediti al diritto internazionale cercando di schiodare i suoi vati dalle trincee delle loro certezze.

    Per farlo, in una parola, si sono messi in discussione e continuano a farlo. Coloro i quali continuano a giudicare fatti e situazioni alla luce delle ideologie del Novecento ci accusano d’incoerenza. Intanto la storia va avanti, conferma gli effetti periodizzanti dell’11 settembre e chiarisce sempre di più gli effetti nefasti della loro tragica coerenza.

    http://www.loccidentale.it/node/6221

  2. #2
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    Tutto è cambiato tranne gli intellettuali

    di Carlo Panella da L'Occidentale

    A sei anni dalle Torri Gemelle siamo costretti a confessare un bilancio pessimo, sconfortante nella lotta al terrorismo. Non il bilancio dell’Afghanistan, non quello dell’Iraq, non quello della caccia a Osama Bin Laden. Quelle sono partite ancora aperte, da giocare e vengono giocate. No, il bilancio peggiore di questi sei anni è un altro: il fallimento totale, assoluto, incredibile degli intellettuali, del mondo della cultura.

    L’Occidente è ancora fermo lì, a gingillarsi con il tifo per le due squadre degli schieramenti politici: i democratici a demonizzare George W. Bush, con lo stesso, identico sarcasmo che usarono venti anni fa per Ronald Reagan, i repubblicani a difenderlo, sempre più stancamente. In Europa, i corifei degli uni e degli altri fanno da coro, con il di più di un dibattito “di posizione” (iniziato da Foglio e poi ripreso dal Corriere, in Italia) sul tema: “si deve o non si deve discutere con Tariq Ramadan?” Il che va benissimo, se non che il problema è che discutere con lui è assolutamente una perdita di tempo, per la ragione cogente che per lui l’esegesi, l’interpretazione del Corano è in pericolo di apostasia; lui è disposto solo a discutere di sharia e di sue riforme; uno sterile dibattito leguleio che può attirare solo neo global dalla canizie vituperosa tutti contenti di scoprire che nel divieto coranico alll’usura si nasconde una profonda critica allo strapotere delle multinazionali.

    A nessuno, o quasi, viene in mente di comprendere realmente cosa scrive Tariq Ramadan, nessuno, o quasi, si accorge che Tariq Ramadan non testimonia una cultura politica, una visione teologica dell’uomo islamico, ma che solo propone uno sterile riformismo delle norme della legge coranica, da azzeccagarbugli, da giurista qual è, e non da teologo quale, sbagliando, viene inteso.

    Nessuno, o quasi, s’è dato la pena di leggere il Corano e le interpretazioni aberranti che di esso vengono date. Prigionieri del politically correct, a destra come a sinistra, si lascia a “loro”, rappresentare le ragioni di un Islam di bassissima lega culturale e ci si limita a ripetere stancamente i principi di Montesquieu.

    Si fa della “voglia di dialogo” la discriminante, senza accorgersi che è un dialogo semplicemente inutile. Solo Oriana Fallaci ha dato una scossa. Solo pochi intellettuali in Italia e in Europa, meno ancora in America, hanno messo le mani in pasta e hanno cercato di comprendere cosa c’è dietro Osama, cosa c’è dietro Ahmadinejad, cosa sia il dibattito che percorre il mondo musulmano e che produce l’uno e gli altri.

    Non un passo, un passo significativo, è stato compiuto nell’elaborazione di una dottrina politica in grado di analizzare l’Islam radicale, di focalizzare il legame tra questo e il terrorismo e quindi nell’indicazione dei principi di una strategia di contrasto.

    Solo i neoconservatives americani si sono impegnati su questo terreno e hanno dato non poco. Ma è sotto gli occhi di tutti il fallimento della loro ricetta: la democrazia non ha mercato nel mondo musulmano d’oggi, non attira, è un prodotto che “non vende”.

    Le angoscianti difficoltà del contrasto all’Islam radicale dell’Afghanistan e dell’Iraq ci riconsegnano la lezione mai analizzata –colpevolmente- della guerra civile algerina iniziata nel 1991 e mai domata: non è possibile sconfiggere il terrorismo islamico se non si sconfigge il fondamentalismo islamico.

    Il paradosso americano è racchiuso nell’immagine di George W. Bush che passeggia mano nella mano con il re Abdullah dell’Arabia Saudita nel prato della Casa Bianca senza rendersi conto che quello che lui considera il suo principale alleato nella lotta al terrorismo è –contemporaneamente- il più potente rappresentante dell’ideologia dell’islam fondamentalista dei wahabiti salafiti che ha prodotto il terrorismo stesso.

    Non ha fallito la politica, in questi anni, anzi. L’azione americana in Iraq e in Afghanistan ha permesso di enucleare due Costituzioni, in particolare la Costituzione irachena, che sono un vero e proprio “manifesto” di una società pluralista, basata sul federalismo (quindi non autoritaria), in opposizione al “manifesto” dell’Islam fondamentalista che è la Costituzione khomeinista della Repubblica Islamica dell’Iran e ai principi dello stato wahabita dell’Arabia Saudita che hanno creato il fenomeno al qaidista.

    Non ha fallito la politica –che tiene grazie a Bush la porta aperta in Iraq e Afghanistan- ma ha fallito la cultura, hanno fallito gli intellettuali.

    Ancora due giorni fa su Repubblica si poteva leggere lo svarione di Ian Shapiro che continua a confondere il terrorismo di stato della Libia di Gheddafi (tradizionale, trentennale arma di regime) col terrorismo che miete decine di migliaia di musulmani ad opera di musulmani dall’Algeria, alla Palestina di Hamas, all’Iraq, all’Afghanistan. Pakistan. Ancora dieci giorni fa, sempre sulla repubblica, si poteva leggere una fine intellettuale – un tempo- come Madeleine Albright, tuttora prigioniera dello schema di un terrorismo arma degli Stati, incapace di comprendere che una utopia nuova, una religione della morte, motiva masse enormi di fondamentalisti e che questa – non gli stati che la manovrano - è il vero, drammatico problema.

    Ancora sei mesi fa Thimoty Garton Ash paragonava -sempre su Repubblica - Hezbollah e i terroristi islamici all’Eta e all’Ira, senza rendersi conto dello strafalcione dozzinale.

    Ogni settimana Javier Solana e Piero Fassino – senza rendersi conto di essere inadeguati e patetici - ripetono la litania di un terrorismo islamico che sarebbe mosso da ragioni irredentiste, nazionaliste (per non parlare delle aperture di D’Alema e Prodi a Hamas). “Mister Europa” continua a dire che non può credere che Hamas voglia distruggere Israele per ragioni religiose, mentre con onesta franchezza e con comportamenti sanguinari, i dirigenti di Hamas continuano a dichiarare – addirittura a scrivere nei loro Satuti che invece è proprio quello che intendono fare in nome di Allah.

    Ancora oggi i migliori diplomatici della Farnesina – e purtroppo anche del Dipartimento di Stato - leggono nel programma atomico dell’Iran una volontà di affermazione di legittime – in fondo - aspirazioni a giocare un ruolo di potenza regionale.

    Il dato di fatto semplice, detto, che l’atomica di Teheran deve servire a distruggere Israele, perché prodotto da una Shoà “inventata”, non viene colto nella sua terribile, dichiarata valenza. Esattamente come quella hitleriana, l’utopia della “rivoluzione islamica” che unifica iraniani sciiti e salafiti al qaidisti –che peraltro si scannano tra di loro- ha nell’antisemitismo il suo architrave portante.

    Ahmadinejad viene vissuto come fosse un pazzo e non ci si accorge che, invece, è un nuovo caporale prussiano che ha un’incredibile capacità di muovere “la pancia” di milioni di musulmani nella prospettiva di sterminare gli ebrei d’Israele.

    Neanche i massacri crescenti di cristiani, dalla Turchia all’Indonesia, stimolano alla riflessione. Né le condanne a morte invocate dai “teologi” della “moderata” al Azhar del Cairo nei confronti dei musulmani che si convertono pubblicamente al cristianesimo, sollecitano una analisi su cosa sia, oggi, l’Islam marciante.

    Un quadro incredibile, che porta a rivalutare la figura di Neville Chamberlain, che fa comprendere come il suo errore di Monaco, nel 1938, non fosse così banale.

    Buona parte dell’occidente – sicuramente quasi tutto il suo mondo intellettuale - è convinto che oggi l’islamismo radicale combatta una battaglia “per lo spazio vitale”. Si culla nell’illusione che lasciandogli la “terra”, ritirando le truppe dall’Iraq e domani dall’Afghanistan, si ottenga quel che Chamberlain ( con la complicità di Stalin) si illudeva di potere ottenere da Hitler libero di triturare e annettersi Cecoslovacchia e Polonia. Ma Hitler combatteva per l’utopia dell’ Uomo Nuovo ariano che ebbe il suo compimento nella Shoà.

    Ahmadinejad, e al Qaida – e in modo più fluido e dannunziano Tariq Ramadan - combattono per un Uomo Nuovo islamico, profondamente antisemita, parimenti totalitario e feroce. L’Occidente, la cultura laicista e meccanicista dell’Occidente non sa più leggere il mondo. Questo è il bilancio terribile a sei anni dall’11 settembre. E non è facile porvi rimedio.

    http://www.loccidentale.it/node/6215

  3. #3
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    11/9: Casini critica il governo
    Amarezza per mancanza cerimonie, Bertinotti ricordi evento
    (ANSA) - ROMA, 11 SET - Pier Ferdinando Casini attacca il governo per la mancanza di cerimonie ufficiali nella ricorrenza dell'11 settembre. Il leader dell'Udc si e' recato questa mattina in visita all'ambasciata Usa a Roma: "Ho espresso all'ambasciatore Spogli - riferisce Casini - una solidarieta' che si deve rinnovare anno dopo anno. Chiedo al Presidente della Camera Bertinotti di ricordare oggi in aula quell'evento, supplendo ad un'assenza che rischia di essere colpevole indifferenza".

    http://www.ansa.it/site/notizie/awnp...111116705.html

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide Visualizza Messaggio
    11/9: Casini critica il governo
    Amarezza per mancanza cerimonie, Bertinotti ricordi evento
    (ANSA) - ROMA, 11 SET - Pier Ferdinando Casini attacca il governo per la mancanza di cerimonie ufficiali nella ricorrenza dell'11 settembre. Il leader dell'Udc si e' recato questa mattina in visita all'ambasciata Usa a Roma: "Ho espresso all'ambasciatore Spogli - riferisce Casini - una solidarieta' che si deve rinnovare anno dopo anno. Chiedo al Presidente della Camera Bertinotti di ricordare oggi in aula quell'evento, supplendo ad un'assenza che rischia di essere colpevole indifferenza".

    http://www.ansa.it/site/notizie/awnp...111116705.html
    e cosa c'è da celebrare? L'autoattentato di una superpotnza ansiosa di farsi strada nel mondo a suon di guerre?

  5. #5
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    Ground Zero ricorda i suoi caduti dell'11/9


    I rintocchi delle campane alle 8.46 del mattino americano ricordano la strage delle Torri Gemelle. Per tutta la giornata sono previste numerose cerimonie "per non dimenticare" cosa accadde l'11 settembre 2001

    New York - Ore 8.46. L'11 settembre americano comincia con i rintocchi della campana a ricordo del momento preciso in cui sei anni fa si è schiantato il primo aereo contro le Torri Gemelle. Sul prato della Casa Bianca, George e Laura Bush insieme a Dick e Lynne Cheney hanno rispettato il minuto di silenzio, mentre da New York il sindaco Michael Bloomberg ha dato inizio alla cerimonia nel parco nei pressi di Ground Zero. Sono iniziate così le cerimonie di commemorazione delle oltre 2mila vittime delle stragi dell'11 settembre 2001.
    A New York ci si è ritrovati al John E. Zuccotti Park, poco lontano dal cantiere di Ground Zero dove sono in corso i lavori di costruzione del nuovo complesso del World Trade Center. "Bisogna voltare pagina, senza rivoluzioni", ha detto il sindaco Michael Bloomberg in una intervista televisiva prima dell’inizio della cerimonia che include la lettura di 2.750 nomi di vittime delle stragi, un nome in più rispetto alle passate commemorazioni dopo l’inclusione di una donna morta a cinque mesi dalle stragi per una malattia ali polmoni. La litania dei nomi, presenti i candidati alla Casa Bianca Rudy Giuliani e Hillary Clinton, è stata affidata quest’anno a pompieri e poliziotti. Rispondendo alle richieste delle famiglie Bloomberg ha aperto alle famiglie la fossa di Ground Zero, inaccessibile quest’anno per "lavori i corso". "È probabilmente l’ultima volta che questo sarà possibile", ha dichiarato il sindaco.

    Al Pentagono La cerimonia, presieduta dal segretario alla Difesa Robert Gates, si svolge di fronte all’ala occidentale del Pentagono colpita dal volo American Airlines 77 dirottato dai terroristi. In quel luogo è in costruzione il Memoriale dedicato a tutte le vittime dell’attentato, che costò la vita ai 59 passeggeri del volo e 124 dipendenti del Pentagono.

    Pennsylvania Il monumento provvisorio eretto in ricordo delle vittime del volo 93 resterà aperto dall’alba al tramonto. La cerimonia inizierà alle ore 9.55 con la tradizionale lettura dei nomi di tutte le vittime del volo al risuonare delle "campane del ricordo". La breve funzione si concluderà con la deposizione di corone di fiori.

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=205417&PRINT=S

  6. #6
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    Esce anche in Italia “Debunking 9-11 Myths” contro le teorie cospirative

    11 settembre sei anni di miti
    I ricercatori di “Popular Mechanics” smontano le tesi complottiste. Che però si moltiplicano

    di Stefano Magni

    http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=5830&aa=2007



    Una foto dimostrerebbe che sotto il secondo aereo che colpì il World Trade Center c’era un ordigno appeso. E’ una delle tesi centrali dei cospirazionisti. Ma un’analisi della stessa fotografia (e altre foto e filmati) dimostra che invece sotto l’aereo non è stato appeso alcun oggetto. Da oggi, sesto anniversario dell’11 settembre 2001, questo e tanti altri miti, saranno smontati dal nuovo libro “11 settembre – i miti da smontare” (Terre di Mezzo Editore), che è la traduzione in lingua italiana (a cura di Paolo Attivissimo, impegnato da anni a contrastare la diffusione di teorie cospirative) di “Debunking the 9-11 Myths”, una ricerca condotta dalla rivista scientifica americana “Popular Mechanics” nel 2005. Sembra strano che, ogni anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle, la metà del dibattito verta sulle “verità alternative” dell’11 settembre.

    I cospirazionisti non sono riusciti a produrre alcuna prova convincente. Se sostengono che vi sia la Cia dietro al complotto, non hanno mostrato alcun documento della Cia che dimostri l’intenzione criminale del servizio di intelligence americano. Sono i “neocon” che hanno organizzato tutto? E chi avrebbe dato l’ordine? Dove sono le prove (documenti, ordini, telefonate, testimonianze...) in cui si può ipotizzare una trama neoconservatrice? Sono gli israeliani che hanno organizzato il tutto? E anche qui dove sono le prove, a parte la grottesca leggenda nera degli ebrei ortodossi sorpresi a festeggiare sulle rive del Potomac l’11 settembre, con le treccine al vento e furgoncino tecnologico al seguito? (e dove li avrebbero nascosti questi misteriosi ebrei, dopo il loro eventuale arresto?). All’assenza di prove sul versante dei cospirazionisti, corrisponde una grande quantità di materiale che dimostra la veridicità di quella che ora viene chiamata “la verità ufficiale” (e non la verità tout court): Al Qaeda ha distrutto il Wolrd Trade Center e il Pentagono usando aerei passeggeri come se fossero missili.

    E’ per questo che i sostenitori della teoria del complotto, più che fare ipotesi, ora pretendono di “smontare le prove”. E dalla parte di chi ragiona in modo scientifico, invece, si rendono necessari libri che smontano a loro volta le tesi degli “smontatori di prove”. Ad esempio: per i cospirazionisti il fatto che “solo” il carburante dei Boeing non possa avere sciolto i pilastri di acciaio delle Torri Gemelle (perché non produce il calore necessario) dimostrerebbe che c’erano mine preposizionate all’interno della struttura, in grado di farla collassare. Ma i ricercatori di “Popular Mechanics” sostengono, in tutta semplicità, che non occorre affatto sciogliere i pilastri di acciaio per provocare il crollo di un grattacielo così grande: il loro indebolimento (dovuto all’urto e all’incendio del carburante) e il peso di tutti i piani superiori sono elementi sufficienti. E in questo i ricercatori della rivista scientifica americana non fanno che dimostrare ciò che è (o dovrebbe essere) sotto gli occhi di tutti: una torre che crolla dopo essere stata colpita da un grande aereo passeggeri. I cospirazionisti ritengono che il palazzo Wolrd Trade Center 7 (l’ultimo a crollare) fosse troppo poco danneggiato per collassare e per questo ritengono che vi fossero delle cariche di dinamite alle sue fondamenta.

    Ma il World Trade Center 7 era danneggiato eccome, stando all’investigazione del National Institute of Standards and Technology: è crollato a causa degli incendi scoppiati al suo interno e dei numerosi grandi frammenti delle Torri Gemelle finiti addosso alla sua struttura. E anche in questo caso, ricercatori che adottano un metodo scientifico e non pensano in termini cospirativi, dimostrano un fatto che è comprensibile per chiunque e non ha nulla di misterioso: la distruzione di un palazzo coinvolto nel crollo di due dei grattacieli più alti del mondo, perché situato proprio sotto di essi. Questi e tanti altri esempi dimostrano tutta la debolezza delle “controprove” cospirative: frasi estrapolate dal contesto, testimonianze isolate, dubbi, supposizioni, teorie formulate a priori. Tutto per negare la realtà dei fatti e incriminare gli Stati Uniti per il peggior attacco da essi subito nella storia recente. Ma perché tanta gente è portata a credere a queste “verità alternative” o dà loro credito? La rivista “Popular Mechanics” aveva individuato ben 620.000 voci in Internet riferite a “World Trade Center Conspiracy”. Inserire oggi queste parole chiave nel motore di ricerca Google dà il sorprendente risultato di 2.050.000 documenti trovati. Secondo Robert James Bidinotto, giornalista, editorialista del mensile di filosofia “The New Individualist”, le teorie della cospirazione fanno presa perché riflettono un’antica visione del mondo dura a morire: tutto ciò che esiste e avviene è necessariamente progettato e determinato da una mente superiore.

    E inoltre: solo pochi illuminati hanno accesso alla “vera verità”, mentre ciò che è sotto gli occhi di tutti è come minimo ingannevole. “Alla base di tutte le teorie della cospirazione” - sostiene Bidinotto - “c’è una primitiva, infantile, visione dell’universo, un tentativo di spiegare perché le cose accadono, attribuendo la causa di tutti gli eventi all’intenzione di qualche entità senziente”. I nemici degli Stati Uniti tendono ad attribuire al loro oggetto di odio dei poteri pressoché sovrannaturali, se non altro per spiegarne il successo e giustificare i loro fallimenti. E tra i sostenitori delle teorie cospirative troviamo tutti i falliti delle ideologie novecentesche sconfitte dagli Stati Uniti o semplicemente dal modello americano: gli islamisti, i neo-fascisti, gli ex e post comunisti, i tradizionalisti cattolici...

  7. #7
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    ahimé, ultimamente il contrattacco mediatico sulle teorie cospirative in merito all'11 settembre ha preso vigore, proprio a ridosso dell'anniversario della messinscena e del lancio di quest'ultimo volume.
    Peccato solo, e se ne parla da settimane, che ad esser state smantellate dalle ricerche in questione siano proprio quegli elementi obiettivamente più fantasiosi (tipo l'ordigno collocato sotto il secondo velivolo) che infatti non hanno trovato seguito nemmeno tra i "cospirazionisti".
    Non sono invece state minate le argomentazioni delle teorie più serie e documentate.
    Non esistono tabulati telefonici delle presunte chiamate dei passeggeri alle famiglie, non esiste un filmato dell'aereo che si sarebbe schiantato sul Pentagono se non qualche fotogramma che mostra una semplice esplosione datata 10 settembre, non si vede alcun American Airlines schiantarsi sulla seconda torre perché anche un cieco può vedere che si tratta di un ricognitore J-Star in dotazione alle forze armate Usa, non si capisce come l'edificio 7 sia crollato dal basso (come avviene nelle demolizioni controllate classiche), e mi fermo qui per non mettere in imbarazzo i lealisti del padrone americano.
    Insomma, non ho la pretesa di dire come sono andate le cose perché non vi sono elementi decisivi in una direzione o nell'altra; allo stesso tempo possiamo dire con certezza matematica che la versione ufficiale è proprio l'unica che è senza ombra di dubbio falsa.
    L'11 settembre è una ricorrenza piena di dolore per chi deve piangere le sue vittime - quelle sì, ahimé, reali - Per il resto si tratta di un videogame e chi non se ne rende conto insulta la memoria di morti che gridano giustizia

    Figliodegliavi

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    Citazione Originariamente Scritto da Figliodegliavi Visualizza Messaggio
    ahimé, ultimamente il contrattacco mediatico sulle teorie cospirative in merito all'11 settembre ha preso vigore, proprio a ridosso dell'anniversario della messinscena e del lancio di quest'ultimo volume.
    Peccato solo, e se ne parla da settimane, che ad esser state smantellate dalle ricerche in questione siano proprio quegli elementi obiettivamente più fantasiosi (tipo l'ordigno collocato sotto il secondo velivolo) che infatti non hanno trovato seguito nemmeno tra i "cospirazionisti".
    Non sono invece state minate le argomentazioni delle teorie più serie e documentate.
    Non esistono tabulati telefonici delle presunte chiamate dei passeggeri alle famiglie, non esiste un filmato dell'aereo che si sarebbe schiantato sul Pentagono se non qualche fotogramma che mostra una semplice esplosione datata 10 settembre, non si vede alcun American Airlines schiantarsi sulla seconda torre perché anche un cieco può vedere che si tratta di un ricognitore J-Star in dotazione alle forze armate Usa, non si capisce come l'edificio 7 sia crollato dal basso (come avviene nelle demolizioni controllate classiche), e mi fermo qui per non mettere in imbarazzo i lealisti del padrone americano.
    Insomma, non ho la pretesa di dire come sono andate le cose perché non vi sono elementi decisivi in una direzione o nell'altra; allo stesso tempo possiamo dire con certezza matematica che la versione ufficiale è proprio l'unica che è senza ombra di dubbio falsa.
    L'11 settembre è una ricorrenza piena di dolore per chi deve piangere le sue vittime - quelle sì, ahimé, reali - Per il resto si tratta di un videogame e chi non se ne rende conto insulta la memoria di morti che gridano giustizia

    Figliodegliavi
    Ma andare in bagno e farsi una pugnetta come ai bei tempi non sarebbe più sano che partorire questi deliri?

  9. #9
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    tra l'altro non e' passata la legge europea contro i negazionisti?

    chi nega che un boeing si e' schianto contro la seconda torre, come lo chiamereste?

  10. #10
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    non preoccupatevi per me, sì sì, sn un negazionista che agisce nella più totale illegalità... ma lo farò comunque, davvero, non state in pena per il fatto che magari violo qualche legge AMERICANOIDE
    Chinate il capo e baciate i piedi del padrone

    Figliodegliavi

 

 
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