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Discussione: Europa

  1. #11
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    Chiarimento del mio post precedente. Secondo me, un movimento autonomista, indiupendentista ecc non deve essere necessariamente di sinistra come Esquerra, può benissimo essere conservatore (anche se pochi lo sono in Europa). Se però è conservatore, lo è comunque, non per stare dietro agli umori dell'elettorato, altrimenti perde di credibilità. A maggior ragione, se è europeista, questo è un valore fondante, perchè corrisponde a una concezione dell' organizzazione dello stato, non può esserlo a corrente alternata.

  2. #12
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    Dal grafico si vede benissimo che l' unico partito in aumento tendenziale costante negli ultimi anni è l' ERC (in arancione).

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    Se però un movimento perde la sua ragione sociale (indipendentismo, federalismo, autonomia... quello che si vuole) alla ricerca di consensi immediati non importa da dove, non solo si snatura ma perde di credibilità e, al di là di eventuali successi temporanei, alla lunga il suo destino, secondo me, è l'implosione.
    Bingo. O il finale alternativo è un oblio di un fisiologico 2%.

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    Chiarimento del mio post precedente. Secondo me, un movimento autonomista, indiupendentista ecc non deve essere necessariamente di sinistra come Esquerra, può benissimo essere conservatore (anche se pochi lo sono in Europa). Se però è conservatore, lo è comunque, non per stare dietro agli umori dell'elettorato, altrimenti perde di credibilità. A maggior ragione, se è europeista, questo è un valore fondante, perchè corrisponde a una concezione dell' organizzazione dello stato, non può esserlo a corrente alternata.


    Non so tu quanti anni abbia, ma i primi manifesti anticlandestini sono stati appesi a Milano nel 1989.

    La Lega è nata conservatrice.

    COnsiglio lettura di "I Lombardi alla nuova crociata" Daniele Vimercati.

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da JuvSP Visualizza Messaggio
    Non so tu quanti anni abbia, ma i primi manifesti anticlandestini sono stati appesi a Milano nel 1989.

    La Lega è nata conservatrice.

    COnsiglio lettura di "I Lombardi alla nuova crociata" Daniele Vimercati.
    Essere conservatori è un conto. Andare dietro al clericonazismo di Forza Nuova e simili è un altro. Il conservatore può fare i manifesti contro i clandestini, ma non farà ma propri i contenuti di Forza Nuova, anche perchè questi sono antitetici a quelli di una concezione autonomista, perciò per sua natura democratica. In Catalunya, per esempio, Convergencia y Uniò è una forza centrista, certamente non di sinistra, ma avrebbe orrore a lisciare il pelo per motivi elettorali al clerico fascismo. Eppure Convergencia ha governato per decenni Barcelona e la Catalunya, quindi i voti li prendeva ugualmente.

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    Essere conservatori è un conto. Andare dietro al clericonazismo di Forza Nuova e simili è un altro. Il conservatore può fare i manifesti contro i clandestini, ma non farà ma propri i contenuti di Forza Nuova, anche perchè questi sono antitetici a quelli di una concezione autonomista, perciò per sua natura democratica. In Catalunya, per esempio, Convergencia y Uniò è una forza centrista, certamente non di sinistra, ma avrebbe orrore a lisciare il pelo per motivi elettorali al clerico fascismo. Eppure Convergencia ha governato per decenni Barcelona e la Catalunya, quindi i voti li prendeva ugualmente.
    Sono totalmente d'accordo...a me piacerebbe che la Lega fosse un partito duro sulla lotta all'invasione clandestina, difensore delle tradizioni senza perciò essere clericale, liberale su moltissimi altri temi (es. fecondazione assistita, ecc..), decisamente europeista, e molto più autonomista...

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da novis Visualizza Messaggio
    Sono totalmente d'accordo...a me piacerebbe che la Lega fosse un partito duro sulla lotta all'invasione clandestina, difensore delle tradizioni senza perciò essere clericale, liberale su moltissimi altri temi (es. fecondazione assistita, ecc..), decisamente europeista, e molto più autonomista...
    Fossimo in Catalunya, io voterei Esquerra Repubblicana di Catalunya e tu Convergencia y Uniò, probabilmente. Due partiti diversi, con impostazioni diverse, ma due partiti che indubbiamente hanno qualcosa in comune e cioè l' essere democratici, civili, moderni ed europei.(e per questo stimati in Europa)..

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    Essere conservatori è un conto. Andare dietro al clericonazismo di Forza Nuova e simili è un altro. Il conservatore può fare i manifesti contro i clandestini, ma non farà ma propri i contenuti di Forza Nuova, anche perchè questi sono antitetici a quelli di una concezione autonomista, perciò per sua natura democratica. In Catalunya, per esempio, Convergencia y Uniò è una forza centrista, certamente non di sinistra, ma avrebbe orrore a lisciare il pelo per motivi elettorali al clerico fascismo. Eppure Convergencia ha governato per decenni Barcelona e la Catalunya, quindi i voti li prendeva ugualmente.
    Carissima Bsiviglia


    se cerchi i clericali, le sottane e il pile, è meglio che ti fai un giro nel PD. Poi se proprio vuoi saperlo, Pujol era alleato con il PP, loro si clericali di ferro.

    In quanto a FN, non siamo noi che li cerchiamo. Sono loro che vengono da noi, a causa della nsotra rigorosa posizione sull'immigrazione, (che a Treviso garantisce risultati eccellenti sul fornte dell'integrazione) e soprattutto per cercare quella visibilità e protezione dai compagni che altirmenti non avrebbero.
    L'unico a tenerci rapporti è Borghezio sul quale non mi dilungo, non mi piace ma lo rispetto perchè è uno dei pochi politici che è sempre in strada con la gente.


    Sull'Europa e l'europeismo, non vedo cosa non ci sia di incoerente nel non voler accettare tutte le belinate che certe direttive vorrebbero imporci, in nome di un'omologazione culturale e liberista. Nessno ha chiesto di uscirci. Poi se non ti rendi conto di come l'europa attuale sia solo una burocrazia autoreferenziale e non quella libera associazione di popoli che dovrebbe essere, Boh, non so che dirti.


    Cmq mi fa piacere vedere una "sinistra" figlia della sinistra italiana tutta tricolore e nazionalecampionedlemondo, appassionarsi di tematiche autonomiste.

    Sperando che qualcosa a sinsitra su queste tematiche venga fuori prima o poi.

  9. #19
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    ops...

  10. #20
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    Tanto per mostrare come può essere utile l' Europa e dove sono le radici del riconoscimento, per esempio, dell'autonomia linguistica della Catalunya: questa è la risoluzione del 1981 approvata dal Parlamento europeo, firmata da Gaetano Arfè, grande storico socialista (uscì dal partito dopo 40 anni, nel 1985, perchè non approvava la deriva affaristica di Craxi) purtroppo morto in questi giorni. Per la prima volta, con questa risoluzione, si toccarono questi problemi.

    Risoluzione del Parlamento Europeo su una Carta comunitaria
    delle lingue e culture regionali e una Carta dei diritti delle minoranze etniche*
    (relatore Gaetano Arfé, adottata dal Parlamento Europeo il 16 ottobre 1981)

    Il Parlamento europeo,

    - preso atto della rigogliosa reviviscenza di movimenti espressi da minoranze etniche e linguistiche che aspirano a un approfondimento delle ragioni della loro identità storica e al loro riconoscimento,

    - ravvisando nel fenomeno, che vi si accompagna, di rinascita delle lingue e culture regionali un segno di vitalità della civiltà europea e uno stimolo al suo arricchimento,

    - richiamandosi alle dichiarazioni di principio formulate e approvate dagli organismi internazionali più rappresentativi e più autorevoli, dall’ONU al Consiglio d’Europa, e ai più moderni e accreditati orien-tamenti del pensiero politico, giuridico e antropologico,

    - richiamandosi alla risoluzione n. 1 della Conferenza di Oslo (1976) dei ministri europei responsabili per i problemi culturali,

    - considerando che il diritto di tali gruppi a esprimersi liberamente e a esprimere la loro cultura é stato in linea di principlo riconosciuto da tutti i governi della Comunità, che in più casi ne hanno fatto oggetto di specifici provvedimenti legislativi e hanno avviato programmi di azione combinati,

    - considerando che l’identità culturale è oggi uno dei bisogni psico-logici non materiali più importanti,

    - ritenendo che l’autonomia non debba essere considerata come al-ternativa all’integrazione fra popoli e tradizioni diverse, ma come la possibi1ità di guidare da se stessi il processo necessario di crescente intercomunicazione,

    - ritenendo pertanto che la salvaguardia di un patrimonio vivente di lingue e di culture non possa reahizzarsi se non creando e consolidando le condizioni idonee e necessarie a che esso possa trovare continuo alimento al proprio sviluppo culturale ed economico

    - nell'intento di consolidare la coesione dei popoli d'Europa e di preservare le lingue viventi, per arricchirne in tal modo, mediante lap-porto di tutti i loro componenti, la molteplice cultura,

    - viste le proposte di risoluzione di cui ai docc. 1-371/79, 1-436/79 e 1-790/79

    - vista la relazione della commissione per la gioventii, la cultura, l’istru-zione, linformazione e lo sport e il parere della commissione per la politica regionale e lassetto territoriale (doc. 1-965/80).

    1. si rivolge ai governi nazionali e ai poteri regionali e locali perchè, pur nella grande diversità delle situazioni e nel rispetto delle rispettive autonomie, pongano in opera una politica in questo campo che abbia una comune ispirazione e tenda agli stessi fini, e li invita:

    a) nel campo dell' istruzione

    - a consentire e a promuovere l'insegnamento delle lingue e cul-ture regionali nell'ambito dei programmi ufficiali, dalla scuola materna fino all'Università;
    - a consentire e a tener presente, per rispondere alle esigenze espresse dalla popolazione, l'insegnamento nelle lingue regionali nelle scuole di ogni ordine e grado con una particolare attenzione alla scuola materna, affinché il bambino possa parlare la sua lingua rnaterna;
    - a consentire dovunque nellambito dei programmi linsegna-mento della letteratura e della storia delle comunità interessate;

    b) nel campo dei mezzi di comunicazione di massa:

    - a consentire e a rendere possibile laccesso alla radio e alla televisione locali in forme tali da garantire la continuità e l'efficacia della comunicazione a livello dehle singole Comunità e a favorire la formazione di operatori culturali specializzati;
    - a far sì che le minoranze beneficino per le loro manifestazioni culturali, nelle dovute proporzioni, di aiuti organizzativi e finanziari equivalenti a quegli di cui dispongono le maggioranze;

    c) nel campo della vita pubblica e dei rapporti sociali:

    - ad assegnare, secondo la dichiarazione di Bordeaux della conferenza dei poteri locali del Consiglio dEuropa, una responsabilità diretta dei poteri locali in questa materia;
    - a favorire al massimo la corrispondenza tra regioni culturali e disegno geografico dei poteri locali;
    - per quanto riguarda la vita pubblica e le relazioni sociali a garantire la possibiità di esprimersi nella propria lingua nei rapporti con i rappresentanti dello Stato e innanzi agli organi giudiziari;

    2. invita la Commissione a trasmettergli quanto prima dati recenti, precisi e raifrontabili sull'atteggiamento e il comportamento delle po-polazioni degli Stati membri nei confronti delle lingue e culture re-gionali dei rispettivi paesi;

    3. invita la Commissione a prevedere nel quadro dell' educazione linguistica progetti-pilota destinati a verificare i metodi di una educa-zione plurilinguistica capace di assicurare insieme la sopravvivenza del-le culture e la loro apertura all'esterno;

    4. raccomanda che il Fondo regionale destini finanziamenti a progetti rivolti a sostenere le culture regionali e impegna la Commissione a includere nei suoi programmi nei settori dell'informazione e della cultura iniziative concepite al fine di dar vita a una politica culturale europea che tenga conto delle aspirazioni e delle aspettative di tutte le sue minoranze etniche e linguistiche, che all' Europa e alle sue isti-tuzioni guardano con fiduciosa speranza;

    5. raccomanda che il fondo regionale destini finanziamenti a progetti economici regionali, in quanto l'identità di una regione può esistere unicamente se la popolazione può viverci e lavorarci;

    6. invita la Commissione a riesaminare tutta la normativa e tutte le prassi comunitarie che operano discriminazioni nei confronti delle lingue delle minoranze;

    7. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Comrnissione, ai governi alle autorità regionali degli Stati membri della Comunità nonché al Gonsiglio d'Europa.

    http://web.uniud.it/cip/min_ris_europarl.htm

 

 
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