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Discussione: Europa

  1. #21
    Lumbard
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    Citazione Originariamente Scritto da JuvSP Visualizza Messaggio
    Non so tu quanti anni abbia, ma i primi manifesti anticlandestini sono stati appesi a Milano nel 1989.

    La Lega è nata conservatrice.

    COnsiglio lettura di "I Lombardi alla nuova crociata" Daniele Vimercati.


    a parte la posizione sull'immigrazione itagliana ed extracomunitaria (che è propria di quasi i tutti i movimenti indipendentisti), la lega della prima ora era liberale, moderata sui temi economici, europeista (nord=europa - sud=africa) e soprattutto non prendeva posizione su argomenti relativi alla morale

  2. #22
    Blut und Boden
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    La Lega nasce conservatrice, nel senso di conservare l'identità. E di tutelarla.
    Poi, dal 2000...

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    perchè c'è stata la svolta a 180° e con quali motivazioni: ho delle idee al riguardo, ma sono solo ipotesi: vorrei conoscere meglio i fatti interni che possono avere portato a questa svolta, al di là degli slogans (sinceramente, penosi) sul complotto dei "massoni pedofili di Bruxelles" e altre amenità del genere. Ci sarà pur stata una riflessione... O no?
    Berluska ha pagato e Berluska è antieuropeista.

    A parte la lega, secondo me l' Europa, possibilmente un po' modificata nelle sue istituzioni, è l' unica ancora di salvezza per chi si trova a vivere in uno Stato che non corrisponde alla sua identità. Questo lo hanno capito, come ben dicevi all' inizio, gli altri movimenti identitari in Europa, che non hanno fatto l' errore di sposare partiti altrui.

  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    Tanto per mostrare come può essere utile l' Europa e dove sono le radici del riconoscimento, per esempio, dell'autonomia linguistica della Catalunya: questa è la risoluzione del 1981 approvata dal Parlamento europeo, firmata da Gaetano Arfè, grande storico socialista (uscì dal partito dopo 40 anni, nel 1985, perchè non approvava la deriva affaristica di Craxi) purtroppo morto in questi giorni. Per la prima volta, con questa risoluzione, si toccarono questi problemi.

    Risoluzione del Parlamento Europeo su una Carta comunitaria
    delle lingue e culture regionali e una Carta dei diritti delle minoranze etniche*
    (relatore Gaetano Arfé, adottata dal Parlamento Europeo il 16 ottobre 1981)

    Il Parlamento europeo,

    - preso atto della rigogliosa reviviscenza di movimenti espressi da minoranze etniche e linguistiche che aspirano a un approfondimento delle ragioni della loro identità storica e al loro riconoscimento,

    - ravvisando nel fenomeno, che vi si accompagna, di rinascita delle lingue e culture regionali un segno di vitalità della civiltà europea e uno stimolo al suo arricchimento,

    - richiamandosi alle dichiarazioni di principio formulate e approvate dagli organismi internazionali più rappresentativi e più autorevoli, dall’ONU al Consiglio d’Europa, e ai più moderni e accreditati orien-tamenti del pensiero politico, giuridico e antropologico,

    - richiamandosi alla risoluzione n. 1 della Conferenza di Oslo (1976) dei ministri europei responsabili per i problemi culturali,

    - considerando che il diritto di tali gruppi a esprimersi liberamente e a esprimere la loro cultura é stato in linea di principlo riconosciuto da tutti i governi della Comunità, che in più casi ne hanno fatto oggetto di specifici provvedimenti legislativi e hanno avviato programmi di azione combinati,

    - considerando che l’identità culturale è oggi uno dei bisogni psico-logici non materiali più importanti,

    - ritenendo che l’autonomia non debba essere considerata come al-ternativa all’integrazione fra popoli e tradizioni diverse, ma come la possibi1ità di guidare da se stessi il processo necessario di crescente intercomunicazione,

    - ritenendo pertanto che la salvaguardia di un patrimonio vivente di lingue e di culture non possa reahizzarsi se non creando e consolidando le condizioni idonee e necessarie a che esso possa trovare continuo alimento al proprio sviluppo culturale ed economico

    - nell'intento di consolidare la coesione dei popoli d'Europa e di preservare le lingue viventi, per arricchirne in tal modo, mediante lap-porto di tutti i loro componenti, la molteplice cultura,

    - viste le proposte di risoluzione di cui ai docc. 1-371/79, 1-436/79 e 1-790/79

    - vista la relazione della commissione per la gioventii, la cultura, l’istru-zione, linformazione e lo sport e il parere della commissione per la politica regionale e lassetto territoriale (doc. 1-965/80).

    1. si rivolge ai governi nazionali e ai poteri regionali e locali perchè, pur nella grande diversità delle situazioni e nel rispetto delle rispettive autonomie, pongano in opera una politica in questo campo che abbia una comune ispirazione e tenda agli stessi fini, e li invita:

    a) nel campo dell' istruzione

    - a consentire e a promuovere l'insegnamento delle lingue e cul-ture regionali nell'ambito dei programmi ufficiali, dalla scuola materna fino all'Università;
    - a consentire e a tener presente, per rispondere alle esigenze espresse dalla popolazione, l'insegnamento nelle lingue regionali nelle scuole di ogni ordine e grado con una particolare attenzione alla scuola materna, affinché il bambino possa parlare la sua lingua rnaterna;
    - a consentire dovunque nellambito dei programmi linsegna-mento della letteratura e della storia delle comunità interessate;

    b) nel campo dei mezzi di comunicazione di massa:

    - a consentire e a rendere possibile laccesso alla radio e alla televisione locali in forme tali da garantire la continuità e l'efficacia della comunicazione a livello dehle singole Comunità e a favorire la formazione di operatori culturali specializzati;
    - a far sì che le minoranze beneficino per le loro manifestazioni culturali, nelle dovute proporzioni, di aiuti organizzativi e finanziari equivalenti a quegli di cui dispongono le maggioranze;

    c) nel campo della vita pubblica e dei rapporti sociali:

    - ad assegnare, secondo la dichiarazione di Bordeaux della conferenza dei poteri locali del Consiglio dEuropa, una responsabilità diretta dei poteri locali in questa materia;
    - a favorire al massimo la corrispondenza tra regioni culturali e disegno geografico dei poteri locali;
    - per quanto riguarda la vita pubblica e le relazioni sociali a garantire la possibiità di esprimersi nella propria lingua nei rapporti con i rappresentanti dello Stato e innanzi agli organi giudiziari;

    2. invita la Commissione a trasmettergli quanto prima dati recenti, precisi e raifrontabili sull'atteggiamento e il comportamento delle po-polazioni degli Stati membri nei confronti delle lingue e culture re-gionali dei rispettivi paesi;

    3. invita la Commissione a prevedere nel quadro dell' educazione linguistica progetti-pilota destinati a verificare i metodi di una educa-zione plurilinguistica capace di assicurare insieme la sopravvivenza del-le culture e la loro apertura all'esterno;

    4. raccomanda che il Fondo regionale destini finanziamenti a progetti rivolti a sostenere le culture regionali e impegna la Commissione a includere nei suoi programmi nei settori dell'informazione e della cultura iniziative concepite al fine di dar vita a una politica culturale europea che tenga conto delle aspirazioni e delle aspettative di tutte le sue minoranze etniche e linguistiche, che all' Europa e alle sue isti-tuzioni guardano con fiduciosa speranza;

    5. raccomanda che il fondo regionale destini finanziamenti a progetti economici regionali, in quanto l'identità di una regione può esistere unicamente se la popolazione può viverci e lavorarci;

    6. invita la Commissione a riesaminare tutta la normativa e tutte le prassi comunitarie che operano discriminazioni nei confronti delle lingue delle minoranze;

    7. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Comrnissione, ai governi alle autorità regionali degli Stati membri della Comunità nonché al Gonsiglio d'Europa.

    http://web.uniud.it/cip/min_ris_europarl.htm

    Nessuno lo nega, ma non mi negherai certo che da Mastricht in poi la politica europea non la faccia la BCE più del parlamento europeo.

 

 
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