
Originariamente Scritto da
Egemonia
Visto che siamo tornati in tema, riporto un mio intervento di qualche tempo fa (con qualche aggiornamento).
Beppe Grillo non è solo un concentrato di demagogia e qualunquismo in cui, nello sfascio dei riferimenti ideologici e dei partiti di massa, si perdono anche persone che si ritengono di sinistra o addirittura "rivoluzionarie". Dietro la sua azione c'è una precisa strategia mediatica volta alla creazione di movimenti d'opinione in stile statunitense: completamente destrutturati, basati sulla "libera adesione" di "libere individualità" alle idee di capi carismatici ben attrezzati dal punto di vista delle risorse economiche e/o dell'incisività mediatica. Questi movimenti sono utili alla pressione politica di stampo lobbystico e/o al foraggiamento delle tasche di capi e capetti più o meno visibili, ma
non alla reale crescita ed emancipazione sociale e politica dei propri membri. Insomma, sono movimenti ben lontani dalla reale democrazia, e diametralmente opposti all'idea gramsciana di partito come intellettuale collettivo che dovrebbe ispirare i comunisti.
Tutto ciò è evidente non solo dallo stile della comunicazione, rigorosamente dall'alto verso il basso e tra "pari grado" (tra Grillo e i politici, che lui tanto disprezza, ma che poi chiama a raccolta per le "Primarie dei cittadini" da lui inventate e propagandate). E' evidente anche dal funzionamento dei "Meetup di Beppe Grillo", dei veri e propri gruppi di culto della personalità che pendono letteralmente dalle sue labbra. Ed è evidente anche nel funzionamento materiale della "macchina mediatica" Beppe Grillo. E questo aspetto merita un approfondimento.
La sua immagine e la sua comunicazione in rete (ovvero il suo blog, l'idea dei Meetup, la pubblicazione su Internet, eccetera) è curata da
Casaleggio Associati, una azienda pubblicitaria specializzata in "strategie di rete" e marketing d'assalto di scuola statunitense. Da un rapido giro sul sito, specie tra le pubblicazioni, si può leggere come l'uso della blogosfera, del passaparola (ovvero il "marketing virale") e altri sistemi di "internet lobbying" siano la specialità dell'azienda. Guarda caso, proprio ciò che rende così nota la figura di Beppe Grillo dentro e fuori Internet.
Un altro cliente di Casaleggio Associati è Antonio Di Pietro. Tra le iniziative di marketing per lui intraprese si può citare, come esempio,
la recente apertura di una sede dell'Italia dei Valori su Second Life. A questo proposito, è anche interessante confrontare i due siti
http://www.beppegrillo.it/ e
http://www.antoniodipietro.it/ : sono praticamente identici, dalla veste grafica allo stile degli interventi (a pensar male, uno potrebbe pure chiedersi chi li scrive). Questo rende quantomeno sospette certi "assist" tra i due personaggi, come la campagna "Share Action - Riprendiamoci Telecom" indetta da Grillo e pienamente appoggiata da Di Pietro, o il recente V-Day (anch'esso appoggiato da Di Pietro). Forse queste iniziative non sono così "spontanee" come sembrano?
Questo sospetto diviene certezza se si considera che è stata addirittura tentata la creazione di una lista unificata tra Italia dei Valori e Meetup Beppe Grillo di Varese, per le ultime elezioni comunali. Non so come sia andata l'iniziativa. Ma chi si è occupato di tenere i rapporti tra Meetup e Italia dei Valori? Il solito Gianroberto Casaleggio, che evidentemente, oltre ad essere pubblicitario, si è pure scoperto attivista politico (nel senso "politico" dei movimenti d'opinione citati sopra, ovviamente). Come si può leggere su
http://beppegrillo.meetup.com/146/me...42&listpage=40 :
Quando poi si tratta di lavoro, certi bei discorsi sul precariato e le difficoltà dei lavoratori sfruttati vengono triturate dalla macchina mediatica in movimento. Si veda il caso del
trattamento ricevuto da Piero Ricca per la pubblicazione dei suoi articoli sul blog di Beppe Grillo (con la mediazione del solito Casaleggio).
Beppe Grillo è un segno dei tempi, una involuzione della società civile contro cui un comunista dovrebbe combattere proponendo un
reale modello di partecipazione democratica ed emancipazione politica. La sua "anti-politica" è esattamente la condizione disperante che i comunisti dovrebbero superare, guidando le masse verso forme
organizzate di azione, e verso la libertà
reale (non solo formale) di incidere nella realtà. Ovvero, verso il già citato modello gramsciano di partito.
Il V-Day non ha fatto che confermare l'avversione di Grillo a questo modello. Lui ha infatti dichiarato (vedi
Repubblica on-line):
«I partiti sono incrostazioni della democrazia. Bisogna dare spazio ai cittadini. Alle liste civiche. Ai movimenti. Viviamo in partitocrazia, non in democrazia». Forse le "liste civiche" "realmente democratiche" sarebbero i già citati "esperimenti di marketing" basati sulla fusione di gruppi Meetup e Italia dei Valori?