“Siamo a Roma, nell’anno di grazia 19… o forse 2000... La prima Repubblica italiana, nata dalla resistenza, è finita; ne è stato proclamato il fallimento morale, civile e politico. E’ nata dalla libera volontà del popolo italiano, e senza spargimento di sangue, la Nuova Repubblica, i cui reggitori, liberamente eletti, hanno deciso di sottoporre a processo i responsabili sopravvissuti della prima Repubblica. Il processo non ha fini di vendetta, e neppure di giustizia in senso stretto, perché il popolo italiano ha realizzato la pacificazione nazionale e ha conseguito la giustizia con l’arma del consenso e con la garanzia della partecipazione. Il processo ha fini educativi, per le nuove generazioni. Non si concluderà con condanne a morte e neppure con l’ergastolo e neppure a pene detentive di qualsiasi genere; ma, nel caso di accertata colpevolezza, con la condanna a guadagnarsi il pane, nel quadro delle istituzioni della Nuova Repubblica, cioè con la condanna, in perpetuo, a lavorare per vivere, senza privilegi, senza aspirare a cariche rappresentative, in parità di diritti e di doveri con gli altri cittadini…”
Cos’inizia il libro Processo alla Repubblica di Giorgio Almirante. Io lo trovo di enorme attualità! Che ne pensate?




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