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Discussione: ....evolomania

  1. #51
    legio_taurinensis
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    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    La questione è questa: perchè l'aristocrazia in epoca antica e medievale era ereditaria?
    Per il semplice fatto, e questo soprattutto in epoca antica, che l'essere figlio di un aristocratico non era visto come un evento casuale, ma come un segno del destino.
    In questo modo si spiega il perchè dell'ereditarietà del titolo nobiliare.
    Sulla questione della ricchezza e dell'aristocrazia: si era ricchi perchè aristocratici, non aristocratici perchè ricchi.
    Poi, Evola scrisse (vedi Gli Uomini e le rovine) che la Tradizione è una forza generale ordinatrice in funzione di principi che tendono verso "l'alto" e che quindi hanno un carattere sovraumano, divino. Inoltre scrisse che potevano mutare le forme attraverso cui essa si esprime, ma non la sostanza, quindi non lo vedrei come semplice restauratore di un ordine pre-costituito.
    Giusta la precisazione di Chaos88 sulla questione della "meritocrazia".
    Appunto, quindi il fattore ereditarietà-ricchezza materiale non era il solo a determinare l'essenza delle aristocrazie, ma il più delle volte ha coinciso ed è stato forse il primario elemento a caratterizzarle.
    La suddivisione delle caste ha sempre guardato alle differenze economiche tra le classi di individui, quindi non è una prerogativa esclusivamente della società capitalista.
    La differenza è di natura politica: nel capitalismo esiste la democrazia, per cui anche i sotto casta godono del diritto allo studio, al voto, etc, mentre nell'aristocrazia questo elemento è assente.

  2. #52
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    La differenza fra aristocrazia e democrazia è che la prima tende verso l'alto, la seconda verso il basso. L'aristocrazia è il governo dei migliori, la democrazia è il governo del popolo. O meglio ancora sarebbe da dire della "maggioranza del popolo".
    Nella concezione aristocratica e gerarchica della nazione ognuno occupa un ruolo conforme alla propria natura. Nella democrazia tutti gli uomini sono considerati uguali, ossia persone aventi la stessa dignità e quindi tutti hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri, mentre in uno Stato Organico, aristocratico e gerarchico ognuno ha diritti e doveri in base al proprio ruolo, cioè vi sono diritti e doveri differenziati per ogni posizione.

  3. #53
    legio_taurinensis
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    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Nella concezione aristocratica e gerarchica della nazione ognuno occupa un ruolo conforme alla propria natura.
    Nelle aristocrazie storiche occupava il ruolo in base alle eredità di sangue e di censo, non proprio confermemente alla propria natura.
    Se vogliamo immaginare un'aristocrazia come la intendevano i greci, o come l'avrebbe intesa Evola, allora può avvicinarsi al concetto espresso da te, ma nell'ancien règime, chi apparteneva al Terzo Stato, perché contadino o altro, tale rimaneva, indipendentemente dal fatto che fosse un genio o una capra.

    In questo caso viene meno il concetto di "meritocrazia" che, secondo me, completerebbe e migliorerebbe un'aristocrazia.

  4. #54
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    Citazione Originariamente Scritto da Emiliano Visualizza Messaggio
    Nelle aristocrazie storiche occupava il ruolo in base alle eredità di sangue e di censo, non proprio confermemente alla propria natura.
    Se vogliamo immaginare un'aristocrazia come la intendevano i greci, o come l'avrebbe intesa Evola, allora può avvicinarsi al concetto espresso da te, ma nell'ancien règime, chi apparteneva al Terzo Stato, perché contadino o altro, tale rimaneva, indipendentemente dal fatto che fosse un genio o una capra.

    In questo caso viene meno il concetto di "meritocrazia" che, secondo me, completerebbe e migliorerebbe un'aristocrazia.
    Emiliano, tu prendi come riferimento in questo caso un'espressione decadente di aristocrazia.
    L'aristocrazia francese dell'ancien regime pre-rivoluzionario risentiva del suo indebolimento che ne provocò l'ulteriore decadenza.
    Tale indebolimento fu dovuto principalmente al rafforzamento del potere centrale dello stato nazionale francese.
    Il Sacro Romano Impero si basava su una struttura gerarchica ben precisa: a capo c'era l'Imperatore, sotto l'Imperatore stavano i monarchi e sotto i monarchi stavano i feudatari (che cmq giuravano fedeltà all'Imperatore) e così via.
    Rivendicando i monarchi una maggiore autonomia rispetto all'Impero, vi fu un indebolimento di questa struttura che poi culminò con la definitiva emancipazione della Francia (che già con la creazione del Regnum Francorum Occidentalium, dopo la morte di Carlo Magno, si era conquistata la sua autonomia rispetto al resto del SRI) dal resto dell'Impero e l'affermazione della monarchia nazionale francese.
    All'interno dello stato nazionale francese sarà problematico l'assolutismo monarchico del "Re Sole" che sottrasse potere all'aristocrazia feudale per darlo a sè, deresponsabilizzando di fatto l'aristocrazia e favorendo così la decadenza di quest'ultima che diventò, appunto, un'aristocrazia parassitaria.

  5. #55
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    La questione del rapporto tra Fascismo e Rivoluzione Francese non voglio sinceramente affrontarla (sarebbe lunga e non ho tempo). Diciamo che la critica 'tradizionalista' del Fascismo di Evola è abbastanza eloquente in merito laddove denuncia le tendenze più deleterie del regime.

    Invece volevo segnalare un bel libro di Franco Cardini nel quale mi sono imbattuto di recente: "Le radici perdute delle Europa". E' un descrizione del progetto monarchico di Carlo V e discendenti che lascia bene intendere l'abisso che intercorre tra la visione di Stato ed identità etnica pre-moderna (e tradizionale) e il nazionalismo che è invece venuto ad affermarsi in seguito (specie grazie agli sforzi dei reggenti francesi).

  6. #56
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    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Scusa ma questo te lo contesto.
    L'opera di "fascistizzazione" era necessaria. L'Italia era stata fatta, ma bisognava fare gli Italiani.
    Il Fascismo aveva l'intenzione di plasmare il popolo secondo i principi e gli ideali del Fascismo e poi una volta compiuto questo processo fare una rigida selezione.
    Scrisse bene Evola in Fascismo e Terzo Reich: gli aspetti problematici del Fascismo furono anche dovuti, se non giustificati, dal fatto che si dovette ripartire da zero.
    Il valore dato dal Fascismo al concetto di "gerarchia" fu piuttosto significativo.
    Certe frasi di Mussolini sono emblematiche sul carattere tuttaltro che "plebeo" del Fascismo....


    Il Fascismo non conosce idoli, non adora feticci: é già passato e, se sarà necessario, tornerà ancora tranquillamente a passare sul corpo più o meno decomposto della Dea Libertà. »
    (Dall'articolo . Forza e Consenso, pubblicato sul numero del Marzo 1923 di Gerarchia). - III, 79

    Al popolo non resta che un monosillabo per affermare e obbedire. La sovranità gli viene lasciata solo quando è innocua o è reputata tale, cioè nei momenti di ordinaria amministrazione. Vi immaginate voi una guerra proclamata per referendum? Il referendum va benissimo quando si tratta di scegliere il luogo più acconcio per collocare la fontana del villaggio, ma quando gli interessi supremi di un popolo sono in gioco, anche i Governi ultrademocratici si guardano bene dal rimetterli al giudizio del popolo stesso.
    (Preludio al Machiavelli, in Gerarchia dell'aprile 1924. S.e.D., vol. IV, pag.110).

    Il popolo non fu mai definito. È una entità meramente astratta, come entità politica. Non si sa dove cominci esattamente, né dove finisca. L'aggettivo di sovrano applicato al popolo è una tragica burla. Il popolo tutto al più, delega, ma non può certo esercitare sovranità alcuna.
    I sistemi rappresentativi appartengono più alla meccanica che alla morale"
    (Preludio al Machiavelli, in Gerarchia dell'aprile 1924. S.e.D., vol. IV, pag.109)

    Regimi esclusivamente consensuali non sono mai esistiti, non esistono, non esisteranno mai.
    (Preludio al Machiavelli, in Gerarchia dell'aprile 1924. S.e.D., vol. IV, pag.109).

    Voi sapete che io non adoro la nuova divinità: la massa. E' una creazione della democrazia e del socialismo. Soltanto perchè sono molti debbono avere ragione?. Niente affatto. Si verifica spesso l'opposto, cioè che il numero è contrario alla ragione.
    (Intervista rilasciata a Ludwig, 1928, pag 197)

    «Il Fascismo non conosce idoli, non adora feticci: é già passato e, se sarà necessario, tornerà ancora tranquillamente a passare sul corpo più o meno decomposto della Dea Libertà. »
    (Dall'articolo . Forza e Consenso, pubblicato sul numero del Marzo 1923 di Gerarchia). - III, 79.

    Noi creeremo, attraverso un'opera di selezione ostinata e tenace, la nuova generazione.
    (Dal discorso pronunciato al Congresso Fascista in Roma, il 22 Giugno 1925). - V, 117.

    « Chi dice gerarchia dice scale di valori umani; chi dice , scale di valori umani, dice scale di responsabilità e doveri; chi dice gerarchia dice disciplina. »
    (Dallo scritto, Breve preludio', pubblicato sul numero del Gennaio 1922 di Gerarchia). - II, 235.

    « La storia ci offre un panorama di gerarchie che nascono, vivono, si trasformano, declinano, muoiono. Si tratta di conservare i valori delle gerarchie che non hanno esaurito il loro compito; si tratta di innestare nel tronco di talune gerarchie elementi nuovi di vita; si tratta di preparare l'avvento di nuove gerarchie. È in questo modo che si salda l'anello fra passato e avvenire.»
    (Dallo scritto, Breve preludio,, pubblicato sul numero del Gennaio 1922 di Gerarchia). - II, 235.


    « Lo Stato é, alle sue origini, un sistema di gerarchie. »
    (Dall'articolo . Stato, anti-Stato e Fascismo ', pubblicato sul numero del Giugno 1922 di Gerarchia). - Il, 292.

    « Perché le gerarchie non siano categorie morte, é necessario che esse fluiscano in una sintesi, che convergano tutte ad uno scopo, che abbiano una loro anima, che si assomma nell'anima collettiva, per cui lo Stato deve esprimersi nella parte più eletta di una data società e deve essere guida delle altre classi minori. »
    (Dall'articolo , Stato, anti-Stato e Fascismo ., pubblicato sul numero del Giugno 1922 di Gerarchia). - II, 293
    La qustione è come sono stati fatti gl'italiani: il fascismo, per forza di cose si configurò come partito di massa: nelle istituzioni fasciste non vi erano distinzioni nette "di casta" ma anzi s'incoraggiò l'amalgamarsi dei vari ceti sociali e si cercò di ridurre le diseguaglianze: nelle organizzazioni giovanili ad esempio il figlio di un operaio aveva lo stesso ruolo e le stesse possibilità del figlio di un nobile.
    A questo proposito è significativa l'adozione dell'uniforme, anche per dare un'immediata impressione visiva di omogeneità e per non far pesare anche a livello visivo le diseguaglianze sociali.
    Lo stato Organico sognato da Evola invece aveva molto più a che fare con quello che accadeva nel medioevo in cui le gerarchie e le distinzioni sociali erano sempre presenti ed evidenti, fin dagli aspetti estetici.
    Anche il modello corporativo evoliano, che era lontano da quello adottato dal fascismo, si basava su concetti analoghi e su una rigida gerarchizzazione e custodia del "sapere": il che è per esempio contrario all'idea dell'istruzione di massa.

    Con tutto ciò ovviamente non si vuol dire che Evola non abbia apprezzato molti aspetti del fascismo, il che è comunque palese.

  7. #57
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    Citazione Originariamente Scritto da Evoliano Visualizza Messaggio
    Hai esprsso esattamente il concetto... Evola era per un'aristiocrazia spirituale, il suo stesso parlare di CASTE non significava che sostenesse la divisione economica per classe, lui ritenva che il sitema delle divisione sociale dovesse basarsi su criteri meritocratici e spirituali ("Si ha un determinato spirito perchè si apparyiene ad una determinata casta, ma si appartiene ad una determinata casta perchè si possiede un determinato spirito"). Da lì nascerebbe l'aristocrazia spirituale che lui auspicava. Il Fascismo in parte entò la realizzazione di una società creata su basi meritocratiche e non certamente economiche come avveniva begli Stati Giacobini.

    Se poi mi si dice che Evola ammirava l'Austria Asburgica e la Germania degli Hoenzzollern, beh, io sinceramente non vedo nessuna incoerenza visto che certamente il Fascismo era più vicino ai modelli citati ora che all'Unione Sovietica di Leninn o agli USA...
    Evola non parlò mai di meritocrazia, come giustamente ha scritto Chaos, il capitalismo stesso, si basa, nella sua essenza sulla meritocrazia e sulla competizione.
    Evola parla di aristocrazia e non solo spirituale, tutta questa enfasi sugli aspetti esclusivamente spirituali del suo pensiero, frutto di un tentativo di "sdoganamento" del pensiero evoliano, è scorretta e in diversi libri di autori di varia provenienza, si è mostrato come invece il pensiero evoliano si basasse non solo su criteri "spirituali", ma anche biologico-ereditari.
    Innanzitutto in un ottica tradizionale separare spirito, anima e corpo non ha senso: una persone è la sintesi di questi 3 elementi ed è proprio un loro equilibrio a garantire l'eqilibrio della persona stessa.
    Per la mentalità gentile ereditarietà non significava solo trasmissione di un titolo nobiliare o di beni e privilegi, ma essenzialmente trasmissione di sangue e terra: questi sono i due elementi che hanno sempre costituito le comunità tradizionali, etnos ed ethos.
    Un aristocratico era generalmente discendente di un Dio o si un eroe, spesso semidivino, attraverso la linea di sangue veniva trasmessa anche una "forza" mistica del progenitore: questo distingueva i nobili nell'antichità dai plebei, il fatto che in essi scorresse questa forza mistica che li collegava direttamente con la trascendenza. Per questo le doti spirituali erano sempre legate ad un eredità biologica.
    Quello da cui mette in guardia Evola è il considerare i vincoli "di sangue" in sè e per sè come dato assoluto e slegati da una dimensione trascendente.
    Quando Evola critica il nazionalismo ottocentesco, basato sul concetto di patria e dell'essere tutti figli della patria, critica il porre in rilievo un vincolo biologico, preso in sè e scollegato da un riferimento trascendente; d'altra parte quando parla delle famiglie regnanti a capo dei grandi imperi, egli vede in esse i rappresentanti di una tradizione che trae il proprio potere proprio da questo riferimento trascendente e in base a questo plasma il popolo e la terra creando uno Stato

  8. #58
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    Citazione Originariamente Scritto da Arjuna Visualizza Messaggio
    La qustione è come sono stati fatti gl'italiani: il fascismo, per forza di cose si configurò come partito di massa: nelle istituzioni fasciste non vi erano distinzioni nette "di casta" ma anzi s'incoraggiò l'amalgamarsi dei vari ceti sociali e si cercò di ridurre le diseguaglianze: nelle organizzazioni giovanili ad esempio il figlio di un operaio aveva lo stesso ruolo e le stesse possibilità del figlio di un nobile.
    A questo proposito è significativa l'adozione dell'uniforme, anche per dare un'immediata impressione visiva di omogeneità e per non far pesare anche a livello visivo le diseguaglianze sociali.
    Lo stato Organico sognato da Evola invece aveva molto più a che fare con quello che accadeva nel medioevo in cui le gerarchie e le distinzioni sociali erano sempre presenti ed evidenti, fin dagli aspetti estetici.
    Anche il modello corporativo evoliano, che era lontano da quello adottato dal fascismo, si basava su concetti analoghi e su una rigida gerarchizzazione e custodia del "sapere": il che è per esempio contrario all'idea dell'istruzione di massa.

    Con tutto ciò ovviamente non si vuol dire che Evola non abbia apprezzato molti aspetti del fascismo, il che è comunque palese.
    Il Fascismo non riconosceva le gerarchie dell'epoca. Gerarchie dettate dal censo e dal reddito e no di certo dagli stessi criteri dell'antichità o del medioevo.
    Per questo infatti desiderava crearne delle nuove.
    Tu citi l'esempio dei balilla...
    Io ho una ristampa dei manuali per balilla del regime fascista. E si legge:
    Contegno dell'inferiore verso il superiore

    L'inferiore, nel presentarsi al superiore, deve avere ben presenti le migliori norme di educazione e di rispetto; deve fermarsi a conveniente distanza e, se in luogo chiuso, deve togliersi il copricapo. Attende per allontanarsi, di ricevere il commiato, oppure lo domanda egli stesso, usando la formula: "Ha ordini?"
    Non si passa mai di corsa davanti ai superiori.
    Incontrando un superiore sulle scale o presso un passaggio stretto, l'inferiore si ferma, lo lascia passare, salutandolo, e gli cede il passo per il proprio lato destro.
    L'inferiore che i strovi ad accompagnare un superiore si tiene sempre un poco indietro a lui e alla sua sinistra; solamente se il superiore gli dirige la parola può avanzare.
    Quando l'inferiore è interrogato dovendo rispondere affermativamente o negativamente deve usare sempre il "signorsì" o il "signorno".

    Contegno fra graduati

    I capi squadra Balilla devono fra loro rispettarsi, aiutarsi vicendevolmente con spirito di fraternità e cameratismo. Il Capo squadra balilla è tenuto verso il Capo squadra, il Capo centuria e il Cadetto avanguardista, che sono suoi superiori diretti, al saluto e a tutte quelle forme di rispetto e convenienza che si debbono ad un superiore.

    Oppure vediamo anche:

    Doveri del graduato

    Il capo squadra non deve mai lasciarsi prendere dalla vanità del grado, ma ricordarsi invece che il comando porta responsabilità e doveri maggiori da osservare.
    Deve aver sempre cure fraterne ed affettuose per i compagni, li deve aiutare amorevolmente in ogni circostanza, ed essere loro di esempio.
    Con i pari grado deve essere cordiale e corretto.
    Con i superiori rispettoso, franco e deferente, in ogni tempo, luogo e cirocostanza.

    Queste possono sembrare semplici norme comportamentali per bambini, ma sono l'esempio di come durante il Fascismo si sia tentato di educare i giovani alla disciplina, favorendo il rispetto della scala gerarchica (infatti esistevano anche i graduati nell'ONB), lo spirito di sacrificio, il cameratismo, la lealtà, il senso dell'onore, della fedeltà e del dovere, nonchè l'audacia e il coraggio.
    Infatti in quel manuale che ho vi è la spiegazione di cos'è la subordinazione, la disciplina, il contegno, la gerarchia, ecc.
    Insomma, fin da bambini si insegnavano determinati valori e la conseguenza che avevano dal punto di vista comportamentale.
    Ed anche questo è un segno evidente di come il Fascismo volesse, appunto, creare nuove gerarchie plasmando prima il popolo secondo i principi del Nuovo Stato.

 

 
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