
Originariamente Scritto da
Alguz
In Myanmar si è ad una svolta cruciale. La rivolta, scoppiata con la contestazione dei monaci buddisti, ha innescato una reazione a catena i cui effetti sono difficilmente prevedibili; di certo la contestazione è sacrosanta, poichè un popolo libero sta affermando il proprio diritto di autodeterminazione e lo fa con l’unico mezzo rimasto a propria disposizione: la rabbia.
Ma non bisogna commettere l’errore di fermarsi all’apparenza. Le forze internazionali, sedicenti democratiche, che strizzano un occhio alla rivolta, lo fanno poichè hanno già un proprio interesse al riguardo; i poteri forti delle multinazionali ed il narcotraffico, vedono nel Myanmar una fonte di arricchimento senza confin, arricchimento che può elevarsi a potenza se al posto di una dittatura militare viene imposta una democrazia pilotata da americani ed israeliani. In buona sostanza: la rivolta è legittima, la battaglia per la libertà è da sostenere almeno ideologicamente, i risultati che ne deriveranno potrebbero però non essere così positivi.
I Karen, 4 milioni di liberi uomini, sono costretti a vivere come profughi nella giungla e vengono quotidianamente minacciati dalla pulizia etnica messa in atto dalla dittatura della giunta militare birmana; un possibile governo democratico, se appoggiato da potenze straniere, finirebbe per trasformare “gli orgogliosi guerrieri karen” in sicuri “terroristi da schiacciare”.
La Comunità Militante Ostia vuole quindi esprimere solidarietà al popolo Karen ed a tutti i liberi cittadini della Birmania; la libertà, purtroppo, esige il pagamento del più alto dei tributi e la vita di tanti giovani in lotta non può divenire merce di scambio da gettare sul tavolo delle trattative, poichè ad una dittatura politica potrebbe sostiuirsi la ben più pericolosa dittatura mediatica ed economica.
Comunità Militante Ostia
Nucleo “Alberto Giaquinto”
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