http://www.encyclopedia.com/topic/Karl_Barth.aspx
"Dichiarare l'universalità del Peccato per giustificare se stessi" denuncia di per se due essenziali componenti dell'antropologia: l'essenza della natura umana ed il nesso strutturale tra antropologia e "peccato".
Ogni volta che un individuo, una istituzione, un "potere", per qualunque ragione, denuncia la condizione di precarietà della natura umana, così facendo consapevolmente o meno riconosce ed ammette l'autenticità e l'attendibilità dell'antropologia biblica.
Dunque il Premier, consapevolmente o meno, con le sue azioni, giustificazioni e comportamenti - all'apparenza impenitenti - ha riconosciuto l'attendibilità della visione antropologica delle Sacre Scritture giudeocristiane.
Non si tratta comunque di una novità, in quanto la Storia è sempre stata e continua tuttora ad imporsi con prepotenza quale certificazione innegabile del disastro antropologico della condizione umana.
E proprio quando si crede e si è creduto che la cultura, la conoscenza e la civiltà siano in grado di risolvere il problema, ecco che un'altra tragica conferma arriva per dimostrare il contrario - e non credo sia neppure necessario far menzione di guerre e tragedie riconducibili alla natura umana e non veramente a motivazioni legittime.
Di solito anche le guerre "inevitabili" sono in fondo una conseguenza di errori e "peccati" di entrambe le parti del conflitto, anche se la colpa maggiore può trovarsi dalla parte più ignobile.
L'esistenzialismo ha cercato varie spiegazioni e soluzioni a cavallo tra le due grandi guerre "mondiali", ed è facile rendersi conto di come l'esistenzialismo cristiano abbia risposto alla crisi con le millenarie verità bibliche circa la condizione dell'uomo ed i possibili rimedi.
http://it.wikipedia.org/wiki/Esisten...ismo_cristiano
Non ho alcuna intenzione di addentrarmi nel pensiero di Karl Barth, Jaspers, Dostojevskij e Kieregaard, piuttosto che andare direttamente - ma essenzialmente e succintamente - alle fonti bibliche da cui questi grandi pensatori hanno attinto.
L'alternativa teoretica più imponente all'esistenzialismo cristiano è quello desolato e tragico dell'eterno divenire e dell'eroico conflitto senza Dio, meta sicura e speranza nel mondo:
"La rivolta è essa stessa misura: essa la ordina, la difende e la ricrea attraverso la storia e i suoi disordini. L'origine di questo valore ci garantisce che esso non può non essere intimamente lacerato. La misura, nata dalla rivolta, non può viversi se non mediante la rivolta. È costante conflitto, perpetualmente suscitato e signoreggiato dall'intelligenza. Non trionfa dell'impossibile né dell'abisso. Si adegua ad essi. Qualunque cosa facciamo la dismisura serberà sempre il suo posto entro il cuore dell'uomo, nel luogo della solitudine. Tutti portiamo in noi il nostro ergastolo, i nostri delitti e le nostre devastazioni. Ma il nostro compito non è quello di scatenarli attraverso il mondo; sta nel combatterli in noi e negli altri."
L'uomo in rivolta, Bompiani, Milano 1951, p.329
Insomma intendo con questa serie di riflessioni passare subito e senza tanti preamboli all'inevitabile nesso biblico tra Antropologia ed Amartiologia.
Alla prossima.





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