Pagina 5 di 24 PrimaPrima ... 45615 ... UltimaUltima
Risultati da 41 a 50 di 235

Discussione: MD CODE (Estratti)

  1. #41
    Christianity Under Fire
    Data Registrazione
    24 Feb 2003
    Messaggi
    3,239
     Likes dati
    6
     Like avuti
    22
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Antropologia 1

    Citazione Originariamente Scritto da david777 Visualizza Messaggio
    Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio. Romani 3:23

    Molte volte si è sentito il Premier dichiarare l'universalità del peccato per così giustificare se stesso.
    La sua teologia coincide nell'apparenza con quella di San Paolo.
    Le intenzioni e le finalità invece sono molto diverse e conducono ad "antropologie" sostanzialmente divergenti, tali da determinare umanità alla base di società, nazioni e stati altrettanto differenti tra loro e qualitativamente agli antipodi.
    La teologia del Premier non è nuova ed anzi le sue origini sono antichissime, mentre è quella di San Paolo quella più recente.
    Nelle riflessioni "antropologiche" ne vedremo la storia ed i moventi, oltre ai motivi per cui i due modelli dicono solo in apparenza la stessa cosa.

    Tutti hanno peccato... ma a guidare le nazioni dovrebbero essere gli uomini che non si sentono a loro agio nell'accogliere il peccato quale parte integrante della propria umanità e della struttura dello Stato.

    http://www.encyclopedia.com/topic/Karl_Barth.aspx

    "Dichiarare l'universalità del Peccato per giustificare se stessi" denuncia di per se due essenziali componenti dell'antropologia: l'essenza della natura umana ed il nesso strutturale tra antropologia e "peccato".

    Ogni volta che un individuo, una istituzione, un "potere", per qualunque ragione, denuncia la condizione di precarietà della natura umana, così facendo consapevolmente o meno riconosce ed ammette l'autenticità e l'attendibilità dell'antropologia biblica.

    Dunque il Premier, consapevolmente o meno, con le sue azioni, giustificazioni e comportamenti - all'apparenza impenitenti - ha riconosciuto l'attendibilità della visione antropologica delle Sacre Scritture giudeocristiane.

    Non si tratta comunque di una novità, in quanto la Storia è sempre stata e continua tuttora ad imporsi con prepotenza quale certificazione innegabile del disastro antropologico della condizione umana.

    E proprio quando si crede e si è creduto che la cultura, la conoscenza e la civiltà siano in grado di risolvere il problema, ecco che un'altra tragica conferma arriva per dimostrare il contrario - e non credo sia neppure necessario far menzione di guerre e tragedie riconducibili alla natura umana e non veramente a motivazioni legittime.

    Di solito anche le guerre "inevitabili" sono in fondo una conseguenza di errori e "peccati" di entrambe le parti del conflitto, anche se la colpa maggiore può trovarsi dalla parte più ignobile.

    L'esistenzialismo ha cercato varie spiegazioni e soluzioni a cavallo tra le due grandi guerre "mondiali", ed è facile rendersi conto di come l'esistenzialismo cristiano abbia risposto alla crisi con le millenarie verità bibliche circa la condizione dell'uomo ed i possibili rimedi.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Esisten...ismo_cristiano

    Non ho alcuna intenzione di addentrarmi nel pensiero di Karl Barth, Jaspers, Dostojevskij e Kieregaard, piuttosto che andare direttamente - ma essenzialmente e succintamente - alle fonti bibliche da cui questi grandi pensatori hanno attinto.

    L'alternativa teoretica più imponente all'esistenzialismo cristiano è quello desolato e tragico dell'eterno divenire e dell'eroico conflitto senza Dio, meta sicura e speranza nel mondo:

    "La rivolta è essa stessa misura: essa la ordina, la difende e la ricrea attraverso la storia e i suoi disordini. L'origine di questo valore ci garantisce che esso non può non essere intimamente lacerato. La misura, nata dalla rivolta, non può viversi se non mediante la rivolta. È costante conflitto, perpetualmente suscitato e signoreggiato dall'intelligenza. Non trionfa dell'impossibile né dell'abisso. Si adegua ad essi. Qualunque cosa facciamo la dismisura serberà sempre il suo posto entro il cuore dell'uomo, nel luogo della solitudine. Tutti portiamo in noi il nostro ergastolo, i nostri delitti e le nostre devastazioni. Ma il nostro compito non è quello di scatenarli attraverso il mondo; sta nel combatterli in noi e negli altri."

    L'uomo in rivolta, Bompiani, Milano 1951, p.329


    Insomma intendo con questa serie di riflessioni passare subito e senza tanti preamboli all'inevitabile nesso biblico tra Antropologia ed Amartiologia.

    Alla prossima.
    Ultima modifica di david777; 28-04-11 alle 02:14

  2. #42
    Papessa
    Data Registrazione
    11 May 2009
    Messaggi
    12,692
     Likes dati
    38
     Like avuti
    1,590
    Mentioned
    124 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Rif: Antropologia 1

    Citazione Originariamente Scritto da david777 Visualizza Messaggio
    [IMG]
    Alla prossima.
    E' mproprio necessario? :eeh::eeh::eeh:

    Spero di no. :see:
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

  3. #43
    Christianity Under Fire
    Data Registrazione
    24 Feb 2003
    Messaggi
    3,239
     Likes dati
    6
     Like avuti
    22
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Antropologia 1

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    E' mproprio necessario? :eeh::eeh::eeh:

    Spero di no. :see:
    Siamo ad un giro di volta - Le puntate [indispensabili] saranno diverse.
    Emma e Papessa preparino anch'Esse popcorn & broad beans per non essere tentate a cambiare canale.

  4. #44
    Papessa
    Data Registrazione
    11 May 2009
    Messaggi
    12,692
     Likes dati
    38
     Like avuti
    1,590
    Mentioned
    124 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Rif: Antropologia 1

    Citazione Originariamente Scritto da david777 Visualizza Messaggio
    Siamo ad un giro di volta - Le puntate [indispensabili] saranno diverse.
    Emma e Papessa preparino anch'Esse popcorn & broad beans per non essere tentate a cambiare canale.
    Emma è fuori uso....Papessa si dilegua nel nulla...
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

  5. #45
    Christianity Under Fire
    Data Registrazione
    24 Feb 2003
    Messaggi
    3,239
     Likes dati
    6
     Like avuti
    22
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Occhi & Bocca Grande

    Citazione Originariamente Scritto da Eric Draven Visualizza Messaggio
    beh...io credo di sì...che tu sappia,esistono ancora popoli sulla Terra che non siano stati raggiunti dalla predicazione evangelica?

    attenzione...io parlo di predicazione non di conversione....

    Scusa Eric il ritardo nel risponderti.

    La predicazione del Vangelo è in piena attività, e per questo i martiri sono in un numero enorme e crescente, specialmente in Cina e nei paesi islamici.
    La letteratura a disposizione sul fenomeno del martirio è facilmente accessibile, e dunque ad un solo "click" le informazioni dei motori di ricerca confermeranno che negli ultimi 20 il numero dei martiri per anno si è attestato intorno ai 150.000.

    Il fondamentalismo islamico è in fermento per il grande numero di conversioni di mussulmani al Cristianesimo, e di conseguenza il ricorso alle norme coraniche per ostacolarne il fenomeno sono divenute palesi ed innegabili, mentre nel frattempo ogni sforzo per radicarsi in Occidente non è stato risparmiato dall'Islam sia moderato che fondamentalista.

    Il Vangelo ha certamente raggiunto la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, essendo state pure le Sacre Scritture giudeocristiane tradotte nelle maggiori lingue ed in un numero enorme di dialetti e lingue tribali.

    Mancano all'appello ancora circa 2.000 lingue, ma gli sforzi per la traduzione è in pieno fermento.

    Last Languages Campaign
    Wycliffe Bible Translators: una associazione interdenominazionale che si ripromette ci completare la traduzione delle Sacre Scritture in ogni lingua viva o attiva nel mondo. Our Vision: | Wycliffe Australia

    Quei cristiani rigenerati che prenderanno parte attiva al completamento di tale mandato, certamente riceveranno da Dio una corona preziosa presso il "Tribunale di Cristo" alla Parusìa.



    Certamente la visione del compimento del Grande Mandato di Gesù Cristo troverà nei prossimi anni una resistenza enorme e credo fermamente che una legislazione sempre più sfavorevole alla libera predicazione del Vangelo prenderà le forme istituzionali unilateralmente in guerra contro la persecuzione religiosa e le varie forme di genocidio e vilipendio di tipo sia ideologico che religioso e razziale.

    Arriveremo al punto in cui per tutti e tutto ci sarà libertà, tolleranza, solidarietà e sostegno, ad eccezione di coloro che rappresentano e promulgano l'autentico Vangelo di Gesù Cristo e sostengono il diritto d'Israele all'esistenza.

    Si daranno varie verniciature giuridiche, istituzionali, filosofiche e religiose a tali sepolcri imbiancati, con la scusa di proteggere i perdenti passati per vessati ed offesi dall'esclusività evangelica. Perdenti non perché debbano essere tali ma per il fatto che intendono far profitto delle prerogative democratiche a scapito di chi storicamente la democrazia l'ha promossa e fondata col sangue nella persecuzione per la difesa della libertà.
    Ultima modifica di david777; 29-05-11 alle 14:00

  6. #46
    direttamente dall'Inferno
    Data Registrazione
    19 Jan 2007
    Località
    nel girone che preferite
    Messaggi
    37,196
     Likes dati
    1,323
     Like avuti
    11,196
    Mentioned
    350 Post(s)
    Tagged
    26 Thread(s)

    Predefinito Rif: Occhi & Bocca Grande

    il dubbio che coloro che vogliono distruggere l'Occidente non avranno bisogno delle armi perchè sarà l'Occidente stesso a mettere da solo il collo sulla ghigliottina....ce l'ho da molto tempo.

    Ciò che mi inquieta è che sembra che questo mio dubbio sia solo mio....:mmm:

    Immagino che quelle 2000 lingue mancanti siano principalmente dialetti

  7. #47
    Christianity Under Fire
    Data Registrazione
    24 Feb 2003
    Messaggi
    3,239
     Likes dati
    6
     Like avuti
    22
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito I Tempi e la Legge

    Di seguito un intero capitolo dell'MD CODE che mi sembra molto attuale di fronte ai procedimenti avanzati di una realtà economico-finanziaria in senso plutocratico. La preoccupazione è diffusa nel mondo politico ed ormai quel che sembrava una semplice e fantastica previsione apocalittica si va formandosi sotto i nostri occhi. Le tecniche per far fallire stati e governi si stanno facendo più indiscriminate.
    La discussione si chi stia per diventare il "Piccolo Corno" non è più strettamente di dominio teologico. In certi ambiti plutocratici segreti ed "occulti" si sta discutendo circa l'identità di una attesa personalità dal carattere imperiale detta con certa approssimazione "l'Anticristo". Trovo molto interessante dal punto di vista dell'MD CODE che infatti si discuta dell'avvento di tale personaggio proprio nella congiunzione degli ambienti occulti e finanziari dei più alti livelli.
    In Proverbi 28: 8 esiste un principio infallibile che governa il trasferimento della ricchezza accumulata. L'accumulo delle ricchezze ingiuste arriverà a proporzioni strabilianti e globali per poi aver fine all'avvento del regno di Dio ed al trasferimento delle ricchezze e del governo al Popolo di Dio ed individualmente a coloro che hanno dimostrato e raggiunto un alto livello di affinità col carattere di Dio e la compassione di Cristo.

    Naturalmente una tale speranza sembra folle ed illusoria al potente di questo mondo, ma a suo tempo e dopo l'apice raggiunto dall'ingiustizia dell'uomo essa darà luogo al risultato promesso.
    E d'altra parte il potere globale che si sta formando sotto i nostri occhi è stato atteso e previsto da secoli. Inoltre esso non può essere sconfitto con mezzi e strumenti umani, tale è la sua forza e la sua radicata ed organizzata potenza. I modi ed i metodi da seguire per passare attraverso la crisi che attende l'Umanità sono quelli delle Sacre Scritture ed in particolare del Libro dell'Apocalisse.
    Tali metodi sono estranei alla politica ed ai politici ma col tempo più prossimo che futuro ci si renderà conto che la politica avrà fallito e l'unica speranza è nell'intervento di Dio e la Fedeltà alle sue promesse.




    I TEMPI E LA LEGGE



    Perché il Piccolo Corno cercherà di mutare i tempi e la legge? 1 La risposta a questo interrogativo è destinata a condurci all’essenza del messianismo in Daniele, perché i principi spirituali e politici del Regno di Dio, secondo quanto risulterà evidente, sono contenuti negli stessi tempi e nella stessa legge. Intanto vanno notati i seguenti dati, caratteristici della personalità e della strategia del Piccolo Corno nel settimo capitolo di Daniele.
    A. Caratteristiche generali della IV Bestia di cui il Piccolo Corno è espressione. 2

    1. Dotata di una forza straordinaria .

    2. Denti di ferro per divorare e stritolare le sue
    vittime.

    3. Calpesta tutto quello che non mangia.

    B. Caratteristiche specifiche del Piccolo Corno. 3

    1. Spunta tra dieci re.

    2. Ne fa cadere tre.

    3. Ha occhi come un essere umano e una bocca
    che parla con superbia.

    4. Fa guerra al popolo santo.

    5. Pronunzia insulti contro il Dio Altissimo ed
    opprime il popolo santo.

    6. Pensa di mutare i tempi e la legge del
    popolo santo.

    7. Divora tutta la terra.

    La Torah è il fondamento della legge giudaica, e benché il termine si riferisca spesso a tutti i libri della Bibbia, il suo uso è normalmente limitato ai cinque libri di Mosè. In essa sono contenuti 613 comandamenti (taryag mitzvot), la cui applicazione è individuale o collettiva. Gli altri scritti sacri, storici, profetici, o poetici, sono strettamente dipendenti dalla Torah, in quanto espansione dei comandamenti e dei principi in quest’ultima contenuti. Nel Giudaismo si ritiene che alla legge scritta (Torah She-Bikhtav), vada aggiunta una legge o tradizione orale (Torah She-B’al Peh), data anch’essa a Mosè, a formare con la prima un’unità4. Trattando della legge si terrà come riferimento la Torah in senso stretto e gli altri libri biblici, intesi quali sua espressione, ma nello stesso tempo la legge orale e la letteratura legalistica giudaica vanno tenute in considerazione. Molte decisioni giuridiche vennero infatti prese sotto la guida di Esdra, a capo della Kneset Hag’dolah (la Grande Assemblea), all’epoca delle dominazione medo-persiana, prima dei due enti giuridici detti zugot (paio o coppia), essendo uno il capo della corte rabbinica (av bet din), l’altro il patriarca (nasi), i quali erano indipendenti dai re asmonei, dal sommo sacerdote e dai governatori assegnati da Roma. Hillel e Shammai segnano il termine di questo periodo, per lasciare il ruolo della autorità giuridica ai discendenti del primo, uno dei quali codificherà per la prima volta parte della legge orale. Rabbi Yehudah, protagonista di tale impresa, suddivise la sua Mishnah in sei sedarim (ordini; 5). I sedarim che ci riguardano da vicino sono il Moed, trattando del ciclo annuale e delle feste 6 ed il Nezikin, relativo ai codici di legge criminale, commerciale e civile, e basilare per lo studio dei temi di economia giudaica, in quanto la forza straordinaria di un potente impero, come quello del Piccolo Corno, non può che trovare nella propria struttura economica le ragioni della propria forza. Più che i temi genericamente morali e rituali degli altri sedarim (fatta eccezione per lo Zera’im, il quale presenta delle relazioni con le tematiche economiche), è la pretesa o la vocazione della religione ad influire nella vita economica e politica, a contrariare ed a provocare le reazioni di uno stato pagano, sedicente sovrano. A fianco alla Mishnah sono considerati importanti la baraita (insegnamento esterno) e la Tosefta (supplemento), incorporate nelle discussioni rabbiniche. Nella metà del quinto secolo, Ravina e Rav Ashi, presso Babilonia, codificarono la tradizione post-mishnaica nella Gemara, la quale, a fianco della Mishnah costituisce il Talmud. Gli Amora’im (rabbini della Gemara - 7) non possono rigettare una norma dei saggi della Mishnah, perché precedente ai propri contributi, sulla base dell’assunto di una comune origine dalla rivelazione sinaitica. La Gemara comprende la halakhah e la agadah. Contemporaneamente alla Mishnah un genere di letteratura omiletica, traduzioni e commentari biblici venivano elaborati: la traduzione aramaica della Torah e relativo commentario ad opera di Jonathan ben Uzziel; lo Zohar di Shimon bar Yochai; il Midrash Halakhah (una sorta di commentario giuridico su materiale biblico); il Midrash Rabbah. I contributi di ogni generazione giudaica vanno aggiunti ai precedenti, dai quali dipendono in autorità. Il Talmud babilonese rimane il maggiore soggetto di studi giudaici, per i rabbini come per gli uomini di legge di ogni epoca. I geonim, i capi delle accademie di Sura e Pumbedita seguono gli Amora’im ed i loro discepoli. Il loro compito è rispondere agli interrogativi relativi ai riti, alla fede, alla storia ed alla legge, nella forma delle t’shuvot. Un certo numero di codici di legge risalgono a questo periodo fino all’undicesimo secolo: Halakhot P’sukot e Halakhot G’dolot citate nella letteratura rabbinica delle successive generazioni come base per le proprie decisioni. Il primo ed il più ampio dei codici è quello del Rambam, Rabbi Moshe ben Maimon (Maimonide). La Mishneh Torah comprende 14 volumi e comprende ogni aspetto della vita giudaica. Le sezioni che di essa ci riguardano maggiormente sono quelle relative al commercio ed agli elementi giudiziari: Nezikin, Mishpatim, Shoftim. 8 Le decisioni dei rabbini sono importanti per la trattazione dei temi economici, come anche due movimenti dell’Europa orientale: il chasidismo, fondato da Israel Ba’al Shem Tov nel diciottesimo secolo, ed il Musar. Entrambi i movimenti applicarono un rigoroso codice morale alla sfera delle attività economiche, attraverso un costante riesame dell’integrità personale.

    A. REDIFINIZIONE DEI TERMINI ECONOMICI
    La lettera pastorale della Chiesa Cattolica americana sulla povertà, dibattuta per più di cinque anni dai vescovi statunitensi, ritiene “uno scandalo sociale e morale che non si può ignorare” il fatto che tanta gente sia povera in una nazione come gli Stati Uniti d’America. 9 Ora, per evidenziare quanto sia vitale per uno stato sovrano riservare a se stesso la sfera economico-politica, citerò il classico genere di spartizione proposto implicitamente dalla Casa Bianca, tramite Patrick Buchanan 10, in reazione al documento menzionato: “La Chiesa parla con voce infallibile in materia di fede e di morale, ma non ha mai preteso di essere infallibile in questioni economiche”. 11 Si disse che nelle mani di un cattolico progressista come il governatore di New York, Mario Cuomo, questa lettera pastorale sarebbe potuta essere “una valida piattaforma da cui lanciare la scalata alla Casa Bianca”. 12 E’ indiscusso che negli ultimi anni il Cattolicesimo, tra documenti pastorali ed encicliche ha tenuto lezioni di etica sociale ed economica, chiamando in causa, a tal riguardo, precisi valori biblici. 13 I vescovi, pur ammettendo “un certo grado di diseguaglianza... per ragioni sociali ed economiche quali il bisogno di incentivi e la concessione di più forti ricompense per i più grossi rischi”, ricordarono che “l’etica cristiana è incompatibile con un esclusivo o primario interesse per la massimizzazione del profitto”. La lettera deplorava “la ricerca costante di autogratificazione e l’esagerato individualismo della nostra era”, allarmando contro “la continua tentazione della ricchezza”. 14 Ambito di contesa, dunque, tra religione e stato, è il più delle volte l’etica economica. Iniziando dal concetto di ricchezza o proprietà e lavoro, vanno definiti secondo la legge ebraica i termini della dottrina economica, in modo da verificare la tensione potenziale tra il messianismo innescato, ma latente nel libro di Daniele, ed il potere secolare, in primo luogo; la possibilità di una qualche coesistenza o di un uso strumentale dei modelli economici contemporanei, senza pregiudicare i principi messianici stessi, in secondo luogo.

    1. Proprietà e lavoro
    Le società occidentali ed, oramai, anche quelle che tali forse non lo erano fino a poco tempo addietro, interpretano indubbiamente la gestione ed il possesso della realtà in termini esclusivi e privati, tanto che viene considerata eroica impresa e motivo di progresso l’incremento indiscriminato del capitale e l’indefessa attività verso la conquista di nuovi mercati, nuove tecnologie, nuovi territori. Gli esempi sotto i nostri occhi sono quotidiani, e probabilmente noi stessi siamo presi in qualche misura da questo modo di ragionare. Infatti chi non traduce in reddito, se non in prestigio finanziario, la propria esistenza e le proprie idee, è praticamente un “fallito”, tanto che si dovrebbe riformulare un vecchio titolo di Fromm in “Essere è avere!” Da questo diffuso punto di vista la seguente dichiarazione di M. Tamari è di un assoluto stridore: “All wealth belongs to God, who has given it temporarily to man, on a basis of stewardship.” 15 L’affermazione sta a significare in primo luogo che non è idealmente concepibile per il Giudaismo che la proprietà sia rigorosamente privata, in quanto ogni cosa è di Dio; che le ricchezze temporanee dell’uomo vanno amministrate per se e per gli altri “since Judaism is a community-oriented rather than an individual-oriented religion (...this means that the group at all levels - comunally, nationally, and internationally - is thereby made a partner in each individual’s wealth).” 16.Il Kli Yakar (un commentario biblico) si esprime a proposito del comandamento sul riposo della terra ogni sette anni 17 come segue: “the purpose of the law is to teach us not to regard man as absolute lord over the produce of the land, and that one is required to have faith in God that he will provide adequate crops in the sixth year not only for that and the seventh year but also for the eighth, until the new harvest is gathered.” 18 L’idea della provvidenza di Dio è il messaggio di molte mitzvot, perché in tal modo è reso possibile un tempo speso esclusivamente per lo studio della Torah e la pratica della carità. L’atteggiamento dell’uomo nella stima e nell’uso dei beni materiali, dovrebbe essere quello del re Davide 19: “... A te, o Eterno, la grandezza, la potenza, la gloria, lo splendore, la maestà, poiché tutto quello che sta in cielo e sulla terra è tuo! A te, o Eterno, il regno; a te, che ti innalzi come sovrano al di sopra di tutte le cose! Da te vengono la ricchezza e la gloria; tu signoreggi su tutto; in tua mano sono la forza e la potenza, e sta in tuo potere il far grande e render forte ogni cosa. Or dunque, o Dio nostro, noi ti rendiamo grazie, celebriamo il tuo nome glorioso. Poiché chi son io, e chi è il mio popolo, che siamo in grado di offrirti volonterosamente cotanto? Giacché tutto viene da te; e noi ti abbiam dato quello che dalla tua mano abbiamo ricevuto. Noi siamo dinanzi a te dei forestieri e dei pellegrini, come furono tutti i nostri padri; i nostri giorni sulla terra son come un’ ombra, e non vi è speranza. O Eterno, Dio nostro, tutta questa abbondanza di cose che abbiam preparata per edificare una casa a te, al tuo santo nome, viene dalla tua mano, e tutta ti appartiene.” L’uomo contemporaneo dimostra di amare le opere pie, e, tra un affare e l’altro talvolta fa l’elemosina e dona quel che ritiene indiscutibilmente proprio. Davide si comporta nelle relazioni con Dio non come chi fa l’elemosina, bensì come chi ha ricevuto da Dio ciò che si possiede. Lo stesso pensiero è presente nel Nuovo Testamento. 20 L’arricchimento materiale può essere indizio di benedizione ma anche il contrario, 21 e non necessariamente la sapienza è accompagnata dal denaro. 22 Importanti mitzvot che confermano il carattere relativo e sociale della proprietà individuale, riguardano l’anno sabbatico (shmitah) ed il Giubileo. Quel che la terra produce durante l’anno sabbatico è hefker (senza padrone), provvedendo parzialmente al bisogno dei diseredati in attesa di una ridistribuzione dei beni in occasione del Giubileo. Dal momento della spartizione della terra di Canaan, ogni vendita di porzioni di territorio sancisce il diritto di proprietà solo fino all’avvento del Giubileo. La prevenzione dell’accumulo di beni da parte di una minoranza della popolazione è solo la motivazione secondaria del Giubileo, mentre suo primo oggetto consiste nell’affermazione dell’insegnamento relativo alla totalità della proprietà di Dio 23, il quale è fattore primario di ogni autentico successo economico. 24 Della confessione giudaica in occasione di bikurim M. Tamari afferma: “Nothing could be more indicative of Judaism’s teaching of man’s utter dependence upon God for his economic welfare than this confession.” 25 Il complesso delle motivazioni teologiche intervenuto nella cristianità verso il superamento delle feste menzionate, va rivisto con attenzione, giacché i concetti di libertà e di grazia, quando vissuti disancorati dallo spirito delle festività ebraiche, determina modelli sociali ed economici in antitesi con i principi teocratici. Una parte rilevante della cristianità ha dichiarato le feste e la teocrazia ebraica, superate, specialmente dove la religione, compreso il Giudaismo, tende a ridursi a dominio “morale” e “spirituale”, tanto da chiedersi se non sia in atto il disegno di una pietà che avendo rinnegato la sua potenza, è perfettamente in sintonia col tentativo di “mutare i tempi e la legge”. 26 La proprietà privata è intesa nell’Antico Testamento piuttosto come uso privato di beni che appartengono a Dio, ma che all’occasione, va opportunamente condivisa con il prossimo, secondo la norma dell’amore recitata dal decalogo, purché ciò non pregiudichi l’incolumità del popolo di Dio e l’interezza della sua spiritualità. 27 I padri della Chiesa hanno ritenuto che, essendo i beni del mondo destinati a tutti gli uomini (patrimonio comune che è nei cieli), la proprietà è per sua essenza al servizio dell’amore, e che la ricchezza procura sofferenza quando sfugge a questa vocazione. 28 L’origine e la funzione dei beni terreni, essendo inalienabili, definiscono l’ordine delle proprietà, il quale viene a mancare “là dove una parte degli uomini vengono considerati figliastri esclusi da un dignitoso lavoro e dall’uso dei beni necessari alla vita.” 29 L’origine è la proprietà divina, la funzione, quella sociale “a suprema garanzia del diritto di tutti ai doni del Padre comune, anche quando sono distribuiti nell’ordine della proprietà privata.” 30 Il Giudaismo previene gli abusi che possono derivare dalla spontanea applicazione dei principi teologici agadici, mediante le norme della Alakhah. Nella sfera economica questa provvede all’applicazione in concreto dei concetti della proprietà divina dei beni, della responsabile amministrazione di tali beni, dell’attiva partecipazione divina al successo economico dell’uomo. Tra gli altri provvedimenti halakhici, le norme previste a tutela dei più deboli e dei poveri, implicano direttamente delle limitazioni alla proprietà privata o individuale. 31 La Mishnah cita alcuni atteggiamenti verso la proprietà e definisce chi dice “ciò che è mio è tuo e ciò che è tuo è mio” un uomo semplice; chi dice “quel che è tuo è mio e quel che è mio è mio” un malvagio; chi dice “ciò che è tuo è tuo e ciò che è mio è tuo” una persona giusta”; mentre nell’affermare “quel che è tuo è tuo e quel che è mio è mio” è il “marchio di Sodoma”. 32 A questo proposito Meir Tamari cita il commento di Malbim su Genesi 18: 20 come segue: “It must be remembered that the Bible stresses that Sodom was fertile and rich “as the garden of Egypt” before its destruction. The citizens of Sodom were worried that the desert dwellers or the poor from the surrounding areas would come to their cities in search of a livelihood and wealth. It was in order to prevent others from sharing in the wealth that legislation against strangers - unless they were rich, like Lot - was passed and enforced in Sodom. This jealous protection of their wealth later led to the corrupt laws and practices which characterized Sodom and precipitated its destruction.” 34 Spesso le definizioni che si adottano nei confronti della proprietà derivano dalla volontà di realizzare o procedere nell’accumulo di un capitale, collocandosi a seconda dei casi a “destra”, al “centro” o a “sinistra” di un qualche riferimento convenzionale, oltre i dettami costituzionali, i quali si tenta puntualmente di mutare qualora si rappresenti l’ostacolo alla loro realizzazione, al punto che può capitare di vivere in uno stato fondamentalmente ed economicamente sodomitico con la costituzione più bella del mondo. L’operazione che verosimilmente andrebbe compiuta a tal riguardo dal Piccolo Corno, consiste nella espulsione di ogni residuo ebraico dalle costituzioni nazionali, per una economia più dinamica. Alla componente economica liberistica del Giudaismo e di molte minoranze religiose occidentali, ipertrofica in situazioni di conflitto ideologico, si è risposto, dopo tentativi di soluzioni più radicali, con il liberismo economico stesso, ma all’ideale economico giudeocristiano il Piccolo Corno non vorrà rispondere con l’autentica socializzazione, in quanto ciò significherebbe la resa definitiva al Regno di Dio ed il superamento della civiltà umana concepita secondo schemi e criteri destinati, secondo il libro di Daniele, a fallire miseramente “senza intervento umano”. Una costituzione che prevede una dignitosa esistenza umana senza realizzarla, non corrisponde all’idea di carità biblica, la quale non è semplicemente formale cortesia, bensì adempimento degli obblighi legali: “The haves in Judaism have an obligation to share their property with the have nots, since it was given to them by God partly for that purpose. Sometimes this sharing takes the form of individual gifts, but Judaism also provides a moral basis for the power of society to tax its members so as to provide for the needy and weak. The Jewish concept that the market mechanism may, legally or morally, be distorted to assist the poor and weak at the expense of the property rights of the strong flows from this view of charity.” 35 Allo stile contemporaneo del mondo della finanza può giovare un’indicazione dello Shulchan Arukh: “If one seeks to buy or rent either land or movables and another comes and buys it, he is called a rasha (a wicked person).” 36 Ulteriori limitazioni all’arricchimento derivano dalla concessione di prestiti senza interesse, quale atto di rettitudine oltre una vaga o generica carità 37, dall’illegalità delle confische di beni di primaria necessità. Uno dei motivi per cui Dio non avrebbe revocato la punizione di Israele era l’abitudine di vendere il giusto per l’argento ed il povero per un paio di sandali (na’alim38) Rashi ritiene che il crimine consisteva “nell’accerchiamento” del povero (na’al significa anche “rinchiudere”39), il quale, vedendosi costretto a vendere il proprio campo oppure un bene primario, innescava un processo di corruzione sociale, che alla fine coinvolgeva l’intera comunità. Con l’emancipazione politica dell’Europa occidentale nel diciannovesimo secolo 40 l’autonomia dei tribunali giudaici venne a mancare, per cui essendo la legge religiosa applicabile solo col consenso individuale, la secolarizzazione della religione si mostrò inevitabile, precorrendo la scissione tra spiritualità e vita economica. La concezione dei “due domini” (Stato e Chiesa) riflette il superamento dell’ordinamento teocratico dello Stato. Si tratta di decidere come gli stati moderni possano essere legittimati dalla legge giudaica e come le comunità religiose che ad essa si ispirano possano conservare la propria ortodossia senza scendere ad un fatale compromesso. Il tema della proprietà è immediatamente coinvolto quando si voglia realizzare tale obiettivo. Il Concilio di Padova del 1577 ed il Sinodo dei giudei di Castiglia nel 1431 mostrano l’importanza dei tribunali giudaici ma anche i segni dei tempi a venire in Europa: “It has become increasingly common for our people to take their personal conflicts and quarrels to the Gentile courts, to use those courts to frustrate the decision of the Jewish communal council and to prevent through them the implementation of the rulings of the rabbinic court of Venice against recourse to the Gentile courts. In view of this we proclaim that any member of the community who uses the Gentile courts will be excluded from all holy things [and hence not be eligible to be included in a minyan, or quorum for prayer]; nobody will be permitted to deal with him, as is usual in the case of excommunicated people; it will not be permitted to slaughter ritually or examine food for him [to determine its Kashrut]. “ 41; “No Jew or Jewess shall bring his or her neighbor, whether a Jew or Jewess, before any judge, ecclesiastic or secular, who is not of our faith. This even though such a judge should decide in accordance with the laws of Israel. The exceptions are the payment of taxes or imports or coinage or other rights of our Lord the King or of Our Lady the Queen or the money or rights of the church or of a lord or lady of a place. Whoever transgresses this law is to be declared anathema and excommunicated, and no one shall have any dealings with him.” 42 In quest’atteggiamento v’è similarità tra il Giudaismo ed il pensiero dell’apostolo Paolo 43, benché i modelli economici teorici siano spesso solo apparentemente simili: “there is an important distinction to be made between the economic modesty of the religious Jew and that of non-Jewish groups such as the Puritans. To the latter, economic activity was not restricted by the injunction to study (la Torah)... To many of them, hard work and frugality were part of man’s destiny. 44 This meant that side by side with their modesty in economic affairs one can observe their intensive involvement in economic and commercial affairs over and above their actual needs. In Judaism, however, economic progress and continuous growth are not unlimited but, rather, severely restricted.” 45 L’obiettivo è la limitazione della proprietà di spazi, risorse e territori, affinché l’esistenza sia vivibile per i propri simili, ed i beni siano benedetti: “Guai a voi, che continuate a comprare palazzi e terreni. Voi che non lasciate un pezzo di terra a nessuno e diventate così gli unici padroni del paese. Ho sentito che il Signore dell’universo ha fatto un giuramento: Tutte queste abitazioni saranno distrutte, questi palazzi grandi e belli resteranno disabitati. Una vigna di tre ettari non produrrà nemmeno cinquanta litri di vino; e chi seminerà cento chili di grano ne raccoglierà appena dieci.” 46 Non si vuole con ciò condannare la ricchezza e la proprietà, bensì indicare quegli atteggiamenti e quei comportamenti in economia, i quali pur procurando fortune ed imperi finanziari, a lunga o a breve scadenza sono nocivi per se stessi e per la comunità. Il superlavoro, quando non è motivato da reali esigenze della comunità, civile e religiosa, in sintonia coi valori di responsabilità sociale della legge giudaica, per l’adeguamento dello stato ai principi di equità, giustizia e verità del Regno di Dio o da conflitti militari o ideologici in atto, tali da pregiudicarne l’incolumità; di fabbisogno, spesso determinato da una inadeguata politica occupazionale o da semplice sfruttamento, cela inevitabilmente la determinazione alla realizzazione dell’arricchimento ai danni della collettività. Entro i limiti dell’etica biblica, è possibile un’adeguato compenso al lavoro individuale, tale da significare una ricchezza differenziata, purché ciò non pregiudichi la dignitosa esistenza dei propri simili. 47 La modestia (tzniyut) riguarda non soltanto le maniere e la sessualità, bensì anche ogni altro aspetto del comportamento umano, incluso quello economico. Maimonide, descrivendo l’ideale di studioso della Torah (“the paradigmatic ethical personality in Judaism” - 48) mette l’accento sulla moderazione: “Just as the Torah scholar is known for his wisdom and his piety, so should his everyday actions be different and elevated above those of the ignorant; he provides for his family according to his means, yet without excessive devotion to this. His clothing should neither be that of kings nor that of poor men, but rather pleasant, ordinary clothing. His commerce shall be conducted in thruth and faith. His word shall be his bond, and he shall be scrupulous in his accounting. He shall always be ready to concede to others when he buys from them and should not press his interests on them.” 49 Prendere per sé, anche se forniti dell’alibi imprenditoriale dell’attività sregolata ed indefessa, protesa verso l’asociale ed unilaterale progresso, quel che è minimo e vitale per la dignità altrui, è semplicemente furto. Nel commento di Rabbi Shimshon Raphael Hirsch a Genesi 6: 11, l’immoralità in economia ed il furto compaiono nello stesso contesto: “The Talmud, discussing the biblical description of spiritual conditions prior to the Flood, concludes that the destruction of that generation was finalized only when they were guilty of robbery. 50 It should be noted that the word chamas (wrongdoing) is understood in halakhic terms as referring to the theft of a marginal item (less than shaveh prutah). Pre-Deluge society was to be destroyed because of all-pervasive economic immorality that concerned itself with the theft of even relatively unimportant things.” 51 Il rapporto tra frodi finanziarie, abusi in economia e politica, e decadimento morale, dalla violenza alla perdita di ogni modestia e pudore, è stato chiaramente verificato negli ultimi anni in Italia, come altrove, tanto che l’ulteriore precisazione di Shmuel of Sochochov riguardo al peccato di chamas, non meraviglia affatto: “After all, we know that the sin of that generation [of the Flood] included all three cardinal sins - idolatry, adultery, and murder - for which halakhah prescribes the death penalty. Theft, however, would seem to be a lesser crime, since it does not incur the same penalty. Yet, once theft and robbery become normal and accepted patterns of behavior, they bring in their wake all the cardinal sins - so it was chamas that sealed the death of the generation of the Flood.” 52 Infine Moshe Chayim Luzzato, nel suo lavoro moralistico Mesilat Yesharim, afferma: “Most people are not outright thieves, taking their neighbours’s property and putting it in their own premises. However, in their business dealings most of them get a taste of stealing whenever they permit themselves to make an unfair profit at the expence of someone else, claiming that such profit has nothing to do with stealing. It is not merely the obvious and explicit theft with which we have to concerne ourselves, but any unlawful transfer of wealth from one individual to another that may occur in everyday economic activities.” 53 Quando si è determinati a riferirsi ad un concetto di proprietà che rifiuta il principio dell’amore che permea il decalogo e che pone l’uomo come amministratore di beni affidatigli da Dio, non vi è dubbio che in qualche modo e per un tempo limitato si possa riuscire nel disegno dell’arricchimento, apparendo come capaci, meritevoli e saggi interpreti del progresso e della competizione. Infatti una tale ingiustizia contro i beni altrui è grave proprio in quanto offende l’amore 54 L’uomo può disporre di beni solo nel senso della parabola del servo fedele e del servo infedele 55 il cui carattere messianico è evidente . La trasgressione del servo infedele consiste, in sostanza, nell’abuso delle sue prerogative di amministratore, il cui risultato consiste non solo nell’inadempienza nella cura dei suoi conservi, ma nel maltrattamento di quest’ultimi. Come nel libro di Daniele il Dominio viene affidato al popolo santo 56 il servo fedele riceve l’amministrazione di tutti i beni 57, tanto che ricevere il potere ed il dominio corrisponde ad amministrarlo per sempre 58 secondo i principi della “legge e dei tempi”. Il servo che pretende di essere il padrone a danno dei suoi conservi non ha compreso il principio su cui si basa l’andamento del palazzo presso il quale serve: l’amore, in virtù del quale si ricevono il Regno di Dio, e negando il quale si perde. 59

    2. Essenza, tutela e remunerazione del lavoro
    Tra i doveri dei padroni o datori di lavoro “... principalissimo è dare a ciascuno la giusta mercede. Il determinarla secondo giustizia dipende da molte considerazioni: ma in generale si ricordino i capitalisti e i padroni che né le divine, né le umane leggi permettono opprimere per utile proprio i bisognosi e gl’infelici, e trafficare sulla miseria del prossimo. Defraudare poi la dovuta mercede è colpa sì enorme, che grida vendetta al cospetto di Dio.” 60 Si è ritenuto che i doni divini ed i beni terreni vadano acquisiti attraverso i seguenti modi fondamentali ed originari di acquisizione: 1. occupazione di beni che non siano ancora proprietà di alcuno; 2. il lavoro; 3. l’accessione; 4. i titoli derivati di acquisizione: l’eredità, la prescrizione acquisitiva ed estintiva, il contratto. 61 Purtroppo è una realtà che vada aggiunto ai precedenti un ulteriore modo: la guerra motivata. 62 Il lavoro non consiste necessariamente in una attività remunerata, svolto per produrre o scambiare beni e per mettere a disposizione servizi economici 63, né tanto meno nell’esclusivo generico svolgimento di un’energia umana, intellettuale o materiale, esplicata da un soggetto a favore di un altro soggetto 64. La concezione del lavoro nell’A.T. corrisponde all’idea di una attività volta alla creazione del cosmo, alla sua evoluzione ed alla conservazione del suo ordine. Il lavoro se inteso impropriamente e finalizzato alla remunerazione anziché all’ordine cosmico 65, produce morte anziché vita, nonostante la parvenza di dinamismo, professionalità e prestigio. L’autentico lavoro rimane tale anche quando non viene remunerato o viene svolto da coloro il cui status è la disoccupazione. A seconda del livello o dell’ambito dell’ordine cosmico entro i quali si pone l’individuale vocazione, il lavoro può essere intellettuale, materiale, o ambedue le cose nello stesso tempo. Nella concretezza esistenziale, la mancanza di risorse e l’incompatibilità della strutturazione culturale della società può limitare la propria vocazione al lavoro, per cui può essere necessario limitare al minimo l’incidenza delle esigenze economiche ed esistenziali, sacrificando prerogative ritenute costituzionali (benessere, matrimonio, prole, abitazione), per limitarsi a ricavare da una attività remunerata, provvisoria, probabilmente precaria, comunque morale, le sostanze per la realizzazione della propria vocazione umana. La collettività subisce il danno della privazione o del ritardo di un autentico contributo umano di un individuo operante in condizioni esistenziali ed economiche precarie. Ordinariamente, per lavoro si intende un’attività che corrisponda ad un salario oppure, in genere, ad un profitto. 66 Fonti halakhiche si esprimono nel senso della protezione del lavoratore, in quanto vulnerabile a motivo della dipendenza salariale, delle asprezze legali e dei repentini cambiamenti delle esigenze di mercato; del datore di lavoro, il quale non si deve defraudare, neppure a motivo della lotta di classe. 67 Il Giudaismo contempla una diversificazione di ruoli e di compensi, purché ciò non si traduca in asservimento e privazione di lavoro, risorse e dignità della persona umana, tanto che “there does not seem to be any trace of a Marxist labor theory of value in the Jewish concept of wages...” 68 Tra lavoratore e datore di lavoro esiste una relazione contrattuale, derivazione del concetto di “nolo, affitto” _ che i rabbini applicano al lavoratore prima che ad altro, sicché la cancellazione dei contratti, la durata ed i costi, attengono alla relazione menzionata. 69 Lavoratore e datore di lavoro non appartengono a due diverse classi, perché una tale divisione distruggerebbe l’affermazione dell’unità del popolo d’Israele. 70 La tesi della relazione contrattuale menzionata pone un problema: come si può evitare la disoccupazione e lo sfruttamento? 71 Evidentemente deve essere chiamato in causa lo Stato per verificare una sufficiente occupazione dei cittadini, l’adeguata remunerazione, provvedendo eventualmente all’integrazione di ambedue, perché altrimenti lo stesso criterio contrattuale diviene premessa alla dissoluzione dell’ordine sociale. E’ noto quanto la spontaneità della carità, per compensare i mali sociali, possa essere crudele ed insufficiente, ma è anche fin troppo risaputo quanto clientelare ed iniquo può risultare l’apparato burocratico determinato dall’esigenza di garantire ad ogni individuo le prerogative costituzionali, (le quali risultano nel loro complesso affini all’etica biblica) quando l’intera società e i suoi rappresentanti si servono dell’etica, della legge e della religione, quale alibi per continuare a servirsi dell’uomo e garantirsi i frutti di una duplice rapina, facendosi da una parte sostenitori della libertà occidentale per usufruire dei vantaggi del liberismo economico, dall’altra sostenendo la nozione della previdenza e dell’assistenza sociale, in modo tale che molti individui, i quali non sono altrettanto “versatili” o “motivati”, debbano pagare due volte un medesimo servizio, e debbano rinunciare alle medesime prerogative in misure e forme duplici. La questione morale non si risolve se non assimilando lo spirito dell’etica biblica, oltre che i suoi contenuti formali. Quando una società ha conservato solo le forme dell’etica e della legalità è destinata a dipendere da modelli corrotti dell’etica e dunque a produrre ed a subire i mali prodotti dalla visione antropologica che realmente la ispira, anche se camuffata dalle forme della religione. Le istituzioni di uno stato possono rispondere al proprio dovere, conforme alla propria ragion d’essere, di promuovere e realizzare i termini economici e sociali previsti dall’etica biblica, evitando la miserevole decadenza della corruzione burocratica, solo se i tempi, la legge, ed i loro veri intenti, saranno l’oggetto della propria vocazione, risparmiando a se stesse ed alla nazione, prima la sofferenza e la violenza, dopo la guerra e la distruzione, perché l’esempio degli uomini in gamba piazzati molto in alto, tende a ridurre il numero di cittadini responsabili o ingenui che agiscono per il bene comune. Cercare di giustificare la relazione contrattuale chiamando in causa lo status dello schiavo ebreo (eved ivrì) non è corretto, perché è noto quanto fosse riprovevole nell’A.T. la riduzione dei connazionali a schiavitù. 72 Quanto al valore capitalizzato, concesso momentaneamente ai meriti dell’impresa individuale, sappiamo che esso tendeva all’estinzione in occasione del giubileo. Contrattualità e differenziazione economica sì, ma con la supervisione responsabile di uno stato responsabile e la maturità sociale del datore di lavoro, a tutela dei tempi e della legge. Per essere un datore di lavoro non basta lo spirito dell’impresa, così come per essere uno statista non basta la diplomazia e la conoscenza delle leggi (dallo statista al faccendiere può esserci solo un passo, così come tra democrazia e dittatura...). E’ necessario che la collettività eserciti su entrambi un critico controllo etico e spirituale, evitando di paralizzarne le funzioni con pretese irragionevoli. Il danno è però inevitabile quando gli statisti e gli imprenditori sono il miserevole prodotto di una collettività corrotta nell’etica e nello spirito, pur se erudita e ben nutrita. In sintonia coi codici di legge, la Torah contiene quattro precetti negativi ed un comandamento positivo riguardo alla sollecita remunerazione. Vari commentatori ritengono che il soggetto in Dt. 24: 15 sia l’operaio o il dipendente (sakir), mentre un’opinione riferisce il termine nafshò (la sua anima) al datore di lavoro: “... an allusion, it seems, to the employer’s unholy desire to benefit from the interest-free loan represented by withheld wages, irrespective of the hardship caused to the worker.” 74 Tale idea forza il testo, per edificante che sia l’applicazione, perché l’anima è quella del dipendente che aspira alla remunerazione, essenziale per vivere alla giornata (il suffisso in w’lyw ha relazione con skrw). In varie economie moderne, il costo dell’assistenza grava sulle aziende, per cui il consumatore trasferisce il suo equivalente in forma di prezzo aggiuntivo, al momento dell’acquisto del prodotto o del servizio. L’azienda assume obblighi sociali, che in caso di eccessivo peso burocratico e crisi morale delle istituzioni, possono distorcere l’efficienza del mercato e della produzione, col rischio per le aziende e gli imprenditori di finire quale capro espiatorio di mali pilotati in effetti dalla collettività e dallo stato stesso. Il problema degli abusi burocratici ed istituzionali non è materia puramente tecnica (stipulando un accordo diretto tra azienda e dipendente in forma di assicurazione si alleggerirebbero le strutture dello stato e dunque le opportunità di abusi), bensì, secondo i presupposti biblici, essenzialmente morale e spirituale. Quando un’attività umana non è vissuta conformemente al decalogo non esprime l’ordine creazionale, e dunque produce morte anziché vita, essenzialmente disordine, nonostante l’apparenza distinta e civile della professionalità. 75 La questione dei moventi nel rivestire una funzione istituzionale o nell’esplicare una qualunque attività, caratterizza l’equilibrata efficienza e l’eticità complessiva della vita dello stato, del mercato e della produzione. L’intervento puramente tecnico per evitare la corruzione produce ulteriore burocrazia, che si accompagna normalmente a connivenze tra mondo politico e realtà socio-economica (imprenditoria, poteri occulti, mafia, lottizzazioni e clientelismo). La burocrazia riduce il suo peso ed esplica la sua funzione solo quando l’indole del popolo e dei governanti è in sintonia con la legge ed il diritto. L’insegnamento della religione e della morale sono fondamentali per forgiare la natura di un popolo e disporla verso la legge, ma tale insegnamento non deve ridursi ad elementi dottrinali estranei o contrari all’etica sociale. Prescindendo dal contenuto dogmatico tradizionalmente controverso, la cui incidenza dovrà essere valutata, la religione cattolica esplica un ruolo di formazione etico-sociale e coscientizzazione politica, di grande valore civile e spirituale, il quale non dovrebbe essere considerato come un freno al progresso ed alla crescita economica, bensì come una matrice ordinatrice della realtà a servizio dell’intera umanità e della stessa sicurezza delle aziende e degli imprenditori. Dal punto di vista della legge giudaica i mali di uno stato in preda alla crisi morale, alle spartizioni ed alle lottizzazioni, agli appalti pilotati, all’inadempienza costituzionale ed all’inefficienza dei servizi, vanno spiegati nei termini di abbandono dei tempi e della legge, al quale non vi può essere rimedio di qualsivoglia natura o complessità che non consista nel ritorno al fondamento dell’etica giudeocristiana. Se il libro di Daniele non fosse autentico, ogni fenomeno economico e sociale potrebbe essere spiegato in termini di scontro inevitabile di individui e corporazioni, di cui lo stato rappresenterebbe soltanto il tentativo delle parti interessate alla moderazione ed alla regolamentazione del conflitto, attivo solo fino a quando una corporazione precedentemente illegale ad esso non si sostituisca. Il rischio di uno stato totalitario che non intenda condividere la sovranità con una presunta divinità, la quale anziché starsene “buona” nei “cieli” pretende la conduzione degli affari della terra 76, viene suggerito nel libro di Daniele come il necessario e logico epilogo all’abbandono dei tempi e della legge. Il totalitarismo del Piccolo Corno verrebbe ad esigere dai sudditi l’ubbidienza assoluta ed il rifiuto della divinità e della legge d’Israele. E’ prevedibile la conseguenza di un rifiuto di obbedienza al Piccolo Corno: l’impossibilità di uno status economico e l’eliminazione fisica. Tale ipotesi, oltre alla similare collocazione escatologica, stabilisce una relazione tra il Piccolo Corno ed una bestia dell’Apocalisse, dove è pure descritto il suo comportamento economico. 77 Non sorprende che il libro di Daniele sia sempre stato oggetto di aspre dispute. Gli oscuri presagi rivolti agli imperi del passato si addenserebbero sul potere secolare, le ideologie ed i grandi del nostro tempo. Le democrazie occidentali, nessuna esclusa, le più consolidate e le più recenti, proprio a motivo dell’ormai accertata tendenza ad imporsi quale sistema vincente internazionale, verrebbero ad intravedere nelle profezie del libro di Daniele la possibilità di un ruolo da protagonisti, vissuto alla vigilia dell’avvento del Regno di Dio, come l’ultima parte concessa sulla scena del teatro della storia. - continua -


  8. #48
    Christianity Under Fire
    Data Registrazione
    24 Feb 2003
    Messaggi
    3,239
     Likes dati
    6
     Like avuti
    22
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito I Tempi e la Legge - continua

    - continua -
    3. Denaro ed attività bancaria 78
    Non vi sono fonti specifiche risalenti all’epoca degli stati indipendenti di Giuda riguardo all’esistenza di un sistema bancario o monetario, ma piuttosto una serie di elementi utili. Il tesoro conservato nel tempio è stato inteso non solo come un contributo all’autorità religiosa, ma anche come una riserva dello stato. 79 L’espansione del commercio al tempo di Salomone deve aver richiesto un ampio uso di metalli preziosi. 80 Durante il periodo del primo tempio il denaro circolava nella forma dello shekel (inteso come peso piuttosto che come moneta). Un sistema monetario entra in vigore con l’instaurazione del secondo tempio e si evolve ad opera dei re maccabei. L’espansione del commercio internazionale durante il periodo del secondo tempio porta ad un rapido sviluppo del sistema bancario giudaico. Durante il periodo babilonese i giudei ebbero l’opportunità di venire in contatto con una tradizione bancaria fortemente sviluppata, partecipando ad operazioni di credito. E’ probabile che in relazione con Ma’aserot (decime) ed in particolare con Ma’aser sheni ed il pellegrinaggio a Gerusalemme, si esplicassero attività bancarie legate alla funzione del cambio di valuta (ciò spiegherebbe l’atteggiamento di Gesù nel tempio descritto nel ventunesimo capitolo di Matteo, reso comprensibile a motivo della proibizione del prestito ad interesse, specialmente ai correligionari). I giudei di Babilonia si dedicarono in molti casi a nuove attività senza però togliere il primato agli standard di un’economia agricola che considerava biasimevole la speculazione e l’usura. Durante il califfato a Bagdad fino all’inizio delle crociate, i giudei misero a frutto l’esperienza commerciale e bancaria accumulata. I guadagni accumulati nel commercio venivano depositati presso un’istituzione che gli stessi debitori mussulmani chiamavano “corte o deposito dei banchieri”. E’ stato suggerito che la persecuzione verificatasi nel 414 ad Alessandria e le misure oppressive adottate dall’impero bizantino, iniziate con Costantino ed intensificate da Giustiniano, possono aver contribuito ad indurre i mercanti giudei a trattare articoli di lusso ed a fare prestiti di denaro. Re ed imperatori, nobili e prelati, fecero ricorso ai mercanti giudei per ottenere denaro in prestito. Dopo la Prima Crociata si giunse gradualmente nell’Europa centrale ed occidentale a rendere impossibile un commercio giudaico a motivo di espresse proibizioni e del carattere essenzialmente cristiano delle città nascenti. Il prestito del denaro ad interesse è stato indicato come la soluzione principale a tale limitazione, rafforzata dal Quarto Concilio Laterano nel 1215. Nel tredicesimo secolo il termine Wucherer (“usuraio”) era sinonimo di “giudeo”, in sintonia con gli scritti di Berthold of Regensburg, Walther von der Vogelweide e Ulrich von Lichtenstein. Il termine judaizare esprimeva la nozione dell’interesse ricavato da un prestito. Significativo per intuire il ruolo giudaico nel nuovo corso economico in Europa fondato sul denaro, tra gli altri prestiti di giudei, attestati a Siegburg, Trier, Mainz, Speyer, Strasbourg, Basle, Ulm, Nuremberg, è la transazione bancaria nella prima metà del quattordicesimo secolo, ad opera di Vivelino il Rosso, il quale trasmise 61.000 fiorini in oro al re Eduardo III d’Inghilterra destinati a Baldovino di Trier a motivo della sua alleanza contro la Francia. Non sembra che i tassi di sconto superassero il 36 % , ma nei casi di pagamento differito potevano giungere al 100 % ed oltre. La “morte nera” e le conseguenti persecuzioni dei giudei diedero ai governanti l’opportunità di confiscare le proprietà e restituire i pegni e le lettere di credito. L’intervento di Re Venceslao IV di Boemia verso la fine del XIV secolo, è l’esempio più noto in tal senso. Con la nascita e lo sviluppo della classe mercantile in Europa, la quale si prese cura contemporaneamente dei prestiti bancari, i giudei vennero privati della protezione imperiale e costretti a lasciare le città per emigrare principalmente verso i meno progrediti paesi dell’Europa orientale, o per stabilirsi presso piccole signorie. Nonostante solidi esempi di attività bancaria giudaica in Italia ed in Inghilterra, verso la fine del tredicesimo secolo l’influenza giudaica venne radicalmente ridimensionata. In Italia i banchieri giudei furono in grado di operare e di svilupparsi grazie alla tacita protezione del Vaticano. Nel 1437 Cosimo de’ Medici permise a dei giudei l’apertura di quattro banche e la famiglia Da Pisa operò con successo a Pisa ed a Firenze. A Venezia nel 1366 dei giudei ottennero l’autorizzazione a fare dei prestiti su pegno o garanzia. Si verificarono casi di rifiuto delle attività giudaiche o di minacce ideologiche o religiose alla loro impresa bancaria. L’impresa iberica, dal prestito concesso ad El Cid, da Raquel e Vidas, giudei di Burgos, per la sua spedizione contro Valencia, alla nomina di Joseph Picho quale contador mayor (ministro delle finanze) nel 1367 da parte di Henry di Trastamara, mutò con l’inizio delle persecuzioni nel 1391, sopravvivendo nelle conversioni imposte e talvolta formali, imposte ai giudei. Al capitalismo olandese i giudei poterono aggiungere ben poca cosa. La famiglia Pinto, Antonio Lopez Suasso, David Bueno de Mesquita, si distinsero tra i finanzieri giudei più attivi ed importanti, restando comunque lontani dai livelli della controparte cristiana. Nel XV e negli inizi del XVI secolo le famiglie dei Da Pisa, Volterra, Norsa, Del Banco, Rieti e Tivoli, raggiunsero in Italia l’apice della prosperità, alla vigilia della politica restrittiva della Controriforma e del Monte di Pietà, la quale segnò il loro declino. Nella prima metà del sedicesimo secolo circa 500 banchieri erano attivi in Italia, ma alla fine del secolo i rimanenti furono 280 in 131 diverse località. Abraham del Banco contribuì alla fondazione del Banco Giro Veneziano nel 1619. L’entrata in scena dei Rothschild nel XIX secolo è il risultato della tradizione e dell’esperienza finanziaria accumulata nei secoli della diaspora, resa consapevole dal confronto dell’identità giudaica con la cultura delle nazioni, specialmente occidentali. I figli di Meyer Amschel Rothschild furono tra i maggiori banchieri d’Europa e dopo la morte di Abraham Goldsmid e Francis Baring nel 1810, Nathan Rothschild divenne la figura dominante del mercato finanziario londinese. Tra il 1815 ed il 1828 il capitale dei Rothschilds salì dai 3.332.000 ai 118.400.000 franchi, fornendo denaro e consulenza finanziaria a mezza Europa. Altri banchieri preminenti in Germania, al fianco dei Rothschilds erano Joseph Mendelssohn e Samuel Bleichroeder. Gerson Bleichroeder, figlio di Samuel, divenne un confidente di Bismarck e servì come suo agente per finanziare la guerra del 1866. Moses, Marcus, e Gerson Warburg, fondatori di una banca in Amburgo nel 1798, contribuirono alla internazionalizzazione dell’attività bancaria, operando specialmente in Inghilterra e negli U.S.A. (Paul M. Warburg stabilì una filiale a New York). J.M. e Philipp Speyer trassero dei profitti adoperandosi nel finanziamento di imprese belliche o grandi imprese di costruzioni civili, come lo sviluppo delle ferrovie americane. Ludwig Bamberger ed Hermann Markuse erano tra i fondatori della Deutsche Bank nel 1870. L’influenza giudaica intervenì nella Disconto-Gesellschaft, fondata da David Hansemann nel 1851, nella Bank fuer Handel und Industrie (Darmstaedter Bank nel 1853), nella Nationalbank fuer Deutschland, nella Darmstaedter Bank nel 1921, e nel 1856, nella Berliner Handelsgesellschaft. Eugen Gutmann fu il principale tra i fondatori della Dresdner Bank. Nel 1932 la Deutsche Bank e la Dresdener Bank furono dirette, rispettivamente, da Oskar Wassermann ed Herbert Gutman. La maggior parte delle banche giudaiche in Inghilterra, furono fondate da personalità emigrate da Francoforte. La banca di Speyer negoziò dei prestiti in favore della Grecia, Bulgaria, Ungheria e degli stati dell’America Latina. David Sassoon & Co., stabilitisi a Bombay nel 1832, operarono attraverso le loro filiali in oriente. Sir Moses Montifiori organizzò delle banche di tipo industriale in collaborazione con l’Anglo-American Corporation, la quale era collegata a sua volta alla corporazione di finanza e diamanti di A. Dunkelsbueler, fondata da Sir Ernest Oppenheimer. In Italia, dove Luigi Luzzatti animato da ideali fortemente filantropici, diede vita ad associazioni agricole, la finanza giudaica rivestì un ruolo importante nella fondazione della Banca Commerciale Italiana e del Credito Italiano.
    Ultima modifica di david777; 31-08-12 alle 04:54

  9. #49
    Christianity Under Fire
    Data Registrazione
    24 Feb 2003
    Messaggi
    3,239
     Likes dati
    6
     Like avuti
    22
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito I Tempi e la Legge - continua

    - continua -

    B. ATTENUANTI E LIMITI ALLA FINANZA GIUDAICA
    La fonte della ricchezza capace di rendere possibile ai giudei l’impresa finanziaria è una delle questioni più intricate della storia giudaica. Il fenomeno dell’usura o del prelievo di un tasso di interesse sui prestiti di denaro è suggerito dall’A.T. quale realtà presso il popolo ebraico, persino tra correligionari entro i tradizionali confini teocratici della Terra Promessa, nonostante gli espressi divieti della Legge 81. La distanza dell’etica cristiana dalla sua prassi e dalla concreta e quotidiana applicazione, senza distinzioni denominazionali, è verosimile che in qualche misura abbia un corrispondente in ambito giudaico, nel senso che, quando il Giudaismo può vantare propri confini territoriali ed un’autonomia politica, nonostante la pressione del conservatorismo religioso, sembra restare distante dai modelli economico-politici della Legge, per sostenere le regole della competizione e della finanza, adottate durante la diaspora per motivi che si vorrebbero far risalire interamente alla mobilità della residenza ed alle persecuzioni, e che l’Occidente ha saputo laicizzare, e rendere fine a se stesse. Ha certamente fortemente inciso la perdita della propria terra nel 70 E.V., inducendo gli ebrei a tradurre in liquidità i propri beni, in attesa di un ritorno o di un’ulteriore migrazione, così come hanno avuto il loro peso le espulsioni e le persecuzioni, specialmente in Europa dal 414 E.V. in avanti, ma nello stesso tempo l’attitudine umana ha sicuramente saputo gestire ed abusare dell’alibi confessionale, nello stesso modo in cui gli uni si servono dell’alibi dei servizi pubblici e della protezione dei cittadini per controllare discutibilmente le risorse finanziarie dello Stato, gli altri del falso movente dell’incolumità dei propri correligionari o della salute finanziaria della nazione per accrescere il privato impero economico. L’autenticità del Giudaismo non va provata tanto sul piano delle strategie finanziarie (delle quali i “gentili” sono diventati, grandi maestri) comunque essenziali, quanto piuttosto nell’attitudine a voler effettivamente realizzare, perlomeno ed in primo luogo, nell’ambito della propria comunità religiosa, l’ideale economico previsto dalla Legge ebraica. Il Giudaismo, interpretato secondo quest’ultime attitudini, è evidente che, nonostante l’ispirazione fortemente sociale, la quale in termini moderni diremmo di “sinistra”, in un contesto di rivalità e persecuzioni possa esprimersi economicamente in termini fortemente liberistici e capitalistici, i quali in realtà concepiscono la democrazia come una tappa obbligata ed inevitabile per la realizzazione di un regime teocratico, il quale presenta apparenti affinità con la “destra”. Mettere sotto accusa i giudei secondo gli schemi politici contemporanei, non rende accessibile la comprensione della vera natura del Giudaismo e del confronto con questi vissuto duranti i secoli passati, in quanto l’elemento antropologico (il giudeo), il fattore storico-esistenziale (l’esperienza e le circostanze), il dato ideologico (l’oggettivo contenuto teologico e le implicazioni economiche e politiche del Giudaismo), rappresentano le variabili di una complessa funzione, il cui bilancio esprime una strategia di sopravvivenza storica caratterizzata da una forte tensione messianica, pur se tra eccessi, interessi privati e provvedimenti eccessivi. Ci si chiede infatti se fosse necessario ed inevitabile ricavare dei profitti nell’ordine delle centinaia per cento, non solo in beni di lusso, armi e gioielli, ma perfino in schiavi. 82 E’ probabile che la ricerca di una convivenza meno competitiva e spregiudicata con le componenti sociali non giudaiche, avrebbe potuto dare un’immagine del Giudaismo più vicina all’ideale teocratico biblico e perlomeno ridurre il contenuto propagandistico dell’antisemitismo. Ma, come si sa, quando si applicano i modelli teorici di comportamento, circostanze e fattori imprevisti o sproporzionati esigono un qualche adattamento pratico, perché la pretesa di un giudeo ideale esigerebbe un interlocutore gentile ideale, mentre la rude concretezza si oppone al rozzo trattamento della persona e delle minoranze, quando il linguaggio del pacifismo, del laicismo, dell’ecumenismo, del pluralismo (normalmente utilizzato nei confronti tra poteri ideologici e politici organizzati) non trova alcun riscontro nella precarietà quotidiana, sguarnita di una qualunque tutela o garanzia di incolumità e del più elementare rispetto, fino a persuadersi di un pragmatico scetticismo nei confronti della collettività, i cui principi teorici di convivenza vengono ridimensionati a viscida e retorica propaganda, il cui effetto è nel sorgere di un incompreso ma non meno motivato individualismo, in qualche misura persino nei confronti della propria comunità ideologica, religiosa e nazionale: è la caduta dei miti sociali, la fine dell’adolescenziale idealismo, dell’anagrafismo religioso, la confutazione della retorica costituzionale, per misurare ogni presunto valore civile e spirituale, qualunque istituzione, con l’effettiva attitudine ad adeguarsi alla dignità ed all’attesa messianica del Regno di Dio. Le premesse dello spregiudicato comportamento economico del Giudaismo, ma non solo del Giudaismo 83, vanno in buona parte cercate nella disillusione dell’individuo nei confronti della collettività e delle istituzioni, in seguito alle persecuzioni, piccole e grandi, sottili, ambigue o palesi, comunque reali e quotidiane. Tali condizioni psicologiche individualistiche e l’identità confessionale hanno permesso gli alti profitti commerciali che in un secondo tempo determinarono il coinvolgimento nell’attività bancaria. Il fenomeno è l’equivalente della borghesia protestante, responsabile del finanziamento del processo industriale nell’Inghilterra del diciottesimo secolo, attraverso l’accumulo di profitti nei secoli precedenti, sicché l’analisi weberiana è utile anche nel caso del Giudaismo. E’ stato suggerito che i tassi di interesse praticati dai giudei fossero più bassi di quelli richiesti dai banchieri cristiani. 84 Agus sostiene che l’iniziativa imprenditoriale giudaica fosse all’origine dell’attività bancaria per finanziare la crescita del commercio internazionale durante ed in seguito alle Crociate. Il commercio e la crescita delle entità nazionali, esigevano disponibilità monetaria ed una rete di relazioni internazionali organizzate che i giudei erano in grado di offrire. 85 Tale punto di vista sembra voler spiegare l’attitudine imprenditoriale giudaica senza tenere in dovuta considerazione i moventi derivati dall’esperienza della diaspora. Quando il profitto del singolo non è connesso con i moventi derivati dall’esperienza giudaica si rischia di concludere che la natura dei giudei sia incline all’esclusivo guadagno. Sia l’Islam che il Cristianesimo proibirono durante il Medioevo la riscossione dell’interesse, nondimeno una legge orale islamica prevede una clausola che lo rende legale e la restrizione cristiana non risulterebbe essere stata così assoluta come si è voluto far credere. 86 Sia gli italiani, sia le città anseatiche germaniche, oltre ad alcune minoranze in Francia e Spagna, furono coinvolti in attività incompatibili con la norma ecclesiale riguardo al divieto dell’usura. 87 E’ però innegabile che il Giudaismo sia stato all’origine della moderna attività finanziaria, la cui tendenza laica sembra aver emulato la tradizione economica giudaica, con una sostanziale differenza: non gode degli stessi moventi etico-religiosi, benché i leaders contemporanei delle religioni monoteistiche riescano, in parte e momentaneamente, a caratterizzarne la conduzione. L’attività bancaria e dunque il capitalismo finanziario corrispondono ad un controllo ideologico della realtà, i cui benefici ed immediati effetti per una minoranza consistono nella garanzia della propria incolumità. Il ricorso all’utilizzo di tale strumento può essere legittimo o illegittimo, a seconda della validità dei valori che è necessario preservare dai pericoli rappresentati da eventuali ideologie incompatibili, evitando comunque gli abusi inopportuni e riducendo le conseguenze negative per gli individui di altre comunità o ideologie. Quando un individuo non rappresenta una minaccia per il Giudaismo, pur facendo capo a diversa ideologia, oppure quando questi è ridotto all’impossibilità di nuocere, egli è assimilato allo “straniero”, che nell’A.T. gode di protezione e particolari privilegi. La diversità ideologica non può rappresentare l’alibi per la distruzione delle entità rivali, quanto piuttosto il riferimento per la gestione e l’ordine della realtà, compresa la protezione del prossimo, qualunque sia la sua religione, purché questi non rappresenti una seria minaccia all’esistenza dei propri valori (della cui veridicità e conseguenze si è personalmente responsabili, in quanto il bilancio dei danni inflitti o subiti potrebbe risultare molto grave). Tali principi esigono la disponibilità alla coesistenza in stati democratici, non soltanto laddove si è minoranza, perché altrimenti non si potrà biasimare i propri rivali, qualora attuassero misure di ritorsione o provvedimenti che si tradurrebbero politicamente in forme di governo totalitario. Se nel medio oriente si fosse prestata maggiore attenzione a tali esigenze - ma v’è da chiedersi se non vi sia a tal fine un impedimento strutturale d’ordine spirituale - oggi non dovremmo misurarci con conflitti territoriali sul versante libanese, siriano e palestinese allo stesso tempo. La mia impressione è che l’affermazione della democrazia esige delle dinamiche che non sono tradizionalmente di casa in Medio Oriente, e che andrebbero individuate nel corso dello studio della nascita e dello sviluppo delle moderne democrazie occidentali. In tal modo individueremmo anche i fattori che stanno conducendo l’Occidente in prossimità di una crisi politica ed istituzionale che potrebbe preludere ad una dittatura. E forse scopriremmo che l’Italia è tra i paesi in cui tali crisi è più avanzata. L’attività finanziaria, più di altre, esige profonde e solide motivazioni ideologiche e religiose, oltre che senso di misura e responsabilità, giacché la vita dei propri simili è immediatamente posta in gioco, con reazioni non sempre prevedibili. Infatti “... much of the uncomfortable feeling regarding this subject flows from the phisical anti-Semitism caused by this Jewish activity... (the liberal-socialist philosophy which attracted so many Jews of the nineteenth and twentieth centuries regarded the financier as an unproductive parasite). “ 88 Motivo di rancore nei riguardi dei giudei fu il servizio che questi prestarono nell’Europa occidentale medioevale e, in seguito, in quella orientale, dove il feudalesimo sopravviveva nella persona degli esattori ed amministratori del feudo. All’impoverimento ed agli espropri facevano seguito la persecuzione e lo spargimento di sangue. 89 I cosacchi insorti di Chmielnicki, i quali devastarono la Polonia giudaica nel XVII secolo, è l’esempio più brutale di tutta una serie di pogroms. Nello stesso tempo il monopolio giudaico dei liquori, del legname e del sale, servì ad aggravare la persecuzione antisemitica. L’attività bancaria nell’Europa orientale fu caratterizzata da un alto rischio, in quanto le espulsioni e le persecuzioni permettevano di sfuggire ai debiti, allo stesso modo di quanto avveniva in Occidente: “But when the slaughter of the Jews of York was over, the conspirators immediately went to the Cathedral and caused the terrified guardians, with violent threats, to hand over the records of the debts placed there, by which the Christians were oppressed by the royal Jewish usures, and thereupon destroyed those records of profane avarice in the middle of the church with the sacred fires, to release both themselves and many others of their debts.” 90 Se l’esperienza della diaspora rappresenta un’attenuante ai duri provvedimenti economici e finanziari adottati dal Giudaismo, il divieto dell’usura quale compare nel libro dell’Esodo 91 è il limite più marcato agli stessi provvedimenti, affinché non si traducano sistematicamente in modelli generalizzati ed indipendenti dalle motivazioni derivate dal confronto della spiritualità biblica con le entità che rappresentano una minaccia alla realizzazione dei suoi obiettivi. In altri termini, i principi economici biblici furono concepiti per la realizzazione di una nazione egualitaristica (nonostante la possibilità di una differenziazione economica tra un Giubileo ed il successivo), ma sono gli stessi che determinano i comportamenti militari e finanziari per garantire la difesa e l’incolumità del popolo di Dio. Il prestito senza interesse è inteso in primo luogo come un privilegio dei correligionari, e nella misura in cui è possibile, degli stranieri, purché sotto il controllo e la tutela giudaica, e dunque non schierati contro il Giudaismo stesso. Quando lo straniero è indigente rientra nella categoria di coloro che usufruiscono della protezione sociale, 92 benché im venga tradotto come “se” nel verso 22 citato, si è ritenuto che stia a significare “quando”, ritenendo il prestito senza interesse come un’ingiunzione piuttosto che come un atto volontario. 93 Il comandamento positivo di prestare senza interesse al correligionario è uno degli esempi di chesed nel Giudaismo, essendo strettamente collegato al precetto del Decalogo relativo all’amore di Dio e del prossimo. Maimonide ha ritenuto che un tale tipo di prestito è la più alta forma di carità, essendo espressione della solidarietà sancita dalla Legge. 94 M. Tamari così spiega i benefici del prestito senza interessi: “To the poor person the interest-free loan represents a chance to establish himself in a craft or business, thus breaking the cycle of poverty. In the case of the rich, the interest-free loan represents a form of assistance during periods of extreme liquidity problems, thus preventing bankruptcy.” 95 A chi ritiene di poter serenamente trascendere il comandamento del prestito senza interesse (come di altre fondamentali istituzioni giudaiche) in virtù di una religione dello “spirito” e non della “lettera che uccide”, considerando l’esperienza teocratica estinta, in quanto limitata all’A.T. e ad un’economia agricola, potrebbe risultare di qualche utilità la spiegazione delle basi ideologiche delle mitzvot nel Sefer Hachinukh 96: “Una persona che pur non essendo indigente ha bisogno di assistenza è in una condizione peggiore di quella di colui, la cui povertà è conosciuta pubblicamente ed è abituato a ricevere la carità. Se daremo al primo assistenza nella forma di prestito senza interesse, questi sarà in grado di guadagnarsi il proprio sostentamento e non dipenderà da altri con la sua conseguente degradazione.” 97 Quando venne data questa spiegazione, i giudei non erano più agricoltori ma sofisticati operatori del commercio e della finanza internazionale. Se la norma biblica relativa al prestito fosse stata annullata o “superata”, il concetto di comunità giudaica non sarebbe stato più credibile e l’Iddio d’Israele sarebbe risultato agli occhi dei gentili come un dio di un popolo unito soltanto nella liturgia della sinagoga, così come spesso accade per altre categorie di uomini religiosi d’indiscusso senso pratico. La condotta che dimostra allo “straniero” la fede in Dio implica necessariamente la disciplina dell’attività economica e la solidarietà sociale, la quale si esprime in tal caso nel prestito senza interesse. 98 Non si può dunque pensare al superamento dei principi teocratici in nome di una presunta libertà, senza sgretolare l’unità del popolo di Dio e l’autenticità della dottrina e del culto. (99/a) Una legittima derivazione del Cristianesimo dall’A.T. non può che implicitamente assumere la struttura teocratica della fede biblica, a meno che non si voglia ridurre quest’ultima ad una forma degenerata del pietismo, la cui vulnerabilità nei riguardi del liberismo economico ha ridotto una buona parte della cristianità ad un’imitazione inconsistente del culto giudaico. Nonostante le più importanti dottrine siano ortodosse e non manchino forti emozioni ed esperienze di risveglio, quest’ultima versione della fede biblica rischia, grazie alla mediazione della secolarizzazione economico-finanziaria, lo svuotamento della vita comunitaria e l’assimilazione al paganesimo, nonostante la fisica possanza carismatica delle prediche possa conservare il tradizionale fascino e commuovere gli animi. Una comunione spirituale offerta esclusivamente sul piano liturgico e canoro è una provocazione che ha come conseguenza la distruzione della vita comunitaria e la tendenza dell’individuo a privatizzare la questione economica, con conseguenze laceranti sia sul piano religioso che su quello civile.
    - continua -
    Ultima modifica di david777; 31-08-12 alle 04:55

  10. #50
    Christianity Under Fire
    Data Registrazione
    24 Feb 2003
    Messaggi
    3,239
     Likes dati
    6
     Like avuti
    22
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Passannante... - Converrgenza del vecchio thread su MK & MD Code

    http://forum.termometropolitico.it/m...ml#post4250976

    Citazione Originariamente Scritto da Rolling Stone Visualizza Messaggio
    Ragazzi
    questo 3d sta diventando lontano dallo scopo iniziale
    Colpa mia e del poco tempo a disposizione. Tra stasera e domani scorporo le discussioni su altre zone.
    Scusatemi per l'assenza.
    Citazione Originariamente Scritto da david777 Visualizza Messaggio

    La decisione di Rolling Stone arriva al momento giusto e sarà utile a "convertire" i miei messaggi in una direzione più autobiografica senza dimenticare gli obiettivi essenziali del thread - ossia la Memoria e l'Osservazione nei confronti di tutti i Principati e Potestà che stanno ancora tessendo la tela per arrivare ad una dittatura mondiale.

    A seconda della natura dei futuri posts la convergenza avverrà su questo thread o su MD Code http://forum.termometropolitico.it/r...-estratti.html

    Prometto di fornire dati, fatti, prove, evidenze ed info autobiografiche più referenziate e meno allegoriche per quanto mi sarà possibile, onde evitare scontri prematuri e possibili ritorsioni legali.
    Da Memorandum Kafkaesque - MK

    http://forum.termometropolitico.it/f...afkaesque.html
    Ultima modifica di david777; 30-04-13 alle 02:49

 

 
Pagina 5 di 24 PrimaPrima ... 45615 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. ADOLF HITLER - Estratti “Conversazioni a tavola”
    Di Avamposto nel forum Socialismo Nazionale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 22-02-11, 20:22
  2. Estratti dal Capitale di Marx (a cura di G. La Grassa)
    Di Outis nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 16-03-08, 23:49
  3. osho, estratti
    Di stuart mill nel forum Filosofie e Religioni d'Oriente
    Risposte: 52
    Ultimo Messaggio: 10-01-07, 19:19
  4. Lotteria di autofinanziamento 2006. Numeri estratti.
    Di iRS nel forum Sardegna - Sardìnnia
    Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 04-10-06, 08:44
  5. CHI COMANDA IN AMERICA" - BLONDET (estratti)
    Di Otto Rahn nel forum Destra Radicale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 19-05-03, 15:43

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito