



Non ci vuole niente. L'ho trovato infatti.
Fine contratto ---> fine stipendio ---> si torna a casa o si va sotto i ponti
---> mio padre e mia madre non sanno nemmeno che vuol dire precario, a 26 anni si son comprati casa senza mutuo e senza prestito dai genitori, solo con quello che avevano messo da parte da fidanzati (a Roma, non in molise). Mio padre arrivò a Roma con un diploma nel 1967 mandò sei lettere di presentazione e trovò tre posti a tempo indeterminato. Ne accettò uno da ricercatore (con il diploma). Pagava l'affitto con 1/3 del suo stipendio a 21 anni.i nostri vecchi erano TUTTI "precari"
Sì... mi considera un bamboccione in effetti 'ma come... è tanto facile! Io ero tanto bravo'. Mia madre con un istituto professionale è andata in pensione da dirigente.
Nella stessa azienda oggi a laureati in economia con 105 o più e massimo 26 anni forse gli fanno fare la segretaria con contratto d'apprendistato.
Tutti gli stronzi come TPD son bravi a fare i 'capaci' a posteriori. Vedessi i miei amici entrati a lavorare dall'amico del babbo... il problema è che la stragrande maggioranza questa fortuna non la ha avuta, e quei pochi che invece se la son guadagnata di questi tempi stanno zitti zitti... sanno che vuol dire.
Ti posso dare una statistica inversa invece: NESSUNO di quei miei amici (oltre il 50% raccomandati) che conosco confermati a tempo indeterminato è mai rimasto a casa con i suoi per più di un periodo brevissimo. Gente che è andata a vivere in camere con coinquilini che nemmeno conosceva a portarsi le donne a casa una sera a turno... ma ce ne fosse stato 1 di 'bamboccione' con i mezzi che sia rimasto a bambocciare. Gli unici casi simili che conosco sono stati i 'tommasi' della situazione, figli di papà con laureone di università blasonate, cui il babbo a 21 anni dava 1500 euro al mese solo per l'affitto del loft al centro di miliano vista Bocconi (ne conobbi uno che trovando casa ammobiliata buttò i mobili ed in 1 giorno li ricomprò tutti perché non gli piacevano), quelli 'mio figlio è tanto bravo che parla 8 lingue' grazie al cazzo io per 6 mesi in Francia mangiavo pane e cipolle, loro 2 mesi all'estero ogni estate dai 13anni in su e 20000 euro di corsi di lingue certificati dopo le scuole... Poi ovviamente appena finita l'università calcione, posto fisso, e babbo regala l'appartamentino come premio per la laurea (cosa vista con i miei occhi). Ci vuol poco a non esser bamboccione... se sei il bamboccio del paparino giusto.
Stai parlando dei tempi di mio nonno. E non ti dò il minimo torto. Mio nonno a 26 anni era fuori casa. Dormivano in 6 (3 figli, genitori + nonna) in camera, cucina, bagno (la nonna in bagno).(ti parlo degli anni 50 e 60, ante Statuto dei Lavoratori), nel senso che non avevano certo le garanzie che chi è assunto a tempo indeterminato ha oggi.
Lui tutte le mattine cercava lavoro, a giornata.
Però c'è una differenza tra me e mio nonno. Il rapporto reddito/costo della vita del suo stipendio di muratore a giornata bastò a pagare un mutuo per una casa a Roma, a far mangiare lui e altre 5 persone, a prestare soldi a suo figlio quando volle aprire un'attività sua, a garantirgli una pensione e riscattare la casa al paese di parenti.
Fallo tu, ora, con uno stipendio da metalmeccanico o da call center. Ti sfido.
Mia nonna quando ero bambino aveva l'abitudine di far la spesa al mercato il martedì, perché con la diaria del lunedì di mio nonno era stata abituata a far la spesa per la famiglia da martedì a sabato. Oggi un precario guadagna se vuoi fare un miracolo 6 euro l'ora, anche lavorasse 10 ore prova tu con 10 euro a persona a comprare ciò di cui avrà bisogno per i successivi 4 giorni.
Per QUESTO motivo allora c'era un patto generazionale che oggi non c'è. Per tornare alla situazione di fine anni 50 sicuramente dovresti abolire l'articolo 18 (da lì a poco inserito e di cui mio nonno beneficiò per la maggior parte della vita professionale comunque), però dovresti anche elevare il reddito di un muratore o dell'ultimo precario a 2500 euro al mese, per tenerlo in giusto rapporto con il costo di quei servizi ormai essenziali alla sopravvivenza. Non esistevano buoni pasto ma pane e cavoli per pranzo, ma lui allora sapeva che di lì a pochi anni avrebbe avuto abbastanza soldi da elevare enormemente il tenore di vita della sua famiglia anche con il più basso e precario dei lavori.
Oggi il lavoro non vale più un cazzo, il debito pubblico grazie al quale lui guadagnò più da pensionato che da muratore (pensione che è stata pagata per molti più dei 35 anni di contributi da muratore da lui versati) e i miei andarono in pensione con uno stipendio enormemente superiore ai contributi versati oggi pesa sulle MIE spalle.
E io so che se continua così per me la scelta è tornare a vivere in 6 nella casetta camera-cucina e bagno, con un reddito però inferiore e più precario e con la prospettiva di un progressivo impoverimento ulteriore fino ad una pensione inesistente, una pallottola in una tempia, un sacco a pelo alla stazione o una guerra civile.
P.S.
Voglio raccontarti un'altra storiella sull'epoca di mio nonno. Probabilmente sei cresciuto nella generazione di merda dei Padoa 'abbiamo tutto e insultiamo' e quindi hai la memoria corta. Al mio paese c'era la tradizione di non sposarsi mai prima che la donna finisse il corredo, intorno ai 25-26 anni. E c'era anche la tradizione, tanta era la miseria, di far vivere la coppia sposata a casa dei genitori. La sorella di mia nonna ed il marito vissero così fino al 2° figlio (i miei nonni come spiego su no perché a casa di lei c'era già la sorella ed il marito aveva 8 fratelli piccoli). Perché c'era la fame ed il precariato. Come oggi.
Hai notato che i discount fioriscono come funghi? Taglio dei bisogni primari si chiama. La differenza è che se davi del bamboccione a qualcuno finivi in un fosso dopo una roncolata... la gente non andava per il sottile. Ma si sa che noi siam buoni, cresciuti a cartoon e nutella.


Althane, ti quoto in pieno entrambi i post.. e mi fa pensare..e quasi sperare l'ultima parte del primo intervento..![]()


tps bamboccione


Althane, begli interventi i tuoi. Ti faccio i miei migliori complimenti per tutto.
Comunque credo sia solo una questione di tempi e di pressioni e tensioni che il sistema può sopportare. Arriverà pure la fase critica. E poi ci sarà un bel botto.


Althane
quello che io dico è che è sbagliato generalizzare, oggi.
TUTTI noi conosciamo persone che restano in casa pur con un lavoro a tempo indeterminato e stipendi decorosi: ed il perchè è persino ovvio.
avere mammà che stira, lava e cucina, non pagare un euro per l'affitto, permette un tenore di vita ovviamente più elevato rispetto a doversi mantenere da solo.
è una questione di scelte: se non si vuol rinunicare a discoteche, aperitivi, cellulare, vacanze, macchina sotto al culo et similia, si rimane in casa.
che poi vi siano anche casi di gente COSTRETTA a restare in casa, non ne dubito affatto.
ma ti ripeto: 80 milioni di schede SIM su un paese di 60 milioni di abitanti, includendo neonati e centenari...
vorrei sapere, ad esempio, quanti di coloro che piangono miseria NON abbiano il cellulare...








Ovvio che a casa ci sono solo le tagliatelle
E devo evincere che la tua era una famiglia autoritaria in cui non era possibile essere indipendenti, ovvero o si è indipendenti o si rinuncia agli affetti (in cambio di nulla, se non si ha un legame al momento)? Questa dicotomia coem tutte le dicotomie è falsa.
L'indipendenza è possibile anche per chi sta a casa, anzi molto spesso sono i genitori che dipendono dal figlio, sicuramente psicologicamente.
Io infatti sono uso dire che è mia mamma che vive ancora con me, non viceversa, perchè è più lei che non vuole rimanere sola in casa.
E poi perchè non ci può essere chi in casa non è parassita ma contribuisce alla famiglia?
Io ho aiutato i miei economicamente ad aiutare mia sorella nell'acquisto della casa.
Against all odds