In Italia serve una destra identitaria C’è ancora spazio in Italia per una forza politica alla destra di Alleanza nazionale? La domanda non è nuova, ma è diventata ricorrente dopo la nascita del movimento guidato da Francesco Storace.
Sarebbe fin troppo facile rispondere di sì, solo evidenziando come il partito di Fini appaia oggi debole, diviso e incerto sulla propria identità (forse come mai lo è stato in passato). Del resto, è sotto gli occhi di tutti come quella forza politica, che per anni ha avuto molto più potere che consensi, abbia dovuto affannosamente rincorrere negli ultimi tempi una prospettiva strategica nel “Partito unico” del centrodestra (mai decisa da un congresso). E non potendola realizzare per il rifiuto del Cavaliere, si è vista costretta, per necessità tattica, a riscoprire una improbabile vocazione identitaria appena prima contestata.
Ma non vorremmo scivolare sull’insidioso terreno della polemica. Ci sia soltanto consentito di esprimere la convinzione che da un partito di destra gli italiani si aspettano chiarezza, trasparenza e coerenza di scelte. Nella tradizione politica di questo dopoguerra, nell’immaginario collettivo del nostro Paese, la destra viene concepita come una forza “differente”, sia quando è al governo che quando è all’opposizione. “Differente” nel linguaggio, nei comportamenti, nella struttura interna, senza nulla togliere alla doverosa lealtà nei rapporti con gli alleati di schieramento. Una destra, insomma, che faccia la destra, senza farsi tentare da inutili imitazioni d’Oltralpe. L’Italia non è la Francia: da noi, una destra con vocazioni neocentriste e liberiste non avrebbe spazio, perché quell’area di consenso e di apparato è già occupata da una coriacea Forza Italia, che ha ereditato gran parte dell’elettorato dc.
Questo spiega perché da qualche anno in Italia c’è tutta un’area di destra che ha voglia di stare a destra. E di sentirsi rappresentata da un partito dotato sì di realismo pragmatico, ma con un programma che non dovrebbe mai discendere da un sistema di valori, da una ben definita concezione della vita e della società. Altrimenti si rischia di approdare ad una concezione cinica e opportunista della politica, fatta di colpi di testa, di scelte illogiche, di rinunce disarmanti. E quando si abbandona ogni punto di riferimento valoriale si va inesorabilmente verso quella omologazione culturale che annulla la “differenza”.
Serve dunque una destra identitaria, comunitaria e sociale, gelosa della propria tradizione ma aperta, capace di affrontare le sfide di una società italiana complessa, smarrita, alla ricerca di poche ma rassicuranti idee- forza. Una destra che deve liberarsi dal pregiudizio storico degli altri per esprimere liberamente il proprio giudizio politico.Un movimento che sappia superare il modello tradizionale dei partiti, rigido e ormai inadeguato a dare risposte in termini di rappresentazione e di partecipazione interna. E che dia spazio ad un diffuso bisogno di tutela delle specificità locali, degli interessi legittimi della periferia, spesso sacrificati rispetto ad obiettivi indicati come generali ma che non appaiono sentiti e condivisi.
Una destra così serve al nostro Paese, ma serve anche alla coalizione, chiamata – in questa lunga fase di transizione- a coniugare continuità e innovazione, umanesimo cristiano e laico. Perché è proprio il valore aggiunto di una cultura autenticamente di destra che può rendere più forte e credibile lo schieramento guidato dal Cavaliere.
Certo, non è facile l’impegno assunto da Storace di restituire protagonismo alla destra italiana, ma diventa esaltante proprio mentre un significativo vento di destra soffia nel nostro Continente. In due anni a Strasburgo il gruppo dell’Unione per l’Europa delle Nazioni è passato da 27 a 44 parlamentari. Eletti in vari Paesi, hanno rinunciato a mettersi sotto la comoda tettoia del Partito popolare per trovare nella destra europea le risposte al crescente bisogno di identità cristiana, ai timori del fondamentalismo islamico, al dramma dell’immigrazione clandestina, al primato della politica sull’economia, alla dilagante globalizzazione. Quelle stesse risposte che molti italiani da qualche tempo attendono invano da una destra che non c’è.
Nello Musumeci, deputato europeo




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