"Glauco Bianchi è un ragazzo di Mestre che nel 1945 aveva 17 anni e mezzo ed è rimasto fermo a quell'età perchè nell'aprile di quello stesso anno è morto.
E' morto combattendo durante un attacco dei partigiani alla sua caserma della Guardia Nazionale Repubblicana.
Era l'ultimo rimasto vivo alla fine di quella battaglia, sostenuta da lui e dai suoi camerati per non arrendersi, per non togliersi la camicia nera, per non ammainare la bandiera della Patria e degli Ideali!
Glauco Bianchi, rimasto senza munizioni, ha preferito la morte alla resa; ha preferito spegnere la vita, che alla sua età urla la volontà d'essere, ha rinciato ad un futuro che gli spettava, per testimoniare una Fede che rappresentava il suo universo e senza la quale la vita, a 17 anni e mezzo, gli è parsa povera e vuota.
Glauco Bianchi non ha, naturalmente, ricevuto medaglie ne citazioni, ne ricordi ufficiali; credo anche che al di fuori di me e di 4 o 5 persone, nessuno oggi sappia che egli sia esistito.
Glauco Bianchi ha avuto solamente il dolore orgoglioso e pieno d'amore di sua madre e della mia che la conobbe in quegli anni e ne divenne amica...
Che le poche pagine di questo libro lo ricordino, in ringraziamento del tanto che mi ha insegnato e del tanto che mi ha lasciato di eredità spirituale pur senza conoscermi...
Alessandro Mezzano"
tratto da Alessandro Mezzano, I danni del Fascismo, Edizioni all'Insegna del Veltro, Milano 2003.




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