

l'unica cosa che hanno in comune è che erano sullo stesso quotidiano...
prima quello su Hitler e sulla pagina successiva quello di Marx


Risposta ai due interlocutori di Torino da parte di Carmelo R. Viola
Premesse - Prima -Dovrei anzitutto esprimere compiacimento con me stesso in quanto anche questi due interventi confermano la mia creatura, che è la biologia del sociale:la versione naturalistico-biologica della scienza sociale. Da giovanissimo, non convinto delle mie molte letture (con cui parlavo a lungo con il mio collega di liceo, Valentino Parlato del Manifesto, da me iniziato al socialismo), ho cercato una mia chiave di lettura della realtà e da sempre mi sono accostato , istintivamente e intuitivamente (cioè leggendo dentro me stesso) alla biologia. Ce n’è un inconscio accenno nel mio primo articolo di taglio saggistico dal titolo “Dio e scienza”, ispiratomi da Lecomte Du Nouy ed apparso sul quotidiano Corriere di Tripoli (Libia) nel 1948. Non ho mai finito di apprendere: l’ultimissima nozione riguarda, a 79 anni, l’essere il mio metodo di scrittura “ridicolo”. Anche per questo dovrei ringraziare l’autore ma nello stesso tempo non posso fare a meno di rimpiangerlo perché un epiteto gratuito si rivolge in autodenigrazione. Nel caso specifico significa rispondere al diverso, che ci disorienta, non razionalmente ma emotivamente e denota l’immaturità di quello che dovrebbe essere una vera persona di cultura, che, tra l’altro, evita l’anonimato (questo sì, ridicolo). Donde l’offesa alla mia persona, la quale ovviamente s’identifica anche con la propria scrittura.
Seconda. Da sempre guardo prima all’uomo perché è pur vero che tutti, se sinceri e disinteressati, vogliamo le stesse cose. Donde il “principio della convergenza” che ha fatto di me “l’eretico” per eccellenza per i fanatici e i faziosi. Perciò convalido tutti i punti di contatto con le varie posizioni, dando a ciascuno il suo ed evitando giudizi globali. Convergo praticamente con tutte le finalità del marxismo. Dell’anarchismo, al cui movimento storico ho dato un ventennio pieno della mia lontana gioventù accetto quasi tutte le critiche sociali: ne respingo il dogma del non Stato, perché biologicamente assurdo, con il risultato descritto in un mio recente articolo.
Terza. La taccia di non conoscere a fondo la “patristica “marxiana fa il paio con quella di non avere letta la Bibbia e di avere travisato la dottrina della Chiesa, come se dovessi laurearmi in marxiologia o in clericologia. La taccia che a mia volta, con modestia, rispetto e comprensione, rivolgo ai miei due critici gentili (ma non troppo) è quella di pretendere di leggere le mie cose con gli occhiali deformanti di altri sistemi di pensiero e di valutarle con i parametri di questi ultimi. Provino ad entrare nello spirito della biologia del sociale e vedranno ciò che ora non vi vedono. Sono loro che non conoscono abbastanza o per niente (ma non è una colpa) la mia “filosofia della vita reale” per giudicarla, ovviamente in poche mie righe (e qui hanno torto).
Quarta. Per rispondere a costoro nel senso pieno della parola, dovrei ripercorrere una lunga strada e non potrei. Mi limito ad alcune annotazioni sintetiche sperando che in loro nasca il desiderio di conoscermi meglio, nel qual caso potrei inviare loro le mie pubblicazioni.
1 - Principio basilare e filo conduttore della biologia del sociale è che il comportamento dell’individuo è riportabile ad alcune pulsioni biologiche COSTANTI (la prima – quindi non l’unica – è quella della fame) e che il motore della storia è di ordine biologico. Ovviamente la fame è di tutti i viventi. Solo l’uomo percorre l’intero arco delle costanti.
2 - L’uomo nasce animale ed eredita dalla giungla la pratica della predazione come modalità di risposta (VARIANTE) alla prima pulsione. E’ ovvio che l’accumulazione illimitata (propria del capitalismo) sia secondaria perché richiede un livello superiore d’intelligenza, maggiore consapevolezza e capacità di calcolo nonché la capacità di avvertire, sia pure inconsciamente, la pulsione all’autorassicurazione (affettiva) e all’autoeternazione (culturale). Infatti, l’accumulazione illimitata di ricchezza è anche una modalità “pseudoeconomica” - e patologica - di risposta alle altre pulsioni esistenziali (che non tratto per brevità). L’animale-uomo diventa “antropozoo”, teorizza la predazione e su questa fonda una falsa scienza dell’economia e il capitalismo come legittimazione della predazione stessa.
3 - Secondo la biologia del sociale, bisognerebbe parlare di predonomia perché l’economia vera e propria è una scienza risolutiva e coincide con il socialismo, come definito nel mio articolo “incriminato”, per necessità in termini essenziali.
4 - Non esiste stacco totale fra natura e cultura ma si tratta solo di livelli. Ciò significa che la cultura è una stratificazione della natura al livello postanimale (ovvero antropologico).
5 - La classe è una categoria biologica e si riferisce ad un insieme di soggetti che hanno un comportamento simile o equivalente. Il proletariato come classe non esiste in quanto categoria economica perché ciascun proletario (come, d’altronde, ogni soggetto umano) risponde in maniera diversa alle costanti, che si combinano con le attitudini innate (ìnsite nel DNA) e con l’influenza ambientale, soprattutto con quella che agisce sull’età evolutiva.
6 - Ovviamente, nemmeno la borghesia è una classe ma una categoria: infatti ciascuno dei suoi imprenditori (o uomini d’affari!) fa comunella con chi gli conviene per fronteggiare una concorrenza per poi magari confliggere con l’alleato. E’ la cronaca di tutti i giorni. Ne risulta tuttavia una dominazione sui proletari che, in quanto poveri, hanno anche meno mezzi d’informazione, di autocoscientizzazione e di lotta. I più forti, pur in regime di reciproca conflittualità, sono riusciti a bloccare la civiltà al livello antropozoico, incapaci di comprendere come il marasma della morte della civiltà stessa già lambisce anche loro e corre fino alla possibile estinzione della specie per saturazione di negatività biosociale e di inabitabilità della Terra. Ciò vuol dire che il capitale NON crea le condizioni per il proprio superamento. Al contrario, il liberismo globale, che è l’estremizzazione attuale del capitalismo (dal villaggio all’imperialismo USA), tende a mantenere sempre più soggette le masse lavoratrici e povere, politicamente inerti, attraverso cento e più espedienti (che non elenco). Non esiste alcun automatismo biosociale verso il meglio. Magari ci fosse!
7 - Solo i prodotti di eventuali Robinson Crosue non sono sociali. L’evidenza è solare.
8 - Lo sfruttamento “predonomico” (predatorio), può essere inconsapevole e innocente. Ovviamente nei rapporti di micropredonomia. Anche questo è solare.
9 - Sostengo che la moneta è anzitutto uno strumento per la distribuzione dei prodotti sociali a tutta una comunità. La moneta passiva rende impossibile il criminale signoraggio bancario internazionale.
10 - La biologia (del) sociale mi dimostra, non più in maniera ideologica ma realmente scientifica, la necessità del socialismo per evitare quanto detto più sopra. Il socialismo, in quanto economia per antonomasia (sempre secondo chi scrive), risponde ai diritti naturali e alle corrispettive pulsioni, ovvero, secondo equità e bisogno, alle necessità di ogni individuo, creditore paritario della ricchezza sociale per il solo atto di essere nato. Oggi (c’è da ridere e piangere, nello stesso tempo, sull’imbecillità dell’intellighenzia del pubblico potere politico-economico vigente!), si nasce debitori!!!
Per concludere, voglio dire ai due critici che io, seppure non infallibile, non sono un nemico da guardare con sufficienza ma un compagno di lotta cui porgere, se possibile, la mano.
Carmelo R. Viola
sn


aDOLF hITLER è PIù BELLO DI mARX.




OMNIA SUNT COMMUNIA
C'aveva na faccia da ebete che to raccomanno(baffino)!!!
ARDITI NON GENDARMI


Gentile Viola,
La mia istruzione scientifica prima che politica mi ha sempre portato a diffidare di queste "incursioni di campo", del resto già Kropotkin basava la propria idea dell'anarchismo su un ordine a suo dire naturale, dimostratosi fallace poco dopo. Gli istinti biologici dell'uomo vanno tenuti in analisi ed in considerazione, ma sempre sullo sfondo. In questo senso possiamo effettivamente parlare, più che di costanti come fa lei, di residui, riprendendo un termine di Pareto. Appunto perchè i residui paretiani, pur essendo costanti (aggettivo) non tolgono valore poi alle derivazioni successive, come invece pare lei faccia.
Anche una teoria del genere mi andrebbe stretta, seppure la comprenderei di più. Perchè mi andrebbe stretta? Beh perchè nel caso in cui l'agire umano fosse contraddistinto da forze biologiche universali (presenti quindi in ogni uomo), la teoria dell'agire sociale e politico potrebbe (per me dovrebbe) semplicemente dire: "Esistono, sono universali, sempre presenti, vediamo ora cosa non è universale. Vediamo le relazioni, la complessità dei rapporti tra particolari". Come del resto si fa con una equazione laddove entrambi i termini siano moltiplicati per lo stesso numero: si semplifica. Se 2x = 2x, allora x sarà uguale a x. E quando si tratta di analizzare l'uomo semplificare ogni qualvolta è possibile è dannatamente necessario.
Se invece tali impulsi non fossero universali, verrebbe meno la base stessa di "costante" e con essa l'interpretazione sociobiologica.
Dopo questa premessa sul perchè ritengo importante non confondere i campi oltre il dovuto (anticipo eventuali repliche: l'uso di metafore per spiegare appartiene al campo dell'espressione e non a quello dell'analisi), vediamo alcuni suoi punti.
Lei dice: l'uomo nasce animale. Non v'è dubbio, anzi semmai il dubbio sta nel passaggio oltre lo stato di animale! Però, più del resto del mondo animale, egli si struttura in società, società definita attraverso vari tipi di rapporti differenti tra loro. Possono essere economici, di produzione, famigliari, di affetto e quant'altro.
A me come socialista interessano quelli di produzione, è ahimè una eredità vecchia che mi porto addosso.
Rappresentano modelli predatori vecchi e già presenti? Beh, si se vogliamo semplificare oltre il dovuto questa volta! Ovunque vediamo una predazione possiamo scorgere il richiamo della foresta, l'ancestrale homo homini lupus. Questo però non ci aiuta a risolvere nulla, l'interpretazione "naturalistica" è allo stesso tempo sempre "fatalista" in conclusione perchè non vuole vedere l'importanza della differenza strutturale tra i vari modelli che gli si presentano, cercando una chiave universale.
Anche l'analisi della storia come susseguirsi di lotta di classi soffre dello stesso problema: è monista, l'uomo invece è plurale e non monodimensionale (con buona pace del capitalismo stesso). Ergo, pluralista deve essere l'analisi.
Con un gioco d'equilibrio deve mettere i vari momenti in prospettiva, alcuni sullo sfondo a delineare l'oggetto, altri più vicini a dare un significato alla scena.
Dopodichè, possiamo ritenerli livelli o categorie, poco cambia in questo senso, ma è essenziale vedere l'azione sociale come più complessa di una serie di istinti animali.
Lei arriva a negare fondamentalmente validità sociale ai concetti di "Proletariato" (che non vuol dire "povero e pure un poco sfigato") e di "Borghesia", solo perchè non si tratta di concetti omogenei al 100%.
Beh, pensi che l'umanità è ancora meno omogenea, perchè non solo ha le stesse divisioni che accompagnano le due "categorie" sopracitate, ma è a sua volta divisa a metà da quelle due! Nemmeno l'umanità, secondo tale criterio, sarebbe una "classe" biologicamente parlando. Perchè il comportamento è sempre una variabile fortemente individuale (che può cioè esistere al di fuori della società), mentre invece il rapporto che va sotto il nome di Capitale è per sua natura sociale! Giacchè un rapporto per esistere deve per forza affidarsi ad almeno due esseri umani. Ancora una volta, per evitare la palude di considerazioni sulla natura e sul naturale comportamento umano, conviene mettere a fuoco meglio il punto sociale, se si vuole costruire una teoria (e diciamocelo, una pratica) del sociale!
Riguardo alla natura sociale delle merci, il fatto che un bene entri in società non significa che il suo valore non esista! La mia critica riguardava quindi un altro aspetto della sua frase e cioè il meccanismo di formazione dei prezzi. Aspetto che al "scienza" economica ha largamente trattato e delle cui conclusioni si deve tenere conto, che sia per confutarle o per farle proprie.
"Scienza" è sempre tra virgolette perchè troppo spesso la pretesa "scientifica" delle analisi sociali nasconde un'accettazione religiosa e paradigmatica delle conclusioni. NOn comprendendo che scienza non è fornire risponde, ma porsi domande.
Atteggiamento che vedo e scorgo sempre laddove ci si veli di scientismo o di pretesi "diritti naturali", non vedendo la natura convenzionale di questi ultimi. Che sia liberalismo, socialismo scientifico o sociobiologismo poco cambia: già nelle premesse c'è un "a priori" che mina la ricerca e le domande.
Su questa considerazione concludo sperando di essere stato esauriente. Risponderò ovviamente ad altre repliche, ma non così celermente e me ne scuso fin d'ora. Tuttavia l'attuale Erasmus mi fornisce notevoli occasioni di approfondire la vita sociale dei miei coetanei, più che migliorare lingua o studi. Ed è una ricerca piacevole lo ammetto.


Grazie Mat Kava....inoltrerò a Messer Viola
fatto !....mi pare anche Orgasmus oltre che Erasmus !


Palvesarioooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!
manchi tu ed inoltro al simpatico vecchietto !


snCaro Mat Kava (ma è il tuo nome?),
dico anche a te di lasciare a casa il borghesissimo Lei! Grazie per il "gentile".
Spero di essere brevissimo. Purtroppo, non sono riuscito a farti cogliere il "modus essendi" della logica biosociale, che è poi la logica, scienza delle scienze, proprio come la matematica.
Parto, più o meno, dalla fine. Io ho fame, ergo ho diritto di mangiare. Ecco la radice di un diritto naturale (il proto-diritto). Come vedi, il diritto naturale non è un'invenzione ideologica ma una scoperta. La fame è sempre presente in tutti gli esseri organici che vivono prendendo dall'ambiente, ergo la pulsione fagica è la prima costante universale. Non sto facendo che constatare-leggere la realtà. E' ovvio che ogni essere organico risponda in maniera diversa: il verme in maniera diversa dall'uomo e ogni individuo umano in maniera diversa dagli altri. Ed ecco le infinite varianti.
La pulsione fagica la puoi considerare un istinto universale come costante, non per quantità e qualità. La predazione è un istinto anch'essa come risposta variante, non per modalità e quindi non necessariamente universale. Le varianti non possono essere unversali, altrimenti non sarebbero varianti.
Vi sono altre pulsioni la cui gamma è percorsa per intero solo dall'uomo. Tale gamma altro non è che una sola costante, che è la tendenza della natura a diventare cultura (cognizione) nell'uomo ed eternarsi o sopravvivere nei posteri (Foscolo). La distinzone in più costanti è una questione di comodità teorica. Le "derivazioni successive" all'istinto originario sono comprese in tale gamma, che va dalla natura al pensiero (che ci può dare la sensazione di essere solo quello e di potere disporre a piacimento del medium somatico (corpo) da cui invece dipendiamo nell'immediato. Il concetto di "residui paretiani", in queso contesto, non ha senso.
Universale non significa uniforme. Lo "slancio vitale" (Bergson) è comunque potenziale anche nell'ameba e nel virus. Più alta è la scala evolutiva più alta è la varietà delle combinazioni (DNA - ovvero attitudini innate - più ambiente inteso in senso globale).
Tuttavia, più alta è la maturità antropologica (dell'uomo in quanto tale) più alto è il tasso di capacità di ritorno all'uniformità non più in termini animali (leggi: solo istintive o antropozoiche) ma in termini di empatia o bioetica (sentimento estetico più convergenza biosociale). Molti criminali dall'apparenza "civile" sono in realtà ancora degli antropozoi o sono affetti da turbe psichiatriche.
La gamma delle pulsioni vitali sale dal soggetto organico più minuscolo all'uomo evoluto. Oltre un certo limite, si arricchisce di cultura (natura biosociale). L'uomo "compiuto" (la storia è una specie di gestazione per la specie umana e per i suoi singoli soggetti) non ha perso l'istinto primordiale: semplicemente l'ha combinato via via con modalità (varianti di risposta) sempre più diverse. Il rapporto è una variante.
All'interno di ogni sistema esiste ovviamente anche un insieme di condizioni (variabili) che determinano i prezzi o di parametri per determinarli convenzionalmente.
Nessuno scientismo, ma solo "lettura razionale" della realtà e formulazioni di verità sperimentali. L'unico apriori apparente è la presunzione della vita reale presente potenzialmente nella materia (che sta appunto per madre: vedi ilozoismo). Escluso tale apriori apparente la lettura non cambia.
La categoria può essere una classe ma nel discorso marxista classe è una componente-polo di ciò che produce la lotta di classe. La non spontaneità del classismo è dimostrata dall'esistenza delle "avanguardie" che devono promuovere gli inerti. Nella realtà, spontanea è solo lotta di individui, singoli o variamente raggruppati, il che non può essere vero classismo. Proletario è colui che vive di solo lavoro (o pensione) quando non è disoccupato e basta. In rapporto alla categoria o classe di chi sta bene (anche loro in lotta reciproca o per gruppi), è il povero che "fa figli" (come dice l'etimo) per fornire forza lavoro a chi la può comprare e sfruttare a proprio favore.
Saluti libertari - Carmelo R.Viola