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Discussione: Caporetto

  1. #41
    Speriamo non sia tardi
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    Diciamo che la I° guerra mondiale fu una macelleria che non ha più trovato uguali nel mondo occidentale ed è indubbio che per moltissimi anni la vittoria italiana è stata raccontata con la tipica lente deformante del vincitore appunto.
    Diciamo anche che il "ricongiungimento" al regno d'Italia di queste zone non fu poi così condiviso da tutta la popolazione, al di là della storia dell'irredentismo che si studia a scuola, che l'impero asburgico era più civile e meglio organizzato del neonato regno italico e che persone della stessa famiglia si trovarono a spararsi dai due opposti fronti.
    Diciamo anche che sotto l'impero austroungarico da queste parti si insegnavano a scuola più lingue (qui a Gorizia se ne parlavano 4), che dopo la sconfitta dell'impero la popolazione di lingua tedesca fu cacciata a calci nel sedere ed avvenne un progressivo processo di italianizzazione che ha contribuito a far perdere molto delle radici culturali presenti, processo che con il fascismo divenne poi ossessivo (basti ricordare che fu imposta l'italianizzazione dei cognomi).
    Detto tutto questo bisogna però anche ricordare che l'impero asburgico è morto con la fine della I° guerra mondiale, che c'è stata una seconda guerra mondiale che Italia ha perso, che sono state perse anche l'Istria, la Dalmazia e gran parte della provincia di Gorizia comprendente gran parte della valle dell'Isonzo, che ci sono state le foibe e l'esodo degli Istriani dei Giuliani e dei Dalmati, che c'è stato per 45 anni oltre confine un regime che voleva raggiungere il socialismo seguendo una sua via, che anche questo è scomparso sotto il fallimento degli ideali utopici ai quali si ispirava e con il fallimento della politica economica che seguiva, che la Slovenia è divenuta indipendente, che il 22/12/2007 viene fisicamente eliminato il confine e che oggi i Savoia fanno la pubblicità ai sottaceti.
    Detto tutto questo mi chiedo, se Francia e Germania che si sono scannate sul fronte della Marna nel corso della I° guerra mondiale sono riuscite a dare pace ai loro morti, che senso ha oggi celebrare Caporetto come una vittoria da una parte ed il 4 novembre dall'altra?

  2. #42
    Viribus Unitis
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    Citazione Originariamente Scritto da mosongo Visualizza Messaggio
    E questo fu la causa della ritirata di Caporetto degli italiani.
    Si si, certo certo....leggiti qualche libro di storia oltre alla gazzetta dello sport e vedrai che le cose sono un po' diverse da come te le sogni

  3. #43
    Sospeso/a
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    Citazione Originariamente Scritto da Brenno56 Visualizza Messaggio
    Hai ragione ho visto un documentario che parlava dell'uso dei gas dei tedeschi contro gli italiani a Caporetto.
    Che appreso il trucco, li usarono, nella stessa guerra qualche tempo dopo contro di loro!


    http://www.camillopavan.it/Grande_guerra/gas.htm


    Da Ypres a Plezzo
    I gas da combattimento nella Grande Guerra
    di Camillo Pavan
    Fotografia, scattata da un aereo, del primo attacco a gas effettuato dai tedeschi nel 1915 presso Ypres. (Lustig)
    [cliccare sull'immagine per ingrandirla]
    Gli italiani sapevano che nel corso dell'imminente offensiva [di Caporetto] gli attaccanti avrebbero fatto ricorso ai gas. Infatti, malgrado il loro impiego fosse stato espressamente vietato dalle Convenzioni internazionali dell'Aja del 1899 e del 1907, firmate da tutte le nazioni europee, l'uso dei gas era ormai consuetudine presso tutti gli eserciti1.
    La “guerra chimica” si fa tradizionalmente iniziare nel 1915 con l'attacco tedesco a Ypres, località belga del fronte occidentale il cui nome fiammingo è Ieper. Ma già in precedenza c'erano stati dei seppur modesti tentativi d'impiego dei gas ad uso bellico. Anzi, i tedeschi accusarono proprio i francesi di aver usato per primi dei proiettili carichi di gas irritante, all'inizio d'ottobre del 1914. Il 27 ottobre dello stesso anno, a Neuve Chapelle, i tedeschi lanciarono contro le posizioni francesi 3000 shrapnels da 105 carichi di sali di dianisidina, che avrebbero dovuto produrre effetti irritanti, ma che si rivelarono inefficaci 2. Dopo alcuni altri tentativi “di assestamento” sul fronte russo e francese, senza risultati apprezzabili, i tedeschi ci riprovarono, ma questa volta in grande stile.
    Il 22 aprile del 1915 le truppe francesi schierate presso Ypres nel settore fra Langemark e Bixschoote, sprovviste di qualsiasi maschera, videro avanzare verso di loro «una spessa muraglia di gas giallo-verdastro, alta dapprima quanto un uomo e poi più elevata». Era il cloro, emesso per una durata di otto minuti da una grande quantità di grosse bombole portate dai tedeschi in prima linea. Il successo fu «tristemente grandioso»: 15.000 gassati di cui almeno 5000 morti.
    L'attacco verrà ripetuto alcuni giorni più tardi sulle trincee ad est di Ypres, presidiate dalle truppe canadesi, provocando altri 5000 morti.
    Se gli alleati si trovarono impreparati all'aggressivo chimico, pure i tedeschi non si resero conto subito dell'enorme importanza della nuova arma. Commenta Izzo: «Cosa sarebbe successo se l'iprite fosse stata impiegata in forti quantità come nel 1918, in cui, in una sola azione durata 10 giorni, vennero dai tedeschi lanciati 1.000.000 di proiettili contenenti 2500 tonnellate di iprite?».
    Da quell'aprile del 1915 iniziò fra i chimici degli opposti eserciti una vera e propria gara. Da una parte si trovarono ben presto i rimedi in grado di neutralizzare gli effetti del cloro (maschere individuali e protezioni collettive) e dall'altra si sperimentarono nuovi tipi di gas, primo fra tutti il fosgene (peraltro conosciuto fin dal 1811), i cui proiettili erano contrassegnati da una croce verde. Si perfezionarono le protezioni, e si provarono aggressivi sempre più potenti, fino a quando i tedeschi, ancora una volta all'avanguardia, impiegarono dei proiettili, contrassegnati da una croce gialla e contenenti una nuova sostanza, vescicante e tossica ad un tempo, contro cui non c'era alcuna protezione: il solfuro di etile biclorurato. Anche questo era conosciuto da tempo (1860), ma d'ora in avanti prenderà il nome dalla località tristemente famosa in cui venne impiegato per la prima volta nella notte fra l'11 e il 12 luglio 1917: il laboratorio a cielo aperto di Ypres (da cui “iprite”).
    L'iprite non procura un'immediata, alta, mortalità. Tuttavia, a causa della sua forte ed estesa azione vescicatoria (eruzioni cutanee, gonfiamento degli organi genitali, ecc.), è in grado comunque di rendere inabili per lungo tempo, fra sofferenze facilmente intuibili, un'altissima percentuale dei colpiti. Ad esempio, fra i diecimila “ipritizzati” di Verdun nell'agosto-settembre del 1917 il tasso di mortalità fu dell'1-2%, ma il 35% dei colpiti venne definitivamente messo fuori combattimento, mentre il recupero del restante 65%, mai del tutto completo, impiegò una media di 45 giorni. A questo riguardo qualcuno (che non era a Plezzo quel mattino del 24 ottobre), considerando appunto il modesto tasso di mortalità che le statistiche attribuiscono ai gas, è arrivato a considerarli un'arma umanitaria 3.
    L'iprite si presenta sotto forma di un liquido poco volatile e molto persistente; può permanere sul terreno per parecchi giorni senza che si riesca ad avere sentore della sua presenza, dato che l'odore di senape che emana è lieve. Si dimostrò ben presto il più temibile dei gas e i proiettili a croce gialla provocarono un numero di perdite otto volte maggiore degli aggressivi precedentemente usati. Da un punto di vista militare, il “pregio” di questo gas, oltre alla sua persistenza sul terreno, è quello di passare attraverso i comuni indumenti. Per difendersi, sarebbero necessari degli speciali tessuti impermeabili, che di fatto sono impossibili da indossare per il lungo tempo richiesto, specialmente d'estate 4.
    Sul fronte italiano il gas (una mistura di cloro e fosgene) 5 fu usato per la prima volta dagli austriaci fra il San Michele e San Martino, sul Carso, il 29 giugno 1916 alle 5 del mattino, provocando in breve tempo 6428 morti (di cui 172 ufficiali) fra gli italiani 6. «La linea italiana, occupata dai reparti delle brigate Pisa, Regina e Ferrara che proprio in quel momento stavano attuando una complessa manovra di avvicendamento, patì notevolmente le conseguenze della nube tossica, che si abbatté sulle trincee e ristagnò nelle depressioni tra le prime linee e il corso dell'Isonzo. Dopo qualche ora, un improvviso cambio di vento rispedì al mittente il gas, con conseguenze anche fra gli attaccanti» 7. Nel corso dell'attacco, gli austro-ungarici usarono pure delle mazze ferrate per colpire i soldati italiani tramortiti e la cosa destò profonda indignazione sui giornali di tutta Europa. «Il massiccio uso propagandistico dell'abbinamento tra il gas e la mazza chiodata, un'arma tecnologicamente avanzata unita ad un rimasuglio medievale (ma le vanghette ed i calci dei fucili avevano la stessa funzione), impressionò i combattenti direttamente coinvolti, pure abituati ad ogni genere di efferatezze belliche…, ma soprattutto l'opinione pubblica, le famiglie dei combattenti, provocando un diffuso aumento dell'odio nei confronti del nemico…»8.
    Ovviamente gli italiani non furono poi da meno nell'uso dei gas, impiegati in gran quantità specie nella battaglia della Bainsizza (e nell'11a dell'Isonzo in generale), come si evince dal documento riportato nella pagina seguente e, soprattutto, dalla relazione austriaca n. 22.615 citata da Izzo (p. 24):

    «La durata dei tiri a gas italiani era molto diversa, gli ingassamenti di determinate località duravano generalmente più ore. In un caso il nemico tirò per nove ore a gas impiegando 3500 granate speciali, ma di massima le batterie furono esposte ai gas per più di cinque ore. Il tiro veniva eseguito per la maggior parte di notte o nelle prime ore del mattino, per cogliere nel sonno gli uomini, per ostacolare i rifornimenti, inoltre stancare le truppe con continui allarmi e finalmente perché, nelle ore notturne, vi è maggiore calma di vento. Inoltre il tiro notturno a gas promette il massimo risultato possibile, giacché l'attività a difendersi dai gas è minore da parte di truppe piene di sonno, e riesce più difficile di notte riconoscere il tiro a gas dagli altri».

    Verso la fine del conflitto l'uso dei gas era ormai diventato pratica corrente, tanto che nel luglio del 1918 le dotazioni dell'artiglieria tedesca contenevano circa il 50% dei proiettili a gas 9.
    Enormi furono anche le quantità di aggressivi chimici prodotte complessivamente dai vari stati in guerra:100.000 tonnellate dalla Germania; 50.000 tonn. ciascuna da Francia e Inghilterra e 13.000 tonn. dall'Italia 10. Nel solo stabilimento di Rumianca, nel 1918, si fabbricavano sei tonnellate/giorno di fosgene11.

  4. #44
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    Citazione Originariamente Scritto da trenta81 Visualizza Messaggio
    che centra trieste on questo che ho scrittto li è slovenia un altro stato, cmq ci sono le scuole slovene a trieste, il giornale, librerie, nn capisco a cosa ti riferisci, subire cosa, il passato che e stato era sconvolgente per tutti, poi ora con l'UE mi sembra che cada il confine e nn ci sono piu problemi anche perche trieste aveva la provincia sino postojna o senozece mia sa, cosi gorizia, l'odio dei triestini verso i sloveni, nn credo che esista anche perche dopo 3 km ce sempre stato il confine, molti odiavano il comunismo che era oltre altri invece lo adoravano ma nn capisco cosa debbano prendersela i sloveni con i triestini

    Sto dicendo che esiste una legge nazionale a tutela degli sloveni (credo la 30/2001) approvata dal parlamento italiano che è stata - ed è tuttora - fortemente ostracizzata a Trieste e quindi resta in buona misura lettera morta. Quindi i vostri 'nemici' non stanno necessariamente più a sud-ovest.

  5. #45
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    Citazione Originariamente Scritto da Brenno56 Visualizza Messaggio
    L'Austria-Ungheria ha scatenato la guerra e oltretutto era un impero "germanico" che regnava sopra diverse etnie slave, tutte felicissime di essersi levati i tedeschi dalle balle e stesso discorso con Hitler 20 anni dopo.

    Quando c'e un tiranno tedesco è liberta, quando i popoli si ricongiungono coi loro fratelli è tirannia?
    Alla faccia dell'autodeterminazione dei popoli.
    Eh gia', perche' se avessero sparato all'erede al trono italiano sareste andarti a baciargli il culo come da sempre prevede la politica estera italiana.
    Leggiti anche tu qualche libro di storia non fazioso e scoprirai che l'amministrazione di Franz Josef era molto piu' illuminata degli altri sovrani europei della stessa epoca.

  6. #46
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    Citazione Originariamente Scritto da Schiffsbauer Visualizza Messaggio
    Si si, certo certo....leggiti qualche libro di storia oltre alla gazzetta dello sport e vedrai che le cose sono un po' diverse da come te le sogni
    L'industria del gas per vincere le guerre è tedesca !

    Studia studia...:

    http://www.camillopavan.it/Grande_guerra/gas.htm


    Da Ypres a Plezzo

    I gas da combattimento nella Grande Guerra

    di Camillo Pavan


    Fotografia, scattata da un aereo, del primo attacco a gas effettuato dai tedeschi nel 1915 presso Ypres. (Lustig)

    [cliccare sull'immagine per ingrandirla]

    Gli italiani sapevano che nel corso dell'imminente offensiva [di Caporetto] gli attaccanti avrebbero fatto ricorso ai gas. Infatti, malgrado il loro impiego fosse stato espressamente vietato dalle Convenzioni internazionali dell'Aja del 1899 e del 1907, firmate da tutte le nazioni europee, l'uso dei gas era ormai consuetudine presso tutti gli eserciti1.
    La “guerra chimica” si fa tradizionalmente iniziare nel 1915 con l'attacco tedesco a Ypres, località belga del fronte occidentale il cui nome fiammingo è Ieper. Ma già in precedenza c'erano stati dei seppur modesti tentativi d'impiego dei gas ad uso bellico. Anzi, i tedeschi accusarono proprio i francesi di aver usato per primi dei proiettili carichi di gas irritante, all'inizio d'ottobre del 1914. Il 27 ottobre dello stesso anno, a Neuve Chapelle, i tedeschi lanciarono contro le posizioni francesi 3000 shrapnels da 105 carichi di sali di dianisidina, che avrebbero dovuto produrre effetti irritanti, ma che si rivelarono inefficaci 2. Dopo alcuni altri tentativi “di assestamento” sul fronte russo e francese, senza risultati apprezzabili, i tedeschi ci riprovarono, ma questa volta in grande stile.
    Il 22 aprile del 1915 le truppe francesi schierate presso Ypres nel settore fra Langemark e Bixschoote, sprovviste di qualsiasi maschera, videro avanzare verso di loro «una spessa muraglia di gas giallo-verdastro, alta dapprima quanto un uomo e poi più elevata». Era il cloro, emesso per una durata di otto minuti da una grande quantità di grosse bombole portate dai tedeschi in prima linea. Il successo fu «tristemente grandioso»: 15.000 gassati di cui almeno 5000 morti.
    L'attacco verrà ripetuto alcuni giorni più tardi sulle trincee ad est di Ypres, presidiate dalle truppe canadesi, provocando altri 5000 morti.
    Se gli alleati si trovarono impreparati all'aggressivo chimico, pure i tedeschi non si resero conto subito dell'enorme importanza della nuova arma. Commenta Izzo: «Cosa sarebbe successo se l'iprite fosse stata impiegata in forti quantità come nel 1918, in cui, in una sola azione durata 10 giorni, vennero dai tedeschi lanciati 1.000.000 di proiettili contenenti 2500 tonnellate di iprite?».
    Da quell'aprile del 1915 iniziò fra i chimici degli opposti eserciti una vera e propria gara. Da una parte si trovarono ben presto i rimedi in grado di neutralizzare gli effetti del cloro (maschere individuali e protezioni collettive) e dall'altra si sperimentarono nuovi tipi di gas, primo fra tutti il fosgene (peraltro conosciuto fin dal 1811), i cui proiettili erano contrassegnati da una croce verde. Si perfezionarono le protezioni, e si provarono aggressivi sempre più potenti, fino a quando i tedeschi, ancora una volta all'avanguardia, impiegarono dei proiettili, contrassegnati da una croce gialla e contenenti una nuova sostanza, vescicante e tossica ad un tempo, contro cui non c'era alcuna protezione: il solfuro di etile biclorurato. Anche questo era conosciuto da tempo (1860), ma d'ora in avanti prenderà il nome dalla località tristemente famosa in cui venne impiegato per la prima volta nella notte fra l'11 e il 12 luglio 1917: il laboratorio a cielo aperto di Ypres (da cui “iprite”).
    L'iprite non procura un'immediata, alta, mortalità. Tuttavia, a causa della sua forte ed estesa azione vescicatoria (eruzioni cutanee, gonfiamento degli organi genitali, ecc.), è in grado comunque di rendere inabili per lungo tempo, fra sofferenze facilmente intuibili, un'altissima percentuale dei colpiti. Ad esempio, fra i diecimila “ipritizzati” di Verdun nell'agosto-settembre del 1917 il tasso di mortalità fu dell'1-2%, ma il 35% dei colpiti venne definitivamente messo fuori combattimento, mentre il recupero del restante 65%, mai del tutto completo, impiegò una media di 45 giorni. A questo riguardo qualcuno (che non era a Plezzo quel mattino del 24 ottobre), considerando appunto il modesto tasso di mortalità che le statistiche attribuiscono ai gas, è arrivato a considerarli un'arma umanitaria 3.
    L'iprite si presenta sotto forma di un liquido poco volatile e molto persistente; può permanere sul terreno per parecchi giorni senza che si riesca ad avere sentore della sua presenza, dato che l'odore di senape che emana è lieve. Si dimostrò ben presto il più temibile dei gas e i proiettili a croce gialla provocarono un numero di perdite otto volte maggiore degli aggressivi precedentemente usati. Da un punto di vista militare, il “pregio” di questo gas, oltre alla sua persistenza sul terreno, è quello di passare attraverso i comuni indumenti. Per difendersi, sarebbero necessari degli speciali tessuti impermeabili, che di fatto sono impossibili da indossare per il lungo tempo richiesto, specialmente d'estate 4.
    Sul fronte italiano il gas (una mistura di cloro e fosgene) 5 fu usato per la prima volta dagli austriaci fra il San Michele e San Martino, sul Carso, il 29 giugno 1916 alle 5 del mattino, provocando in breve tempo 6428 morti (di cui 172 ufficiali) fra gli italiani 6. «La linea italiana, occupata dai reparti delle brigate Pisa, Regina e Ferrara che proprio in quel momento stavano attuando una complessa manovra di avvicendamento, patì notevolmente le conseguenze della nube tossica, che si abbatté sulle trincee e ristagnò nelle depressioni tra le prime linee e il corso dell'Isonzo. Dopo qualche ora, un improvviso cambio di vento rispedì al mittente il gas, con conseguenze anche fra gli attaccanti» 7. Nel corso dell'attacco, gli austro-ungarici usarono pure delle mazze ferrate per colpire i soldati italiani tramortiti e la cosa destò profonda indignazione sui giornali di tutta Europa. «Il massiccio uso propagandistico dell'abbinamento tra il gas e la mazza chiodata, un'arma tecnologicamente avanzata unita ad un rimasuglio medievale (ma le vanghette ed i calci dei fucili avevano la stessa funzione), impressionò i combattenti direttamente coinvolti, pure abituati ad ogni genere di efferatezze belliche…, ma soprattutto l'opinione pubblica, le famiglie dei combattenti, provocando un diffuso aumento dell'odio nei confronti del nemico…»8.
    Ovviamente gli italiani non furono poi da meno nell'uso dei gas, impiegati in gran quantità specie nella battaglia della Bainsizza (e nell'11a dell'Isonzo in generale), come si evince dal documento riportato nella pagina seguente e, soprattutto, dalla relazione austriaca n. 22.615 citata da Izzo (p. 24):

    «La durata dei tiri a gas italiani era molto diversa, gli ingassamenti di determinate località duravano generalmente più ore. In un caso il nemico tirò per nove ore a gas impiegando 3500 granate speciali, ma di massima le batterie furono esposte ai gas per più di cinque ore. Il tiro veniva eseguito per la maggior parte di notte o nelle prime ore del mattino, per cogliere nel sonno gli uomini, per ostacolare i rifornimenti, inoltre stancare le truppe con continui allarmi e finalmente perché, nelle ore notturne, vi è maggiore calma di vento. Inoltre il tiro notturno a gas promette il massimo risultato possibile, giacché l'attività a difendersi dai gas è minore da parte di truppe piene di sonno, e riesce più difficile di notte riconoscere il tiro a gas dagli altri».

    Verso la fine del conflitto l'uso dei gas era ormai diventato pratica corrente, tanto che nel luglio del 1918 le dotazioni dell'artiglieria tedesca contenevano circa il 50% dei proiettili a gas 9.
    Enormi furono anche le quantità di aggressivi chimici prodotte complessivamente dai vari stati in guerra:100.000 tonnellate dalla Germania; 50.000 tonn. ciascuna da Francia e Inghilterra e 13.000 tonn. dall'Italia 10. Nel solo stabilimento di Rumianca, nel 1918, si fabbricavano sei tonnellate/giorno di fosgene11.

  7. #47
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    Citazione Originariamente Scritto da Schiffsbauer Visualizza Messaggio
    Eh gia', perche' se avessero sparato all'erede al trono italiano sareste andarti a baciargli il culo come da sempre prevede la politica estera italiana.
    Leggiti anche tu qualche libro di storia non fazioso e scoprirai che l'amministrazione di Franz Josef era molto piu' illuminata degli altri sovrani europei della stessa epoca.

    forse è vero ma la stagione degli imperi dinastici ormai era finita

    kaputt

  8. #48
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    Citazione Originariamente Scritto da Alex il Rosso Visualizza Messaggio
    Diciamo che la I° guerra mondiale fu una macelleria che non ha più trovato uguali nel mondo occidentale ed è indubbio che per moltissimi anni la vittoria italiana è stata raccontata con la tipica lente deformante del vincitore appunto.
    Diciamo anche che il "ricongiungimento" al regno d'Italia di queste zone non fu poi così condiviso da tutta la popolazione, al di là della storia dell'irredentismo che si studia a scuola, che l'impero asburgico era più civile e meglio organizzato del neonato regno italico e che persone della stessa famiglia si trovarono a spararsi dai due opposti fronti.
    Diciamo anche che sotto l'impero austroungarico da queste parti si insegnavano a scuola più lingue (qui a Gorizia se ne parlavano 4), che dopo la sconfitta dell'impero la popolazione di lingua tedesca fu cacciata a calci nel sedere ed avvenne un progressivo processo di italianizzazione che ha contribuito a far perdere molto delle radici culturali presenti, processo che con il fascismo divenne poi ossessivo (basti ricordare che fu imposta l'italianizzazione dei cognomi).
    Detto tutto questo bisogna però anche ricordare che l'impero asburgico è morto con la fine della I° guerra mondiale, che c'è stata una seconda guerra mondiale che Italia ha perso, che sono state perse anche l'Istria, la Dalmazia e gran parte della provincia di Gorizia comprendente gran parte della valle dell'Isonzo, che ci sono state le foibe e l'esodo degli Istriani dei Giuliani e dei Dalmati, che c'è stato per 45 anni oltre confine un regime che voleva raggiungere il socialismo seguendo una sua via, che anche questo è scomparso sotto il fallimento degli ideali utopici ai quali si ispirava e con il fallimento della politica economica che seguiva, che la Slovenia è divenuta indipendente, che il 22/12/2007 viene fisicamente eliminato il confine e che oggi i Savoia fanno la pubblicità ai sottaceti.
    Detto tutto questo mi chiedo, se Francia e Germania che si sono scannate sul fronte della Marna nel corso della I° guerra mondiale sono riuscite a dare pace ai loro morti, che senso ha oggi celebrare Caporetto come una vittoria da una parte ed il 4 novembre dall'altra?
    Posso farti un appunto sul "ricongiungimento" ? Noi mai lo siamo stati congiunti ad una qualsiasi forma di governo italiano, salvo l'impero romano.
    Quanto al senso di tutto cio', forse hai ragione tu, ma quando sento che esistono ancora personaggi che sono convinti di aver liberato i barbari da un despota illuminandoli con il nobile sentimento dell'italianita' mi girano le palle

  9. #49
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    anche gl italiani avevano il gas, la fiat produceva bombe mi sembra che centra hanno usato i gas tutti in quella guerra anche se ho letto che badoglio mi sembra gli abbia usati in africa duarante la 2 guerra

  10. #50
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    http://digilander.libero.it/fiammecr...imenti/gas.htm

    [center]I GAS SUL SAN MICHELE[/center]
    Il problema più assillante per gli austriaci nel primo anno di guerra era stato quello di arginare le continue offensive italiane che, noi non lo sapevamo, infliggevano al nemico perdite incalcolabili.
    Di passare all'offensiva, dalle buone postazioni difensive che tenevano, non si parlava.
    In pianura senza i dubbi vantaggi di queste la musica sarebbe stata diversa.
    Al primo imbarazzo, di fronte ai potenti trinceramenti nemici, si era sostituito il consueto genio italiano. Le nostre erano diventate migliori, nessuno ci batteva nei lavori da zappatore.

    "Fritz Weber-..camminamenti scoperti si celavano alla vista….caverne e ricoveri li proteggevano…instancabili nel costruire, perforare.. presero a scavare trincee celate che si avvicinavano alle nostre"
    .
    Le cime di Monte Fortin (115 m) e del San Michele (275 m) allo sbocco del Vipacco costituivano un punto cardine per dominarne altre.
    La conquista del Fortin aveva permesso di battere col tiro d'artiglieria gli austriaci sul San Michele per mesi:
    sempre Weber "..sgretolava la capacità di resistenza dei difensori con una costanza instancabile, apriva brecce, non consentiva un attimo di quiete ai nervi logorati".
    Così il comando austriaco prospettò l'opportunità di usare anche in Italia i Gas dopo la 5° battaglia dell'Isonzo, come già fatto in Belgio un anno prima a Ypres (5.000 morti, 10.000 intossicati).

    Da Enel.it: La mattina del ventidue aprile 1915 l'artiglieria tedesca bombardò le trincee franco-inglesi presso Ypres, nelle Fiandre. Poi, il silenzio. Sul calar della sera le sentinelle francesi notarono una nube di colore giallo-verde, che, spinta dalla brezza scivolava silenziosa verso le trincee, radente al suolo. Aveva uno strano odore, piccante e dolce, che sembrava una mescolanza di pepe e ananas. I comandanti francesi diedero il segnale di prepararsi all'attacco, sospettando che il fumo nascondesse le truppe tedesche che avanzavano. Si sbagliavano. Era cloro. Fritz Haber era sul fronte: in uniforme di capitano della Wehrmacht, per dirigere il primo attacco della storia basato sull'uso massiccio di gas tossici. Con se aveva Otto Hahn il chimico futuro scopritore della fissione nucleare che portò i tedeschi nel 44 ad un passo dalla bomba atomica. I tedeschi avevano adagiato al suolo e aperto il rubinetto di 5.700 bombole contenenti 168 tonnellate di gas. Chi lo respirava era scosso da una tosse violenta. Il cloro distrugge le cellule di bronchi e polmoni: i soldati sentivano un bruciore violento in gola e un dolore opprimente al petto. La morte avveniva per asfissia nel giro di minuti, ore o di alcuni giorni. Francesi e algerini, presi dal panico, fuggirono in ritirata per chilometri. Morirono almeno 5.000 soldati. L'efficacia dell'attacco fu così completa che causò nei tedeschi altrettanta sorpresa: presi alla sprovvista dalla ritirata disordinata dei nemici, convinti che ci sarebbe stata ancora resistenza o temendo che il gas non fosse dissipato, avanzarono tanto cautamente da lasciare il tempo alle truppe canadesi e britanniche di recuperare posizione nelle trincee abbandonate. Due giorni dopo, anche le truppe canadesi furono investite da una nuvola di gas mortale.
    In realtà erano stati i francesi stessi a tentare per primi l'uso dei gas: nel 1914 avevano lanciato granate esplosive piene di gas lacrimogeno contro i tedeschi, i quali avevano risposto poco dopo con un gas che causava starnuti.
    Nel 1915 i tedeschi avevano tentato di usare gas tossici sul fronte orientale, a Bolimov. Era stato un fiasco totale: il rigidissimo inverno russo aveva fatto congelare, anziché evaporare, il liquido che usciva dalle bombole. La sera del 24 settembre 1915, sul fronte di Loos, gli inglesi aprirono il rubinetto di 400 "accessori" pieni di cloro. Ma non ebbero la fortuna di Haber: il vento girò improvvisamente e morirono più inglesi che tedeschi. Ma nulla poteva più fermare ciò che Haber aveva inaugurato: la guerra chimica
    *Fritz Haber 1868-1934 chimico. A lui si deve la scoperta e l’impiego del primo gas tossico che ha segnato il corso della grande guerra (centinaia di migliaia di morti). D’origine Ebrea non ebbe problemi, nonostante il suicidio della moglie contraria, a sperimentare il cloro in bombole che venne rilasciato il 22 aprile 1915 a Ypres Belgio.Haber per questi studi era già stato promosso generale. Nel 1919, nonostante l’accusa di criminale di guerra fosse nota a tutti, e si tentasse anche una Norimberga ante litteram, Haber venne insignito del premio Nobel per la Chimica. I suoi studi in effetti venivano camuffati come ricerca di pesticidi e fertilizzanti (sintetizzò l’ammoniaca dall’azoto assieme a Carl Bosch, a partire da idrogeno e azoto, in seguito noto come processo di Haber). Nel dopoguerra la sua attività di chimico continuò nonostante le cmpagne di Hitler contro gli ebrei. Arrivò persino a ripudiare la propria religione e a criticare Einstein (ebreo) che aveva lasciato la Germania. La situazione cambiò radicalmente nel 1933 quando Hitler salì al potere. Lui stesso stavolta fece le valigie, lasciando l’ultimo brevetto, il pesticida Zyklon B in mano ai nazisti che dal 42 lo usarono ad Auschwitz. Gli stessi parenti ebrei di Haber perirono per lo Zyklon. http://it.wikipedia.org/wiki/Zyklon-B
    I comandi inferiori accolsero la notizia con perplessità e dubbi. Un Generale di Brigata, Ungherese, chiese di essere esonerato per la riprovazione sull'uso di tale mezzo sleale di guerra.
    Su quest'arco di fronte si erano sempre alternate ad altri reparti (Bersaglieri) le brigate Pisa, Regina, Brescia, Ferrara ora in prima linea quasi al completo. Nei tempi di riposo ricostituivano i ranghi falcidiati.
    A giugno del 16 questi tempi erano stati soppressi poiché per far fronte alla Strafexpedition erano stati spostate 8 divisioni di fanteria, una di cavalleria, 8 battaglioni Bersaglieri e 6 d'Alpini con relativa artiglieria.
    Col fallimento della Strafexpedition era assolutamente indispensabile per gli austriaci vibrare un colpo ad Est. Uno speciale reparto chimico giunse in Italia con 6.000 bombole di Cloro-Fosgene.
    Le bombole venivano interrate o protette in superficie da sacchi contro eventuali colpi d'artiglieria nella fase preparatoria e in ogni caso mimetizzate.
    Il tutto era già operativo dal 25 giugno.
    In caso d'incursioni italiane da parte di arditi c'era il rischio che queste venissero scoperte.
    Il 28 un attacco italiano era giunto alla soglia della trincea delle bombole, era quindi ora alla prima previsione meteo favorevole di aprire i rubinetti.
    Il vento che nelle notti spira verso il piano avrebbe fatto da conduttore.
    Al seguito della nube tossica gli Honved avrebbero attaccato protetti dalla buona maschera in dotazione.
    La maschera italiana di scarsa rifinitura era attiva solo contro il Cloro e molti non l'avevano.
    L'azione di entrambi si esplica sulle vie respiratorie, con lesioni polmonari. Il fosgene, più tossico del cloro, provoca danni con effetto ritardato.
    I colpiti restano sul posto e i servizi di soccorso sono indotti a minimizzare il danno.
    La disposizione degli attaccanti nella notte venne intercettata dai tiri d'artiglieria.
    Alle 4 del mattino del 29 molti reparti non erano ancora in linea e 3.000 bombole vennero escluse.
    Da quelle aperte, nelle tenebre della notte, la miscela giallognola cominciò ad avanzare alla velocità di circa due metri il secondo.
    La maggior parte dei soldati stava ancora dormendo.
    I colpiti furono circa 7.000 con 2500 morti immediati. Furono investiti anche i soldati delle retrovie e molti ufficiali lasciando a capi e gregari l'impegno di opporsi agli austriaci.

    Cesare Faccini generale Italiano "..alcuni uomini si rialzano e riprendono le armi, alcuni cadono subito dopo chiedendo di essere lasciati alle loro sofferenze e di morire in pace".

    Così un Austriaco:
    "Il tenace nemico che si trovava sul nostro fronte nelle zone libere da gas non fuggì, malgrado il pericolo di essere tagliato fuori ma anzi ci attaccò sui fianchi"
    .
    Una serie di inconvenienti aveva ridotto ulteriormente il danno.
    Bombole che non si aprivano, beccucci rivolti troppo in alto (sorvolando la trincea italiana) o troppo in basso con le guarnizioni che cedevano (i gasati furono gli stessi austriaci).
    Col sole che saliva unitamente alla temperatura la nube sparì e gli austriaci si ritirarono sulle posizioni di partenza.
    Gli austriaci durante l'attacco non si resero conto delle effettive perdite italiane e del rischio da noi corso.
    La loro immagine si era ulteriormente sporcata per l'uso che facevano di mazze ferrate medievali di varia foggia sui moribondi per risparmiare proiettili.
    I giornali questa volta riportarono con dovizia le notizie sui metodi, ma non quelle sui caduti, che fecero il giro del mondo.

    Weber "..pareva che il nemico avesse risentito ben poco il colpo… non trovavamo che pochi morti….solo dopo giorni voci di prigionieri riferirono delle perdite subite…fu merito degli italiani se seppero tener nascosta la reale situazione."

    Dalle memorie dell'Arciduca Carlo (ora in predicato di diventare santo) invece " profondo silenzio regna nelle trincee, il gas ha compiuto stragi spaventevoli…anche le truppe di seconda linea sono state colpite…mi affretto in automobile verso il vallone di Doberdò ed osservo dei bersaglieri che arrivano a piedi altri nelle barelle o sorretti, ma poi tutti cadono a terra e si dibattono tra orrendi spasimi, spirando in capo a qualche attimo".
    Postulato per la beatificazione - OSCAR SANGUINETTI e IVO MUSAJO SOMMA, Un cuore per la nuova Europa. Biografia del beato Carlo d'Asburgo, D'Ettoris, Crotone 2004. RECENSIONI ... Carlo d'Asburgo dopo l’assurdo assassinio, da parte dello slavo Gavrilo Prinzip, del migliore amico degli slavi, l’erede al trono Francesco Ferdinando, sembra interpretare con scrupolo, una parte già scritta per lui. Quella dell’alter Christus, di chi, postosi alla sequela del Redentore, come il Redentore, accetta di sottoporsi al peso della croce. Che per coloro che giudicano senza sapere, sembra invece uno scettro, rutilante di gemme...
    Per la nuova maschera italiana occorse più di un anno e non era neanche italiana. I gas d'ora in poi entravano anche nella nostra dotazione e l'aggiornamento tecnologico li avrebbe inclusi nei colpi di artiglieria.
    Un anno dopo, siamo alla vigilia di Caporetto, Badoglio capo del XXVII C.A. indirizza il 12 ottobre questa direttiva ai comandanti delle sue quattro divisioni nonché ai responsabili dell'artiglieria e del genio.
    «Oggetto: Misure contro eventuali tiri a gas asfissianti
    È molto probabile che il nemico in una prossima e possibile azione offensiva faccia largo e saggio uso di proiettili a gas speciali (nuovo tipo di gas «con grandissimo effetto») come noi abbiamo fatto nei mesi di agosto e settembre u.s. Occorre perciò che tutte le misure preventive consigliate dal Comando Supremo nelle sue apposite pubblicazioni e quelle consigliate dalla pratica siano messe in uso per modo che il nemico non riesca ad avere alcun risultato.
    Pertanto per il mattino del 15 corrente, i comandi ai quali la presente è diretta mi daranno assicurazione:
    1) che tutti indistintamente gli ufficiali e militari di truppa di tutte le armi abbiano la maschera;
    2)
    che siano sgombrati da uomini e specialmente da quadrupedi (non si scordi le artiglierie da noi prese, lo furono perché i quadrupedi erano morti causa i gas) tutte le doline e tutti gli avvallamenti nei quali i gas meglio si stagnano;
    3) sia le trincee, sia gli alloggiamenti delle truppe, siano muniti di fascine, paglia, petrolio, apparecchio Nicolaidi, ecc. ecc. per la difesa collettiva;
    4) i posti di medicazione, sezioni sanità, ecc. siano abbondantemente provvisti di tubi di ossigeno e di apparati respiratori dei noti sistemi;
    5) siano state stabilite segnalazioni per avvertire tutto il personale di mettersi la maschera quando il nemico iniziasse un tiro coi gas o un lancio colle bombole».

 

 
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