



Di ragionamenti meno semplicistici ne ho fatti a decine, ma gli ignoranti che ripetono a cappella quello che dice il capo Silvio "l'Euro è male ha fatto alzare i prezzi" non possono capire un ragionamento che non si discosti di 1 centimetro dalla base.
Inutile insistere.
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La "svalutazione competitiva" non è una cosa positiva. Equivale a barare. E non è affatto una pratica standard della gestione del cambio in quanto si è praticata per brevi periodi di tempo (anni 20 e 30 e anni 70 e 80) guarda caso in anni di forte instabilità economica di cui certo non si ha un bel ricordo.


La svalutazione della moneta è uno strumento di politica economica come gli altri, né buono né cattivo.... dipende da come lo si utilizza e dalle condizioni economiche generali.
Può essere che non si abbia un buon ricordo di quegli anni, ma era un'epoca in cui l'economia italiana cresceva del 5% in media, cifra oggi quasi inconcepibile.....


Vedi elementi negativi perchè osservi i fatti con un'ottica errata:
non dobbiamo noi italiani, francesi e tedeschi cercare di farci le scarpe a vicenda. Le esportazioni nei "nostri principali mercati (Francia e Germania)" sono scambi commerciali che avvengono nell'ambito di un'unico mercato, non solo privo di barriere doganali interne, ma anche dotato di un sistema di tariffazione doganale esterna e di un sistema monetario centrale.
Che m'importa della competitività italian rispetto a ifrancesi? L'importante è la competitività europea nei confronti dei mercati americani e asiatici!




Non vorrei sembrarti troppo negativo, ma uno dei principi basilari dell'economia è la concorrenza, che poi tradotto in linguaggio corrente vuol dire cercare di farsi le scarpe a vicenda..... impresa contro impresa, settore contro settore, regione contro regione, ecc....
Secondo in Italia, ci sono migliaia di imprese e centinaia di migliaia di persone che vivono lavorando per l'esportazione negli altri paesi europei...in primis Germania e Francia. Il fatto che non ci siano le barriere doganali non cambia il fatto che, se francesi e tedeschi cominciano a comprare merci di altri paesi, da noi è crisi economica nera.
Terzo, il mercato unico è una buona idea in sé, però è un'arma a doppio tagli nel senso che un paese come l'Italia corre il rischio di essere spinto nei segmenti produttivi a basso lavoro aggiunto e a bassa intensità di ricerca. Nel senso che visto che Germania e Francia sono paesi con imprese operanti in settori di punta più grosse delle nostre, poi si determina una situazione in cui noi ci specializziamo nella produzione di scarpe, cuoio, moda, ecc, mentre loro fanno l'aereospazionale, le nanotecnologie, le biotecnologie, la chimica fine, i macchinari industriale, ecc.
Insomma tutte attività con più alto valore aggiunto e che quindi permettono di pagare salari più elevati.
Mi permetto di sottolineare che l'entrata in un mercato comune europeo con economie più sviluppate della nostra ha avuto un ruolo importante nel processo di trasformazione industriale a cui assistiamo da 30 anni, con il declino della grande impresa e l'ascesa dei distretti industriali.
Quarto, oggi la politica delle istituzioni europee contribuisce (anche se non è la sola responsabile) al processo di declino del nostro tessuto industriale.
Infatti, i dazi doganali esterni sono stati quasi aboliti (ammontano in media all'1,4% ponderati per l'importanza di ogni bene nella bilancia commerciale) e l'euro forte scoraggio gli investimenti industriali nel nostro continente.
Per carità la competitività verso l'esterno è importantissima e va sostenuta, ma vorrei attirare l'attenzione sul fatto che il continuo aumento dell'esportazione di macchinari tedeschi verso la Cina è una bella cosa per la Germania, non per l'Italia che non produce questi beni.Che m'importa della competitività italian rispetto a ifrancesi? L'importante è la competitività europea nei confronti dei mercati americani e asiatici!
Quelli si arricchiscono e noi? Che dobbiamo fare?


Quindi fammi capire, per te sarebbe meglio continuare per l'italia a barare con la svalutazione per rimanere competitiva con le merci ad alta intensità di lavoro piuttosto che evolversi in paese che produce ad alta intensità di capitale?
Per me no, anzi la relativa crisi delle industrie export-oriented è salutare perché costringe all'investimento e all'innovazione di processo e di prodotto.
Certo, finché in Confindustria peseranno i produttori di piastrelle e sanitari sarà dura far passare questa linea.
Di certo l'Italia non può sperare di competere con i prezzi delle merci cinesi o anche polacche e nordafricane. Non vuoi bene al tuo paese se lo consideri un naturale competitore di questi paesi.


Hai un approccio moralistico, non economico.
La politica dei tassi di cambio è (per il nostro paese era) uno strumento di politica economica esattamente come gli altri che può essere utilizzato o meno a seconda dei casi e delle situazioni.
Questo è per quelli che credono nelle virtù del libero mercato che con la concorrenza spingono gli imprenditori ad innovare. In realtà funziona così solo in qualche caso..... in Italia invece prevale la politica di disinvestire dai settori esposti alla concorrenza internazionale per investire nei servizi o in settori riparati dalla concorrenza internazionale grazie alle amicizie politiche.Per me no, anzi la relativa crisi delle industrie export-oriented è salutare perché costringe all'investimento e all'innovazione di processo e di prodotto.
Tipico il caso della Pirelli che si è venduta il comparto cavi (dove era all'avanguardia mondiale per le fibre ottiche) ha quasi chiuso il settore gomma, ma investe allegramente nell'immobiliare (Pirelli RE) e nella Telecom.
Telecom e Pirelli Re sono note per le scarsissime innovazioni di prodotti e processo, nonché per i profitti fatti grazie al compiacente appoggio di politici amici.
Guarda che la Polonia non è per noi un concorrente (anzi è luogo di delocalizzazioni), mentre la Cina sì.Certo, finché in Confindustria peseranno i produttori di piastrelle e sanitari sarà dura far passare questa linea.
Di certo l'Italia non può sperare di competere con i prezzi delle merci cinesi o anche polacche e nordafricane. Non vuoi bene al tuo paese se lo consideri un naturale competitore di questi paesi.
Anzi la Cina è un paese che in termini di spesa in ricerca e sviluppo, brevetti depositati, dimensioni dei settori ad alta intensità di conoscenza e ricerca, ci è ormai passata ampiamente davanti. Non solo è un paese che ha ancora un esercito industriale di riserva di 800 milioni di contadini che assicurerà per decenni salari più bassi dei nostri.
Quello che deve (dovrebbe) fare l'Italia è cominciare una difficile rincorsa dietro alla Cina nei settori dell'aereospaziale, delle nanotecnologie, delle biotecnologie, della chimica fine, ecc. e prendere provvedimenti di emergenza per evitare di essere spazzata via negli altri settori da un paese con i costi salariali così bassi che la parola concorrenza perde di senso.

