Il mio non è un approccio moralistico ma realistico. Ripeto che la svalutazione è un importantissimo strumento di politica economica in certe circostanze di crisi internazionale ma non può assolutamente la regola in una economia avanzata. Anche perché dopo pochi anni l'inflazione ti si mangia.
Anche il fatto che in Italia non si faccia la fila è una cosa negativa, e questo non significa che bisogna abolire le file peché nessuno le rispetta.Questo è per quelli che credono nelle virtù del libero mercato che con la concorrenza spingono gli imprenditori ad innovare. In realtà funziona così solo in qualche caso..... in Italia invece prevale la politica di disinvestire dai settori esposti alla concorrenza internazionale per investire nei servizi o in settori riparati dalla concorrenza internazionale grazie alle amicizie politiche.
Tipico il caso della Pirelli che si è venduta il comparto cavi (dove era all'avanguardia mondiale per le fibre ottiche) ha quasi chiuso il settore gomma, ma investe allegramente nell'immobiliare (Pirelli RE) e nella Telecom.
Telecom e Pirelli Re sono note per le scarsissime innovazioni di prodotti e processo, nonché per i profitti fatti grazie al compiacente appoggio di politici amici.
Guarda che la Polonia non è per noi un concorrente (anzi è luogo di delocalizzazioni), mentre la Cina sì.
Vedo che sei daccordo con me sul fatto che l'Italia non può rincorrere la Cina sul prezzo del lavoro... solo un folle potrebbe vedere nei salari "troppo alti" un limite alla crescita economica dell'Italia. E fino all'ultima uscita di Draghi era invece comune sentir piangere gli industriali sul "lavoro troppo costoso".Anzi la Cina è un paese che in termini di spesa in ricerca e sviluppo, brevetti depositati, dimensioni dei settori ad alta intensità di conoscenza e ricerca, ci è ormai passata ampiamente davanti. Non solo è un paese che ha ancora un esercito industriale di riserva di 800 milioni di contadini che assicurerà per decenni salari più bassi dei nostri.
Quello che deve (dovrebbe) fare l'Italia è cominciare una difficile rincorsa dietro alla Cina nei settori dell'aereospaziale, delle nanotecnologie, delle biotecnologie, della chimica fine, ecc. e prendere provvedimenti di emergenza per evitare di essere spazzata via negli altri settori da un paese con i costi salariali così bassi che la parola concorrenza perde di senso.
Secondo me l'Italia deve puntare ad essere il lussificio del mondo. Vuoi fare le piastrelle e i rubinetti? Falli che piacciano al neomiliardario cinese, non alla pensionata che si ristruttura casa, che quella comprerà giustamente i rubinetti e le piastrelle cinesi.





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