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Discussione: La Cerca

  1. #31
    Crocutale
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    Predefinito Rif: La Cerca

    Il maresciallo Chiattoni era sul divano con la fidanzata a guardare la tele quando suonò il telefono.
    La Fra non si mosse, non aveva bisogno di parlare per farsi capire.

    " Va bene. Vado io. "

    L'orologio integrato nel telefono segnava le ventitre.

    " Pronto. Ciao Beppe.... si, lo so.. domani pomeriggio al circolo per fare le macchine.. io ti dico subito che se porto la mia posso prendere solo un passeggero. Ah il capello mi perdona per averlo menato? Come se ne venisse a lui.. Ma novità ? C'è dell'altro ?"

    La voce del capitano all'altro capo si fece seria.

    " Si. C'è dell'altro. Da come parlava Giò questo pomeriggio diresti che è sudamericano ? Di dove ti sembrava ? "

    " Boh.. anche se è venuto da Montevideo non è detto che ci sia nato. Comunque anche se fosse dovrebbe essere nato da genitori italiani. Direi campani, forse delle mie parti. "

    " Sentendolo parlare ti è sembrato un napoletano. O anche beneventano come te.. "

    " Si.. "

    " Allora mi spieghi perchè io ho sentito la stessa cadenza che ha mio padre ? Per me poteva essere di Pontremoli, di Fivizzano.. "

    " Bè non è possibile, l'ho sentoto parlare tuo padre, non ha niente a che fare col modo d'esprimersi di questo qui ! "

    " Piè, io so cosa ho sentito.. "

    " Non so.. forse questo ha imparato l'italiano senza inflessioni e siamo noi che ci illudiamo di trovare qualcosa di familiare.. Ma sai che c'è ? Io sono troppo stanco per pensarci adesso. "

    " Va ben, volevo solo controllare. Buonanotte. "

    " A domani. "

    Era veramente stanco, anche la televisione non gli interessava più, decise di andare subito a dormire.

    " Amò, io vado a letto. "

    " Ricordati di non dare fastidio alla gatta.. "

    " Fastidio gliene do solo se la trovo sulla coperta. E lei lo sa. "

    La camera era di sopra e la gatta naturalmente sulla coperta. Lo aveva sentito arrivare, ma era rimasta al suo posto con l'atteggiamento di sfida proprio dei felini, solo all'ultimo momento balzò giù e si nascose sotto il comò.
    Chiattoni si comportò come se non l'avesse neppure vista e cominciò a cambiarsi. Sapeva che la curiosità l'avrebbe attirata allo scoperto prima o poi.
    A un certo punto infatti la gatta uscì dal nascondiglio, gli si avvicinò un attimo per annusarlo e strusciarsi, poi fece l'errore di dargli la coda. Era il momento che lui aspettava.

    " Calcio piazzato da tre puntiiiiii !!! "

    La gatta volò oltre la porta nel corridoio facendo : " Gnaooooo !! "
    Immediata come una eco arrivò da sotto l'urlo della Fra : " Pietrooooo !! "

    Perfetto.
    Tutto perfetto.
    Ultima modifica di Perseo; 14-07-10 alle 19:41

  2. #32
    Crocutale
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    Predefinito Rif: La Cerca

    La mia pausa estiva è durata più di quanto pensassi, ma ci sono ancora. Pian piano sto ritrovando il filo.

    Giorno 5 :

    La perfezione casalinga del maresciallo Chiattoni venne infranta alle cinque del mattino di sabato da un altro squillo di telefono.
    La Fra si girò di pancia e mise il cuscino sulla testa con n verso borbottante, di quelli che non contengono parole, ma si capisce subito cosa vogliono dire.

    " Chi è ! Beppe ! Fai gli scherzi ? Vedi che ora è.. scappato.. Giò ?.. Non può essere scappato da una camera di sicurezza, se è uno scherzo oggi in ufficio ti meno. Ah non è uno scherzo.. e allora come ha fatto.. stai andando a vedere.. Ma.. se io posso raggiungerti verso le nove, non potevi chiamarmi alle otto dall'ufficio invece che adesso ? Non volevi soffrire da solo.. allora è deciso, oggi in ufficio ti meno. "

    Si lasciò cadere con gli occhi chiusi, la Fra da sotto il suo cuscino continuava a manifestare insofferenza. Sapeva che non sarebbe riuscito a riaddormentarsi, sospettava che il capello si fosse esibito in quel numero ai limiti del possibile solo per costringere lui a fare gli straordinari. Non poteva aspettare lunedi per evadere? Stare tranquillo nel fine settimana come tutti i cristiani mentre Chiattoni e compagnia facevano la loro gita, no.
    La gatta era tornata sul letto e gli mozzicava i piedi.
    Ultima modifica di Perseo; 05-10-10 alle 13:14

  3. #33
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    Predefinito Rif: La Cerca

    La luce del mattino riteneva ancora una sfumatura rosata, attraverso le finestre ne lasciava lievi pennellate sulle pareti della Centrale. Per Beppe Dosi era una esperienza nuova, per lui le nove erano l’alba e poi aveva sempre visto i locali con le luci accese. In quel momento invece tutto era spento, le telecamere di sorveglianza inerti, silenziosi i telefoni, oscurati gli schermi dei calcolatori. In compenso c’era molta attività, squadre di tecnici in divisa e civili che estraevano i cavi dai muri e si mettevano le mani nei capelli, gente che piangeva il telefonino morto come se fosse stato un parente, l’atmosfera di smarrimento che si percepisce dopo una battaglia, o un terremoto. E la porta della camera di sicurezza era li, ancora spalancata.

    “ E i dischi delle telecamere di sicurezza ? “

    Uno dei tecnici del nucleo scientifico lo stava mettendo al corrente degli ultimi avvenimenti. Doveva essere laureato da poco, sui venticinque anni, i capelli appena lunghi e spartiti in mezzo erano l’unico tocco personale in un aspetto perfettamente inquadrato, dava l’impressione di prendere sul serio anche i minimi particolari.

    “ Visto che qui non funziona più niente li hanno trasferiti al Ministero degli Interni dove saranno visionati d’urgenza. In realtà anche i dischi potrebbero essere danneggiati, ma anche se fossero rimasti integri, chiunque sia stato sarà entrato solo dopo aver reso inservibili gli impianti. “

    “ E il personale in servizio al momento dei fatti ? .. “

    “ Tutto quel che sappiamo è che attorno alle tre del mattino ogni persona presente in questi locali si è improvvisamente addormentata… domani sapremo dall’analisi dei campioni d’aria quali agenti chimici sono stati usati… quando poi si sono svegliati hanno scoperto che ogni singolo cavo o componente elettrico in tutta la struttura si era fuso e che la cella era vuota. “

    “ Senza però nessun segno di effrazione sulla porta “ – lo interruppe Dosi guardando la serratura – “ Hanno usato la chiave ? “

    “ A quanto so la chiave è stata trovata ancora al suo posto. Trovo più probabile che fossero riusciti in qualche modo a farne una copia. “

    “ Introdurre un gas soporifero nel sistema di ventilazione è una cosa da cinema, però posso ancora crederci. Copiare la chiave di una camera di sicurezza.. difficile, ma non impossibile. Invece distruggere il nostro impianto elettrico senza che nessuno di quelli che abitano attorno se ne accorga ? Come lo spiega ? “

    “ Il primo pensiero sarebbe un EMP, impulso elettromagnetico, ma è una cosa impossibile. Prima di tutto ci sarebbe voluto un generatore grande come un grattacielo per ottenerlo. Poi avrebbe dovuto espandersi in maniera uniforme e colpire anche i palazzi attorno. Oppure irradiazione di microonde con una antenna direzionale? Ma allora sarebbe servito lo stesso generatore grande come un grattacielo e avrebbe colpito tutti gli oggetti metallici.. chiunque tenesse una catenina a contatto con la pelle avrebbe delle bruciature.. invece sono stati colpiti in maniera selettiva solo gli oggetti percorsi da una corrente elettrica. E’ un fenomeno che non esiste.”

    Il capitano Dosi si concesse un sorriso.
    “ Allora siamo proprio nel mio campo di indagini. Ma se questo fenomeno è successo significa che esiste. “
    Si fermò poi un istante a raccogliere i ricordi delle cose ascoltate nei giorni precedenti.
    “ Un acceleratore di particelle potrebbe fare una cosa così ? “

    Il tecnico rispose con lentezza, parlava e rifletteva allo stesso tempo.
    “ Un acceleratore di particelle potrebbe generare un fascio di particelle, che brucerebbe il muro, ma non farebbe nulla ai circuiti. Oppure una pioggia di neutroni, che avrebbe ucciso tutti come nell’esplosione di una bomba N. No, non so perché lei abbia pensato a quello, ma non c’entra nulla con quel che è successo qui. “

    “ Un generatore a orgoni ? Sa cosa possa essere ? “

    “ E’ una fantasia diffusa dai malati che infestano la Rete. Un’altra cosa che non esiste. “

    “ Ma in teoria questa cosa inesistente potrebbe essere trasportata con un camion ? “

    “ Non lo so. Già mi danno dello sfigato perché mi piace la scienza, figurarsi se cominciassi anche a studiare come funzionano le fantasie.. “

    Mentre parlavano un altro si avvicinò a loro, fermandosi a distanza di cortesia e aspettando la fine della conversazione. Dosi dopo averlo visto congedò immediatamente il tecnico. Il nuovo arrivato era in borghese, più basso di Beppe. Il viso liscio senza barba e il suo eterno sorriso lo facevano più giovane di quanto fosse veramente, mentre il nasone dritto e carnoso, assieme al taglio delle labbra e ai capelli neri stempiati, gli davano un aspetto levantino. Zeronove. Quella fuga doveva avere buttato giù dal letto molta gente.
    Ultima modifica di Perseo; 13-10-10 alle 00:53

  4. #34
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    Predefinito Rif: La Cerca

    “ Beppe, com val ? “

    “ Vala bon. Finalmente ti fai vedere. La zotina se l’è presa perché sei arrivato di nascosto. “

    “ Lo so. Ha anche telefonato a mia mamma… “
    Nel parlare Zeronove si portò all’interno della camera di sicurezza, Beppe lo seguì. Dentro non c’erano finestre da cui qualcuno potesse osservarli e leggere le labbra, si diventa presto paranoici a fare le spie.
    “ … Che ha telefonato a me intanto che ti sorvegliavo. “

    “ Dovrei essere stupito ?.. “

    “ Fammi finire. Sono stato nascosto perché volevo esporti il meno possibile. E si, ho seguito i tuoi movimenti quasi dall’inizio. Solo una mezza giornata ho dovuto lasciare la sorveglianza a dei collaboratori per andare a ricevere una persona in aeroporto. Tu naturalmente hai scelto proprio quel momento per trovare il soggetto.. se ci fossi stato ti avrei fatto uno squillo per dirti di non fermarlo. La missione non è catturarlo.. hai visto cosa succede quando viene imprigionato.. dovevamo solo riprendere contatto per sorvegliarlo a distanza. Erano sorveglianti quelli che sono morti martedì. “

    " Dovresti parlarmi anche dei suoi complici. Non è possibile che faccia queste cose da solo. C'è di mezzo gente che ha accesso a tecnologie segrete, devono per forza lavorare per qualche governo. Io avevo pensato ai russi, vedendolo entrare nella loro chiesa. Devo saperle queste cose per poter indagare. "

    Zeronove sospirò.
    " La mia missione non è indagare. Io devo ristabilire il contatto continuato col soggetto e basta, so solo le cose strettamente necessarie alla missione. Quel che posso dirti è che uno dei sorveglianti morti lavorava per la Federazione Russa. Quello che sono andato a ricevere ieri era il sostituto. Posso assicurare che loro non ne sanno più di noi. "
    Prima di continuare Zeronove fece una pausa, come se gli fosse venuta in mente una cosa nuova.
    " Posso anche assicurare che se indaghi troppo sarai considerato sovresposto, non è una cosa bella. Anzi, quando riusciremo a concludere la missione c'è una cosa che dovrai fare. A cose finite tu prendi i bagagli e raggiungi la famiglia a Lecce, ti farò risultare in missione per noi, così non perdi delle ferie. Devi andare in treno... mai la macchina in queste situazioni... ci vuole un treno affollato dove puoi essere visto da molti. Arrivato dai tuoi troverai dei biglietti d'aereo per un nostro villaggio vacanze all'estero. Dovrai rimanerci con moglie e figli fino a quando io non ti dico che puoi tornare. "

    Beppe sentiva dentro un senso di calore, capiva dal tono della voce che Zeronove non stava fingendo. Lo Sbirulino era veramente preoccupato per lui e voleva tenerlo fuori dai guai.
    Nello stesso tempo il calore era combattuto dal freddo della paura, man mano che capiva il significato di quel che stava ascoltando. Attraverso una serie di mannelli aveva creato il suo reparto personale apposta per stare tranquillo e ricevere uno stipendio quasi gratuito. Ora la sua trovata gli si ritorceva contro, destino ingrato.

    “ E’ veramente così grossa ? “

    “ Si ! “


    Alcuni minuti dopo il Dosi stava camminando per passaggi oscurati verso il suo ufficio per riprendere il lavoro. Avevano una bella pretesa i superiori : che si trovasse di nuovo il capellone, ma senza indagare. Come se dovesse aspettare di incontrarlo ancora per caso in qualche caffè. In effetti a pensarci lui e i suoi collaboratori erano solo un nodo di una rete molto più estesa, che nel suo insieme rimaneva immobile, passiva, nell'attesa che il pesce ci finisse dentro per conto suo. Ed era già successo veramente, almeno un paio di volte; ma si era mai visto un simile metodo di indagine ? Si era mai visto ? Il manuale del perfetto paraculo gli consigliava di fare esattamente come gli era stato detto, ma c'erano delle possibilità che non riusciva a ignorare. Era un dato di fatto che qualcuno da fuori aveva organizzato l'evasione di Giò, gente che in qualche maniera aveva accesso a tecnologie non ancora riconosciute ufficialmente. Doveva per forza esserci un macchinario, un camion che lo trasportasse, forse lo stesso usato in Campo dei Fiori. Nel mercato di Campo dei Fiori era impossibile che qualcuno notasse un particolare camion tra tanti, ma se quello stesso mezzo era stato parcheggiato nei pressi della Centrale ? Era necessario far esaminare le immagini delle telecamere all'esterno, se non erano andate distrutte, poi sentire il personale presente nella notte, anche gli abitanti dei palazzi vicini. Se qualcuno avesse notato un camion e si fosse ottenuta una descrizione, si sarebbe poi potuto chiedere ai testimoni di Campo dei Fiori se per caso avessero visto qualcosa di simile quell'altro giorno. Era una catena di " se " molto lunga. Eppure alla fine della catena poteva esserci finalmente un elemento concreto su cui lavorare.
    Nel pensare era arrivato al suo corridoio, silenzio, i tecnici non avevano ancora cominciato a lavorare a quel piano. Le porte degli uffici erano lungo il lato destro, la luce del giorno filtrava dai loro vetri smerigliati. A sinistra, verso il centro del corridoio, erano sistemate tre poltroncine simili a quelle del cinema, per chi attendesse di essere ricevuto. Il buio sembrò animarsi, qualcuno si stava alzando dalle poltroncine, prima ancora di pensare qualcosa Dosi sentì il suo braccio destro muoversi e aprire la porta più vicina per avere luce. Giacca estiva impeccabile, baffi, capelli ricci, sorriso. Il Tessitore. Un altro nodo della rete, un altro che aveva dovuto alzarsi presto quel giorno.

    " Capitano Dosi, mi sono permesso di aspettarla. Sembra purtroppo che qualcuno non sia stato efficiente quanto lei. "

    Beppe si era preso una strizza, ma riuscì a rispondere freddo, come se fosse tutto normale.
    " Inoltre sembra che per questo molta gente sia stata buttata giù dal letto oggi. "

    " Esattamente.. non ho nemmeno fatto colazione.. neanche lei penso. Per questo vorrei invitarla da me, ho della marmellata di sambuco e pere fatta dai parenti. Si va in macchina eh, poi la riporto qua. "

    Dosi non rispose, non riusciva a valutare il senso di quell'offerta.

    " .. E così intanto potrei farle vedere una cosa che riguarda il suo lavoro .. "

    Ecco, già più chiaro, forse finalmente qualcuno aveva deciso di fargli sapere qualcosa in più. Guardò un attimo la porta del suo ufficio appena più avanti, solo in quel momento si rese conto che anche il suo telefono e computer dovevano essere fuori uso, era venuto li solo per abitudine, ma nell'ufficio non c'era nulla che potesse servirgli quel giorno. Era in vacanza forzata, non c'era motivo per rifiutare.

    " Va bene. Andiamo allora. "
    Ultima modifica di Perseo; 12-11-10 alle 21:22

  5. #35
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    Predefinito Rif: La Cerca

    La macchina era sistemata nel parcheggio riservato ai pubblici ufficiali, con regolare permesso. Audi A7 sportiva rosso granata, piccole esibizioni di potere e ricchezza con cui il proprietario intendeva trasmettere ai suoi interlocutori una sensazione di inferiorità. In quello che senza dubbio sarebbe stato un duello tra paraculi di livello altissimo, Beppe Dosi sapeva di dover rispondere con l'indifferenza. Prese posto continuando con cortesia a parlare di piccole cose, ma senza lasciarsi sfuggire domande o commenti.

    Attraversarono tutto Viale Regina Margherita fino alla Tiburtina, svoltarono a destra e finirono a parcheggiare nello spiazzo tra Via De Lollis e Via dei Marrucini. Da li il Tessitore continuò per un breve tratto a piedi seguito dal suo ospite, fino a un vicolo silenzioso che descriveva una larga curva verso sinistra. A destra era delimitato da quello che sembrava un muro di cinta, si vedevano brandelli di manifesti, qualcuno aveva lasciato un motorino appoggiato. Non c’era marciapiede da quella parte e nemmeno automobili. Lungo il loro lato invece si succedevano finestre opache a piano terra e porticine strette, le croste di vernice verde su di una saracinesca sbarrata erano l’unico tocco di colore.
    Si fermò davanti a una di quelle porte, senza usare chiavi la spinse e invitò Dosi a entrare per primo.

    Lui pensava di trovare un corridoio stretto, magari con la porta dello sgabuzzino per le biciclette e la scala più in fondo. Invece si trattava di un locale largo, poco illuminato, con soffitto basso retto da quattro colonne disposte a quadrato. C'era gente raccolta nel fondo, stavano recitando formule in latino, Dosi aspettò che la sua vista si adattasse alla penombra mentre la porta si chiudeva alle sue spalle.
    I particolari diventavano visibili poco alla volta, sulle pareti laterali c'erano faretti a intensità molto bassa, illuminavano dei bassorilievi di bronzo. A destra era raffigurato il mito di Proserpina, portata sulla groppa di un toro tra uomini occupati nel lavoro dei campi, quando nei mesi caldi abita tra i vivi, Oppure ranicchiata ai piedi di un Plutone dalla testa d'asino, quando nei mesi freddi abita tra i morti.
    A sinistra invece erano raffigurate scene di guerra ispirate all'epica; Marte sul campo di battaglia, Diomede che lo ferisce con l'aiuto di Atena, il rapimento di Rea Silvia e la generazione dei due gemelli Romolo e Remo, la lupa. Un tempio pagano, o forse una vecchia cappella sconsacrata e riadattata per quell'uso.
    Le persone salmodianti avevano tutte degli asciugamani in testa, capite velato, c'erano maschi e fammine, in media piuttosto giovani, molte magliette metallare. Stavano raccolti a semicerchio attorno a una nicchia opposta all'entrata, conteneva un blocco cubico di granito su cui era sistemato un braciere acceso. Un esagitato sulla cinquantina guidava quella cerimonia sventolando un tridente, guardando meglio riconosceva qualche faccia nota, c'era anche Spartacus. Visto che non sembravano infastiditi dall'intrusione si avvicinò, la loro attenzione era concentrata su qualcosa a terra. Sarto intanto seguiva i suoi passi senza dire nulla.

    Non riuscì a capire subito cosa fosse, solo quando distinse il viso gli fu chiaro che quella cosa lunga posata per terra era un uomo. Irrigidito però in una posa impossibile, disteso con la schiena completamente inarcata, solo i talloni e la nuca toccavano terra. Le braccia erano talmente serrate lungo i fianchi da sembrare legate, anche se nessun vincolo era visibile. Gli unici segni di vita in quel corpo provenivano dal petto che si alzava e abbassava in una respirazione troppo rapida, come quando ci si vuole svegliare da un cattivo sogno. Gli occhi però erano aperti, anche loro si muovevano, Beppe poteva percepire con chiarezza che quella persona era cosciente, imprigionata in un corpo che aveva smesso di obbedire. Ma la cosa che colpiva allo stomaco era la paura congelata su quel viso immobile. La stessa espressione che avevano i morti di Campo dei Fiori.

    Il tridente si muoveva sempre troppo vicino all’uomo paralizzato come se da un momento all’altro dovesse trafiggerlo, le voci si spensero, tranne quella dell’officiante che era passato dal latino all’italiano corrente.

    “ … noi ti aborriamo Tifone. Possa la vindice folgore di Giove Tonante abbatterti nuovamente… “

    Sarto posò una mano sulla spalla di Dosi e lo tirò gentilmente verso una porta nell’angolo interno a sinistra, allontanandolo dalla scena.

    “ Volevo che lei comprendesse quanto può essere pericoloso il suo uomo. Quel ragazzo lo ha incontrato giovedì notte. Trattandosi di un esperto marzialista ha pensato di poterlo trattenere, invece che limitarsi a segnalarlo alle autorità come avrebbe dovuto. Il risultato può vederlo bene. “

    “ Non dovrebbe essere in un ospedale ? “

    “ E’ da li che viene. L’arco isterico è un fenomeno conosciuto, i medici hanno tentato tutte le normali cure, ogni tipo di sedativo che potesse decontrarlo, ma finora non ci sono stati risultati. Per questo ho ottenuto che fosse momentaneamente trasferito qua stamattina per poter tentare questa terapia alternativa. Sono tutti suoi amici, non faranno niente di pericoloso. “

    “… fuggi Seth di fronte al vindice pugnale di Horus…. “

    “ Giocare ai piccoli Polanski lo aiuterà sicuramente “ – rispose Dosi a voce bassa – " E' sicuro piuttosto che la messinscena non stia alimentando la sua suggestione ? "

    " Se si trattasse di un esorcismo cristiano lei parlerebbe in modo molto diverso ! " - Per la prima volta il Tessitore perdeva il suo distacco e lasciava trasparire una emozione - " Eppure anche quello ha la sua coreografia, con i paramenti, le preghiere e tutto ! "

    " .... non ti ascolteremo Voce che grida nel deserto. Arpocrate saprà ben farti tacere.... "

    " Ma comunque abbiamo visto quel che dovevamo. Direi di non disturbarli oltre e salire di sopra. La colazione ci aspetta. "

    Oltre la porta interna una scala ripida con i gradini di legno saliva al piano superiore. Sarto fece strada senza aspettare l'ospite. Dosi seguì più lentamente, nell'ombra aveva un attimo per pensare.
    La persona che si stava lasciando dietro una scia di statue fuse, morti e paralizzati, tutti con quella stessa espressione da maschera di teatro come una firma d'autore, era lo stesso Giò un po originale, ma ben educato, che aveva conosciuto il giorno prima ? Dopo il destro in faccia, mentre si rialzava, Giò aveva detto una cosa, sul momento era sembrata una fantasia da matto. " Vi ha lasciato fare. Forse gli siete simpatici. "
    Non era una fantasia. Qualcuno si era sostituito ai sorveglianti dopo averli annientati. Per qualche motivo il protettore sconosciuto non aveva voluto intervenire quando il Capellone era stato arrestato, salvo poi stuprare il Comando Carabinieri intero per recuperarlo. Ma chi era, il genio della lampada ? Forse non era Giò il vero scienziato pazzo. Oppure, ancora peggio, ce ne era più di uno in circolazione.
    L'altra soluzione sarebbe stata pensare che Giò facesse tutto da solo e magari parlasse di se stesso in maniera dissociata, come una personalità multipla. Ma questo avrebbe significato attribuirgli dei poteri magici. No.

    Dopo tutto quel che Beppe aveva visto quel giorno da quando si era svegliato, la cucina di casa Sarto sembrava anche troppo normale. Tavolino stretto con gamba scollata, tendina patchwork alla finestra, calamita Hello Kitty attaccata al frigo, scopa nell'angolo appoggiata al lunario di Frate Indovino. Il padrone di casa aveva scaldato il caffè e il bricco del latte, c'erano i biscotti Atene con i buchi, la marmellata di sambuco e pere in un vasetto di vetro smerigliato col cucchiaino lungo lungo. Poteva essere l’appartamento di un qualunque statale scapolo, come le altre migliaia li attorno, anche se dotato di tempio pagano a pianterreno.

    Dopo diversi biscotti il Tessitore cominciò il suo discorso.

    " Le famiglie massoniche vengono spesso accusate di nascondere dei segreti per tenere nell'ignoranza il resto dell'umanità. In realtà però ci sono molte persone che in partenza non sono interessate a conoscere i nostri insegnamenti, altre che trovano sicurezza in piccole cose sicure e rimarrebbero turbate o confuse da una prospettiva troppo ampia. Allora si è deciso che chi vuole conoscere i segreti può rivolgersi a noi e gli sarà spiegato tutto. Chi invece non vuole essere disturbato non verrà disturbato, non siamo qui per fare i predicatori molesti.
    Prendiamo lei per esempio, Capitano Dosi, suo padre da giovane la portò al Tempio e le fece avere la luce, dopo quella volta però lei prese altre strade, il suo cammino iniziatico si è fermato al primo passo.
    Nessuno le impediva di accedere alle conoscenze e nessuno è venuto a cercarla quando lei ha deciso di occuparsi d'altro.
    Ora però si è realizzata una situazione eccezionale in cui i suoi superiori hanno chiesto l'aiuto del Tempio. Così noi ci troviamo costretti a rompere la regola e disturbarla con le nostre conoscenze. Io personalmente sono incaricato di farle da guida, mentre altre persone più in alto.. anche più in alto del suo Colonnello.. valuteranno la sua affidabilità. Purtroppo non le posso spiegare tutto subito come lei vorrebbe, la verità va trasmessa un pezzo alla volta, e bisogna essere sicuri che lei non possa rimanere sovresposto. "

    Sovresposto. La stessa cosa che aveva detto Zeronove, quando ? La memoria e il tempo fanno scherzi nei momenti intensi, non dovevano essere passate nemmeno due ore da quando stava parlando con lui. Sembrava un ricordo di anni prima.
    Cosa significava dunque ? Esposto alle radiazioni ? A una malattia infettiva ? Una verità, un'informazione che può propagarsi come una epidemia. E se alla fine lo avessero giudicato infettivo? Non aveva più dubbi su cosa sarebbe successo.

    " Lei dice che prima delle spiegazioni devo mettermi un grembiule e saltellare su una gamba per un salone davanti a della gente in maschera ? "

    " No, quello si fa quando c'è molto tempo a disposizione per squadrare le pietre grezze. In questo caso il tempo è poco e lei col suo lavoro è già istruito in parte. Quella che sembra l'entrata principale è in realtà la porta di servizio, e viceversa. Lei ha la rara possibilità di entrare per la via diretta, un onore che porta molte responsabilità. Mi spiace dover dire che i suoi superiori non sarebbero contenti se queste responsabilità lei volesse rifiutarle. Quindi la prego di fidarsi e seguire il nostro metodo, se le va bene posso cominciare adesso con la prima lezione. "

    Beppe sentì rompersi il biscotto che da tempo stava inzuppando per fingersi disinteressato.

    “ Dica pure. “

    " L'altra volta lei si chiedeva come mai un ricercatore dell'occulto, con incarichi in un importante ordine iniziatico e conoscenze in numerosi ambienti anticlericali, potesse anche avere amicizie tra gente di Chiesa.
    Per spiegare bisogna capire i tre gradi del nostro cammino. Nel primo siamo strumenti nelle mani di un artefice, nel secondo siamo la mano che regge e manovra lo strumento, nel terzo siamo l'artefice che sa di avere due mani e non si identifica più in uno strumento particolare.
    Quelli di sotto per esempio sono strumenti, ma non perché siano stati ingannati. I tre gradi sono stati spiegati anche a loro, come a tutti quelli che si avvicinano al Tempio, sono cose che si trovano normalmente in qualunque testo sulla massoneria, reperibili anche nei negozi comuni, nelle bancarelle. Sanno di essere strumenti, ma non vogliono andare oltre, e noi non li forziamo. Si potrebbe dire che ogni persona appartiene a uno dei tre gradi fin dalla nascita e che il nostro lavoro è aiutarli a trovare la loro posizione naturale.
    Dunque, visto che lei è stato giudicato un potenziale maestro, provi a ragionare da maestro.
    Immagini di avere della spazzatura sparsa per casa e doverla raccattare. Usando un solo strumento e una mano sarebbe un compito difficoltoso, ma se ha due mani potrà usare una scopa e una paletta. Scopa e paletta si oppongono, ma convergono verso un solo risultato. La scopa spinge, fa rumore, crea eventi traumatici che impauriscono e portano la spazzatura a cercare rifugio. La paletta allora gli va incontro, accoglie, rassicura e infine circonda la spazzatura in modo che non possa più spargersi. “

    “ Questi maghetti neopagani risorgimentali quindi sarebbero la scopa ? “ – Interruppe Dosi –

    “ Si. In questa situazione sono loro. “

    “ E la paletta dove sta ? “

    “ Ecco, deve sapere che il tempo dei lavori va dall’alba al tramonto. C’è un tempo per ogni cosa, gli operai giovani e impetuosi vanno conosciuti all’alba, come abbiamo fatto. Quelli più maturi devono invece essere conosciuti nella tranquillità della sera. E’ per questo che lei dovrà tornare qui dopo cena, ore ventuno diciamo.
    Vedo dalla sua faccia che non è contento… io so anche della sua gita di domani.. so che dovrà svegliarsi presto, ma posso assicurare che anche gli altri invitati di questa sera sono persone impegnate, alcuni hanno una certa età, sicuramente non le faremo fare tardi. “

    Senza attendere risposta il Tessitore si alzò e cominciò a riordinare il tavolo, la colazione era finita.

    “ La prego di cogliere l’essenza di questa prima lezione: Non ha importanza essere scopa o paletta, la sola cosa importante è non rimanere presi in mezzo assieme alla spazzatura. “
    Ultima modifica di Perseo; 24-01-11 alle 01:46

  6. #36
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    Comunque Beppe non si fece riaccompagnare indietro. Nell’ ufficio non c’era nulla che funzionasse ed era necessario lasciare il campo libero per i tecnici. Preferì andarsene a piedi per fatti suoi, contento di avere dopotutto il suo sabato libero. Solo dopo pranzo prese nuovamente in considerazione il lavoro, stava aspettando il bus della linea H per il rione Sant’Angelo e telefonò all’aiutante per dirgli di farsi trovare davanti al negozio di fiori con computer portatile. Dovevano trovarsi col resto del circolo per definire gli ultimi particolari della gita, il negozio sarebbe stato tutto per loro perché Gebedia rispettava il sabato, tanto valeva arrivare un po prima e organizzare una postazione di lavoro per vedere se si poteva combinare qualcosa.

    Il maresciallo Chiattoni non era contento. Era stato svegliato all’alba, era arrivato in ufficio addirittura dieci minuti prima delle nove solo per trovarlo invaso da una banda di elettricisti, che comunque non riuscivano a far funzionare niente. Era rimasto quasi due ore ad aspettare il superiore, lo aveva cercato al telefono e il cellulare risultava spento. Alla fine era tornato a casa, dove finalmente Beppe aveva chiamato, solo per chiedergli di procurare un portatile, nessuna spiegazione o parola di scuse. Aspettava davanti al negozio di fiori chiuso con il laptop richiesto, per darglielo sulla testa.
    Quando lo vide arrivare tutto sorridente caricò al grido di - Emmò hai scassat u'cazz !! – alzando il portatile a due mani, ma Dosi quando si trattava di schivare le botte diventava rapido e riuscì a girarsi per deviare il colpo sul groppone, in parte lamentandosi e in parte ridendo. Aveva l’abitudine irritante di non prendere sul serio quel genere di rimostranze. Disponeva inoltre di una difesa psicosomatica; quando veniva menato la pelle gli si copriva di grosse bolle come un rospo, chiazze rosse che riuscivano a schifare anche l’aggressore più facinoroso.
    Già in altre occasioni aveva potuto sottrarsi in questa maniera alla giusta punizione, e anche quella volta l’aiutante fu costretto a desistere.
    Superata questa formalità salirono in casa di Gebedia, che era ancora alle prese col suo pranzo preparato la sera prima, e ignorando le proteste calarono il suo router wi-fi dalla finestra del cortile interno fino a lasciarlo penzolante all’altezza del retrobottega in modo da avere la linea per le loro necessità.
    Ultima modifica di Perseo; 14-03-11 alle 02:50

  7. #37
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    " Pietro ! Tu li hai visti i miei anfibi nuovi ? Vè come sono belli ! Pieeeeee alza gli occhi un attimo ! "

    La voce della Cri era una via di mezzo tra una porta cigolante e un trapano.
    Il lavoro nella postazione provvisoria era consistito in due telefonate al Colonnello, controllo della posta elettronica di Beppe Dosi, esame approfondito di un sito cubano di sigari che faceva uso di modelle notevoli.
    Padre Timoteo aveva chiesto via Faccialibro che Beppe gli facesse visita più tardi. Poi era arrivata la banda.

    " Chiatta ! "

    Al solito la Cri saltellava nel parlare, per una volta aveva lasciato sciolti i suoi capelli rossi.

    " Se continui a sballonzolarmi davanti la scatola come faccio a vederli ! Mi sta venendo il mal di mare. "

    Un barbagigi vagante gli rimbalzò sulla testa. Gigi Naso chiamava così le arachidi col guscio, ne aveva portato un secchio pieno, di plastica trasparente, e aveva organizzato una gara di lancio dei barbagigi. Si trattava di gettarli nel secchio da cui erano stati presi, rimanendo a una certa distanza. Con lui si stavano cimentando anche Beccaccia, Spartacus e Sanfone Plinsky, qualche volta facevano centro, ma la maggior parte dei proiettili volava in direzioni imprevedibili.
    Gebedia stava seduto, deciso a rispettare il Sabato. In realtà anche negli altri giorni non era molto differente.
    Il maresciallo Chiattoni chiuse il portatile.

    " Basta, non possiamo più andare avanti. Cominciamo a fare le macchine per domani ? "

    Beppe Dosi lo fermò con una mano sulla spalla.

    " Fermo. Col trambusto di ieri ci siamo dimenticati una cosa. C'era un volantino con un numero di telefono da rintracciare. Puoi farlo da postazione remota ? Da bravo risparmiatore avrai ancora gli stessi pantaloni, lo avevi messo in tasca. "

    " Da bravo beota dopo una certa telefonata sono andato in ufficio di fretta con i vestiti di ieri invece che pensare ai fattacci miei come fanno certi altri. Si, è vero, sta ancora qua il volantino. "

    Con un sospiro risollevò lo schermo.

    " Allora adesso ti metti qua e fai scudo col tuo corpo contro i barbagigi mentre lavoro. "

    Rintracciare il proprietario di un numero di cellulare non era una cosa lunga, però richiedeva delle passwords riservate che stavano scritte in ufficio.
    Chiattoni doveva andare a memoria e questo allungava i tempi.
    Intanto il tiro delle noccioline si spostava lentamente dal secchio sistemato su una sedia verso il suo superiore, anche il Picciò e la Cri si erano uniti al gioco.

    " Beppe, scusa, potresti aprire la bocca ? Sono cinquecento punti.. "

    Dosi non collaborava, rimaneva immobile con un sorriso fisso come se fosse in posa per una foto, usava solo un angolo della bocca per rivolgersi all'aiutante dietro di lui.

    " Sbrigati... mi stanno uccidendo.. "

    " Si si che sarà mai. Ecco, sai cosa ? Il numero è di uno che abbiamo già conosciuto: padre Balduini. Quanto scommetti che se cercassimo tra i membri della Congregazione per la Dottrina della Fede uscirebbe ancora il suo nome ? "

    Non ci fu risposta, Beppe si era spostato suscitando le proteste dei lanciatori di barbagigi che senza bersaglio non poterono completare il loro campionato.

    Solo a pomeriggio inoltrato Chiattoni ebbe occasione di tornare sull'argomento. Tutti i particolari della trasferta erano stati discussi e Dosi stava uscendo dal circolo per fare visita a padre Timoteo.

    " Non pensi che lunedi dovremmo contattare questo padre Balduini e chiedergli una buona volta di collaborare? Potrebbero avere qualche elemento in mano anche loro. "

    Il capitano a quella domanda ricordò di avere un appuntamento per la sera.
    " Ho idea che potrei incontrarlo molto presto anche senza chiamare. "

  8. #38
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    Predefinito Rif: La Cerca

    La cella di padre Timoteo era sempre la stessa, il vinsanto anche.
    Beppe si chiedeva se il frate avesse una sua cantina personale piena di bottiglie di quel vino liquoroso che offriva immancabilmente a chiunque lo visitasse nella sua cella.
    Erano tutti e due seduti sulla branda, come se fosse un divanetto.

    “ Allora vai con gli amici all’osteria della pace domani ? “

    “ Si, è lontano, ma fanno da mangiare troppo bene, una o due volte l’anno organizziamo la gita. “

    “ E passerete anche dal cimitero di Predappio. “

    “ Certo, la pace sta nel paese dopo, non si può passare di li senza una visita alla cripta. “

    Padre Timoteo tirò fuori dal comodino una candela avvolta in un panno.
    “ E’ per questo che ti ho chiesto di passare da me. Questa candela l’ho benedetta di persona, visto che ci vai potresti accendergliela da parte mia ? Ecco.. non ti ci sedere sopra però.. va tenuta al fresco.
    Ma comunque non hai la faccia di uno che sta per andare in vacanza eh ? Non è qui il tuo cuore in questo momento, sei in un altro posto, un brutto posto direi. Cos’è che ti fa male ? “

    “ Ci sarò domani in vacanza. “ – rispose Beppe Dosi con voce improvvisamente stanca – “ Ma stasera sarò ancora impegnato col mio caso e sono cose di cui non posso parlare. Però avrei una domanda: lei sa qualcosa di un tale padre Balduini ? “

    Il frate si mostrò colpito dalla domanda, e non era facile scuoterlo.

    “ Proprio lui. Avrai sicuramente preso informazioni, ma c’è una cosa che non puoi sapere. E’ lui il nuovo Vescovo Vagante ! Ha ricevuto la consacrazione l’altro ieri, proprio il giorno in cui ne abbiamo parlato.
    E’ il nuovo Vescovo Vagante, eppure non si è ancora allontanato da Roma. “

    “ Forse perché l’oggetto del suo incarico si trova qui ora. “
    A Beppe era uscita questa frase in maniera brusca, e assieme a quella gli era salito alla gola tutto il peso di quell’indagine, tanto che non riuscì a fermarsi e continuò fino a quando non ebbe raccontato tutto, fino ai particolari più incomprensibili, mentre il frate, abituato ad ogni genere di confessione, ascoltava in silenzio.
    Anche nel silenzio riusciva a far sentire l’intensità della sua presenza, la vicinanza, l’assenza di giudizio per qualunque cosa fosse detta.

    Alla fine del racconto rimase ancora fermo senza dire niente, a lungo concentrato con una espressione molto seria, prima di alzarsi e prendere una copia del Nuovo Testamento da uno dei suoi mucchi di libri.

    “ Atti degli Apostoli, secondo capitolo; nei versetti da 4 a 12 ci spiega come gli Apostoli e quelli che erano con loro furono investiti dallo Spirito Santo nel giorno della Pentecoste. Allora molti di loro uscirono per strada profetando ad alta voce. Gerusalemme a quel tempo era piena di viaggiatori e mercanti di tutte le terre vicine. C’erano Greci, Frigi, Egiziani, Persiani, Romani, di tutto. Eppure ognuno sentiva quelle parole come se fossero pronunciate nella sua lingua di nascita.
    Nel quinto capitolo invece vediamo Anania e sua moglie Saffira morire per aver mentito agli Apostoli e alla comunità dei credenti. Caddero morti senza nessuna causa apparente, per decisione dello Spirito Santo.
    Sempre nello stesso capitolo gli Apostoli vengono imprigionati, ma un angelo li libera e il giorno dopo la cella viene trovata vuota, con la porta ancora chiusa.
    Ancora nel capitolo dodicesimo, versetti da 4 a 10, Pietro viene nuovamente imprigionato e sorvegliato da sedici soldati. Eppure nella notte un angelo lo libera aprendo tutte le porte e facendolo passare davanti agli occhi delle guardie, che non si accorgono di nulla. “

    Dette queste cose rimasero in silenzio per un certo tempo prima che Dosi abbozzasse una risposta.

    “ Lo Spirito Santo si mette a uccidere della gente adesso ? “

    “ Lui è il padrone e fa quel che gli pare. Noi fin da bambini veniamo abituati a pensare secondo le categorie di bene e male inventate dagli illuministi, fino a identificare con quelle la religione cristiana. Le Scritture però raccontano una storia molto diversa, sembra che lo Spirito non sia interessato agli imperativi categorici, alle dichiarazioni solenni o agli immortali principi. Per Lui uccidere è come togliere un pesce da una boccia per spostarlo in una vasca più grande. Chi non gli sarebbe grato dopo aver visto la nuova sistemazione. “

    “ Ma… Dio gli permette di fare queste cose ? “

    “ Lui è Dio, è una delle persone della Trinità !
    E’ come se si parlasse dei tre strati del tuo cervello. Possiamo distinguerli, possiamo seguire i nervi cui sono collegati e attribuirgli diverse funzioni, ma è sempre di te stesso e soltanto di te stesso che stiamo parlando.
    Spero che tu non abbia dubbi sul fatto di essere una sola persona e una sola volontà. “

    Dosi non voleva perdere tutto il pomeriggio in filosofia e andò direttamente al punto.
    “ Ma anche se fosse, queste cose riguardano gli Apostoli, che sono vissuti duemila anni fa.
    Non ce ne sono adesso tra noi. “

    Padre Timoteo abbassò il capo, come dispiaciuto di essere stato richiamato sulla Terra dal suo volo metafisico.
    “ Mosè ha vissuto tutto il tempo necessario a compiere la sua missione… centoventi anni… e alla fine era ancora abbastanza arzillo da salire fino alla cima del monte Nebo senza aiuto. Eppure duemila anni sono una cosa completamente diversa, lo so, il buonsenso vuole che non ci siano Apostoli ancora vivi oggi.. “

    Il tono del frate lasciava intendere che avesse altro da dire, ma non volle andare oltre. Il discorso rimase chiuso a quel punto e Beppe poco dopo si congedò.

  9. #39
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    Predefinito Rif: La Cerca

    C’era fila dentro al teatro, il concerto di Blixa Bargeld e Alva Noto era un evento per la scena industrial, tutti i posti erano assegnati.
    Gebedia aveva il biglietto in tasca già dall’inizio del mese, era in tenuta da vampiro decadente; pantaloni neri di lino, camicia bianca con accenno di merletto a coprire i bottoni, capelli fissati indietro. La maggioranza attorno vestiva cyber, ma lui non aveva intenzione di procurarsi vestiti diversi per ogni minima sfumatura della scena.
    C’era anche una quantità di figliole giovani, belle e tenebrose, quel tipo di estetica le attira come falene, cominciava bene.
    Però cambiò subito quando Gebedia arrivò al suo posto. Aveva una poltrona di seconda fila, quasi sotto al palco, ma nel mezzo. Appena seduto si sentì schiacciato come se l’avessero messo in gabbia. Luci ancora accese, nessuno sul palco e già aveva una mezza idea di mollare tutto e darsi alla fuga, solo il pensiero di aver pagato il biglietto lo tratteneva.
    Nella sua vita non aveva mai avuto attacchi di claustrofobia, eppure poteva essere solo quello, uscita dal nulla senza motivo.

    Si spensero le luci, i due artisti si presentarono sul palco è Blixa esordì con un educato “ Buonasera “ , poi si mise ad agitare una bottiglietta d’acqua davanti al microfono per fare l’effetto sonoro.
    Lo spettacolo avrebbe dovuto distogliere la sua mente da quel malessere passeggero, partivano le prime note dal sintetizzatore e i vocalizzi, un quadrato rosso veniva proiettato sullo sfondo buio del palco, ma il disagio dell’anima venne presto rimpiazzato da qualcosa di più materiale. Irritazione del colon, quella era una cosa che conosceva, c’erano già state occasioni in passato. Però non in mezzo a un concerto davanti a un teatro pieno fino all’ultimo posto e intrappolato a metà di una fila di poltrone. A poterlo prevedere avrebbe prenotato una poltrona al margine esterno, da cui avrebbe potuto facilmente muoversi senza passare davanti agli altri.
    Sentiva freddo ma sudava, tra panico e flatulenza non riuscì nemmeno ad ascoltare il primo pezzo, allo stacco gli fu chiaro che non avrebbe avuto altre occasioni e si rivolse alla compagnia di persone che occupavano i posti alla sua sinistra chiedendo di passare. Meglio chiedere una sola volta a una comitiva che doverne disturbare tanti separati, però così doveva passare per il corridoio centrale, davanti a tutto il teatro con lo sguardo allucinato, Blixa alle sue spalle che forse si stava chiedendo chi fosse quel tizio che scappava dal suo concerto, quasi correndo incontro a un qualcosa che poteva essere un proiettore di luce, o forse una macchina da presa.
    Ci sarebbe mancato solo di essere ripreso nella sua corsa verso i servizi e finire nei video ufficiali del concerto, che sarebbero finiti in giro per la rete, cliccato e commentato da migliaia di utenti nel mondo.

    La maschera alla porta della sala rimase interdetta nel vederlo arrivare, ma alla richiesta del bagno capì al volo e diede le indicazioni molto comprensiva, ragazza carina anche, ma non c’era tempo per quei pensieri, per nulla.

    Dal foyer si passava ad un corridoio, servizi a destra, entrate dei loggioni a sinistra. Due loggionisti fumavano nel corridoio, loro potevano andare e venire senza nessun disturbo, Gebedia provò molta invidia mentre li superava con la velocità di una scheggia e si buttava nel primo cubicolo possibile. Tanto per migliorare la situazione aveva trovato l’unico senza luce, se ne accorse dopo aver chiuso la porta, troppo tardi, fece tutto al buio.
    La musica lo raggiungeva anche li, i bassi facevano vibrare quelle pareti strette, avrebbe potuto persino seguire tutto il concerto da li, non sentiva più nessuna claustrofobia. Ma era chiaramente esagerato, aveva pagato per quel posto in seconda fila, aveva già sistemato il guaio più grosso. Si alzò, ma non sopportava la pressione dell’elastico dei boxers, li sfilò, li sistemò a palla nella tasca di dietro. Di nuovo al vestibolo, davanti alla porta della sala capì di essere stato troppo ottimista, tornò ancora ai bagni, scegliendone questa volta uno illuminato.

    Al secondo tentativo riuscì a entrare nella sala, l’assistente lo guardò ancora comprensiva, i vicini comprensivi si alzarono ancora per farlo tornare al suo posto. Blixa aveva posato il suo telefonino acceso su una piastra microfono facendo un riverbero spaventoso, come venti lavagne graffiate assieme. In mezzo a sto rumore lui e Alva Noto fissavano il pubblico, spalla a spalla con le mani dietro la schiena. Ogni tanto Blixa accennava un movimento verso il cellulare vibrante, ma era solo una finta.

    Seduto sui suoi boxers appallottolati Gebedia capì che non era il loro elastico a dargli l’oppressione.
    Il malessere era li come prima, gli dava la sensazione di poter sboccare, anche se sapeva di non avere più nulla da buttar fuori. Fu a quel punto che il vicino di destra, fino a quel momento niente più che un’ombra anonima, gli posò una mano sul ventre passando sotto l’avambraccio.
    Normalmente una tale intrusione non sarebbe stata tollerata, ma quella mano emetteva un calore che si diffuse per tutto il suo corpo, ripulendolo, riportandolo alla tranquillità. Nello stesso tempo parole arrivavano al suo orecchio, non in italiano, ma nel suo dialetto yevanic.

    “ Coraggio, non c’è più bisogno di scappare adesso. “

    Sul palco Blixa riusciva a fare i vocalizzi più assurdi e intanto esprimeva compostezza ed ironia col linguaggio del corpo, come un attore di teatro, Gebedia finalmente riusciva a cogliere i particolari, seguire lo spettacolo.
    Non disse nulla al suo salvatore, non voleva disturbarlo.
    Solo alla fine, mentre uscivano dal teatro, lo guardò alla luce, capelli ricci, lineamenti familiari.

    “ Lei è quello che stanno cercando tutti ? “

    “ Tutti mi cercano, ma nessuno mi vuole. “

    Camminavano nella fila verso la porta, dopo questa sola frase lo sconosciuto si interruppe, teneva il passo con la gente attorno, ma gli occhi correvano da un lato all’altro come se stesse leggendo una pagina sospesa davanti al suo volto, che solo lui poteva vedere. Gebedia gli stava di fianco temendo che da un attimo all’altro cadesse in una crisi epilettica, vedeva una somiglianza con i movimenti del sonno REM, quello però era sveglio.

    Uscirono all’aria aperta, il teatro era soprelevato rispetto alla strada, c’erano tre gradini, la folla si disperdeva, lo sconosciuto sorrise.

    “ Lei è amico di uno che ho conosciuto di recente, l’ufficiale dei Carabinieri. “
    Non era una domanda e non lasciò tempo per rispondere.
    “ Mi spiace di aver dovuto rinunciare alla sua ospitalità. Gli faccia avere i miei saluti quando lo vede. Gli dica che chi cerca può anche essere trovato. “

    Gebedia davanti a quei giochi di prestigio rimase impassibile, non voleva lasciarsi vedere stupito.
    Si strinsero cortesemente la mano, scesero i gradini e lo sconosciuto si allontanò nella notte.

  10. #40
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    Predefinito Re: La Cerca

    In realtà sono anche andato avanti, ma se lo pubblico tutto online potrei avere guai per i diritti.
    Religione, Patria, Famiglia e Autogestione dei Mezzi di Produzione.

 

 
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