GIORNO 1 :
Era il primo giorno di giugno veramente caldo a Roma, tutto il Parione era immerso nella luce del sole a picco che confondeva le sagome dei passanti facendone fantasmi inquieti. Non era facile sopportare il peso di una divisa in quelle condizioni, rimanere una mattinata fermi al proprio posto di guardia bolliti vivi nell'uniforme, cercando anche di mantenere un contegno di fronte ai turisti.
Ne sapeva qualcosa il maresciallo Tornesi, appoggiato al gippone che costituiva il posto di guardia dei Carabinieri davanti all'ambasciata francese in piazza Farnese.
Vedeva uno scorcio di Campo dei Fiori con il suo mercato dell'ortofrutta e i tavolini dei bar, un filo di vento agitava i tendoni delle bancarelle, che sembravano veramente dei fiori dai colori violenti nel bianco abbagliante di quella giornata, e gli portava le voci dei verdurai misti al rumore dei motorini. Volentieri avrebbe camminato all'ombra di quei tendoni per poi farsi un aperitivo ghiacciato, era quasi mezzogiorno, ma il cambio non sarebbe arrivato prima dell'una e la consegna di sorvegliare l'entrata dell'ambasciata non si discuteva.Così rimaneva sotto il sole con la squadra; lui, Benelli e il Corra.. che squadra.. sprecati per un semplice posto di guardia, sprecati !
Quasi sperava che succedesse qualcosa per rompere la noia di quel turno che non finiva mai, ma fu accontentato anche troppo presto, il suo occhio esercitato percepì subito i primi segnali di guai: una persona all'improvviso si mette a correre, poi un'altra, gente che si ferma a guardare nella stessa direzione, uno che gesticola per richiamare gli amici, ci stava caciara a Campo dei Fiori.
Anche il Corra aveva notato, non ci fu bisogno di parlare, il maresciallo fece un gesto con la testa e quello corse a vedere, Tornesi intanto andava a recuperare Benelli che poltriva nel gippone.Poco dopo arrivò alla radio una chiamata dalla centrale, Tornesi prese il ricevitore, ascoltò un attimo, poi in maniera automatica si mise sull'attenti anche se la persona con cui parlava non poteva vederlo.
"Comandi signor Colonnello! Si, abbiamo notato che c'è del movimento... una bomba??.. impossibile signor Colonnello, siamo a venti metri e avremmo sentito l'esplosione! Ho mandato uno dei miei a investigare, ma la consegna.."
La voce del colonnello si fece impaziente:
"Ascolti bene maresciallo, tutti i numeri d'emergenza sono intasati da chiamate, parlano di morti e danni materiali... noi temiamo possa essere un diversivo prima di un attacco terroristico contro l'ambasciata francese...ed è per questo che vi voglio levare di lì !
Abbiamo già informato l'ufficiale di collegamento della Gèndarmerie Francaise, sta allertando il servizio di sicurezza interno dell'ambasciata, voi invece adesso vi muovete rapidi e intervenite a Campo dei Fiori. Riferisca sulla situazione al più presto! "
Il maresciallo mise giù il ricevitore e prese la radio portatile, il Corra non era ancora tornato e si sentivano sirene d'ambulanza, tolse la sicura alla pistola, poi lui e Benelli mollarono il gippone dov'era e in due secondi attraversarono la piazza portandosi sul posto.Due ambulanze stavano entrando dalla parte di corso Vittorio Emanuele, si intravedeva in mezzo alla folla il Corra che cercava di liberare il passaggio, c'erano capannelli di curiosi in diversi punti, ma prima che potessero fare un altro passo furono raggiunti da un uomo in borghese che sventolava un tesserino.
"E' lei il maresciallo Tornesi? Sono Cornella della Finanza.. il suo collega mi ha mandato a cercarla.. ero qui con un collega mio per dei controlli, improvvisamente diverse persone hanno avuto un malore, ma tutti nello stesso momento ! Abbiamo chiamato il pronto soccorso.. ma poi la statua.."
A quel punto il maresciallo stava perdendo il filo del discorso.
"Che statua, scusi? E cosa c'entra con i malori?"
Il finanziere gli rivolse uno sguardo poco rassicurante, aprì la bocca, poi rinunciò a parlare e si limitò a indicare a braccio il centro della piazza.Tornesi seguì con lo sguardo, lì doveva esserci il monumento a Giordano Bruno, non aveva notato nulla, è strano come il cervello riesca a completare le immagini parziali che riceve, al punto di non registrare i cambiamenti nelle cose che dà per scontate.
Non c'era più la statua, il piedistallo era coperto da una massa metallica informe, simile al moccolo di cera fusa lasciato da un enorme cero.
Per qualche secondo rimase a guardare raggelato, la sua mente stentava ad accettare quel che vedeva, ma intanto la mano era già corsa da sola alla radio, si dovevano chiamare rinforzi, transennare, riunire i testimoni del fatto. Quella sarebbe stata una giornata molto lunga.




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