Se lo trovi brutto invece io lo trovo splendido sto nome... guarda cosa ho trovato su questo sito
http://www.winecountry.it/italiano/eletter/05/02.html
Millenni di storia sono racchiusi nei nuovi
Certificati Futurewine, provenienti da un territorio che in materia enologica vanta tradizioni secolari: il Sud d'Italia, o meglio quella parte del nostro Sud che costituiva un tempo le antiche colonie della "Magna Grecia", il cui splendore raggiunse livelli tali da offuscare anche la madre patria. Sia in Puglia, che in Calabria e in Sicilia, le regioni protagoniste di questa nuova emissione di Certificati Futurewine, la tradizione e cultura enologica hanno origini antichissime.
Italia del sud, la terra chiamata Enotria dagli antichi greci
Si narra che i primi coloni Greci sbarcati sulle coste calabresi, fossero talmente impressionati dalla fertilità e dalla ricchezza dei vigneti di questa terra da chiamarla "Enotria" , ossia "terra dove si coltiva la vite alta da terra". Tale appellativo venne poi in seguito esteso a tutta l'area del Sud della penisola.
In Sicilia si ritiene che la vite crescesse spontaneamente molto tempo prima dell'arrivo dei Greci e alcune varietà vennero introdotte molto tempo prima dai Fenici.
I Greci comunque introdussero le loro tecniche produttive, contribuendo così in maniera determinate allo sviluppo della viticoltura e dell'enologia isolana. I vini siciliani infatti, erano già ben noti nel mondo antico e non a caso il
Mamertino, che viene prodotto nel messinese, era il vino preferito da Giulio Cesare.
Nella zona di Messina, una tra le prime DOC riconosciute è quella di
Faro, dove il
Nerello Mascalese,
Nerello Cappuccio,
Nocera,
Calabrese,
Gaglioppo e
Sangiovese sono i vitigni maggiormente coltivati, ma per anni hanno contribuito alla grandezza dei vini di Bordeaux e della Borgogna.
Finalmente però, i tempi in cui i vitigni autoctoni del Sud servivano per "tagliare" quelli più nobili del Nord Italia e della Francia sono fortunatamente terminati e, nel caso di questa DOC, la passione e la lungimiranza di pochi imprenditori stanno facendo rivivere il "fasto" dei tempi passati ai vini prodotti.
Non è un caso che l'
Azienda Agricola Palari riscuota successi internazionali con il
Faro ed il
Rosso del Soprano, vini ricercatissimi e oggi oggetto di una importante emissione di Certificati Futurwine: l'annata è quella del 2003 disponibile in formato bordolese e doppia Magnum.
In Calabria poi, la storia non è da meno in quanto il
Gaglioppo, lo storico vitigno del
Cirò, il
Greco Bianco ed il
Mantonico sembra siano stati importati proprio dai coloni Greci.
Basti pensare che il
Krimisa, divenuto poi
Cremissa ed attualmente
Cirò Marina, prodotto intensamente nella zona di Crotone, in tempi antichi era il "vino ufficiale della Olimpiadi" e veniva offerto tradizionalmente agli atleti vincitori delle gare olimpiche.
Questa tradizione è stata ripresa in tempi recenti con le Olimpiadi di Città del Messico nel 1968 e, ovviamente, anche nelle ultime Olimpiadi di Atene del 2004, dove il
Cirò è stato il vino ufficiale degli atleti Olimpici.
Il
Gaglioppo, conosciuto anche come
Magliocco o
Mantonico Nero, così come il
Greco Bianco, si sono adattati molto bene al terreno aspro e siccitoso della Calabria e, grazie alle sperimentazioni e innovazioni di questi ultimi anni, hanno ormai raggiunto livelli qualitativi molto elevati.
La
Fattoria San Francesco, con il suo "cru"
Ronco dei Quattro Venti 2003 è un esempio lampante dei progressi fatti in anni recenti. Questo vino è un grande
Cirò Superiore adatto al medio-lungo invecchiamento. LaFattoria San Francesco inoltre, è anche stata la protagonista della rinascita del nobile e prestigioso vino da meditazione e dessert
Greco Passito, che rivive con il
Brisi 2002, una vera rarità data l'esigua quantità prodotta.
Per l'
Accademia dei Racemi, il patrimonio storico vitivinicolo pugliese costituisce il punto di partenza di un ambizioso progetto. Questa brillante azienda ha come obiettivo la definitiva rivalutazione delle uve autoctone pugliesi ed in questi ultimi anni ha contribuito in modo significativo alla crescita ed al riconoscimento internazionale di uve quali il
Primitivo, il
Negroamaro, la
Malvasia, e anche di varietà meno note come
l'Ottaviano (noto in Francia come
Cinsault) e il
Sussumaniello.
La ricerca svolta sul
Primitivo si è basata su di una scrupolosa zonazione, sottolineando le differenze fra i prodotti ottenuti. Da una di questa zonazioni nasce il
Dunico, un
Primitivo che deve la sua peculiarità a quei terreni sabbiosi ad un passo dal mare. Questo vino rappresenta la piena espressione di un ecosistema tipico che è difficilmente riproducibile altrove.
Ma puntiamo ora la nostra attenzione su un esordiente assoluto, ossia il
Sussumaniello. Questo antichissimo vitigno, di probabile origine dalmata, deve il suo nome alla abbondanza della sua produzione, in tempi quando ancora si mirava più alla quantità a scapito della qualità, che lo rendeva le viti cariche come un "somarello". Snobbato per lunghi anni a vantaggio di vitigni ritenuti più importanti, ha rischiato l'estinzione. Grazie all'opera di pochi appassionati, tra i quali l'Accademia dei Racemi, quaesto vitigno si sta ora riproponendo in una nuova veste, grazie alle sue ineguagliabili caratteristiche ed i suoi valori individuali.
Struttura, potenza, eleganza e personalità, sono le sue caratteristiche specifiche che stanno attirando l'attenzione dei più importanti enologi italiani, tra i quali spicca il nome di Riccardo Cotarella, un grande esperto dei vitigni autoctoni del Sud.
L'esordio in pompa magna di questo vitigno "ritrovato" è il
Sum 2003, che viene prodotto in quantità limitata. Una esclusiva che l'Accademia dei Racemi ha voluto riservare agli appassionati di Futurewine, realizzando appositamente un numero esiguo di bottiglie in formato Magnum che non sarà reperibile sul mercato convenzionale.
I vitigni autoctoni più interessanti e più ricercati sono quindi gli assoluti protagonisti delle nuove emissioni offerte da queste "audaci" aziende partner di Futurewine, che rivendicano con orgoglio le straordinarie potenzialità qualitative dei loro territori, ai quali vogliono venga riconosciuta l'importanza che già rivestivano in passato, per poi proseguire verso un futuro di costante crescita qualitativa.