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Discussione: Intervista a Casini

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    Predefinito Intervista a Casini

    Alle cinque del pomeriggio il tramonto romano abbraccia il cupolone di San Pietro di un arancio intenso, con venature grigiastre. Lo spettacolo è talmente bello che Pier Ferdinando Casini accelera il saluto di benvenuto: «Venga, tramonti così belli sono rari». In effetti...
    Apprezzo la poesia del momento, ma la prosa incombe e allora tanto vale approfittare della metafora. Chissà mai che lo scenario aiuti. Presidente Casini, è il tramonto del governo Prodi o della Casa delle Libertà?
    «È solo il tramonto della giornata».

    Su, non faccia così. Si lasci andare...
    «Sul tramonto della Casa delle Libertà ho già detto tutto quello che avevo da dire un anno fa e non ho cambiato idea. Sul tramonto del governo Prodi, me lo auguro: se non tramonta questo governo rischia di tramontare il Paese».

    E il rientro a Palazzo Grazioli? Le parole di Berlusconi: questa casa è la tua casa?
    «Quello è stato un vertice del centrodestra su un tema quanto mai attuale e urgente: la sicurezza».

    Ma si è tenuto a Palazzo Grazioli.
    «Certo, su sollecitazione del nostro segretario Lorenzo Cesa».

    Dicono che lei ci sia andato perché Berlusconi aveva partecipato a un convegno organizzato da Giovanardi.
    «Vediamo di parlare di cose serie. Ci sono andato perché il tema della sicurezza è il tema più urgente oggi in Italia. Ai cittadini non interessa il chiacchiericcio: la gente ci chiede sicurezza. Io mi impegno per questo e come vede non c'è divisione che tenga di fronte ai problemi urgenti».

    Ne riparleremo. Intanto le debbo far notare che se il 14 novembre la maggioranza terrà al Senato, va riconosciuto a Prodi di aver vinto la sfida.
    «Se passa la Finanziaria significa che il cemento del potere è più forte delle ragioni dell'Italia».

    Alla spallata lei non ha mai creduto, vero?
    «Non mi sono fatto illusioni, mi limito a sentirne parlare».

    Berlusconi ne ha parlato tanto. Forse troppo, non crede?
    «Lo domandi a lui. Può darsi che davvero abbia gli assi nella manica; io resto scettico. Ormai è questione di una settimana, aspettiamo e sapremo. Le confesso però una cosa: mai come in questo momento mi auguro di sbagliarmi io e che invece abbia ragione lui. Le do il titolo: tifo per lui ma temo d'aver ragione io».

    Insomma non mi vuol dire se dopo il 14 novembre cambierà qualcosa nel centrodestra.
    «Ogni giorno cambia qualcosa. Ma questo io lo sostengo da tempo. Da quanto mi sentite ripetere che riproporre la Casa delle Libertà nella medesima formula sarebbe un grande errore? Alle favole io non ci credo: al limite le racconto a mia figlia. Mi basta e mi avanza».

    È una favola quella del voto anticipato al 2008?
    «Ho smesso di ragionare sui se, altrimenti la gente non capisce. Partito unico, federazione: secondo me ai cittadini non importa nulla. Interessano i problemi di ogni giorno. Su questi mi confronto superando ogni possibile divergenza. Oggi, insomma, ci sono temi più urgenti da affrontare che non l'alleanza del centrodestra».

    Sulla sicurezza intanto abbiamo registrato compattezza contro il governo.
    «Amato e Prodi hanno scelto di preservare la tenuta della maggioranza e non i cittadini: il decreto legge presentato è la vittoria di Rifondazione Comunista. Questo Paese è spaventato, chiede severità non buonismo e il governo che fa? Rende più complesse le procedure di espulsione espropriando il giudice di pace. E poi non investe nelle forze dell'ordine: mi dice come fanno i poliziotti e i carabinieri a garantire sicurezza ai cittadini quando i primi a essere inquieti sono loro stessi? Non hanno mezzi, non hanno certezze sugli straordinari: sono umiliate».

    Amato non l'ha convinta, dunque.
    «Il ministro avrebbe dovuto chiedere scusa ai cittadini. Non possiamo accettare che un pacchetto di misure presentato il giorno prima come disegno di legge, il giorno dopo diventi decreto legge urgente solo perché nel frattempo c'è stato il morto. Io abito a Roma e vedo degrado, vado a Bologna dove vive la mia famiglia e avverto la stessa insicurezza: c'è un'emergenza criminalità cui vanno date risposte».

    Oggi (ieri per chi legge ndr) il premier ha incontrato il presidente romeno; ne è uscito un documento comune.
    «Lo dico con chiarezza: le autorità romene devono rispondere del perché nel loro Paese la delinquenza causata dai rom diminuisce e da noi aumenta col crescere dell'immigrazione».

    Per le parole dure pronunciate da Fini, la sinistra è tornata a parlare di destra fascista.
    «Sull'emigrazione condivido il 99 per cento delle cose dette da Fini. La sinistra non può demonizzare Fini se pretende sicurezza e inflessibilità e poi santificarlo quando raccoglie le firme per il referendum. È il solito giochetto scorretto che la sinistra fa con Fini e non solo con lui».

    Pensa alla Lega? «L'hanno fatto anche con me, se è per questo... Solo che con alcuni ha effetto, con altri meno. Con me non ha effetto»

    Il segretario del Pd Veltroni si augura che dopo la Finanziaria riprenda il dialogo con il centrodestra sulle riforme e sulla legge elettorale. Cosa gli risponde?
    «Veltroni ondeggia tra l'idea di elezioni anticipate (che vuole, dia retta a me...) e il fare qualcosa se non ci si va. Io sto fermo sulla mia idea di sempre: l'unica convergenza è sul modello tedesco. Solo su quello l'Udc offre la disponibilità al dialogo».

    A gennaio potrebbe arrivare il referendum.
    «I cittadini capiscono le cose semplici. Per me il referendum non è una semplificazione, anzi è una colossale presa in giro perché con il referendum aumenterà il potere di veto dei piccoli partiti dentro le coalizioni trasformandoli in pseudo-partiti unici».

    Se vincessero i sì, Casini che farà?
    «Continuerò a fare la mia politica. Come si dice in questi casi? Impasterò il pane con la farina che c'è...».

    Presidente Casini, mi scusi la maleducazione ma è l'occhio del cronista che cade dove c'è una notizia. Sul suo tavolo c'è una cartelletta con scritto "Dimissioni Ministro Pecoraro Scanio". Cos'è?
    «Domani (oggi per chi legge) è il ventesimo anniversario del referendum che ha cancellato il nucleare in Italia. Dopo vent'anni io credo che sia assolutamente necessario affrontare in termini costruttivi l'argomento, se davvero vogliamo competere come Paese moderno e non arenarci con i partiti del No».

    E le dimissioni di Pecoraro Scanio?
    «Lui rappresenta il partito del No. Stiamo predisponendo una mozione di sfiducia contro di lui, ma se ne parlerà dopo la Finanziaria».

    G.L.Paragone su www.libero-new.it del 8 nov. 07

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Prodi paga i romeni

    Pierferdinando Casini, mi auguro a nome della Casa delle libertà, ha detto: il decreto sulla sicurezza è stato peggiorato rispetto alla versione originaria e non lo possiamo votare.
    Ha ragione da vendere il leader dell'Udc: fra il diritto degli italiani a vivere tranquilli e sereni e le pseudo esigenze del Prc, Romano Prodi ha scelto queste ultime.
    Il premier infatti nell'incontro con il collega capo del governo romeno, Tariceanu, ha deciso di scrivere una lettera a Barroso, presidente della Commissione Ue, per chiedere fondi da destinare all'integrazione dei rom, riconoscendo loro la facoltà di libera circolazione e, aggiungerei, di permanenza nel nostro Paese. Piuttosto che rimpatriarli è pronto a investire quattrini che non ha al fine di assicurare agli zingari tutto ciò di cui necessitano per campare e accamparsi.
    Una disfatta per i cittadini italiani che continueranno a fare i conti con la criminalità in crescita e con i disagi arrecati da un popolo in massima parte privo di occupazione e della voglia di averne una.
    E pensare che la opposizione era disponibile a dare il proprio appoggio al decreto a condizione fossero accettati alcuni emendamenti fondamentali. Per esempio il rimpatrio con accompagnamento coatto, l'obbligo per i rom (e i romeni) di avere un lavoro stabile e una dimora fissa. Niente di ciò. L'esecutivo non solo rifiuta di aggiustare il testo e di renderlo utile a risolvere il problema, ma, bussando a soldi all'Euro pa, ammette esplicitamente di essersi arreso agli invasori. Un suicidio. La Romania si è sbarazzata di almeno un quinto dei propri delinquenti, dato che laggiù i reati sono diminuiti del 20 per cento, e noi, anziché rispedirli a casa loro in quanto privi dei requisiti indispensabili, li ospitiamo e ci indebiteremo ulteriormente allo scopo di mantenerli, assisterli e curarli, guardandoci dal punirli se commettessero dei delitti. Siamo al paradosso, alla presa in giro. Si ignora pervicacemente che i rom, non lavorando, per forza di cose si sostentano col furto e la rapina. E che preferiscono delinquere qui che nella loro terra, stante il fatto che i nostri codici sono permissivi mentre quelli romeni sono inflessibili. Qui le pene sono ridicole e per giunta non si scontano, mentre là sono pesanti e non c'è verso di scansarle. Insomma, ancora una volta Prodi ha subito il ricatto dei massimalisti della coalizione pur di non patteggiare con il centrodestra, il quale per altro non pretendeva la luna ma solo qualche correzione alla "legge" in senso migliorativo. Sintesi. Dobbiamo tenerci i disperati di qualsiasi provenienza. Prima eravamo oppressi e ossessionati dagli extracomunitari clandestini (serbatoio della criminalità). Ora ci tocca abbassare la testa anche di fronte ai comunitari senz'arte né parte. Addio sicurezza. La legalità resta un miraggio. Preparatevi ai saccheggi e a essere depredati e a sganciare per costruire scuole e ospedali e case per i saccheggiatori e predoni "fidanzati" di Prodi e di Amato, il più scarso ministro degli interni mai visto al Viminale.

    Feltri su www.libero.news.it del 8 nov 07

    saluti

 

 

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