Se becco Benigni gli ammacco ambedue gli occhi, lo riduco come un panda e lo mando in Cina a mangiare canne di bambù: La vita è bella, una stronzata maggiore di questa non l'avevo sentita prima di quello stramaledetto film ( che poi, la vita è bella...chissà che avrebbero detto quei sei milioni di poveracci infornati come dei polli arrosto...): La vita fa proprio schifo, altro che bella, ogni giorno c'è un nuovo problema, una nuova sfida( direbbero quelli fighi, quelli che 'ce l'hanno fatta'...non cantate vittoria...), ma che sfida? Che lotta? Che gusto c'è nel lottare, nell'imporsi dei traguardi e soffrire come bestie per raggiungerli? Nel costruirsi addosso schemi precostituiti, gabbie di frustrazione, nel rispettare gli altri, nel rispettare le buone maniere? Me ne fotto degli altri, me ne fotto di quello che gli altri pensano di me, come diceva il grande Carmelo Bene (Che D'Io l'abbia in gloria)"Non sono quì per piacervi".
Il problema è che su questa schifezza di pianeta ci sono almeno altri sei miliardi di teste di cazzo, che non fanno altro che chiedere, volere, desiderare, soffrire, ridere, piangere, godere, mangiare, dormire, scopare, procreare, per poi un bel giorno morire ed essere gettati in pasto ai vermi, e che meraviglia delle meraviglie pretendono rispetto, ma che rispetto volete, siete solo chiacchiere e distintivo( direbbe De Niro ndr), anzi siete solo chiacchiere e polvere, che rispetto dovrei avere per la polvere?
Mi chiedo che senso abbia veramente la vita, ma soprattutto perchè dobbiamo rispettare gli altri, vivere di circostanze, porci dei limiti, conseguire titoli di studio, cercare lavoro, quando questa è l'unica vita che abbiamo. Cazzo, godiamocela, dovremmo mettere tutti i soldi che abbiamo in comune, organizzare maxiorge, non lavorare più, stare stravaccati a non far nulla da mattina a sera; invece no, ognuno si sente in dovere di lavorare, ma perchè lavorate porca miseria?
E' un riflesso condizionato il lavoro, se domattina metà degli abitanti della Terra smettesse di lavorare, sono sicuro al 100% che l'altra metà la seguirebbe a ruota, perchè in realtà l'uomo lavora poiché schiavo dei suoi simili, schiavo del sociale, a dimostrazione di ciò vi propongo un esempio a dir poco eloquente su quanto l'uomo sia pecorone: "Nel 1970 due psicologi americani, Bibb Latané e John Darley, condussero un esperimento che dimostrava come le informazioni utilizzate da un soggetto per definire un evento insolito non derivino soltanto dall'osservazione diretta da parte del soggetto stesso ma anche dal comportamento delle altre persone che assistono alla scena.
L'esperimento prevedeva la convocazione di alcuni studenti in una sala d'aspetto per compilare un questionario. In alternanza era prevista la presenza di un solo soggetto ignaro, la presenza di più soggetti ignari o la presenza di un soggetto ignaro e due complici. Mentre i partecipanti erano concentrati nel rispondere alle domande un fumo bianco veniva fatto uscire da una fessura sotto la porta cominciando a riempire la stanza. Quando i soggetti sperimentali erano soli, entro i primi minuti uscivano in corridoio per avvertire qualcuno. Nei casi in cui erano in gruppo, invece, soltanto il 38% di loro cercava di avvisare qualcuno entro i primi 6 minuti, percentuale che non mutava nel caso in cui nella stanza ci fossero soltanto soggetti ignari oppure i complici debitamente istruiti a fingere disinteresse per quanto avveniva intorno a loro". (Wikipedia)
Cioè capite, anteponiamo il sociale alla nostra stessa sopravvivenza, gli animali riderebbero di noi, ciò dimostra quanto sia vana la nostra presunzione di essere superiori agli animali, ma soprattutto, di essere liberi ed autosufficenti.
La verità è evidente che sia un'altra, e cioè è che siamo schiavi: Schiavi dei rapporti interpersonali, schiavi dei nostri genitori, schiavi dei nostri fratelli, dei nostri parenti, schiavi della nostra ragazza o della nostra solitudine, degli amici, del portinaio, del vicino di casa, del vigile urbano, della banca, del denaro, del nostro lavoro, del nostro non lavoro ( quando gli altri lavorano e noi no...), schiavi dell'amore e del fottutissimo rispetto. Fermate la catena di montaggio, voglio scendere.
(Dr. Caligari, durante un impeto d'ira antisociale)




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