
Originariamente Scritto da
paterfamilias
Ho molto rispetto per chi ha un'identità così forte, un'identità che affonda le radici in una storia magnifica. Con ovvie luci ed ombre, con disastrose sconfitte e gloriosi trionfi, con eccezionali conquiste e tragici errori ed orrori.
Il comunismo è morto? No. E' morto semplicemente il comunismo storico.
Non è poco, visto il periodo che stiamo attraversando, i cambiamenti radicali -oserei dire epocali- cui stiamo assistendo.
Vi confesso che temo, da un bel po' di tempo a questa parte, una rapida crescita della destra e della violenza fine a sè stessa, come quella vista nei giorni scorsi; una violenza che nasce dal disagio e dall'esclusione e che non viene più canalizzata e filtrata da una sinistra forte (nelle idee e nell'organizzazione) ed autorevole.
Odio e violenza, energie buttate a piene mani in atti di teppismo (o peggio...) che offrono il destro ai partiti d'ordine, ai quali non interessa affatto un'analisi più approfondita dei problemi, anzi, vorrebbero i carabinieri a cavallo.
Senza politica, senza una sinistra forte, che proponga soluzioni politiche legali, vedo il buio tunnel dell'individualismo esasperato, vedo le stragi senza senso dei campus universitari.
Vedo la barbarie.
Di fronte a questi problemi giganteschi mi pongo il problema delle idee. Abbiamo assistito ad un restringimento drammatico di ciò che definivamo sinistra fino a 6 mesi fa.
Che mi si parli di (n) Partito comunista d'Italia, la considero quasi necrofilia.
Lo slancio identitario cui sto assistendo in questi ultimi giorni lo capisco, comincio però a temere l'equivoco quando ci si infiamma con le vecchie glorie del passato e si perde terreno nelle periferie e nelle scuole, ad esempio:
http://www.corriere.it/cronache/07_n...o_sacchi.shtml
La situazione è questa ragazzi, qua si parla addirittura di Marx, ma secondo me andando a chiedere "quali sono le maggiori differenze di vedute tra Stalin e Trotsky?" questi ti guardano stralunati.
E' da qui che bisogna partire, imho.