So che ho saltato i momenti migliori di Roma Imperiale......ma andiamo avanti.
Chi preferite tra i tre?
Diocleziano
Uomo di umili origini, asceso altro per le sue imprese e per la sua spietata determinazione, esponente della cosiddetta area degli “illirici” che mise fine al caos dei 50 anni che lo avevano preceduto con una serie di riforme tutte tese a restaurare lo stato e le virtù civili e militari di Roma, adottando soluzioni dispotiche e irrigidendo la società e l’economia in nome dell’ordine e del controllo, eliminando allo stesso tempo privilegi e possibilità di sviluppo libero dell’economia stessa. Le sue iniziative, che sotto di lui conobbero grazie alla sua energia e alla discreta qualità dei suoi collaboratori un buon successo si rivelarono incapaci di sopravvivere alla volontà che li aveva generati. Tetrarchia e persecuzioni contro i cristiani furono così il suo unico lascito.
Costantino
Figlio d’arte e condottiero superiore al padre, privo di istruzione formale ma desideroso di apparire come un mecenate e un uomo rispettoso delle tradizioni e dell’arte, almeno dal punto di vista formale….Restauratore effettivo della forza di Roma e al tempo stesso liquidatore della sua eredità profonda, con la fondazione di una nuova capitale, con lo scioglimento delle guardie pretoriane e la definitiva sostituzione del cursus honorum con un sistema rigido di caste come struttura di governo e amministrativa dell’Impero….Passato alla storia per una conversione al cristianesimo che molto probabilmente era falsa o mai avvenuta, basata tutta su considerazioni politiche. Uomo dai forti sentimenti e dai forti appetiti, assai più crudele con amici e parenti del suo predecessore, ingiustamente calunniato dagli storici cristiani…..Più primo Autocrate di Bisanzio che ultimo Imperator di Roma….
Teodosio
Il ministro fortunato, caduto in disgrazia per colpe non sue e poi assurto alla carica imperiale, che seppe mantenere con forza e abilità….Fu di fatto esecutore testamentario e liquidatore del paganesimo e delle vecchie idee, da lui ritenute perdenti sul piano della fede e della ragione, anche se nella sua stessa casa non mancavano i dissidenti.




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