di Padre Gregorio
CITTÀ DEL VATICANO - Era palpabile il gelo che regnava negli scorsi giorni all’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie: chi era presente all’incontro tra Monsignor Piero Marini (trasferito alla guida dei Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali) e Monsignor Guido Marini, nuovo Maestro delle Cerimonie, riferisce di un passaggio delle consegne molto breve e formale, anche per non meglio precisati impegni che il predecessore ha addotto a giustificazione della propria fretta nel lasciare l’Ufficio. Alla sera di giovedì, per l’inaugurazione della mostra sull’Apocalisse, Monsignor Piero Marini (nella foto) appariva estremamente nervoso e contrariato, essendo giunto ormai il conto alla rovescia per la sua partenza. Monsignor Guido Marini, il successore di Piero, non ha mai fatto mistero del proprio pensiero in questioni liturgiche. Egli è stato ordinato dal Cardinal Giuseppe Siri, uno degli ultimi Principi di Santa Romana Chiesa che, quando pontificava nel Duomo di San Lorenzo, usava abitualmente la cappamagna, le scarpe rosse con fibbie d’oro, il cappello cardinalizio; è uno dei tanti sacerdoti dell’Arcidiocesi di Genova che ama il latino, il gregoriano, la dignità dei riti; è stato Cerimoniere degli Arcivescovi Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco, anch’essi molto attenti al decoro nella liturgia. Viceversa, l’omonimo Piero è noto per la sua contrarietà a tutto ciò che ricorda anche lontanamente la tradizione rituale della Corte papale: alla solenne romanità egli preferiva mutuare dalle “culture” africane riti tribali, danze offertoriali davanti al Papa, liturgie inventate a tavolino in nome dell’inculturazione; e non si può dimenticare quel suo approccio coreografico secondo il quale la liturgia è spettacolo e come tale va ideata e adattata: un approccio in palese opposizione al rito antico, definito sprezzantemente come “vecchia liturgia”, frutto di “incrostazioni” e “sedimentazioni”. In pratica, l’esatto opposto del pensiero di Benedetto XVI. Forse per questo, nel proprio panegirico inviato a inizio Ottobre alla Curia romana, Piero Marini – che ha appunto scritto a Porporati e Prelati per fare un consuntivo del proprio lavoro come Cerimoniere dei Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI – ha voluto sottolineare la libertà di cui godeva sotto Karol Wojtyla, quasi a lamentare di non aver avuto completamente mano libera con il regnante Pontefice. Di certo, l’improvviso ritorno agli uffici d’origine da parte dei più stretti collaboratori di Monsignor Piero Marini (che dopo il trasferimento di questi alla guida dei Congressi Eucaristici hanno chiesto di poter tornare alle sedi di Curia di provenienza, come a voler dire che non accettavano il nuovo capo, cioè Guido Marini) avrebbe dovuto enfatizzare il divario con il proprio successore e rappresentare una sorta di silenzioso ammutinamento all’interno dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice. L’operazione, invece, faciliterà certamente l’insediamento di Monsignor Guido Marini, evitando azioni di sabotaggio nei suoi confronti. Ma il messaggio del predecessore era chiarissimo: «Après moi, le déluge», dopo di me, il diluvio. I padri Agostiniani, che hanno in cura le Sacristie Papali, avranno un gran daffare nei prossimi giorni: dopo oltre vent’anni durante i quali era stato vietato qualsiasi paramento tradizionale, verranno riaperte molte stanze, e saranno spalancati molti armadi. E come con Monsignor Piero Marini sono state bandite le preziose vesti sacre del tesoro papale per far posto a discutibili creazioni da varietà, c’è da supporre che con le settimane che verranno le prime torneranno alla luce, per far posto alle seconde. Non serve nemmeno la naftalina: alle tarme la plastica non piace.




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