

Grazie al cielo, non solo quella. A parte la Polonia, la Slovacchia, la Serbia e la Romania, penso potremo liberamente trasferirci in un un altro Paese Europeo e trovare lavori meglio retribuiti, quantomeno in proporzione, e politici più seri. Peccato per il costo di start-up, e per l'amarezza di lasciare la soddisfazione agli sfascisti di casa nostra...![]()


23 Novembre 2007 - 18:41
PD, ALFONSO ANDRIA NELL’ESECUTIVO NAZIONALE
- Roma, 23 nov - Alfonso Andria è stato chiamato a partecipare all’esecutivo nazionale del Partito Democratico. Dell’organismo dirigente - composto da 21 persone - fanno parte, in quanto rappresentanti il Pd nei Parlamenti nazionale ed europeo, Anna Finocchiaro e Antonello Soro, rispettivamente capigruppo del Pd-L’Ulivo al Senato e alla Camera, e i due capi delegazione del Pd al Parlamento Europeo, Gianni Pittella (PSE) e Alfonso Andria (ADLE). Con la definizione delle nomine dell’esecutivo nazionale si completa la “squadra” dirigente nazionale del Partito Democratico.
In collaborazione con 9colonne.it
Monsieur....dove sei?????![]()




Il Pd sbarca in Europa. Ma non sa ancora dove sedersi
Rinnovamento. Veltroni sbarca in Europa per parlare di Pd. «Le risposte del Novecento non sono più sufficienti ad affrontare le questioni attuali e il centrosinistra in Europa deve innovarsi», spiega al presidente del Partito Socialista Europeo Poul Nyrup Rasmussen. Il centrosinistra deve riflettere perché «negli ultimi anni i governi di centrosinistra in Europa si sono dimezzati». Secondo Veltroni devono essere tre i punti cardine del rinnovamento della sinistra: il rapporto tra immigrazione e sicurezza, l'ambiente e lo sviluppo sostenibile e la pace. Temi che vanno affrontati favorendo «l'incontro di culture diverse», facendo «convivere identità e dialogo».
Rasmussen apprezza le parole di Veltroni e spiega che «dalla mia esperienza personale so che dividere partiti in gruppi differenti crea sempre debolezza e noi non siamo qui per fare questo». Certo, per rinnovare servirà tempo: «Sappiamo – afferma il leader del Pse – che non stiamo parlando di oggi, domani o Natale, ma la prospettiva è il giugno 2009». Al centrosinistra, Rasmussen augura non solo unità, ma soprattutto nuovi contenuti, e in questo, dichiara, il Pd può avere «un ruolo buono e importante».
Insomma, unità, rinnovamento. Ma il nodo, si sa, è un altro. È quello che riguarda la collocazione politica del Pd all'interno del Parlamento europeo. Da un lato i liberal democratici che piacciono a Rutelli e ai margheritini. Dall’altro, il Pse che garantirebbe agli ex-ds l’ancoraggio al socialismo. Veltroni per ora nicchia. Nessuna delle famiglie tradizionali della politica europea, dice, «ha tutte le risposte a tutte le domande, perché queste sono nuove» e auspica perciò delle «contaminazioni». Poi si lascia andare a un siparietto con il capogruppo dei liberaldemocratici Graham Watson e alla domanda sulla collocazione del Pd risponde con un pronostico calcistico: «1, X, 2…». Fino alle Europee del 2009 gli eurodeputati che fanno riferimento ai due gruppi rimarranno nella loro collocazione, poi, ancora non si sa chi farà tredici.
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=71144


L'euroschedina del PD
Dilemma comunitario per la nuova aggregazione di centtrosinistra. Dove collocarsi a Strasburgo? Diciotto mesi per decidere
Proviamo a parlare del Partito democratico in valore assoluto, usandolo come modello e senza tenere conto della sua colorazione politica. Le considerazioni che ne derivano per gli asseti europei sono interessanti.
Il PD nasce dal desiderio del centro sinistra di coagularsi intorno a un formula che superi le tante e dolorose divisioni e frammentazioni italiane che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, vedi scontro Prodi-Bertinotti che si contrappone a quello fra Berlusconi e Casini.. Si tratta insomma di andare oltre le differenze fra schieramenti che sono più agitati da quello che li divide piuttosto che animate da ciò che li unisce. All'interno del PD sono confluite le forze moderate di sinistra, con quelle più progressiste e votate ad un impegni sociale del centro, indipendentemente dalla cultura laica o cattolica che li caratterizza.
La potenzialità della formula è dimostrata dai movimenti di aggregazioni analoghi avviati nel centrodestra (speculare in questo caso) e nella sinistra-sinistra (in versione radicale).
Ieri a Bruxelles il numero uno del PD, Walter Veltroni, ha spiegato con la consueta pazienza che la sua intenzione è di "battere strade nuove nel rispetto delle identità", di trovare un punto di incontro fra culture diverse, di coniugare identità e dialogo. Questo, ha affermato, perché il nuovo secolo ha posto sfide inedite che richiedono risposte nuove che nessuna compagine o alleanza politica è in grado di formulare da solo. Non per il momento.
Posto che il PD, in Italia, si collocherà a sinistra del Partito del Popolo (o come si chiamerà se si farà ) di Berlusconi e a destra della Cosa Rossa di Bertinotti & Friends, il problema compatibile con le chiacchiere di Straneuropa è dove si piazzerà a livello continentale.
Attualmente il governo Prodi è sostenuto da eurodeputati che fanno parte di sei gruppi differenti. Il grosso siede però nei banchi dei Socialisti (PSE) e dei liberaldemocratici (ALDE). Cosa farà il PD?
Veltroni c’ha scherzato su. "Uno, due ics" ha detto, come per sottolineare che dirlo oggi è come giocare la schedina e, del resto, a 18 mesi dall’eurovoto, non si può neanche pretendere che nel gioco tattico dei politici ci sia già una risposta. Tuttavia gli scenari possibili sono chiari:
1.Il PD entra nel gruppo PSE come vuole il suo presidente Schulz, il "kapò di Silvio" per intenderci. In questo modo si crea uno schieramento molto forte, ma per nulla innovativo. Controindicazione: la componente liberale e cattolica non sarebbe per nulla contenta.
2. Il PD conserva le divisioni. Una parte degli eletti va nel PSE e un’altra nell’ALDE. Non cambia niente, ma sono tutti contenti. Quasi tutti. Probabilmente non Veltroni.
X. Il PD diventa il modello di aggregazione dell’Europa. Socialisti, liberali e democratici si mettono insieme. Cambiano nome al gruppo. Dialogano nonostante le differenti identità trainati delle esigenze comuni di "trovare le nuove risposte". Creano una forza progressista e moderata molto pesante, al punto da poter influenzare in modo significativo la vita futura degli europei.
Come andrà a finire lo sapremo fra un anno e mezzo, alla vigilia dell’eurovoto del 2009. Oggi, però, possiamo giocare la schedina. La mia è che l’esito finale sarà 2, anche se X sarebbe il risultato più efficace e costruttivo. Ma l’impressione è che la politica europea, per il momento, non si sia ancora convinta a rinunciare ai vecchi schemi.
I socialisti vogliono tenere in piedi il loro carrozzone, così chiedono a Veltroni di entrare nella loro casa. I liberlademocratici sono pronti anche ad accettare la divisione del Pd (mantenendo lo status quo) pur di continuare nel loro progetto e no sparire. per quanto strano possa sembrare, per una volta un'idea italiana - indipendentemente dalla sua colorazione - è più avanti dell'Europa.
Che dite? 1, 2, X?
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tm...ne=242&sezione=


PD seconda parte - UN AMERICANO A BRUXELLES
(la cronaca della giornata di ieri)
La domanda che rimbalza di bocca in bocca è «dove collocare il Partito democratico in Europa?». La risposta dell'Americano a Bruxelles è una battuta. «Uno, due, ics» come sulla schedina, scherza Walter Veltroni, per dire che il pronostico è complesso e certamente prematuro, visto che il luogo della grande alleanza di centrosinistra nella geografia politica comunitaria sarà deciso solo in concomitanza del voto per Strasburgo del giugno 2009. I corteggiatori sono tanti, il match è appena cominciato. Possibile una fusione coi socialisti, una divisione fra quest'ultimi e i liberaldemocratici e, ancora, la creazione di una cosa nuova e mai vista che metta tutto insieme. Uno, due ics, appunto. Giochino avvincente sul quale, però, oggi si accettano più facilmente scommesse che previsioni.
Veltroni sfila tranquillo nei corridoi dei palazzi bruxellese scortato dal suo "ministro degli esteri" Lapo Pistelli. Comincia la parata di prima mattina col presidente degli Eurosocialisti, Poul Nyrup Rasmussen, poi affronta l'intera delegazione del Pse, prima di passare ai liberaldemocratici di Graham Watson e finire con la delegazione di casa Pd. A tutti ricorda il processo politico che ha generato l'aggregazione di centrosinistra e, sopratutto, le sue radici, poste in un paese che «ha fatto della vocazione europea una ragione di identità e speranza». E' vero che «tagliamo le grandi famiglie politiche europee» e «capisco che il Pd possa essere difficile da decifrare». Eppure, insiste, «viviamo in un mondo che pone domande inedite: per questo dobbiamo aprire le nostre valige e cercare risposte nuove per problemi nuovi». Nella consapevolezza che le soluzioni «si trovano spesso al crocevia fra le identità».
L'idea ricorrente del segretario del Pd è che bisogna delineare un campo di gioco diverso dal passato in cui «far convergere le forze socialiste e democratiche». Europee e non solo. L'Americano a Bruxelles traccia esplicitamente un terreno di dialogo mondiale sui cui vede confrontarsi anche i democratici statunitensi, quelli indiani e giapponesi. Un'aggregazione senza confini che sia «punto di incontro fra culture diverse» perchè i problemi sono gli stessi per tutti. Il Partito democratico «non è un modello ma un'esperienza», sottolinea. Ma questo non risposte alla domanda iniziale. Socialisti, Alde o tutti e due?
La linea del Pse è palese. Il presidente Martin Schulz, dice secco «sono disposto ad aprire il gruppo, ho fatto tutto quello che potevo, sta a voi decidere dove volete andare». «Credo che sarà possibile continuare a camminare insieme - apre Watson -; da questo punto di vista, l'Alde è stato un apripista in Europa come incontro di soggetti di diversa estrazione che condividevano la stessa visione politica per il futuro». Veltroni non si sbilancia più di tanto, tuttavia sogna qualcosa di più ambizioso. «Noi - dice - spingeremo per la costruzione di un campo comune dei socialisti e dei democratici».
La sua impressione è che con Schulz, quello che goffamente aveva invitato il Pd a «sottoscrivere il programma», si possa dialogare. «Mi pare che nel gruppo socialista stia maturando la consapevolezza che c'è bisogno di apertura verso nuove forze». Ci vorrà tempo. Intanto, sino al giugno 2009, gli uomini del Pd resteranno dove sono, chi nel Pse, chi nell'Alde, «per rispettare il loro patto con gli elettori». Veltroni vuole unire e avverte che nessuna delle famiglie tradizionali della politica europea «ha tutte le risposte a tutte le domande». A sentire i commenti nei corridoi si capisce l'interesse per il Pd. Progetto nuovo, se funziona. Certamente diverso, almeno sulla carta, da ogni altri schemi dei tanti Schulz e Watson che vivono sull'asse Bruxelles-Strasburgo. La difficoltà di trovarsi è anzitutto un travaglio di sintonie.
Ps. Lo sapevate che nell'apparato dei socialisti europei sopravvivono zelanti e inespressivi funzionari di scuola ortodossa comunista in stile Frattocchie che, per di essere ligi all'ordine e al regolamento, si prendono la briga di allontanare i giornalisti connazionali che (effettivamente in barba ai divieti ma, ragazzi, questa è la vita) cercano di seguire le riunioni politiche per capire cosa accade e raccontarlo ai lettori? I Vopos sono ancora fra noi.
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tm...ne=242&sezione=


il PD, un partito nuovo e fuori dalle ideologie... MA ANCHE .. un partito bla bla bla