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    Predefinito La frittata della Cosa rossa

    spese militari
    La frittata della Cosa rossa
    Alex Zanotelli


    Rimango esterrefatto che la Sinistra Radicale (la cosiddetta Cosa rossa) abbia votato, il 12 novembre con il Pd e tutta la destra, per finanziare i Cpt, le missioni militari e il riarmo del nostro paese. Questo nel silenzio generale di tutta la stampa e i media. Ma anche nel quasi totale silenzio del «mondo della pace».
    Ero venuto a conoscenza di tutto questo poche ore prima del voto. Ho lanciato subito un appello in internet: era già troppo tardi. La «frittata» era già fatta. Ne sono rimasto talmente male, da non avere neanche voglia di riprendere la penna. Oggi sento che devo esternare la mia delusione,la mia rabbia.Delusione profonda verso la Sinistra critica che in piazza chiede la chiusura dei «lager per gli immigrati», parla contro le guerre e l'imperialismo e poi vota con la destra per rifinanziarli. E sono fior di quattrini! Non ne troviamo per la scuola, per i servizi sociali, ma per le armi sì. E tanti!
    La Difesa, infatti, per il 2008, avrà a disposizione 23,5 miliardi di euro: un aumento di risorse dell'11 per cento rispetto alla finanziaria del 2007, che già aveva aumentato il bilancio militare del 12 per cento. Il governo Prodi in due anni ha già aumentato le spese militari del 23 per cento!
    Ancora più grave per me è il fatto dei soldi investiti in armi pesanti. Due esempi sono gli F35 e le fregate Fremm. Gli F35 (i cosiddetti Joint Strike Fighter) sono i nuovi aerei da combattimento (costano circa 110 milioni di euro cadauno). Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ne aveva sottoscritto, a Washington, lo scorso febbraio, il protocollo di intesa.
    In Senato , alcuni (solo 33) hanno votato a favore dell'emendamento Turigliatto contro il finanziamento degli Eurofighters, ma subito dopo hanno tutti votato a favore dell'articolo 31 che prevede anche il finanziamento ai satelliti spia militari e le fregate da combattimento Fremm.
    Per gli Eurofighters sono stati stanziati 318 milioni di euro per il 2008, 468 per il 2009, 918 milioni per il 2010, 1.100 milioni per ciascuno degli anni 2011 e 2012!
    Altrettanto è avvenuto per le fregate Fremm e per i satelliti spia.
    E' grave che la Sinistra, anche la Critica, abbia votato massicciamente per tutto questo, con la sola eccezione di Turigliatto e Rossi, e altri due astenuti o favorevoli. Purtroppo il voto non è stato registrato nominativamente! Noi vogliamo sapere come ogni senatore vota!
    Tutto questo è di una gravità estrema! Il nostro paese entra così nella grande corsa al riarmo che ci porterà dritti all'attacco all'Iran e alla guerra atomica .
    Trovo gravissimo il silenzio della stampa su tutto questo: una stampa sempre più appiattita!
    Ma ancora più grave è il nostro silenzio: il mondo della pace che dorme sonni tranquilli. E' questo silenzio assordante che mi fa male. Dobbiamo reagire, protestare, urlare!
    Il nostro silenzio, il silenzio del movimento per la pace significa la morte di milioni di persone e dello stesso pianeta. La nostra è follia collettiva, pazzia eretta a sistema. E' il trionfo di «O. Sistema».
    Dobbiamo riunire i nostri fili per legare il gigante, l'impero del denaro. Come cittadini attivi non violenti dobbiamo formare la nuova rete per dire no a questo sistema di morte e un sì perché vinca la vita.

  2. #2
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    L'articolo è tratto dal Manifesto di mercoledì 21 novembre. La cosiddetta "Sinistra Radicale" ne ha fatta un'altra delle sue, ovviamente in sordina e con il solito atteggiamento sornione...

  3. #3
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    Sul Manifesto di giovedì 22 novembre risponde la Menapace, con la consueta logica della riduzione del danno, cioè del menopeggismo. Da notare il panegirico sull'art. 11 della Costituzione e sul richiamo alla Corte Costituzionale per interpretarlo...



    lettera aperta
    Caro Alex, ciò che serve è un paziente lavoro
    Lidia Menapace

    Caro Zanotelli, ti rispondo innanzitutto con le parole di Domenico Jervolino arrivate neanche a farlo apposta nella mia mail ieri: «Se ci contentiamo di salvarci l'anima, votare contro (e tutto resta come prima, anzi peggio) allora Alex ha ragione. Se invece la politica è un lavoro paziente e faticoso per spostare in avanti gli equilibri nella situazione data (etica della responsabilità) credo che difficilmente si potrebbe fare meglio di quanto stanno facendo oggi i compagni al Senato». «Naturalmente si può discutere politicamente sulla partecipazione al governo ma è profondamente ingiusto presentare quei compagni come se fossero dei traditori e additarli al pubblico ludibrio». Parole confortevoli e serie.
    La questione infatti non è - di volta in volta - rimanere esterrefatti perché la Tavola per la pace proprio quest'anno ha tolto la pace dalla piattaforma della marcia Perugia- Assisi, o perché la Finanziaria viene votata nel testo concordato in maggioranza, e che è già il frutto di un lavoro tenacissimo dei compagni e delle compagne che hanno lavorato nelle Commissioni: la questione è se ci si debba considerare legati al patto di sostenere questo governo o se invece si viene formalmente sollecitati a farlo cadere. E la stessa cosa mi sentirei di dire ai compagni del manifesto quando ci attaccano a sproposito come ieri anche a pagina 4, su quanto ha giustamente detto Napolitano dei rumeni, accusandoci di silenzio colpevole perché staremmo cedendo sul decreto sicurezza. Che non è vero e che è la Sinistra a battersi per ridurre il danno al minimo lo sanno anche i sassi. Perché fate finta di non saperlo voi? Ho già detto che mi considero legata al patto con gli elettori, ma sono aperta al dibattito su questo tema, purché fosse indicato così: bisogna buttare giù questo governo, e indicare quali vantaggi ne seguirebbero.
    Il nodo delle spese militari non è di oggi né di ieri. Abbiamo ereditato una situazione pressappoco così fatta: le fabbriche d'armi si chiamano «industrie della difesa» si trovano nel bilancio dello stato tra le spese produttive e le stesse fabbriche d'armi si considerano orgogliosamente la colonna portante del bilancio dello stato. Tutto ciò è conseguenza di una «interpretazione» dell'articolo 11 proposta anni fa dal generale Jean, secondo la quale la difesa deve intendersi non più come difesa del «territorio» nazionale, bensì degli «interessi» nazionali ovunque nel mondo, anche con forze di intervento rapide. Contro questa interpretazione si batté invano Raniero La Valle, il quale aveva proposto di definire meglio l'articolo 11 con legge ordinaria per riportarlo al suo significato autentico.
    Oggi (ma bisognerebbe interpellare dei costituzionalisti esperti) bisognerebbe forse aprire una controversia attraverso la Corte costituzionale. Di questo tipo mi pare potrebbero essere azioni di movimento, visto che appelli generici, anche se generosi, non ottengono nulla.
    Infatti, e questa è la seconda grave questione, si è largamente diffusa e anche ha messo radici una cultura che considera la guerra come una ratio nemmeno tanto extrema. Non è infatti un mistero che la destra fornirebbe voti in quantità sulle spese militari: in quantità, ma non gratuitamente e se il governo si fosse trovato in minoranza su quei capitoli, la sua caduta sarebbe stata molto probabile.
    Come si vede tutto ci rimanda alla questione fondamentale: chi giudica negative, immorali, vergognose le nostre posizioni, ci chiede di far cadere il governo? E allora lo dica chiaro e ci spieghi anche che tipo di appoggio ci darebbe e con quali argomenti in seguito. La situazione è serissima: personalmente credo che dobbiamo volere che il governo resista più a lungo di Bush, che consolidi rapporti in Europa per il rientro (ad esempio) dall'Afghanistan. Una volta raggiunti questi «obiettivi intermedi» si può discutere di modifiche del governo. E intanto si sarà visto quale sia la reale forza dei due grandi partiti virtuali che occupano un dilatatissimo «centro» tutto democratico, tutto moderato, tutto riformista. Se non siamo capaci di vedere lo spazio culturale, sociale, politico che resta a sinistra e non mettiamo in opera tutte le nostre capacità compositive e di raccordo, può capitarci - meritatamente - di scomparire dalla storia.


  4. #4
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    Abbiamo aderito come Campo Antimperialista all'appello di Zanotelli

  5. #5
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    La Cosa Rotta
    In questi giorni tristi ed amari tutti tacciono, nessuno osa dirlo, ma dopo la disfatta del voto sul WELFARE (una sconfitta rovinosa che lo stesso Dini-iena-ridens ha rinfacciato al PRC: per la serie "oltre al danno, la beffa"!), moltissimi operai e militanti iscritti ai diversi gruppi della cosiddetta "sinistra radicale" (una sinistra che non c'è più, malgrado l'Assemblea degli Stati Generali della Sinistra-ormai-fantasma, convocata per l'8 e il9 dicembre) stanno abbandonando... DIMISSIONARI!
    Purtroppo, l’ennesima strage provocata dall'incendio nell'acciaieria ThyssenKrupp di Torino (quattro operai morti e tre ridotti in condizioni gravissime in prognosi riservata a causa delle ustioni) ci ha costretti a subire la consueta processione di rito (funebre) contrassegnata da ipocrite dichiarazioni di circostanza. Persino il mite e pavido parroco di campagna don Abbondio-Pinocchio-Prodi è giunto ad affermare che i morti sul lavoro costituiscono un’emergenza nazionale, pur provvedendo immediatamente a puntualizzare che non servono ulteriori interventi legislativi poiché le norme attualmente vigenti sarebbero già rigorose! La media quotidiana di 3/4 vittime dello sfruttamento capitalistico del lavoro (sotto)salariato, offre l'idea della "severità" delle norme in vigore e dell'"inflessibilità" della loro applicazione. Inoltre, al ministro di Ri(af)fondazione (ex)comunista Paolo Ferrero, che esige (!) l'integrazione del pacchetto sicurezza preparato nel Consiglio dei Ministri convocato in seduta straordinaria per l'assassinio della Reggiani, il "prode" curato di campagna ha ribadito che in ogni caso il governo in carica non può fare di più. Vergogna!
    Intanto, gli operai continuano e continueranno (purtroppo) a crepare nelle fabbriche, nelle officine, nei cantieri edili, negli ambienti di lavoro, cioè nei luoghi (malsani ed insicuri) dello sfruttamento e dell'alienazione economica, mentre nessun "governo amico", nessun "partito amico", nessun "sindacato amico" può assolutamente intervenire, ammettendo la propria "impotenza". Riconoscendo e dichiarando, quindi, il proprio fallimento!
    Restando ancora ai fatti degli ultimi giorni, mi sovvengono le dichiarazioni dell’eccelso Berty-notte. Il quale, in un'intervista rilasciata a“Repubblica” il 4 dicembre scorso, afferma chiaramente che: «il progetto del governo è fallito... noi siamo già oltre l’Unione; Palazzo Chigi ha finito con aumentare la distanza del popolo della sinistra». Pur condividendo in parte le parole del dottor (in)Faust, io mi/vi domando: non avrà pure lui (e qualche suo illustre compagno di partito) qualche responsabilità rispetto al fallimento, non tanto del governo, quanto della cosiddetta "sinistra radicale", sul fronte delle politiche sociali, del precariato, delle pensioni, del Welfare, per non parlare della politica estera e di altro ancora? E' evidente l'intento opportunistico di scalare e (ri)guadagnare la leadership all'interno della futura Cosa Rossa. A proposito della quale, io vi sottopongo un dilemma "amletico": la Cosa Rossa è più simile a una Cosa Rotta oppure a una Croce Rossa? Consegno a voi la (nemmeno tanto) ardua sentenza.
    Detto ciò, vorrei esporre alcune argomentazioni di ordine quasi intimista.
    Io faccio l'insegnante in una scuola elementare, per cui appartengo economicamente e socialmente alla piccola borghesia cosiddetta "intellettuale". Tuttavia, malgrado non sia esattamente un operaio (lo sono stato in passato, avendo lavorato per qualche mese in alcune industrie locali prima di entrare nel mondo della scuola, per cui ho sperimentato personalmente gli effetti dello sfruttamento materiale e del sistema alienante e repressivo imposto in fabbrica), mi reputo una sorta di "proletario" del sistema aziendalizzato dell'istruzione, cioè di un bene immateriale ridotto sempre più a "merce". Da (s)vendere e consumare, ossia da alienare e mortificare.
    In ogni caso, anche se fossi stato un impiegato di banca, un medico, un avvocato o un qualsiasi altro professionista, avrei sicuramente espresso la mia totale solidarietà morale e politica verso le tenaci iniziative di lotta e di resistenza intraprese negli ultimi tempi da gruppi di operai ribelli (e perciò perseguiti e perseguitati) in numerose fabbriche del paese, in modo particolare del gruppo Fiat. Si pensi ad esempio ai lavoratori licenziati dalla Fiat di Melfi, a tutti quei lavoratori che si sono autonomamente organizzati, e per questo sono stati sottoposti all'ennesimo tentativo di criminalizzazione e ad un duro attacco repressivo portato dal sistema mafioso della Fiat e dallo Stato italiano suo complice da sempre. Così come ho sempre manifestato la mia simpatia e la mia vicinanza politico-ideologica e morale nei confronti delle lotte condotte dalla classe operaia in ogni tempo e in ogni angolo del pianeta.
    Da sincero e convinto operaista, dichiaro dunque la mia piena solidarietà e vicinanza morale e politica nei riguardi degli operai e dei lavoratori vittime dell'ennesima strage, dell'ennesimo inganno, dell'ennesima menzogna e mistificazione perpetrata dal cosiddetto "governo amico" e dai suoi "pretoriani rossi" sul cosiddetto "accordo sul Welfare". Su tale argomento esprimo un solo, secco ed esplicito commento: VERGOGNA!

    Lucio Garofalo


    (inedito)

 

 

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