Dall'Unità di ieri un fondo che mi trova d'accordo dalla prima all'ultima riga:
Il dialogo e l'imbroglio
Antonio Padellaro
Leggere le notizie su come è stata ridotta la Rai dalle quinte colonne di Berlusconi premier e apprendere che si tentò di oscurare perfino la morte di Papa Wojtyla pur di non togliere luce televisiva al padrone fa sorgere spontanea la domanda: si può dialogare con personaggi del genere? Non è in discussione, naturalmente, l’iniziativa di Veltroni sostenuta da Prodi per concordare una legge elettorale al posto dell’indecente porcellum. Non se ne poteva fare a meno eppure soltanto l’implosione della destra ha costretto a piegarsi Fini e Berlusconi, ormai a corto di arroganza e non restandogli molto altro da fare. Poi, se ci sarà intesa si passerà a questioni ugualmente importanti per la governabilità: poteri del premier e regolamenti parlamentari. È giusto, le regole del gioco si cambiano con il consenso di tutti, a patto che lo spirito comune sia il bene del paese. Ora, con tutta la migliore buona volontà, è davvero difficile individuare tali virtù civili nell’uomo che, come adesso risulta in modo solare dalle indagini giudiziarie, stando a Palazzo Chigi si giovava di un’informazione del servizio pubblico (cioè pagata da noi) pilotata tutta a sua favore. Anche perché le devastanti intercettazioni apparse su «Repubblica» sono in qualche modo l’inevitabile e coerente completamento di un’attività politica dedita esclusivamente all’asservimento del bene pubblico all’interesse privato di uno solo. La classica ciliegina sulla torta se non fosse che la torta se l’è già mangiata lui. Comprendiamo che le regole della democrazia costringono a parlare anche con chi non ci piace. Ci sia almeno risparmiata, però, l’ipocrita e pomposa favola del dialogo. Qui prima di sedersi al tavolo bisognerà stare bene attenti che qualcuno non abbia truccato le carte. Come nel Far West.
Pubblicato il: 22.11.07
Modificato il: 22.11.07 alle ore 12.56




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