POL) Senato, Dini e Bordon: Maggioranza finita, governo inadeguato
Roma, 27 nov (Velino) - È partita ufficialmente oggi a Palazzo Madama, l'"offerta pubblica di sottoscrizione" da parte dei Liberaldemocratici di Lamberto Dini e dell'Unione democratica di Willer Bordon e Roberto Manzione, nei confronti dei senatori della maggioranza del centrosinistra che mal tollerano la politica dell'esecutivo Prodi, soprattutto per ciò che riguarda i condizionamenti della sinistra radicale. Con una conferenza stampa annunciata nei giorni scorsi, infatti, le due componenti che recentemente si sono distaccate dal progetto del Partito democratico, hanno illustrato per bocca del presidente Dini la loro piattaforma politica comune e i motivi che hanno reso insostenibile l'incompatibilità col progetto politico di Walter Veltroni. "Non siamo usciti da alcun gruppo - ha detto ai giornalisti Bordon - perché l'Ulivo da ieri non esiste più. Curiosamente Veltroni ha sostenuto la necessità di modificare i regolamenti parlamentari per impedire la formazione di gruppi che non corrispondano a forze che hanno ottenuto un'investitura popolare, salvo poi fare una cosa del genere con la creazione del gruppo Pd".
"Pensiamo - ha proseguito Bordon - che ci siano al Senato tanti altri che la pensano come noi, e oggi facciamo una sorta di offerta pubblica di sottoscrizione, perché vorremmo vedere altri che si uniscono al nostro progetto". In precedenza, era stato Dini a enumerare in sintesi in punti qualificanti del programma della nuova componente parlamentare, a partire dalla legge elettorale, per la quale Ld e Ud sostengono un sistema "compiutamente maggioritario" e dalle riforme istituzionali, dove viene sostenuto un sistema "più esplicitamente presidenzialista". Ma la parte sicuramente più rilevante della piattaforma di Ld-Ud è quella relativa al Welfare e alla Finanza pubblica, grazie alla quale Dini e gli altri senatori presenti hanno potuto ribadire la propria linea di intransigenza rispetto alle istanze dell'ala radicale dell'Unione, esprimendo, nel caso dell'ex-premier, la soddisfazione per la "grossa sconfitta" subita dai partiti radical alla Camera sul ddl che recepisce il protocollo di accordo dello scorso 23 luglio, su cui è stata posta la fiducia.
"Sarebbe stato un grave danno - ha detto Dini - per il meccanismo della concertazione tra le parti sociali, introdurre una prassi per la quale un accordo sottoscritto dalle stesse parti e approvato da un referendum venisse modificato in seguito alle richieste di una parte politica". Ma la soddisfazione di Dini non vuol dire automaticamente l'appoggio al Senato sul testo su cui l'aula di Montecitorio si accinge a votare la fiducia: "Il ritorno al protocollo - ha detto Dini a margine della conferenza - è sostanzialmente ottenuto, ma dobbiamo leggere bene il testo, poiché contiene delle deleghe, come quella sui lavori usuranti, che vanno verificate".
E di fronte alle proteste di Pdci e Prc, l'opinione dei convenuti circa l'inesistenza di una maggioranza politica che sostenga l'azione del governo Prodi esce rafforzata: "Da tempo - dice Bordon - la maggioranza non esiste più. Noi abbiamo avvertito per tempo che così non si poteva andare avanti". Gli fa eco il presidente Dini, il quale chiosa affermando che "quando noi chiediamo il cambio del quadro politico significa che non c'è più una maggioranza sicura per il governo e si chiede qualcosa di diverso, perché questo governo si e' dimostrato inadeguato e non riesce a far superare al Paese il declino in cui si trova, riportandolo ai livelli di crescita e di sviluppo degli altri Paesi europei".(Mauro Bazzucchi)27 nov 19:16
http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=454308#454308
Roma, 27 nov. (Adnkronos) - "Abbiamo posto all'attenzione del governo alcuni problemi: riforma elettorale e istituzionale, finanza pubblica, welfare e sicurezza. Quando noi chiediamo il cambio del quadro politico significa che non c'e' piu' una maggioranza sicura per il governo e si chiede qualcosa di diverso, perche' questo governo non riesce a sollevare il Paese dal declino in cui si trova". Lo ha detto il leader dei Liberaldemocratici, Lamberto Dini, parlando con i giornalisti al Senato dopo la presentazione della formazione costituita insieme a Unione democratica dopo l'addio al gruppo dell'Ulivo trasformatosi in Pd.
http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=1.0.1605261090
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