Premier referendario?
Rifondazione ora si fida un po’ meno di Prodi

Il primo concreto tentativo di Walter Veltroni di liberarsi dei maggiorenti del partito e dei potentati locali è fallito.
Il leader del Partito democratico avrebbe voluto mettere metà donne alle segreterie provinciali del Partito democratico.
Un modo, questo, per sventare i giochi dei ras locali di Ds e Margherita che già da tempo avevano deciso i loro candidati.
Ma il tentativo del sindaco di Roma non ha centrato l’obiettivo. Prima Veltroni ha dovuto ripiegare su quota trentacinque donne su cento, alla fine è sceso a quota venti.
Il resto dei segretari provinciali del Partito democratico sono quindi il frutto dei vecchi accordi presi tra Ds e Margherita prima ancora dell’elezione dell’assemblea costituente del Pd.

C’è un dubbio che sta sfiorando i maggiori dirigenti di Rifondazione comunista. I vertici del Prc, infatti, finora hanno piegato la testa più volte – sulla Finanziaria come sull’Afghanistan – per evitare che il governo Prodi cadesse. Ma questo atteggiamento così remissivo è dovuto al fatto che Rifondazione comunista punta sul presidente del Consiglio per evitare il referendum elettorale e ottenere una nuova legge.
Al quartier generale del Prc, però, si sono accorti che forse i loro calcoli erano sbagliati, che sotto sotto Prodi vuole quel referendum che in un secondo manderebbe a gambe all’aria il progetto della Cosa rossa e costringerebbe Rifondazione comunista a legarsi mani e piedi al Partito democratico.
E’ per questa ragione che il Prc ha ricominciato a far salire i toni sul welfare, ma qualche malalingua dentro la stessa Rifondazione comunista giura che alla fine Giordano e Bertinotti ingoieranno anche su questo argomento.
Votando quella fiducia che ora dicono di non volere ma che sarebbe l’unica giustificazione che potrebbero avere per spiegare ai loro elettori per quale motivo, alla fine, hanno detto di sì a una normativa che hanno tanto criticato.
Di fronte alla salvezza del governo, gli elettori del Prc comprenderebbero. Almeno questa è la speranza perché i sondaggi per Rifondazione comunista continuano a essere non proprio gratificanti.

Comunque se la Cosa rossa vedrà mai la luce, anzi come la chiamano loro la Casa rossa, sicuramente non avrà il simbolo della falce e martello nel logo elettorale. Con buona pace di Oliviero Diliberto e Marco Rizzo.
Meglio non avere il Pdci che mantenere vecchi simboli e vecchie dizioni. Adesso però un problema si è aperto con il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio a cui il nuovo nome – la sinistra – non piace.
Vuole aggiungerci un termine che richiami i temi dell’ecologia e dell’ambientalismo.

Il consigliere di Enrico Letta, Francesco Boccia, che si divide tra la sua Puglia e Palazzo Chigi, ha ingaggiato una guerra contro il sindaco di Bari Michele Emiliano. L’uomo del sottosegretario alla presidenza del Consiglio non disdegna la possibilità di un’alleanza con il forzista Raffaele Fitto (ex presidente della regione Puglia sconfitto da Nichi Vendola) pur di continuare la sua battaglia.

Sono anni che, tra il serio e il faceto, i giornalisti parlamentari sostengono che quando l’ex dc Angelo Sanza, ora deputato forzista, parlerà pubblicamente male di Berlusconi sarà il segno che veramente il Cavaliere rischia il declino. Ebbene è accaduto proprio domenica scorsa che Sanza abbia rilasciato all’Ansa un comunicato in cui accusava il Cavaliere di aver compiuto un atto disperato con il suo strappo nei confronti degli alleati.

www.ilfoglio.it del 27 11 07

Su di morale...."coglioni"

saluti