Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 32/10 del 24 marzo 2010, San Gabriele, Stazione a San Marcello
Rassegna stampa del 24.03.2010
Fuochi d’artificio
Dopo la denuncia all'Ordine dei medici da parte di alcune organizzazioni gay, il noto criminologo e psichiatra Francesco Bruno risponde a tutto campo. "Se oggi parlare chiaro é una colpa, sono colpevole". Professore, i gay la hanno segnalata all'Ordine dei medici: "sono degli intolleranti. Ma facciano pure, tanto non li temo, ho il coraggio delle mie idee e continuo ad essere della mia opinione. Gli omosessuali sono dei distrurbati e come tali patologicamente rilevanti. Quando mi dimostreranno il contrario, ci crederò. Insomma, mi condannino anche al rogo, non mi muovo dalle mie posizioni". Fa un esempio: " io ho il diabete. Non mi offendo se qualcuno mi dice che sono malato, é la realtà. Bene, per quale motivo gli omosessuali si offendono se qualcuno, correttamente, parla di patologia. Peggio ancora di scelte deviate". Precisa centellinando le parole: "i gay sono soggetti patologicamente diversi e basta. ... Dei disturbati". Il professor Bruno aggiunge: " il mondo moderno va avanti per lobbies ed oggi quelle più potenti ed influenti sono quelle massoniche, ebraiche, omosessuali. Insomma, come qualle dei tassinari a Roma. Se ti opponi, ti menano". Preoccupato per la denuncia?: "io, ma lei scherza. All' Ordine dirò quello che penso da scienziato. A queste organizzazioni neppure ci penso". Intanto al professor Bruno, fior di scienziato e galantuomo, va tutta la nostra solidarietà. Professor Bruno, che cosa pensa della ostilità che talvolta circonda il mondo ebraico?: " l'antisemitismo é una cosa antipatica e va censurato. E va detto chiaramente che la shoa fu una cosa vergognosa, un progetto criminale e spietato. Ma con la stessa fermezza bisogna riconoscere che gli ebrei anche oggi non sono molto benvoluti". Per quale motivo?: "quando esiste un rifiuto, bisogna cercare la causa e non fare solo del vittimismo. Loro, spesso, si sentono superiori agli altri. Questo complesso di superiorità,li rende poco graditi in alcune circostanze. Sottolineo che questo non serve mai ad avallare manifestazioni razziste. Mi sembra innegabile che alcune volte, in ambienti estremisti ebraici vi sia la tentazione di forzare la shoah rendendola solo ed esclusivamente come fatto ebraico, mentre perirono anche cittadini di altri credo e nazioni". (…)
(Fonte: I gay? Sono disturbati patologici, mi denuncino pure. Il mondo retto da lobbies come quella omosessuale, ebraica o massonica. Ebrei prepotenti,la shoah non é solo loro. Il vescovo Pieronek? Instabile, gli manca carattere , su segnalazione della rassegna stampa de: associazione_torre@yahoo.it )
Gli Usa rompiballe universali (titolo originale de ilpadano.com)
Washington (Usa) – Quasi non passa giorno senza che le armi americane lastrichino di cadaveri la strada delle loro fameliche multinazionali, ma il governo Usa si arroga il diritto di interferire nella vita dei paesi più civili per esportare, dietro la maschera del buonismo farisaico, le regole del mondialismo massonico. Ultima a far le spese del diktat ideologico americano è la Svizzera, “colpevole” di aver deciso l'alt alla costruzione dei minareti sul suolo elevetico. Per questo sgarro al codice mondialista, la Confederazione è stata additata al disprezzo universale come paese in cui non vengono rispettati i diritti dell'uomo, iscritta nella lista nera del Rapporto annuale sul rispetto dei diritti umani nel mondo, curato dal settore del Dipartimento di Stato americano che fa capo alla Hillary Clinton. Sulla base di queste e altre constatazioni, gli Usa denunciano anche l'aumentano dell'antisemitismo (forse perchè la maggior parte dei maomettani sono arabi, dunque anch'essi semiti come gli ebrei) nel mondo e la degenerazione costante della situazione dei diritti umani. In realtà gli americani premono per un'accelerazione dell'islamizzazione del Vecchio Continente perchè hanno interesse a fiaccare l'Europa: non a caso gli Usa sono i fautori più insistenti dell'ingresso della Turchia nella Ue.
(Fonte: Il Padano del 12 marzo 2010)
Bavaglio democratico: parlare è reato
Dire a qualcuno che è un gay è una vera e propria ingiuria, anche se la persona a cui è rivolta l'espressione ha tendenze omosessuali e nonostante ci si dichiari "senza pregiudizi e laici di mentalità aperta". Lo ha deciso la Cassazione. La Suprema Corte ha definito l'espressione censurabile poiché esprime riprovazione per le tendenze omosessuali e un "inequivoco intrinseco intento denigratorio". La Cassazione si è pronunciata così su una richiesta di risarcimento per ingiuria. Dante S., mirava, come Luciano T., un suo collega, al posto di comandate della polizia municipale di Ancona. Dopo un litigio Dante si era sfogato scrivendo una lettera a Luciano nella quale gli "rinfacciava" di essere gay e di "aver trascorso una vacanza in montagna con un marinaio e di essere stato allontanato da un club sportivo frequentato da ragazzini". Dante era stato immediatamente denunciato dal collega Luciano e in primo grado il giudice di pace di Ancona lo aveva condannato ad una multa di 1500 euro per ingiuria, poi ridotta a 400 euro. La difesa allora ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che Dante S. non aveva alcuna intenzione di denigrare il collega ma che voleva semplicemente dirgli il perché tra i due non si erano mai instaurati "rapporti di familiarità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso spiegando che "non vi è spazio per la prova liberatoria" nei confronti del vigile urbano che aveva denunciato per iscritto l'omosessualità del collega. Il signor Dante è stato condannato a sborsare 1000euro alla cassa delle ammende e a rifondere il collega ingiuriato con 3000 euro per le spese processuali sostenute.
(Fonte: Cassazione, è reato dire "sei gay". "Intrinseco l'intento denigratorio" - cronaca -Tgcom - pagina 1 , 16.03.2010)
Gli amici turchi di Berluskaiser (e delle sinistre)
Ancora una volta il Governo Turco ricorre a violente dichiarazioni nell’intento di intimidire e mettere a tacere tutti coloro, istituzioni comprese, che cercano di aiutare la società civile turca nel percorso intrapreso per fare i conti con il proprio passato e con la propria storia. Nel corso di una intervista rilasciata alla BBC il premier turco Erdogan ha minacciato l'allontanamento di centomila armeni che vivono e lavorano nel paese. Con toni che richiamano sinistramente quelli usati all'inizio del Novecento e che ebbero il loro culmine con il Genocidio e l’annientamento di un milione e mezzo di armeni. La Turchia – toccata dalle recenti prese di posizione internazionali di Stati Uniti e Svezia - ricorre al consueto bagaglio di minacce e ritorsioni. Ma questa volta le affermazioni del leader turco sono risultate alquanto gravi e assolutamente inopportune. Anche laddove volessero trovare una qualche giustificazione formale e/o giuridica (la presenza di "irregolari" armeni in territorio turco ammesso e non concesso che ci siano solo irregolari “armeni” in Turchia) rappresentano un'offesa al popolo che già dai turchi ebbe a subire violenze indicibili, fanno riecheggiare gli orrori del 1915. Le dichiarazioni di Erdogan sono politicamente scorrette: come reagirebbe il mondo se il Cancelliere tedesco tuonasse contro "irregolari ebrei"? Quelle parole non verrebbero interpretate come un tragico seguito delle camere a gas di sessanta anni fa? Il Presidente del Consiglio turco non riesce ad accorgersi, proprio in questo momento delicato della storia, della gravità delle proprie affermazioni? La questione è che la Turchia non riesce ad adottare altra politica che non sia quella della minaccia della forza e dell’intimidazione con l’unico scopo di posporre le doverose ammissioni di quanto avvenuto in passato. Il Consiglio per la comunità armena di Roma si appella a tutte le forze civili e politiche, chiedendo una ferma condanna dell'Italia e dell'Europa per le gravissime dichiarazioni di Erdogan e l’attuazione di tutte le azioni politiche ed umanitarie a difesa dell’inerme popolazione armena sopravvissuta in Turchia. Con la speranza che la storia, quella tragica, non abbia a ripetersi. Comunicato del Consiglio per la Comunità armena di Roma.
(Fonte: Comunità Armena di Roma , 17.03.2010)
L’Anp chiude l’unica emittente cristiana nei Territori
Betlemme - L’autorità palestinese ha disposto la chiusura, per “mancanza di licenza”, dell’emittente cristiana Al-Mahed Nativity TV. È quanto denuncia il direttore Samir Qumsieh che rivendica “i 14 anni di programmazione” e “gli attestati di stima ricevuti”. Ieri alle 14 ora locale, la polizia ha fatto irruzione nella sede della tv cristiana e, seguendo una direttiva impartita dal Ministero degli interni, ha bloccato le trasmissioni. Interpellato da AsiaNews, il direttore afferma di essere “confuso” per un provvedimento che ritiene “ingiustificato”. Situata su un’altura a circa 350 metri di distanza dalla Chiesa della Natività, a Betlemme, l’emittente Al-Mahed Nativity TV ha rappresentato per anni “la sola voce cristiana” in terra palestinese nel circuito dei media televisivi. Le numerose trasmissioni svariavano dal campo dell’educazione, all’ambiente, alla politica, la cultura e la società locali, insieme a programmi di carattere religioso – messe, preghiere e celebrazioni più importanti del calendario liturgico – rivolte non solo ai cristiani, ma anche ai musulmani. Voci non confermate, raccolte da AsiaNews in città, riferiscono che dietro la chiusura vi sarebbero motivazioni economiche. Il governo, infatti, pretendeva il pagamento di una somma di denaro, la “licenza”, che non sarebbe stata versata. In una lettera inviata al presidente palestinese Mahmoud Abbas e al premier Salam Fayyad, Samir Qumsieh denuncia l’ingiustificata chiusura del canale cristiano perché parrebbe “sprovvisto di licenza”. Il direttore ricorda i “14 anni di diffusione” dei programmi dell’emittente e gli apprezzamenti ricevuti da telespettatori, testimoniati da centinaia di e-mail e lettere di ringraziamento. “Una roba – scrive – da Guinness dei primati”. Nella missiva rivolta all’Autorità palestinese egli aggiunge di “non scommettere” sulla riapertura dell’emittente e “manda tutto al diavolo” perché “l’ingratitudine” di cui si sente vittima “è inaccettabile per ogni religione, logica e coscienza”.
(AsiaNews del 17 marzo 2010)
Bangladesh: musulmani assalgono chiesa cattolica
Dhaka – Una folla di oltre 500 musulmani estremisti ha attaccato la chiesa cattolica di Cristo Salvatore a Boldipukur, nell’upazila di Mithapukur, divisione di Rangpur, distante 335 km dalla capitale del Bangladesh. Il fatto risale al 20 marzo scorso e, alla base dell’assalto, pare vi siano dispute legate alla proprietà di un terreno. Secondo un primo bilancio vi sarebbero cinque tribali locali, di fede cristiana, feriti in modo grave. P. Leo Desai, parroco della chiesa locale, spiega ad AsiaNews che alcuni musulmani del posto da anni cercano di impossessarsi del terreno. Di recente, tuttavia, “una sentenza del tribunale ha stabilito che esso è di proprietà dei cattolici”. Le violenze sono divampate quando è iniziata la costruzione di un muro di cinta; la parrocchia – che ne detiene la proprietà – ha donato l’appezzamento di terra a due istituti adiacenti: la scuola elementare cattolica Adibashi e la scuola superiore Shah Abul Kasher. (…) P. Leo denuncia “il silenzio” della polizia, che è rimasta ferma a guardare gli assalitori “senza intervenire”. (…) La chiesa di Cristo Salvatore, a Boldipukur, risale al 1951. Ad oggi vi sono circa 3600 fedeli di religione cattolica, la maggior parte dei quali appartiene a gruppi tribali.
(AsiaNews del 23 marzo 2010)
Adesso mettono il naso anche nel calcio
“Il gesto di Zarate è intollerabile, il saluto romano rievoca periodi storici tragici culminati come tutti ben sappiamo. Sarebbe auspicabile che il giocatore ora porgesse le sue scuse”, ad affermarlo è stato Giuseppe Piperno, presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, in una nota rilasciata alla stampa. “L’episodio - prosegue la nota - assume una gravità maggiore proprio per l’effetto che può avere sui bambini che vedono Zarate come un idolo da seguire. Dispiace molto che ciò avvenga nella Lazio, società da sempre impegnata a combattere ogni forma di antisemitismo e di razzismo, ora però crediamo che sia compito delle autorità sportive valutare il caso e prendere i necessari provvedimenti.” (Giuseppe Piperno, presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia)
(Fonte: http://moked.it/blog/ugei-“intollera...chieda-scusa”/ Attendiamo l’intervento dell’Ugei sulle bestemmie dei giocatori)
__________________________
Il materiale da noi pubblicato è liberamente diffondibile, è gradita la citazione della fonte: Centro Studi Giuseppe Federici




Rispondi Citando


























