
Originariamente Scritto da
matrix82ct
ho voglia di sfogarmi stasera e mi voglio sfogare parlando di come la politica dell'impunità e dell'illegalità abbia causato dei danni enormi. l'illegalità e l'impunità ormai sono talmente radicate nel luogo in cui vivo, dafarmi pensare che il danno sia irreparabile.
il luogo in cui vivo, la mia famiglia, le persone che ho frequentato, i fatti che mi sono stati raccontati da tv e giornali, hanno influenzato e influenzano il mio modo di vedere la politica.
ho 25 anni, sono siciliano, abito a catania. mio nonno era un esponente della DC siciliana, non era un politicante era un ideologo democristiano, amico di paolo VI, aveva una immensa cultura umanistica e un odio viscerale nei confronti del comunismo. i miei genitori sono entrambi molto cattolici, io da piccolo facevo il chierichetto, passavo più tempo in chiesa che a casa.
ed è frequentando la chiesa che ho iniziato a conoscere i primi delinquenti. un mio caro amico d'infanzia ha per padre un delinquente, un estortore e usuraio, più volte finito in carcere e che ha messo nei guai anche sua moglie... andavo spesso a casa di questo mio amichetto, i miei genitori erano tranquilli, in fondo stavo andando a casa di una signora che faceva catechismo in chiesa, non sapevano che andando in quella casa, andavo anche a casa di un estortore e usuraio legato a una famiglia mafiosa, no, non è un bel posto dove mandare un ragazzino, anche perchè avevo le idee confuse, com'era possibile che una famiglia con una moglie casalinga e un padre che vendeva borse a 3.000 lire alla fiera, avesse una casa così lussuosa, bmw e fuoristrada...
alle scuole medie il mio compagno di banco era il figlio di un mafioso, suo zio era mafioso, suo padre era mafioso, crescendo credo che anche lui sia diventato mafioso. a differenza dei genitori dell'altro mio amico, era risaputo che la famiglia di questo ragazzino fosse mafiosa, e quando lui organizzava le sue belle feste di compleanno nella sua bella villa con piscina, molti genitori non mandavano i loro figli a casa di questi mafiosi, ovviamente anche i miei genitori mi vietavano di andare. quando lui mi chiedeva il perchè non fossi venuto, io inventavo scuse, ma lui, che scemo non era, un giorno mi disse: "io lo so che non venite perchè mio padre e mio zio sono mafiosi, ma a me la mafia fa schifo! che colpa ho io se loro sono mafiosi?".
una volta alle superiori ovviamente lo persi di vista, non avendolo mai frequentato fuori dalla scuola, ma mi capitava di vederlo spesso coinvolto in risse assieme ad altri figli di noti mafiosi ergastolani catanesi, un sabato sera in una delle piazze più frequentate di catania, lo vidi anche portare via dalla polizia. poi buio assoluto, non lo vidi più, ma un giorno accendo la tv e lo trovo sullo schermo...
le scuole superiori sono una giungla, c'è di tutto. ho conosciuto gente di ogni tipo. la mia scuola riceveva spesso visite dalle forze dell'ordine, per via di risse finite con feriti da trasportare in ospedale, furti di motorini e soffiate che segnalavano la presenza di spacciatori all'interno della scuola. devo dire che della scuola, nonostante l'ambiente che ho appena descritto non sia dei più edificanti, ho ricordi bellissimi, ma voglio focalizzare le mie attenzioni sul fenomeno mafioso o comunque sul fenomeno della realtà di illegalità diffusa in cui sono cresciuto io e in cui sono cresciuti e stanno crescendo altri miei concittadini.
avevo un buon professore di filosofia, era l'unico prof che rompeva una sorta di tabù: non si limitava a parlare di mafia, ma ci faceva parlare di mafia, voleva sentire cosa avevamo da dire noi sulla mafia. ora, penserete voi, in un liceo scientifico dei ragazzi 18enni siciliani parleranno di mafia come di un fenomeno da debbellare. beh, vi sbagliate di grosso.
arrestano un noto imprenditore catanese legato alla mafia, ne parliamo in classe e saltano fuori alcune persone, i cui genitori erano lavoratori dipendenti di questo tizio, che dicono: "è un benefattore, dava lavoro a tanta gente, se questa è la mafia, la mafia mi va bene". un mio compagno di classe, figlio di un mafioso, un giorno si è rotto le palle dei discorsi antimafiosi del mio prof e ha detto che non era giusto parlare solo male della mafia, in fondo la mafia fa tante cose buone per la sicilia, incredibilmente un altro mio compagno di classe, figlio di un carabiniere, gli dava ragione su tutta la linea (oggi, dopo aver cercato di seguire la carriera del padre, è stato buttato fuori dall'arma per non so quale motivo ed è andato a lavorare proprio per il suo vecchio amico che spesso vedo in giro con la sua porsche, ah, lui e suo padre lavorano alla fiera).
arrestano per concorso esterno alla mafia il padre di una mia compagna di classe, lo rilasciano poco dopo, assessore comunale in un paesino etneo, imprenditore molto ricco, ne parlo con un mio amico e salta fuori che considera quell'uomo un esempio da seguire, perchè "si è fatto i soldi, è normale che la mafia lo abbia aiutato", anche lui sogna di "farsi i soldi" ed è disposto a "farsi aiutare dalla mafia" pur di farli, quell'uomo per lui è un mito. oggi quel ragazzo è fidanzato con la figlia del suo mito, il suo mito lo ha preso in simpatia e gli lascia guidare i suoi macchinoni.
alla cugina di una mia ex ragazza hanno ucciso il padre quando era piccola, era un mafioso che aveva rotto il cazzo ad altri mafiosi. al fidanzato di una mia ex compagna di classe gli hanno dato non so quanti anni, forse l'ergastolo, per associazione mafiosa, rapina, omicidio.
io credo sia quasi un miracolo che io sia cresciuto con certi ideali che mi portano a urlare che la mafia fa schifo.
ma lo stato dov'è? che fa? cos'è? da che parte sta?