Dagli Stati Uniti all’Europa, le critiche all’evoluzionismo stanno suscitando un crescente interesse intellettuale. Ne è prova il brillante libro del giornalista e saggista Marco Respinti, Processo a Darwin. Un’inchiesta a tutto campo sul darwinismo per smascherare incongruenze, falsità e luoghi comuni (Piemme, pp. 192, € 12,00). Nella sua requisitoria Respinti si attiene rigorosamente ai fatti comprovati e alle risultanze scientifiche. Le uniche prove ammesse, pro o contro la teoria di Darwin, sono quelle che scaturiscono dal metodo empirico canonizzato fin dai tempi di Galileo, secondo cui la scienza, per essere tale, deve essere strettamente legata all’osservazione diretta dei fenomeni e alla ripetibilità degli esperimenti.
Una volta eliminate tutte le sovrastrutture ideologiche e filosofiche, sostiene Respinti, le certezze scientifiche del darwinismo risultano molto scarse e di dubbio valore. Nessuno, in laboratorio e tantomeno in natura, ha mai osservato direttamente le modalità con cui il caso, la selezione naturale o i condizionamenti ambientali abbiano dato origine alla vita o abbiano prodotto la macroevoluzione, cioè la trasformazione di una specie in un’altra. Se vogliamo rimanere ai fenomeni osservati, l’abiogenesi (lo sviluppo della vita dalla materia inorganica, come postula l’evoluzionismo) è stata confutata dagli esperimenti di Lazzaro Spallanzani e, in maniera definitiva, di Louis Pasteur. L’unica cosa che si può constatare empiricamente è la microevoluzione, cioè quel cambiamento limitato dei viventi, all’interno di una stessa specie, di cui le regole della genetica mendeliana mostrano il funzionamento regolare e ordinato, e non certo casuale.
Il campo dove si gioca la partita decisiva è probabilmente quello della paleontologia. Se la teoria di Darwin fosse corretta, la terra dovrebbe essere stracolma di reperti fossili appartenenti a un numero incalcolabile di organismi intermedi tra una specie e l’altra. Tuttavia dopo 150 anni di ricerche non solo non sono stati ritrovati gli anelli intermedi tra una specie e l’altra, ma dai ritrovamenti fossili risulta, al contrario, che le specie viventi siano apparse più o meno simultaneamente, già perfettamente formate, nella grande esplosione di vita del Cambriano, circa 540 milioni di anni fa. Tutte le supposte scoperte di forme transizionali intermedie (come l’Uomo di Piltdown, l’archaeopterix o l’archaeoraptor) si sono rivelate ad un più attento esame degli errori di valutazione, se non dei veri e propri falsi costruiti ad arte. Occorre dunque ammettere che, allo stato attuale, i fossili non si accordano con l’ipotesi evoluzionista.
Respinti nota un fatto curioso: un abate (Gregor Mendel) ha dimostrato l’infondatezza della casualità nella trasmissione dei caratteri ereditari; un altro abate (Lazzaro Spallanzani) ha demolito per primo l’ipotesi della “generazione spontanea” della vita; un medico profondamente cattolico (Louis Pasteur) ha smascherato la farsa dell’abiogenesi. I più cristallini e onesti indagatori del reale attraverso i canoni del metodo scientifico galileiano sono quindi tutti uomini di gran fede religiosa, mentre dalla parte dei darwinisti abbondano gli ideologi pressappochisti e talvolta anche i veri e propri truffatori, come il falsificatore Ernst Haeckel, lo scienziato stalinista Trofim Lysenko o, ai nostri giorni, l’antropologo tedesco Reiner Protsch von Zieten, che per trent’anni ha manipolato i dati a nostra disposizione sull’uomo di Neandhertal.
Respinti dedica poi uno dei capitoli finali alla teoria del disegno intelligente (meglio dovrebbe dirsi “progetto intelligente”), che nell’ultimo decennio si è proposta come seria alternativa scientifica al paradigma darwiniano. La controversia innescata dall’Intelligent Design sembra avere tutte le caratteristiche delle maggiori rivoluzioni scientifiche del passato. I sostenitori del darwinismo appaiono sulla difensiva, e il loro tentativo di rifiutare o di censurare il dibattito, anche ricorrendo alla via giudiziaria, è il segno più evidente delle loro difficoltà.
Per lungo tempo l’establishment scientifico ha cercato di convincere il pubblico che l’unica opposizione all’evoluzionismo proviene dai creazionisti biblici. Il disegno intelligente, tuttavia, è una teoria nata nei laboratori scientifici e nelle università, non tra i fondamentalisti protestanti della Bible Belt, e la sua popolarità si sta estendendo anche fuori dagli Stati Uniti: nell’agosto del 2005 settecento scienziati provenienti da diciotto paesi diversi si sono riuniti a Praga per una conferenza su “Darwin e il progetto”; nello stesso anno, un articolo uscito su “Le Monde” ha rivelato la crescente influenza della teoria del disegno intelligente sugli studenti francesi.
Il fatto sociologico più significativo è proprio il forte fascino che questa teoria esercita sui giovani che hanno il coraggio di mettere in questione l’ortodossia e di seguire i risultati della ricerca ovunque li portino. Saranno loro a decidere l’esito del dibattito.
(Guglielmo Piombini)
(http://filoapiombo.blogspot.com/2007...so-darwin.html)




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