Grande successo del governo, grandi congratulazioni del regime a se stesso: all'ONU è passata la mozione italiana contro la pena di morte.
L'Italia al vertice della civiltà, inneggiano i commentatori, da Furio Colombo (L'Unità) ad Arrigo Levi (La Stampa).
Furio Colombo esalta la «visione» del partito radicale, di Pannella-Bonino, autori della grande conquista, del grande successo.
La visione del partito radicale è ovviamente questa: niente pena per i colpevoli, la morte va' comminata ai bambini non-nati e ai vecchi e malati.
Nessuno tocchi Caino, soltanto Abele.
La morte non è uscita dallo Stato: ha solo cambiato ministero.
Dalla Giustizia alla Sanità, da Mastella a Livia Turco.
Anche il ministero della guerra ha mantenuto una certa competenza sulla materia.
La morte di stato viene comminata in Irak a caso e in massa, a grandi e piccini che respirano l'uranio impoverito a tonnellate (senza che la Bonino alzi un sospiro, e nemmeno l'Unità né i pacifisti).
Viene comminata a casaccio in Afghanistan, per impedire che alle donne venga imposto il chador.
La morte di stato è pratica corrente nei territori che occupa il felice regno di Sion: morte rapida ed esplosiva, morte lenta per fame, uccisioni casuali, uccisioni mirate, uccisioni gratuite.
Di Stato.
Legale.
La voglia di uccidere Abele non conosce tregua, e il partito radicale non cessa di premere perché sia estesa a nuove categorie di innocenti.
E' la civiltà, è la conquista cui nessuno può obiettare.
Il trionfo finale del politicamente corretto, ossia della contraffazione della carità, della falsa bontà.
Questo sinistro congratularsi, questo inneggiare a sé stesso di un regime corrotto e oppressore, non è solo disgustoso; fa paura.
Avvicina quei tempi di cui parlano le profezie di tante tradizioni: i giorni in cui un vivo, passando davanti a un cadavere, lo invidierà.
Il giorno in cui i vivi vorranno essere morti.
In quei giorni, molti cadaveri saranno sulla terra, lì da invidiare.
I giorni dell'Anticristo, ora che ogni principio del katechon è stato «tolto di mezzo».
I giorni del Dajjal, dell'Impostore, della Simia Dei.
Maurizio Blondet
(tratto dal sito www.effedieffe.com)




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